CASTELLETTO

Quando mi sarò deciso d’ andarci, in Paradiso
ci andrò con l’ ascensore di Castelletto,
nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo….
( Giorgio Caproni )

Panorama del centro storico di Genova visto dalla spianata di Castellettopanorama da Castelletto 1

UNA CENA DI BETANIA DI 723 ANNI OR SONO

MSA manfredino d' alberto cena di Betania

Cena di Betania di Manfredino D’ Alberto ( notizie dal 1280 al 1293 ) affresco rinvenuto sotto lo scialbo della chiesa di san Michele di Fassolo oggi non più esistente perchè demolita a metà del XIX secolo. Questo maestro diffuse a Genova il rinnovamento pittorico di Cimabue , Il dipinto fu realizzata ante 1292. Quest’ opera è custodita nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano a Genova.

BARTOLOMEO BISCAINO IN ACCADEMIA

bartolomeo biscaino

Bartolomeo Biscaino ( Genova 1632 – 1657 ) fu forse il migliore tra gli allievi di Valerio Castello ed uno dei più interessanti artisti nel panorama pittorico genovese dei primo 600, morì prematuramente ucciso, come il suo maestro, dalla pestilenza che decimò la popolazione genovese a metà del XVII secolo. In questo raro dipinto da cavalletto San Giuseppe porge a Gesù bambino un grappolo d’uva che nell’iconografia religiosa rappresenta il sangue di Cristo. L’opera è visibile al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti in Piazza De Ferrari a Genova.

UN SAN SIRO DIMENTICATO

san Siro 1580

Nel centro storico di Genova e più precisamente In vico San Pietro della Porta, chiamato così perchè lì era collocata la porta di San Pietro oggi non più esistente dalla quale si accedeva alla città medioevale, esiste una lapide marmorea che risale al 1580 dimenticata dai più, sulla lapide è impresso in basso rilievo l’ immagine di San Siro vescovo di Genova nel IV secolo d. C. nell’ atto di uccidere il Basilisco, una specie di dragone che allegoricamente raffigura il trionfo della Chiesa contro l’ eresia ariana.

MELEAGRO IN ACCADEMIA

domenico fiasella

Dei miti dell’ Ellade fa parte anche la storia dell’ eroe greco Meleagro. La madre di Meleagro, quando nacque suo figlio, ebbe una predizione dalla moira Atropo: suo figlio sarebbe vissuto sino a che il tizzone che ardeva nel camino non si fosse completamente consumato, la madre si precipitò sul tizzone, lo spense e lo chiuse dentro uno scrigno. Molti anni dopo, adirata contro di lui, si pentì del suo gesto, riprese il pezzo di legno e lo gettò nel focolare, immediatamente Meleagro, che partecipava ad una battaglia, si sentì male ed i suoi nemici ne approfittarono e lo uccisero, La morte di Meleagro è ben rappresentata da questo dipinto di Domenico Fiasella detto il Sarzana dal suo luogo di nascita ( Sarzana 1589 – 1669 ) che fa parte della pinacoteca dell’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.

GIOVANNI MAZONE PITTORE E DECORATORE

S.Maria di Castello 11Giovanni Mazone 1470

Nel centro storico di Genova e più precisamente nella chiesa di Santa Maria di Castello, chiamata così perché anticamente lì sorgeva il Castrum romano, c’ è un meraviglioso polittico completo della sua cornice gotica. E’ un’ opera del pittore alessandrino Giovanni Mazone ( 1433 c. – ante 1512 ) ed è datata al 1470. In molti casi lo stesso pittore scolpiva la cornice, che, facendo da raccordo spaziale con l’ area circostante, diventava parte integrante dell’ opera d’ arte pittorica.

UN PIATTO DEGNO D’ UN RE

piatto argento

In quello scrigno di tesori che è la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria nel centro storico di Genova, vi è custodito un piatto da parata in argento fuso sbalzato e cesellato dell’ artista anversano Matthias Melijn ( 1589 – 1653 ) che raffigura al centro la partenza di Colombo da Palos e sulla tesa le stagioni. Realizzato verso il 1630 a Genova, faceva parte d’ una suite di tre piatti, uno raffigurava lo sbarco di Colombo di ubicazione ignota e l’ altro Colombo e l’ eclisse di sole documentato nel palazzo sino al 1824.

UN TESORO DELLA PITTURA SCONOSCIUTO AI PIU’

presepio domenico piola

Da una anonima casa di piazza Corvetto, in pieno centro a Genova, si accede al matroneo della chiesa di Santa Marta, tempio quasi invisibile dalla piazza, soffocato come è dalle numerose costruzioni circostanti, sul soffitto, invisibile dal basso c’ è uno stupendo affresco di Domenico Piola, uno dei più interessanti artisti della Genova Barocca. Il dipinto raffigura un’ adorazione dei pastori.

