UN POVERO SANTO

padre santo

Fra Francesco Maria da Camporosso, paesino in provincia d’ Imperia, detto Padre Santo al secolo Giovanni Croese  nacque nel 1804, da ragazzo aiutò il padre contadino e pastore, nel 1822 si fece terziario francescano ed iniziò il suo noviziato sino a diventare questuante, le sue doti d’ altruismo nei confronti delle famiglie in difficoltà, specie per quelle dei marinai e degli immigrati in America, lo resero famoso soprattutto nell’ area portuale di Genova. Era un uomo pieno di compassione nei confronti dei  più poveri e dei diseredati tanto da essere chiamato dalla gente  Padre Santo,  ma inflessibile nei confronti di se stesso, si infliggeva continue penitenze, dormiva su nude assi e mangiava solo pane raffermo inzuppato nell’ acqua,   la sua figura emaciata era riconoscibile da lontano, sempre scalzo, vestito di abiti rattoppati e stracciati. Morì nel 1866 ucciso da una terribile epidemia di colera offrendo la sua vita in olocausto perchè Dio facesse finire il flagello che tanti genovesi uccise. Il suo corpo è conservato in un’ urna di cristallo nella chiesa della S.S. Concezione in una cappella a lui dedicata. Il papa Giovanni XXIII lo proclamò santo nel 1962.

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DOMENICO PIOLA PITTORE INSIGNE

domenico piola

Domenico Piola ( Genova 1627 – 1703 ) nacque a genova da Paolo Battista, fu avviato all’ arte pittorica dal padre e dal fratello maggiore Pellegro, dopo l’ uccisione del fratello avvenuta in tragiche circostanze, nel 1640 andò a fare apprendistato nella bottega del Capellino, dopo circa 4 anni lasciò il suo maestro per dedicarsi allo studio delle opere di Perin del Vaga e del Castiglione che lo influenzò sia sui temi iconografici, sia nell’ arricchimento d’ un segno più incisivo nella dinamica compositiva, poi avvenne l’ incontro con Valerio Castello dal quale mutuò i suggerimenti decorativi ed un nuovo modo d’ intendere gli effetti scenografici dello spazio, già in questa fase si evidenziano il disegno preciso nella definizione del segno e delle ombreggiature che caratterizzerà tutta la sua produzione. Dopo la precoce morte del Castello, gli succedette in molte importanti commissioni. Nel nono decennio del XVII secolo, dopo il bombardamento di Genova da parte della flotta francese, intraprese un viaggio che lo portò a Milano, Bologna e Asti, quindi nel 1685 ritornò a Genova ed aprì un atelier in vico San Leonardo a cui furono commissionate numerose opere sia a cavalletto, sia a fresco. Nella grande decorazione preferiva i temi mitologici che gli consentivano di sbizzarrirsi in una linea sinuosa,  fluente e monumentale, per contro la qualità delle sue opere a cavalletto denota quasi sempre una raffinata capacità pittorica, soprattutto in quelle meno macchinose come il “Rapimento d’ Europa” mostrato nella foto facente parte della collezione CARIGE. La collaborazione con il giovane Gregorio De Ferrari portò al suo linguaggio una più fresca e sciolta leggerezza, nonché un disegno più disinvolto ed un colore più leggero e meno corposo, ma Gregorio intendeva lo spazio come dimensione aperta, cosa che il Piola non recepì mai appieno, infatti il nostro restò sempre vincolato al culto del disegno che non accetta del tutto la libertà d’ uno spazio senza limiti,  inoltre  non seguire certe regole ” Accademiche ” non rientrava nella sua cultura pittorica. Oltre che dai pittori che ammirava, la sua poetica fu influenzata da scultori quali il marsigliese  Pierre Puget  e Filippo Parodi che portò a Genova la superba esperienza barocca recepita nella  bottega romana del Bernini di cui fu discepolo. Concludendo, dal settimo decennio del XVII secolo per circa vent’ anni questo insigne maestro ed il suo atelier furono gli indiscussi arbitri della Genova barocca.

