PENTEMA UN PAESE PRESEPIO

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Pentema è una frazione del comune di Torriglia, si trova sui fianchi del monte Prelà a quasi 1.000 metri d’altitudine sul livello del mare, nonostante in linea d’aria disti poco meno di 50 chilometri da Genova, questo paesino è vissuto sino a poco tempo fa in un quasi totale isolamento, data la impervia strada che si deve percorrere per raggiungere l’abitato. C’era un detto a Genova a proposito di questo paese, quando si voleva marchiare qualcuno d’ essere fuori dal mondo gli si diceva: ” Ma da dove ti vegni? da Pentema?” . Questo isolamento, se da una parte a fatto si che molti abitanti siano emigrati, d’altro canto ha permesso al paese di conservare le peculiari caratteristiche urbanistiche d’ un sito dell’ interland di Genova come non ne esistono più. Le tipiche “creuze” e le case di pietra addossate le une alle altre, danno vita nel periodo natalizio ad un presepe unico nel suo genere, dove  intorno alla stalla dove è ricoverata la Sacra Famiglia, dai vicoli e dalle antiche dimore, si affacciano manichini a grandezza naturale che ripropongono ai visitatori gli antichi mestieri della valle  ed episodi della vita contadina. Percorrendo questi stretti vicoli di acciottolato il tempo sembra non esistere più, ti siedi su una panca di pietra chiudi gli occhi e l’ unica cosa che si sente e lo stormire dei rami degli alberi  percossi dal vento.

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PIAZZA SANTA CROCE

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  • Nel centro storico di Genova, superata piazza Sarzano, che nel medioevo fu teatro di gare di giostra e di duelli molte volte finiti in maniera cruenta, si arriva in una piazzetta dove il tempo sembra si sia fermato. Piazza Santa Croce è un luogo defilato dove si è lontani dai rumori della city, qui il vento la fa da padrone ed è lui che si fa sentire e delle volte anche ci fa rabbrividire quando soffia violento dal mare. In questo sito esisteva il palazzo del vescovo della città del quale esistono ancora tracce evidenti e una chiesa dedicata alla Santa Croce con annesso ospitale che, dopo gli editti di Napoleone, fu in parte inglobata nei palazzi circostanti ed in parte distrutta. In questa piazza, vi sono panchine dove lo stanco viaggiatore può riposare ed ammirare l’ antica edicola inserita nel muro di una casa con un San Giobatta ( Giovanni battista ) in marmo ed il santo Bambino che porta in braccio un agnellino allegoria della purezza e del sacrificio, peccato che San Giovanni sia monco d’ un braccio, ma considerando quanti secoli sono passati da quando fu collocato lì, beh, diciamolo, poteva andare peggio.
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SANTA MARIA DI PASSIONE

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A Genova sulla collina di Castello nel quartiere del Molo esisteva un tempio mariano intitolato a Santa Maria di Passione. Con la dominazione sabauda, che soppresse gli ordini religiosi, la chiesa venne chiusa e trasformata in caserma, poi fu sede dell’ Opera Nazionale di Maternità ed Infanzia ed infine quasi completamente distrutta nel 1944 dai bombardamenti degli aerei degli alleati durante la seconda guerra mondiale. Le prime notizie relative all’ esistenza di questa chiesa risalgono al 1457 quando le monache agostiniane ne iniziarono la costruzione che terminò nel 1462. Ricostruita quasi completamente nel XVI secolo, subì profonde trasformazioni al suo interno sia per adeguare l’ edificio religioso ai dettami della controriforma, sia per rimodellare gli interni al gusto barocco per la qual cosa furono chiamati grandi artisti quali Gio Andrea Carlone, Valerio Castello e Domenico Piola. Oggi il passante distratto vede solo una grande rovina, della chiesa originaria resta integra solo la torre nolare che svetta ancora verso il cielo, come una muta preghiera a ricordare il dolore e la distruzione portata dalla guerra.

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BERNARDO PIZZORNO IN ARTE STROZZI

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Ho già scritto due  articoli a proposito di questo splendido artista su questo blog, ricordo che in uno dei miei post raccontai le diverse vicende che lo portarono ad esercitare l’ arte pittorica da Genova a Venezia il titolo era : ”  Bernardo Strozzi, Cappuccino per bisogno, prete per opportunità “, il suo vero cognome fu Pizzorno,  probabilmente nato nel 1582 a Campo Ligure come i suoi genitori, un paese della Valle Stura che faceva parte dei possedimenti della Serenissima Repubblica di Genova, a 17 anni restò orfano di padre  cosicché  entrò in convento e si fece frate cappuccino  dopo un alunnato nella bottega genovese del pittore senese Pietro Sorri. Nel 1609 uscì dal convento con la scusa di dover provvedere al mantenimento della madre vedova e della sorella nubile, cambiò il cognome in Strozzi ritornò a Genova ed iniziò un percorso artistico che presto lo porterà ad avere in breve tempo  numerosissime commissioni sia chiesastiche che di committenza privata, la sua fama si accrebbe a tal punto che nella Curia Arcivescovile cominciarono a guardare con sospetto il suo voler  restare a tutti i costi fuori dalle mura del convento, cosicché, dopo l’ ennesimo rifiuto, le autorità ecclesiastiche lo fecero arrestare ed  a causa  d’un tentativo d’evasione tentato dal Nostro con l’ aiuto dei famigliari, lo rinchiusero per tre anni in una segreta d’un convento a Monterosso. Dopo questo periodo di penitenza coatta, Bernardo si finse pentito ed allora i suoi superiori gli consentirono di far visita alla sorella, lì era tutto organizzato per la sua fuga, si tagliò la barba, si travestì da prete e nottetempo si imbarcò su una nave diretta a Venezia dove visse felice e libero da costrizioni per tutto il resto della sua vita. le autorità genovesi fecero il diavolo a quattro per riaverlo e ne chiesero l’estradizione, ma i potenti a cui Strozzi aveva chiesto aiuto lo protessero e risposero picche alle istanze genovesi. A Palazzo Lomellino di via Garibaldi è stata inaugurata recentemente una mostra curata dalla mia amica Anna Orlando e dal prof. Daniele Sanguineti intitolata: “Bernardo Strozzi la conquista del colore”,  splendida carrellata di capolavori alcuni dei quali inediti di collezione privata e quindi esposti alla fruizione pubblica per la prima volta. IMG_3048