GREGORIO DE FERRARI UN DISCEPOLO CHE SUPERA IL MAESTRO

perseo e andromeda

Dopo aver ucciso Medusa, Perseo nel viaggio di ritorno in patria, scorse sulle coste etiopi una bellissima fanciulla incatenata vicino al mare di nome Andromeda, la donna era stata offerta in sacrificio ad un mostro marino per placare l’ ira di Poseidone dio degli abissi. Perseo s’ innamorò di lei, uccise il mostro e liberò Andromeda, per far ciò, posò la testa sanguinante di Medusa sopra della alghe che si pietrificarono all’ istante trasformandosi in corallo.
Questo mito è ben narrato in pittura dal capolavoro conservato nei nuovi ambienti museali allestiti nel palazzo Spinola in piazza Pellicceria a Genova dedicato al pittore Gregorio De Ferrari ( Porta Maurizio 1647 – Genova 1726 ) discepolo di Domenico Piola  ed a suo figlio Lorenzo  grande frescante.

UN ‘ ANTICO BORGO PER UN POETA

Boccadasse - Copia

Edoardo Firpo, poeta dialettale, scrisse questa poesia sul borgo genovese di Boccadasse:

“O Boccadaze, quando a ti se chinn-a
sciortindo da o barboggio da cittae,
s’ a l’ imprescion de ritorna in ta chinn-a
o de cazze in te brasse d’ unna moae.
Pa che deslengue un pò l’ anscia da vitta
sentindo comme lì seggian fermae
ne-a bella intimitae da to marinna
a paxe antiga e a to tranquillitae.

Che tradotto per i ” foresti ” ( forestieri ) significa :
O Boccadasse, quando si viene da te
uscendo dai rumori della città,
si ha l’ impressione di ritornare nella culla
o di cadere tra le braccia d’ una madre.
Pare che si sciolga un po l’ ansia della vita
sentendo come lì si sian fermati
nella bella intimità della tua spiaggia
la tua pace antica e la tua tranquillità.

UN SANT’ ALESSANDRO SAULI GIGANTESCO

Pierre Puget (2)

Nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova e più precisamente sotto la scenografica cupola centrale, vi sono quattro pilastroni ospitanti nicchie destinate a contenere statue colossali, una di queste è quella realizzata da Pierre Puget in marmo bianco di Carrara nel 1668 rappresentante Sant’ Alessandro Sauli, uno dei membri della nobile famiglia che fece edificare la basilica nella prima metà del 500.

UN ERCOLE AI GRANDI MAGAZZINI

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Il palazzo del Melograno di piazza Campetto è chiamato così perchè molti anni or sono un seme di melograno germogliò sopra il portone del palazzo e da questo nacque un alberello che ancora oggi è esistente. Il palazzo apparteneva ai nobili Imperiale che lo completarono nel 1585. Attualmente vi è un grande magazzino, al piano terreno c’ è un bel ninfeo al centro del quale troneggia una gigantesca statua di Ercole con in mano i pomi delle Esperidi che conquistò dopo aver vinto il mostro Idra, realizzata in marmo bianco di Carrara dallo scultore genovese Filippo Parodi discepolo del Bernini alla fine del XVI secolo.

LA CASA DEL BOIA

casa del boia

A Genova, in piazza Cavour vicino al porto antico, c’ è un relitto di casa dell’ XI secolo che viene chiamata la casa del boia. Il Ministero della Cultura l’ ha data in concessione alla Compagnia dei Balestrieri del Mandraccio. Questo edificio si ritiene per tradizione popolare fosse la casa di chi eseguiva le pene capitali al tempo della Serenissima Repubblica di Genova.

UN ANDREA DORIA IGNORATO DAI PIU’

doria

Nella facciata del civico n.9 di via Gramsci già via Ponte Reale, ci sono due nicchie con statue, una di queste è dedicata ad Andrea Doria grand’ ammiraglio dell’ imperatore Carlo V e padre della patria, al quale i genovesi offersero la corona che lui rifiutò, pur detenendo di fatto sino alla sua morte il potere. La scultura fu realizzata verso il 1850 da Giambattista Cevasco ( 1817 – 1891 ) e sotto riporta questa epigrafe: ” Tu m’ offri un trono,io a libertà ti rendo, da te, mia patria, ad esser grande apprendo.”

UNA CASA ARREDATA COME UNA REGGIA

salone del piano nobile

A Genova, In Piazza Pellicceria , c’ è la casa reggia dei marchesi Spinola ora Galleria Nazionale, una delle rare dimore nobiliari genovesi che conservano gran parte degli arredi originali, al piano nobile si trova questo grandioso salone sovrastato da un lampadario monumentale che contiene capolavori dei grandi interpreti della pittura barocca locale quali Domenico Piola, Gregorio De Ferrari ed il Grechetto.

IL PALAZZO DI TOBIA PALLAVICINO

camera di commercio

IL nobile Tobia Pallavicino, che aveva fatto la sua fortuna commerciando in Allume, si fece edificare tra il 1558 ed il 1561 un palazzo in quella che, al tempo, era considerata la via più di tendenza, diremmo oggi, di Genova, la Via Nuova ora via Garibaldi. Ia costruzione fu affidata a Gio Battista Castello detto il Bergamasco che decorò anche gli interni del primo piano. L’ attuale struttura fu dovuta ai lavori d’ ampliamento voluti dai Carrega all’ inizio del 700 quando comprarono il palazzo.

