Sant’Ilario protettore degli esiliati

“….appena scesa alla stazione/ del paesino di Sant’Ilario/ tutti si accorsero con uno sguardo/ che non si trattava d’un missionario…”.il paesino Sant’ Ilario, reso famoso anche ai “foresti ” ( non genovesi ) dalla celebre canzone “Bocca di Rosa ” di Fabrizio De André, si trova nell’estremo lembo di Genova a Levante, qui fu edificata una cappella in onore di Sant’ Ilario nel XII secolo, la cappella fu poi ristrutturata come una chiesa a tre navate nel corso del XVII secolo ma fu nel ‘700 e nell’800 che l’edificio sacro fu abbellito con marmi, dorature ed ornati, questo tempio é dotato di ben due sacrestie una del 1639 e l’altra del 1770, al suo interno ha otto artistici altari in marmo dei quali, quello dell’altar maggiore, risale al ‘600, in passato fu depredata di molte opere d’arte, ma nonostante ciò, fu dichiarata monumento nazionale nel 1934. Adesso vi voglio raccontare chi era questo santo proveniente da Poitiers, Ilario nacque da una famiglia gallo romana di culto pagano intorno al 315 dopo Cristo, studioso di filosofia, nel ricercare il senso della vita si avvicinò al Vangelo di Cristo sino alla sua conversione ed alla scelta della vita monastica, nonostante fosse sposato e con prole, fu acclamato vescovo di Poitiers dai suoi concittadini, in questa veste combatté le eresie d’ogni sorta instancabilmente, ma questo suo protagonismo non piacque all’imperatore Costanzo II che lo esiliò dalla sua terra natale, per questo, quando fu fatto santo, lo elessero protettore degli esiliati. Povero Sant’ Ilario nell’ultimo secolo del ‘900 e all’inizio del terzo millennio sta facendo straordinari su straordinari. Una curiosità, Sant’ Ilario fu il primo ” Innografo”, cioè il primo a comporre inni sacri. Se non ci siete mai stati andateci, facendo attenzione alla strada a doppio senso di marcia piuttosto stretta, dalla collina di Sant’ Ilario si vede uno splendido panorama della costa ligure.

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