Nella foto in alto un dipinto olio su tela rappresentante la sacra Famiglia e san Giovannino  proprietà di Adam Williams Fine Art  ( New York ) realizzato nel 1642 C.

Nella foto in  basso una sala della mostra dedicata al grande maestro genovese allestita  nel palazzo di Nicolosio Lomellino.

L’ANGELO DELLA MORTE

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Giulio Monteverde, nato in Piemonte a Bistagno nel 1837 da una famiglia di braccianti,   dopo la scuola elementare si trasferì a Genova dove iniziò la sua attività di scultore come intagliatore su legno,  in un secondo tempo seguì i corsi serali di Santo Varni all’Accademia Ligustica di Genova e poi un corso di perfezionamento all’ Accademia di San Luca di Roma, divenne uno degli esponenti più rappresentativi della scultura del cosiddetto Realismo Borghese  influenzato nella sua piena maturità artistica  dalla corrente simbolista ben evidente nell’ angelo realizzato nel 1882 che gli fu commissionato dal commerciante Francesco Oneto per adornare il sepolcro della sua famiglia nel cimitero monumentale di Staglieno. L’angelo era detto della Resurrezione perché nella mano destra si appoggia alla tromba del giudizio, più tardi ridenominato della Morte perché, per la verità, non ha un aspetto consolatorio, al di la del fatto che trasuda una evidente sessualità con la sua figura androgina avvolta in una tunica che mette in evidenza le curve del suo corpo sinuoso, il suo sguardo lo fa apparire distaccato e lontano di fronte alla morte di cui è silenzioso testimone, non c’è speranza di resurrezione nella sua postura ma solo la certezza che tutte le cose sono destinate a finire, uno splendido “memento mori” scolpito nel marmo che, al tempo in cui fu realizzato, ebbe un successo strepitoso, tanto che l’ autore dovette farne diverse repliche.

SAN LUCA UNA CHIESA GIOIELLO

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Lungo l’antico Carrubeus rectus, antica arteria viaria occidentale che collegava la città di Genova con il suo ponente, ( oggi via San Luca ) c’era ed ancora esiste una piazzetta intitolata all’evangelista Luca, in questo spazio fu fondata nel 1188 la chiesa di San Luca, tempio gentilizio della potentissima famiglia degli Spinola. La chiesa è un’autentico scrigno di tesori d’arte, gli affreschi databili al tardo XVII secolo furono realizzati dal pittore Domenico Piola   ( Genova 1627 -1703 ), uno dei più rappresentativi artisti del periodo barocco e da suo figlio Paolo Gerolamo con l’ausilio del quadraturista Anton Maria Haffner ( 1654-1704)  figlio d’una guardia svizzera al servizio del papa, che preferì gli studi d’arte alla carriera militare. Nella foto gli affreschi della cupola che rappresentano l’ incoronazione di Maria Vergine in cui  è di tutta  evidenza la lezione del Correggio  le cui opere  il Nostro aveva visto a Parma.

INVITO A PALAZZO

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Sabato prossimo 5 ottobre si potranno  visitare palazzi che solitamente non sono aperti al pubblico  perché sede di lavoro d’ istituti bancari. Due di questi appartengono alla Cassa di Risparmio di Genova ed Imperia, uno è la sede centrale in via Cassa di Risparmio alla quale si accede da piazza De Ferrari e l’ altro è palazzo Doria sempre di proprietà CARIGE in via Davide Chiossone. La manifestazione è promossa dall’ ABI ed è alla sua XVIII edizione. I palazzi saranno aperti dalle ore 10 alle ore 19 ed i visitatori saranno accompagnati da personale specializzato così potranno maggiormente apprezzare le opere pittoriche, ma non solo, esposte nei vari ambienti. Nella foto  un dipinto olio su tela di Giovanni Battista Castiglione detto il Grechetto ( Genova 1609 -Mantova 1664) che rappresenta un episodio del Vecchio Testamento : Giacobbe incontra Rachele al pozzo e se ne innamora, il nostro rappresenta l’attimo dell’ innamoramento mettendo in evidenza la bellezza e la femminilità seduttrice della fanciulla contrapposta alla virilità del giovane Giacobbe circondato da pecore e capre che fanno da comparse, mentre il paesaggio circostante ha quasi una valenza onirica. L’ ingresso è gratuito, cosa che i genovesi da sempre apprezzano.