NASI IN SALAMOIA PER I MALEDUCATI

palazzo lercari

Il portale di palazzo Parodi, già Lercari, contrassegnato dal n. 3 nella via Garibaldi di Genova ha due muscolosi telamoni che hanno i nasi mozzati, questo in omaggio ad un illustre loro avo, un certo Domenico Lercari, che passò alla storia per la sua fama d’ essere vendicativo e crudele. Questo augusto personaggio verso il 1300 s’ era trasferito a Trebisonda ed era riuscito ad ottenere i favori imperiali per garantire alla Repubblica i traffici commerciali verso la Persia e L’ Armenia, Il favorito dell’ imperatore Andronico, geloso ed invidioso del potere del Lercari, cominciò a denigrarlo fino ad arrivare a rifilargli un sonoro ceffone, Il nostro Domenico, a questo punto, non trovando soddisfazione da parte dell’ Imperatore d’ oriente, tornò a Genova armò due galere ritornò a Trebisonda e giunto là, fece catturare i locali dai suoi soldati ed a questi fece recidere nasi e orecchie…che il nostro Domenico faceva conservare in un barile in salamoia….. questo sino a che l’ imperatore non cedette alle richieste del Lercari e gli consegnò l’ odiato Andronico, che tremebondo e terrorizzato dovette essergli trascinato davanti, a questo punto il Lercari lo girò su se stesso e gli affibbiò un poderoso calcio nel sedere, L’ Imperatore, saputo ciò, gli consentì d’ aprire un fondaco nella migliore località di Trebisonda con annesso forno e di un bagno.

CAMOGLI NEL CUORE

porto

……….ho lasciato il porto di Camogli
per gettare il mio cuore all’ avventura,
ho avuto figli, ho avuto quasi moglie
seguendo il vento, l’ odore,la natura
e sono andato avanti
e qualche amore l’ ho appoggiato al muro,
ma non mi pento d’ aver cercato
qualcosa di più insicuro.
( da ” Canzone per l’ America ” di Lauzi e Fabrizio )

IL MERCATO ORIENTALE

mercato orientale (2)

Vicino alla porta Orientale, per mezzo della quale si accedeva alla città di Genova, era il convento annesso alla chiesa della Nostra Signora della Consolazione, il cui imponente chiostro settecentesco fu, con l’ abolizione degli ordini religiosi, adibito a mercato pubblico. Il mercato “Orientale ” deve il suo nome proprio al fatto d’essere vicino a questa porta oggi non più esistente.

UN TRIDENTE PER IL DIO POSEIDONE

Taddeo Carlone fontana di Nettuno

Nei giardini della casa reggia del principe Andrea D’ Oria a Fassolo (Genova) si può ammirare una fontana realizzata dallo scultore Taddeo Carlone nella seconda metà del XVI secolo, al centro vi é un Poseidone dio del mare circondato da cavalli marini sui bordi modanati della vasca. Il dio ha le fattezze del D’Oria e sino a poco tempo fa non stringeva nulla nella mano destra, sino a che, pulendo una cantina del palazzo,fu ritrovato il suo tridente di ferro che gli fu prontamente restituito.

I TROGOLI DI SANTA BRIGIDA

santa brigida

Percorrendo la via Balbi in direzione della stazione Principe, ad un certo punto sulla vostra sinistra troverete un arco con una scalinata che scende in una piazzetta dove sono i lavatoi detti di Santa Brigida, che anticamente erano approvvigionati da una fonte detta “Bocca di Bove “. Qui il tempo sembra si sia fermato, le case medioevali che li circondano non rivelano al passante frettoloso che una volta lì c’ era un antico convento, l’ unico esempio in Italia, dove, seppur separati, convivevano frati e suore di clausura. Alla lunga, questa situazione , che dava al popolino occasione di derisione nei confronti dei religiosi, fece adirare il papa Clemente VIII che fece allontanare i frati nel 600, poi alla fine del 700, con l’ abolizione degli ordini religiosi, anche le suore furono espropriate e gli edifici adattati ad uso abitativo. Dell’ antica abbazia rimane solo l’ arco d’ ingresso , una colonna, e poche altre tracce che solo un visitatore attento può scorgere.

LA FONTANA DI PIAZZA CAMPETTO

piazza campetto 2

La fontana di piazza Campetto, nel centro storico di Genova, è l’ antico Barchile secentesco che una volta era situato in via Ponticello dove si rifornivano la portatrici d’ acqua e le erbivendole. La strada fu demolita all’ inizio del 900 per la costruzione della via Dante e la fontana collocata dove oggi si trova.

BESAGNINI

via san Bernardo

Nel centro storico di Genova, e più precisamente in via San Bernardo, c’ è un fruttivendolo che ha collocato il suo negozio entro un portale marmoreo del XVI secolo. I rivenditori di frutta e verdura a Genova vengono chiamati Besagnini, perché anticamente i contadini che approvvigionavano la città provenivano dalla valle del torrente Bisagno, un corso d’ acqua che sistematicamente provoca, con le sue piene, danni e lutti agli abitanti della città bassa.

