GRECHETTO PITTORE GENIALE

grechetto noè

Giovanni Benedetto Castiglione detto ” Il Grechetto ” ( Genova 1609 – 1695 ) fu forse l’ artista più interessante del secondo seicento genovese anche se percorrerà lunghi periodi della sua esistenza prima a Roma e poi a Mantova presso la corte dei Gonzaga. Questo grande maestro riuscì con la sua pittura a miscelare mirabilmente quanto acquisì dalla pittura fiamminga, da quella veneta, dal barocco del Bernini e del Poussin, sino ad inventare uno stile originalissimo che lo rende  il più riconoscibile tra gli artisti della Genova barocca. Il primo periodo della sua avventura artistica, quello prettamente genovese per intenderci, fu contraddistinto dal’ influenza che su di lui ebbe Sinibaldo Scorza da Voltaggio grande pittore di paesaggio ed animalista, è il periodo in cui dipinse temi biblici, particolarmente i viaggi dei grandi patriarchi della storia d’ Israele, che gli consentirono di  rappresentare animali diretti verso mete ideali accompagnati da un coacervo di utensileria domestica come pentole e vassoi in rame, corde, gabbie e vasellame la cui precisa descrizione trascende la sacralità del soggetto. In questo dipinto conservato al Museo Dell’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova in Piazza De Ferrari,viene mostrato l’ ingresso degli animali nell’ Arca di Noé, anche qui è costante un risultato di gran naturalezza, una specie di umanizzazione degli animali, altra sua caratteristica peculiare, ed un dinamismo impostato come se anche i fruitori dell’ opera fossero invitati a parteciparvi.

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ARAZZI DA FAVOLA

alessandro magno

A pochi passi dalla stazione ferroviaria di Genova Principe, c’ è la splendida dimora rinascimentale voluta da Andrea Doria, qui nel salone detto ” Dei Giganti ” ci sono due splendidi arazzi che narrano le gesta di Alessandro Magno. I due manufatti furono tessuti con filati d’ oro e d’ argento uniti a seta e lana, realizzati verso il 1460 a Tournai nel ducato di Borgogna, facevano parte d’ un ciclo di arazzi appartenenti al duca Filippo il Buono. I due arazzi misurano quasi 40 metri quadrati e raffigurano numerosi episodi della vita e della leggenda di Alessandro, considerato dai duchi di Borgogna ” il perfetto cavaliere “. Il primo, mostrato nella foto, descrive alcune scene della giovinezza dell’ eroe, l’ arrivo del cavallo antropofago Bucefalo  domato da Alessandro che ne fece la sua cavalcatura, la battaglia contro Pausania, il feritore di  suo padre Filippo di Macedonia, la sua uccisione e la successiva incoronazione del giovane re. Una curiosità: il profilo fisionomico di Alessandro Magno in questi due bellissimi arazzi è quello del duca Filippo il Buono.

Lorenzo De Ferrari e la Galleria Dorata

sala d' oro Lorenzo de ferrari 2Lorenzo de Ferrari ( Genova 1680 – 1744 ) figlio di Gregorio, a nostro avviso,uno dei piu’ grandi se non il piu’ grande pittore della Genova barocca,  fu allievo del padre che lo istrui’ attraverso lo studio dei maestri seicenteschi presenti nelle collezioni genovesi, il suo stile si avvicina a quello del padre influenzato pero’ dallo stile marattesco  imperante a Roma che egli apprese in un suo soggiorno romano. la piu’ famosa delle sue imprese pittoriche e’ la grande decorazione della ” Galleria Dorata ” del palazzo Carrega Cataldi di via Garibaldi oggi sede della Camera di Commercio di Genova, con le storie di Enea mediate dall’ Eneide di Virgili, realizzata probabilmente con la collaborazione del ticinese Diego Carlone per l’esecuzione degli stucchi e terminata nel 1744. Nella foto Enea con l’ ulivo sacro, affresco della lunetta della testata est.

LA RELIQUIA DI SAN LORENZO

reliquia di san lorenzo

Il museo del tesoro della cattedrale di San Lorenzo di Genova fu inaugurato nel 1956 dal cardinale Giuseppe Siri, questo nuovo allestimento, progettato da Franco Albini, era ed è considerato uno dei più significativi esempi espositivi ispirato ai moderni criteri di museologia in un ambiente antico, fonti luminose nascoste guidano lo sguardo dello visitatore alla scoperta dei preziosi oggetti esposti, che nella penombra degli ambienti sotterranei rifulgono quasi magicamente donando al riguardante un’ esperienza indimenticabile. Nella foto il reliquario a statua di San Lorenzo opera d’ un anonimo orafo genovese in argento fuso, sbalzato e cesellato databile al terzo decennio del XIX secolo.

UN ANGELO NAPOLETANO VERACE A GENOVA

scuola napoletana

Nella città vecchia, scendendo alla fermata del metrò di Sarzano, si accede all’ omonima piazza, una delle più antiche di Genova, dove nel XII secolo si organizzavano gare di giostra tra  cavalieri e se le suonavano di santa ragione per conquistare il favore di un potente o il sorriso d’ una dama; proprio di fronte alla fermata della Metropolitana si accede al museo di storia medioevale di Sant’ Agostino, dove, tra i tanti tesori conservati, vi è questo gigantesco angelo custode in legno intagliato e scolpito dipinto in policromia e parzialmente dorato attribuito ad Aniello Stellato, scultore napoletano attivo nella prima metà del XVII secolo.

UN FONDO ORO DI ANTONIAZZO ROMANO

antoniazzo romano

Antonio Aquili detto Antoniazzo Romano ( Roma 1430 c.- 1508 c. )  oltre che realizzare prestigiose commesse, dipinse anche numerose tavole destinate alla devozione privata, come ad esempio questo fondo oro conservato nel museo di Sant’ Agostino di Genova. L’ opera realizzata a tempera su tavola, databile tra il 1475 ed il 1480, raffigura una Madonna con il Bambino che cammina su una balaustra, la scena è illuminata  da una luce ultraterrena realizzata grazie all’ impiego del fondo oro, questa impostazione iconografica dà l’ impressione al riguardante di vedere la scena sacra attraverso una finestra immaginaria.

MACCHINE D’ ALTARE

macchine d' altare

Nel XVIII secolo la celebrazione liturgica si modificò fino a trasformarsi in quello che fu definito come ” Theatrum Sacrum ” nel quale i fedeli sono contemporaneamente spettatori ed attori. Anche a Genova, nelle occasioni solenni, venivano coinvolti pittori, carpentieri, intagliatori, fabbri, argentieri e tappezzieri, cui era affidato il compito di creare ” Macchine d’ Altare ” talvolta di dimensioni colossali realizzate con materiali poveri quali cartapesta, legno, stucco e dipinti a sguazzo. Di questi splendidi allestimenti oltre a rare immagini, resta quasi niente se non alcuni arredi e suppellettili create per l’ occasione, il cui scopo, specie nell’ epoca “Barocca”, era quella di stupire e nello stesso tempo esaltare la grandezza della chiesa di Roma. Nella foto un altare allestito nel Museo Diocesano.