CAMILLO DE LELLIS CHI ERA COSTUI?

san camillo 1

Camillo De Lellis nato a Bucchianico nel 1550 sino all’ età di 25 anni si dedicò al mestiere delle armi e condusse una vita dissoluta, non si conoscono le ragioni della sua conversione, sta di fatto che si fece frate cappuccino e successivamente a Roma fondò la Congregazione dei Chierici Regolari Ministri degli infermi, i cosiddetti Camilliani, consacrati alla cura ed all’ assistenza dei malati. A Genova in Portoria, soffocata da nuove strutture in ferro cemento, c’ è la  chiesa a lui dedicata  detta di Santa Croce e San Camillo edificata negli ultimi 30 anni del XVII secolo su di un precedente Tempio sempre a lui intitolato risalente al 1602. I Camilliani si distinsero a Genova come in altre città per l’ assistenza ai malati incurabili, nell’ epidemia di peste che flagellò la città negli anni 1656 – 1657 ne morirono ben 37.  I Camilliani vengono anche chiamati Cruciferi per la croce rossa che hanno cucita sul petto.

GUIDOBONO PRETE PITTORE

Abramo ed i 3 angeli

In questo dipinto realizzato da Bartolomeo Guidobono detto il Prete di Savona  ( Savona 1654 – Torino 1709 ) nel 1694 c., si legge un episodio tratto dalla Bibbia e più precisamente dalla Genesi, tre viandanti compaiono ad Abramo improvvisamente ed egli, riconoscendoli come esseri sovrannaturali, li accolse prostrandosi ai loro piedi, chiamò la vecchia moglie Sara  e le chiese di portare cibo per rifocillarli, uno di questi era l’ angelo di Dio se non Dio stesso, che gli predisse la nascita di un figlio, seppur così avanti negli anni e la rovina della città di Sodoma. Guidobono con la sua pittura brillante esalta le figure che sembrano possano staccarsi dalla tela sulla quale sono dipinte, anche qui, come in altre sue opere da cavalletto, ci mostra una pittura raffinata piena di trasparenze  e d’ una graziosità correggesca, sempre in grado d’ immergere il riguardante in un’ atmosfera di attesa d’ un qualche avvenimento che deve accadere, sospesa tra il mito e la realtà. Questo capolavoro è conservato a Genova  nel museo di Palazzo Rosso in via Garibaldi.

IL MISTERO DELL’ ICONA PERDUTA

dormizione della Vergine

Il Colle di Montallegro che si eleva oltre 600 metri sul livello del mare domina Rapallo ed il golfo del Tigullio, qui nel lontano 1557 un contadino di nome Giovanni Chichizola ebbe una visione, La Madonna gli apparve e gli chiese di erigere una chiesa a Lei dedicata in quel luogo, poi gli mostrò una fonte e lì vicino un’ icona che la rappresentava nell’ atto della dormizione ( secondo la tradizione la Madonna non morì ma si addormentò e fu assunta in cielo ) circondata dagli apostoli con al centro la Trinità immaginata come tre persone sovrapposte in una. Il contadino si precipitò a Rapallo e con il curato ritornò sul monte, il religioso prese l’ icona e la rinchiuse in canonica , ma l’ indomani l’ icona non c’ era più e più tardi fu ritrovata sul monte vicino alla fonte, allora il curato la riprese e con una solenne processione la riportò a Rapallo,la espose in chiesa per l’ intera giornata ed alla fine la chiuse a chiave in una cassapanca, il giorno seguente con sommo stupore constatarono che l’ icona non c’ era più, era nuovamente comparsa vicino alla sua fonte, per cui i rapallesi cominciarono a costruire un santuario nel luogo dove la Madre di Dio aveva indicato. Alcuni anni dopo un capitano di mare proveniente da Ragusa ( l’ attuale Dubrovnik ) si riparò nelle acque di Rapallo per sfuggire ad una tempesta e con il suo equipaggio si recò al santuario di Montallegro per rendere grazie alla Madonna , lì giunti riconobbero l’ icona come quella che 17 anni prima era misteriosamente scomparsa dalla loro città, e pretesero fosse a loro restituita, i magistrati genovesi interpellati per dirimere la vertenza, stabilirono che l’ icona dovesse esser resa ai Ragusani ed i rapallesi con dispiacere la consegnarono, la nave riprese il mare ma dopo poche miglia l’ icona scomparve dal luogo sicuro dove era stata riposta e ricomparve sul monte, a questo punto anche i ragusani si convinsero che l’ icona lì doveva rimanere.