SAN TORPETE

san torpete

A Genova, là dove era il Foro della città romana, fu costruita nel X secolo una chiesa, Le prime notizie documentate risalgono al XII secolo,quando la Corporazione dei mercanti pisani volle dedicare il tempio in onore di san Torpete loro concittadino. Anni dopo i pisani la cedettero ai Della Volta che poi assunsero il nome di Cattaneo che ne fecero la loro chiesa gentilizia. La chiesa originariamente in stile romanico, fa parzialmente distrutta dal cannoneggiamento navale dei vascelli di Luigi XIV e ricostruita nel 1730 su progetto di Gio Antonio Ricca il Giovane, creando un’ ambientazione barocca in una piazza medioevale

SAN GIOBATTA ( SAN GIOVANNI BATTISTA ) PROTETTORE DEI GENOVESI

PIAZZA SOZIGLIA

Il 6 Maggio 1099, Guglielmo Embriaco comandante dei crociati genovesi di ritorno dalla Terra Santa, portò a Genova le ceneri di San Giovanni Battista, che da quel momento fu dichiarato il principale Santo protettore della città. Il culto per San Giovanni si diffuse velocemente e le edicole con la statua del santo furono poste un po ovunque nel centro storico. Quella della foto, scolpita da un anonimo artista genovese, risale alla fine del XVII secolo e si trova in piazza Soziglia.

IL FARO ” LA LANTERNA “

lanterna

…. Ma se ghe penso, alloa mi veddo o ma veddo i mae monti e a ciassa da Nunzià: riveddo o Righi e me se strense o cheu, veddo a Lanterna a cava e lassù o Meu…
( dalla canzone  ” Ma se ghe penso ” di Mario Cappello )

Traduzione per i foresti ( forestieri )
… Ma se ci penso, allora io vedo il mare vedo i miei monti e la piazza dell’ Annunziata: rivedo il Righi e mi si stringe il cuore, vedo la Lanterna la cava e laggiù il molo ….

Il faro di Genova ” A LANTERNA DE ZENA ”  è da tempo immemorabile il simbolo della città, è l’ ultima cosa che vedeva l’ emigrante che partiva su una nave  in cerca di fortuna, e la prima che scorgeva all’ orizzonte quando ritornava alla sua città,

UN CHIOSTRO DIMENTICATO

ala nord del chiostro del convento di s. francesco di castelletto

A Genova,In salita San Francesco, c’ é la scuola elementare Giovanni Daneo, al piano terreno, leggermente defilata dalla scala che conduce alle aule, é ancora visibile l’ ala nord del convento trecentesco di San Francesco di Castelletto demolito nel VII secolo quando furono costruiti i giardini degli splendidi palazzi di Via Garibaldi, é ancora lì, dopo settecento anni, a raccontarci come non tutte le cose sono destinate a finire.

MAGISTER MANFREDINUS FECIT

Fuori dal giro turistico standard, c’ è il Museo dell’ arte medioevale di sant’ Agostino in piazza Sarzano, qui si può vedere un san Michele Arcangelo firmato Magister Manfredinus rinvenuto sotto lo scialbo della chiesa di San Michele di Fassolo demolita alla metà del XIX secolo, Manfredino d’ Alberto diffuse nel genovesato il rinnovamento di Cimabue nell’ ultima decade del XIII secolo.

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UNA MADONNA PARTICOLARE

S. Lorenzo portale la Madonna incontra santa Elisabetta

Il montante di sinistra della porta centrale della cattedrale di Genova dedicata a San Lorenzo, ha delle predelle in marmo scolpito che narrano storie riportate dai vangeli, una di queste, ci mostra l’ incontro della Madonna con Santa Elisabetta avvenuto prima della nascita di Gesù. Ambedue le donne sono ritratte vistosamente incinte; una lezione di realismo da parte d’ un anonimo scultore francese del XIII secolo.

RINALDO ED ARMIDA A PALAZZO SPINOLA

rinaldo e armida

Armida, maga musulmana, ha in odio i crociati; essendo una donna bellissima, riesce ad incantare l’ eroe cristiano Rinaldo e lo fa addormentare pensando di ucciderlo nel sonno, ma guardando il bel giovane indifeso tra le sue braccia, se ne innamora e dopo averlo imprigionato con catene floreali, lo prende con se sul suo carro volante… così racconta Torquato Tasso nella sua ” Gerusalemme liberata ” . L’ episodio è ben rappresentato da questo dipinto raffigurante Rinaldo e Armida di Domenico Fiasella detto il Sarzana dal suo luogo d’ origine ( 1589 – 1669 ) conservato nel museo di Palazzo Spinola in piazza Pellicceria a Genova.

