ACASEUA DE ZENA ( ACQUASOLA DI GENOVA )

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A Genova, collocata sopra un’altura soprastante la centralissima Piazza Corvetto, l’ Acquasola era uno dei luoghi preferiti dai genovesi per fare passeggiate o per portare a spasso i bambini nel secolo scorso. L’ area dove sorge l’ attuale parco poggia su una parte delle mura del 300. Nel XVII secolo questo sito venne chiamato ” I Muggi ” ( I Mucchi ) perchè fu usato come discarica della terra e delle pietre di risulta prodotte dalla realizzazione della Via Nuova ( ora via Garibaldi ); nel periodo della grande pestilenza che colpì Genova nel 1657, l’ area venne usata per la realizzazione di fosse comuni dove vennero sepolte le migliaia di vittime del contagio. Finalmente  alla fine del terzo decennio del XIX secolo sotto la direzione del Barabino l’ area fu finalmente adibita a parco pubblico. In questo luogo, di nascosto, si riunivano di notte presso una panchina prestabilita i rivoluzionari ” Carbonari ” quali  i fratelli Ruffini, Mazzini e Bixio, si parlava di libertà e di repubblica in un periodo in cui ciò significava essere condannati a morte o nella migliore delle ipotesi alla prigione per molti molti anni. Di giorno invece il parco era usato per giochi di varia natura  tipo pallone e pallamaglio, quest’ ultimo giudicato deleterio per la frequenza con la quale venivano colpiti in viso o in testa gli ignari passanti ed anche per cavalcate che talvolta mettevano a rischio la vita dei poveri pedoni data la velocità che alcuni giovani  imponevano alle loro cavalcature.

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A GENOVA C’ERA UNA VOLTA IL GHETTO

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Dopo l’ epidemia di peste del 1656 che aveva decimato la popolazione, per favorire la ripresa degli affari, fu favorito l’ insediamento in città degli ebrei e così nel 1660 nacque il primo ghetto genovese. Il ghetto era collocato nell’ area tra vico del Campo, vico Untoria e piazzetta dei Fregoso mentre la Sinagoga sorgeva tra vico del Campo chiamato anticamente ” Vico Degli Ebrei ” e Vico Untoria, tutta l’ area era circondata da cancelli di ferro le cui porte venivano chiuse dai Massari dall’una di notte fino all’alba, in modo da impedire rapporti d’ amicizia con i cristiani e peggio ancora commerci sessuali. In città non si ebbero mai persecuzioni vere e proprie, ma, a date scadenzate dalle autorità ecclesiastiche, gli ebrei, le ragazze erano esentate, venivano scortati  da truppe mercenarie nella chiesa di San Siro o in quella delle Vigne  ad ascoltare sermoni obbligatori, quando uscivano dalla chiesa, seppur scortati, erano oggetto di dileggio, urla, fischi, bersagli per frutta marcia e talvolta lordure di tutti i generi…. alla faccia della tolleranza.

IL TRIBUNALE DELL’ INQUISIZIONE A GENOVA

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A Genova, nella centralissima Piazza De Ferrari lì dove oggi è il teatro ” Carlo Felice” c’ era una volta l’antico convento di San Domenico che fu la sede del Tribunale dell’ Inquisizione; con la riforma protestante la mole dei processi aumentò considerevolmente, ma quasi sempre questi si conclusero con lievi condanne, altro discorso fu per i reati di stregoneria, nel 1492, mentre Colombo si apprestava a scoprire il nuovo mondo, a Genova veniva prescritto che la colpevole venisse: ” scoiata per la terra, aut sia marchata cum ferro ardente in lo volto, aut tagiato lo naso o una delle orechie, o cavato un oiho a iudicio et arbitrio del podestà ” . Alla fine del XVI secolo il Daneo ci racconta che, nella sola città di Genova, in soli tre mesi, furono condannate a morte più di cinquecento persone accusate di questo delitto, i roghi per le malcapitate venivano generalmente predisposti in piazza Banchi, dove le poverette, dopo aver subito torture inenarrabili, venivano bruciate tra il gran tripudio della popolazione.

UN SANTO PARAFULMINI IN UN CARUGGIO GENOVESE

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San Vincenzo Ferrer sacerdote spagnolo nato nel 1350 a Valenza operò strenuamente per l’ unità della Chiesa all’ epoca divisa dallo scisma d’ occidente con un papa a Roma ed uno ad Avignone, morì in Bretagna nel 1419, veniva invocato contro i fulmini ed i terremoti. Nel centro storico di Genova e più precisamente nel Vico degli Orti di Banchi, c’ è una bella edicola marmorea datata 1747 dedicata a questo santo  frate domenicano.