Il Santuario di Nostra Signora di Montallegro è una delle basiliche mariane più visitata della Liguria ne è testimonianza l’ enorme quantità di ex.voto presenti nella basilica, l’ icona, posta sopra il tabernacolo dell’ altar maggiore della chiesa, è impreziosita da uno splendido panneggio barocco in  argento donato nel 1743 dal nobile rapallese Tommaso Noce.

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ALESSANDRO A PALAZZO TURSI

arazzo  con Alessandro che taglia il nodo di Gordio

La storia illustrata da questo arazzo che arreda una parete di Palazzo Tursi a Genova risale all’ VIII secolo a.C., L’ oracolo di Telmisso antica capitale della Licia, predisse che il primo uomo che fosse entrato in città sopra un carro tirato da buoi sarebbe diventato re. Il primo fu un povero contadino di nome Gordio che così fu incoronato re ed il suo figlio adottivo Mida, fece erigere un tempio nel quale mise il carro legato ad un palo con un intricatissimo nodo, con la convinzione che , così facendo, il potere regale sarebbe rimasto per sempre nelle mani della sua famiglia. La profezia divina diceva anche che chi fosse riuscito a sciogliere il nodo gordiano, fatto con robusta corda di corteccia di corniolo, sarebbe diventato imperatore dell’ Asia minore. Nel 332 a.C. arrivò lì Alessandro con il suo esercito macedone, provò a sciogliere il nodo ma invano, allora estrasse la spada è lo tagliò a metà con un fendente, ancora oggi si dice ” soluzione alessandrina ” quando si vuol risolvere un problema in modo netto e veloce. Ritornando al nostro arazzo  che narra l’ episodio sopra descritto, fu tessuto alla metà del XVII secolo e proviene dalla città di Bruxelles da un artista ad oggi non ancora identificato  che si è siglato C.D.P.

LA DAMA RUBATA

dama cattaneo con la figlia

Tanti tanti anni or sono, in una mia vita precedente, lavorai nel palazzo Balbi Cattaneo che allora era la sede della ” Levante Assicurazioni “. Anche a quel tempo ero appassionato d’ arte antica e quando vidi un ponteggio nel grande salone del piano nobile del palazzo, non seppi resistere, mi ci arrampicai sopra e scattai una fotografia al grande quadro che troneggiava sopra una delle pareti, in quel momento passò L’ Amministratore delegato che guardandomi con gli occhi sgranati mi disse: ” Burlando cosa ci fa là sopra appollaiato come un gufo? “, si perché in quei tempi lontani gli amministratori delegati conoscevano per nome tutti i loro sottoposti, ed io risposi un poco imbarazzato : ” Dottor Rizzo fotografo per i posteri ” lui si mise a ridere e mi rispose : ” allora vada anche nel mio ufficio, che ho dei bei soprapporta da immortalare “.  Anni dopo, nel 1995, La Levante Assicurazioni si trasferì in Viale Brigate Partigiane, il palazzo fu abbandonato e poi nel 2001 venduto all’ Università degli studi di Genova. Nel 1997 la quadreria che decorava le pareti del piano nobile fu rubata, tra cui anche il quadro di una dama  della famiglia Cattaneo con la figlia che io avevo fotografato, allora andai dal nucleo dei Carabinieri che si occupano della tutela del patrimonio artistico e a mani del comandante Salvatore Distefano consegnai le mie foto a colori, loro le avevano già, ma erano vecchie foto sgranate in bianco e nero. Dopo poco tempo seppi che parte dei quadri erano stati recuperati in un container in porto pronti per esser spediti oltremare, tra quelli recuperati, c’ era anche la mia dama con la sua bambina che, dopo un accurato restauro, è tornata ad abbellire il salone di palazzo Balbi Cattaneo ora Aula Magna dell’ Università. Il dipinto è stato attribuito dalla critica moderna a Gio Enrico Vaymer  valente ritrattista genovese che lo avrebbe dipinto nel III decennio del XVIII secolo.