UN COLOMBO DIMENTICATO

colombo

Nella facciata d’ un palazzo di via Gramsci vi sono due grandi nicchie, in una di queste una statua di Cristoforo Colombo realizzata dallo scultore Giambattista Cevasco nel 1850, sotto un epigrafe in cui é scritto: ” DISSI, VOLLI, IL CREAI, ECCO UN SECONDO SORGER NUOVO DALL’ ONDE IGNOTO MONDO “

IL PONTE DI CARIGNANO

ponte di carignano bis

Il ponte di Carignano che collega i colli di Sarzano e di Carignano scavalcando la valletta del rio Torbido, fu costruito tra il 1718 ed il 1724. Fu voluto dalla potente famiglia Sauli che ne finanziò la costruzione come via d’ accesso alla loro basilica. L’ opera fu commissionata all’ architetto francese Gerard De Langlade. Anticamente, le sue quattro alte arcate scavalcavano via Madre di Dio che, dopo i danni subiti nell’ ultimo conflitto mondiale, fu completamente demolita per far posto ad un moderno centro direzionale ed a dei giardini che i genovesi chiamano di plastica in senso dispregiativo.

PALAZZO LOMELLINO

palazzo lomellino

Uno dei palazzi della via Garibaldi di Genova già via Nuova, originariamente appartenuto a Nicolosio Lomellini, nel corso d’ un restauro fatto pochi anni or sono ha destato molto interesse da parte degli storici dell’ arte, perché togliendo gli strati d’ intonaco della volta dei saloni del piano nobile, ha rivelato la presenza di affreschi eseguiti dal pittore secentesco Bernardo Strozzi detto il capuccino ( ordine al quale apparteneva per bisogno e non per vocazione ). I dipinti, ispirati agli abitanti delle nuove terre scoperte da Colombo, non erano piaciuti al Lomellini che s’ era rifiutato di pagare il pittore e li aveva fatti coprire con uno spesso strato d’ intonaco, per questo se n’ era persa la memoria.

UN CAPOLAVORO DI FILIPPO PARODI

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Nella centralissima piazza Corvetto, defilata rispetto alle palazzate ottocentesche che fanno da cornice al monumento di ré Vittorio Emanuele II, c’ è una chiesetta che, a mio avviso ben rappresenta la genovesità, l’ edificio di culto dedicato a Santa Marta all’ esterno é povero e semplice con la sua architettura essenziale, mentre all’ interno è un tripudio di stucchi dorati e di capolavori tanto da farne uno dei luoghi più emblematici del Rococò Genovese. Nella foto, sopra l’ altar maggiore la scultura in marmo bianco di Carrara rappresentante Santa Marta in gloria eseguito da Filippo Parodi nel 1665

IL MISTERO DEL SACRO VOLTO ( U SANTU MANDILLU )

mandylion di Genova

Ai tempi in cui visse Gesù, Abgaro , re di Edessa, si ammalò di lebbra, tutte le cure dei suoi medici furono vane, quando gli giunse notizia dei miracoli compiuti da Gesù, mandò a lui un’ ambasceria, per supplicarlo di andarlo a guarire. Gesù fu avvicinato dal capo della delegazione che era un pittore di nome Anania, al quale Gesù rispose che gli era impossibile lasciare la sua terra, ma che il re sarebbe guarito lo stesso se avesse avuto fede in lui. Il pittore allora cercò di fissare su una tela le fattezze del Nazareno, ma inutilmente, allora Gesù prese la tela dopo essersi bagnato il viso e vi impresse le fattezze del suo volto appoggiandosela al viso. Quando Anania tornò dal suo re e gli mostrò il sacro volto, questi prodigiosamente guarì.
Questa leggenda fiorì nel primo secolo, la chiesa non sanzionò mai la tradizione come verità degna di fede, ma preparati specialisti hanno datato il manufatto alla scuola alessandrina,
e quindi ai primi secoli dell’ era cristiana, come abbia fatto a conservarsi nei periodi in cui gli islamici iconoclasti tutto distruggevano é un mistero, per lungo tempo l’ immagine rimase murata e quasi dimenticata sino al 944 dopo Cristo quando venne portata a Costantinopoli e le fu fatta una preziosa custodia d’ oro che ancora oggi conserva. A Costantinopoli rimase sino al 1372 quando l’ imperatore Giovanni V Paleologo la donò al genovese Leonardo Montaldo che lo aveva difeso strenuamente contro la minaccia turca. Il Montaldo lo portò a Genova, ed alla sua morte lo lasciò in eredità ai monaci basiliani. Oggi viene conservato nel caveau d’ una banca, ma una settimana all’ anno viene esposto nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni in Corso Solferino.
Singolare é la somiglianza di questa effige di Gesù con quella dell’ uomo della Sindone.

UN GIGANTESCO CROCIFISSO

maestro di s. maria di castello

A Genova, nella chiesa della Consolazione in via XX Settembre, sospeso sopra l’ altar maggiore, c’ é un crocifisso su tavola di grandi proporzioni (m. 5 c. x m. 4 c. ) fu dipinto da un allievo di Pietro Lorenzetti non ancora identificato noto come il maestro di Santa Maria di Castello nel 1350.

IL PALAZZO BALBI DURAZZO

palazzo reale 1

Il palazzo Balbi della via omonima, la cui costruzione iniziò nel 1618, fu ristrutturato nelle forme attuali dai Durazzo che erano subentrati ai Balbi nel 1677, Carlo Fontana ticinese ne fu lo artefice. Il palazzo fu poi acquistato dai Savoia nel 1823 che lo adibirono a residenza ufficiale, da quel momento fu chiamato palazzo Reale.

LA TRIPPERIA DI VICO CASANA

TRIPPA VICO CASANA

L’ antica tripperia di vico Casana dal 1890 continua la sua attività nel centro storico di Genova dedicandosi all’ elemento povero della cucina tradizionale ligure. Quello delle botteghe storiche costituisce un patrimonio collettivo che non può né deve essere disperso perché fa parte dell’ identità di una collettività.

SCHIAFFINO UN GRANDE TRA GLI SCULTORI GENOVESI

schiaffino

La cappella di Sant’ Agostino é collocata in fondo alla navata destra della chiesa della Consolazione nella centralissima via XX Settembre di Genova. Qui vi é un gruppo scultoreo realizzato nel 1718 dallo scultore Bernardo Schiaffino che mostra la consegna della cintura a S. Agostino ed a Santa Monica, una sorta di Theatrum sacro che segna il culmine del periodo tardo barocco genovese.

LA MADONNA REGINA DEI GENOVESI

madonna regina

Nel 1637 La Serenissima Repubblica di Genova proclamava La Madonna Regina della città. L ‘ evento religioso ebbe anche un significato politico ben preciso: adottando la corona reale sopra lo stemma della città, veniva sottolineata l’ affermazione della totale indipendenza di Genova. La Statua della Madonna con il bambino Gesù, realizzata da Bernardo Carlone nel 1647, era posizionata sopra la porta della Lanterna, il famoso faro genovese, successivamente, con la demolizione della porta voluta dai Savoia, ebbe diverse collocazioni sino ad arrivare alla loggia interna di palazzo San Giorgio dove oggi si trova

IL POZZO DI GIANO

IL POZZO DI GIANO

…intorno nell’ aria del crepuscolo si intendono delle risa
serenamente, e dalle mura sorge una torricella rosa
tra l’ edera che cela una campana :
mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta
getta acqua, acqua ed acqua senza fretta….
( da ” Canti orfici ” di Dino Campana )

Così viene descritto dal Campana il pozzo collocato nel lato di levante della piazza Sarzano, Questo pozzo coperto da un chiosco colonnato a pianta esagonale attingeva l’ acqua da una grande cisterna, ancora esistente, alimentata dall’ acquedotto civico costruita nel 1583, Il busto di Giano bifronte, opera degli scultori lombardi Della Porta realizzato nel 1536 fu collocato sopra in un secondo tempo, prima abbelliva la fontana di piazza Marsala.

Una delle ipotesi sull’ origine  del nome di Genova dato alla città sarebbe quella che deriva dal dio Giano bifronte, un dio che guarda il futuro con una faccia e con l’ altra il passato.

LA GLORIA DI SAN BENEDETTO

gloria di san Benedetto

La chiesa di Santa Marta a Genova, nella centralissima Piazza Corvetto, é praticamente invisibile circondata come é da palazzate ottocentesche. La povertà della facciata non fa presagire al visitatore che all’ interno si possa ammirare una magnificenza profusa in oro zecchino, stucchi ed affreschi che le monache commissionarono ai decoratori ed ai pittori locali più noti nel tardo XVII secolo. All’ ingresso, sul soffitto che sostiene il matroneo, ecco la gloria di San Benedetto realizzata nel primo 700 da Paolo Gerolamo Piola il più dotato tra i figli del grande Domenico.

VALLE CHRISTI

VALLE CHRISTI

Nei pressi di Rapallo vi sono le rovine dell antica abbazia di Valle Christi, monastero fondato nel 1204, la costruzione realizzata in stile gotico francese e composta di una unica navata, appartenne prima alle monache cistercensi poi alle Clarisse di sant Agostino, il complesso fu sconsacrato nel 1535 da papa Paolo III ed usato per uso abitativo e agricolo, oggi vivacizza le notti rapallesi con spettacoli teatrali e musicali

LA LOGGIA DELL’ ANNUNCIAZIONE

S.Maria di Castello 5 loggia dell' Annunciazione 400

La Chiesa di Santa Maria di Castello, una delle più antiche di Genova, sorge proprio dove fu il primo insediamento romano nella città, il Castrum che dominava l’ insenatura dell’ antico porto. Nella chiesa esiste un ambiente che risale al XV secolo dove sembra che il tempo si sia fermato, viene chiamato loggia dell’ Annunciazione.

GENOVA NELLE SUE FRIGGITORIE

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Genova é anche, passeggiando sotto i portici di Sottoripa, fermarsi a mangiare un cartoccio di frittura nell’ Antica Friggitoria Carega che dal 1942 frigge in una cucina a carbone, come si usava una volta: panisette, pigneu ( pesciolini ), cuculli , frisceu ed il baccalà fritto, vere specialità genovesi.

IL RATTO DI ELENA DI PIERRE PUGET

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Pierre Puget ( Marsiglia 1620 – 1694 ) questo gruppo scultoreo in marmo bianco fu acquistato dal Comune di Genova  dagli eredi del marchese Oberto Gentile, in origine era collocato sulla terrazza del palazzo di Benedetto Spinola oggi sede del Banco di Chiavari in via Garibaldi. In questo ” ratto di Elena ” , databile al 1683 e conservato nel museo di Sant’ Agostino, é interessante notare la complessità della composizione relazionata con lo spazio circostante.

ODE A FUGASSA ( ODE ALLA FOCACCIA )

FOCACCIA

ODE A FUGASSA

Fugassa gustosa
Te da mae goa golusa
o primmo amou du mattin.
Ou so’ ti t’ accompagni vuentea
con un gottin gianco de vin,
no importa so vegne da Cona o da sant’ Olseise,
basta co segge comme ti genuin e zeneize.
Mi te digo ancon che te a mae pasciun
che senza de ti no posso sta’ e,
che ogni boccon che mando zu,
a le na benedission; e te mangio e te collo
e no te mollo. Fragrante da’o forno con a ciola o senza, ( devo dì in coscienza ) che te mando in to mae cheu, pe no di in ta pansa a bocconcin grasci
perché de pillucate no go pazienza!

( da ” Poesie de Zena ” di Ernesto Beraldo )

Traduzione per i foresti ( forestieri )

Focaccia gustosa sei della mia gola golosa
il primo amore del mattino.
Lo sò che tu ti accompagni volentieri con un bicchierino
di vino bianco, non importa se di Coronata o di Sant’ Olcese,
basta che sia come te genuino e genovese.
Ti voglio dire ancora che sei la mia passione,
che senza te non posso stare e
che ogni boccone che mando giù
é una benedizione; e ti mangio e ti inghiotto
e non ti lascerò mai. Fragrante dal forno con la cipolla o senza,
( devo dire in coscienza ) che ti mando nel mio cuore,
per non dire in pancia a grossi bocconi
perché di sbocconcellarti non ho pazienza!

IL PALAZZO DELLA MERIDIANA

palazzo della meridiana

l palazzo Gerolamo Grimaldi in piazza della Meridiana a Genova fu fatto costruire tra il 1536 ed il 1544, ma il prospetto sud che da verso via Cairoli fu realizzato da Giacomo Brusco nell’ ottavo decennio del XVIII secolo: La piazzetta prende il nome dalla grande meridiana dipinta sulla facciata.

LA TORRE DEGLI EMBRIACI

torre degli Embriaci (2)

Nel XII secolo Genova si presentava come una città turrita, infatti non meno di 66 torri svettavano sopra le case. Un editto del 1196 ordinò che tutte queste torri venissero accorciate in modo da non superare i 20 metri d’ altezza, ne restò solo una, nella zona di Castello. La torre degli Embriaci, ancora oggi, si eleva per 41 metri, fu realizzata nel XII secolo e fu risparmiata per rendere onore a Guglielmo Embriaco che coprì di gloria la città partecipando alla prima crociata con Goffredo di Buglione.

LA CHIESA DI SAN PIETRO IN BANCHI

san Pietro in banchi

Nel 1580 il Senato genovese decise di completare la chiesa di San Pietro in Banchi, per adempiere ad un voto legato alla fine della epidemia di peste che nel 1579 aveva decimato la popolazione. Per reperire i fondi necessari fu sopraelevata la chiesa ad una serie di magazzini e botteghe la cui vendita aiutò a finanziare l’ opera, botteghe che anche oggi possiamo vedere.

UNA GENOVA VISTA A VOLO D’ UCCELLO

pal.prefettura genova

Il palazzo Doria Spinola, oggi sede della Prefettura di Genova, ha al secondo piano dei dipinti a fresco che raffigurano delle vedute di città viste a volo di uccello, questi dipinti, realizzati nel tardo 500 da Aurelio e Felice Calvi, furono mediati dall’ Atlante Civitate orbis terrarum edito a Colonia nel 1576. Nella foto Genova così come doveva essere alla fine del XVI secolo,

UNA MADONNA DI BARNABA DA MODENA

Barnaba da Modena 1300 c.

A Genova,nella millenaria chiesa di San Donato, in fondo alla navata destra, vi è una Madonna del latte dipinta su tavola a fondo oro di Barnaba da Modena attivo a Genova all’ inizio del XIV secolo, La Vergine ha lo sguardo rivolto verso il riguardante e trasmette una serenità assoluta.

L’ ANTICA BARBERIA GIACALONE

barberia giacalone

Vicino alla Cattedrale di San Lorenzo di Genova, dopo aver percorso alcuni stretti caruggi ( vicoletti ) del centro storico, si arriva in via dei Caprettari, qui si trova L’ Antica Barberia Giacalone fondata nel 1882 che alla fine degli anni 20 del secolo scorso fu trasformata in un gioiello Art Decò, un posto in cui sembra veramente di tornare a vivere al tempo della Belle Epoque.

UN ORATORIO PER IL VIOLINISTA DEL DIAVOLO

oratorio di san Filippo dipinto di Simone Dubois

A Genova, sul sito dove sorgeva la casa di Santa Caterina da Genova in via Lomellini, i padri Filippini edificarono la loro casa ed un oratorio dedicato a San Filippo Neri nel 1662. Questo ambiente ebbe il suo massimo splendore nel 700, furono chiamati grandi artisti per la sua decorazione come Marcantonio Franceschini che decorò a fresco la volta nel 1714, l’ oratorio fu trasformato in uno scrigno prezioso, esempio di cosa sia stato il rococò a Genova nel XVIII secolo.
Qui si esibirono grandi artisti come il soprano Carlo Scalzi e Nicolò Paganini.

UN SANTO STEFANO INDIMENTICABILE

Giulio Romano

Quando Raffaello Sanzio morì,  Giulio Romano, il suo migliore allievo, ereditò la sua bottega, e proprio lui fu incaricato dal cardinale Gian Matteo Giberti di realizzare una grande pala lignea per l’ abbazia di Santo Stefano a Genova ; la pala di cm. 288 x cm. 403 databile al 1521 é considerata dalla critica uno dei più significativi capolavori dell’ artista.

LA COMMENDA DI PRE’

commenda di Prè

La Commenda di San Giovanni di Pré risale alla fine del XII secolo, il complesso edificio é composto da due chiese sovrapposte l’ una all’ altra e da un Ospitale che aveva la funzione di ricoverare i pellegrini diretti in Terra Santa ed in seguito fu usato come ricovero per gli indigenti della città e per i malati.

UNA PORTA SEGRETA PER LA CAPPELLA RAGUSEA

Nella chiesa di Santa Maria di Castello vi é una grande sacrestia rivestita da una boiserie in noce con pannelli intagliati a punta di diamante del XVII secolo, Una delle ante di questo grande mobile cela una porta segreta  da cui si accede all’ antica cappella di san Biagio, più conosciuta come cappella Ragusea, questo luogo di culto, era dedicato agli abitanti di Ragusa, l’ odierna città di Dubrovnik sulla costa dalmata, che a Genova avevano fondaci e magazzini. Proprio qui si trova un capolavoro di Ludovico Brea, la cosiddetta      ” pala d’ ognisanti ” dipinta nel 1513 per Teodorina Spinola.

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GENOVA E LA LUNA

LA LUNA

…Genova e la luna
dal mare soffia un vento di fortuna
credo tu sia la volta buona e ti chiedo solamente
di poterti regalare Genova e la luna.
L’ amore é il nostro colpo di fortuna
lo giocheremo di persona finché avremo dentro il cuore
finché Genova e la luna ci faran volare via….
( da ” Genova e la luna ” di Bruno Lauzi )

IL PALAZZO DELLE COMPERE DI SAN GIORGIO

palazzo san Giorgio (2)

La facciata risorgimentale di Palazzo San Giorgio rivolta verso il water front fu affrescata nel 1606 da Lazzaro Tavarone allievo di Luca Cambiaso. Inizialmente fu chiamato Palazzo del Mare, perché affacciato sulle banchine portuali, la costruzione più antica risale al XIII secolo. Dal 1407 fu sede del Banco di San Giorgio, una delle prime banche istituite in Europa e qui nacquero le prime assicurazioni marittime, fu anche adibito a prigione, proprio qui il veneziano Marco Polo, catturato alla battaglia della Curzola nel 1298, dettò le sue memorie di viaggio al suo compagno di prigionia Rustichello da Pisa.

UN ENEA ERRANTE

piazza Bandiera Enea ed il padre Anchise e il figlioletto Ascanio  in fuga da Troia Francesco Baratta 1726

La fontana con Enea che sorregge il padre Anchise tenendo per mano il figlioletto Ascanio fu realizzata nel 1726 da Francesco Baratta allievo del Bernini. La fuga da Troia per l’ eroe omerico deve esser sembrata una gita domenicale rispetto a quello che gli capitò a Genova, infatti la fontana monumentale originariamente fu collocata in piazza Soziglia, dopo un centinaio d’ anni venne trasportata in piazza Lavagna e dopo pochi decenni in piazza Fossatello, per arrivare infine all’ infelice attuale collocazione in piazza Bandiera, circondata da auto in sosta e motorini, insomma un vero e proprio ENEA ERRANTE!

UN CAPOLAVORO PER UNA BASILICA

gruppo scultoreo del portale della basilica di N.S.Assunta di Carignano

Sul portone principale della basilica di Carignano dedicata a Santa Maria Assunta, c’ è un gruppo scultoreo che, a nostro avviso, é il capolavoro di Claude David ( 1678 – 1721 ). Questo artista borgognone di nascita, firmò anche le due statue laterali di San Pietro e di San Paolo, oltre che uno splendido San Bartolomeo posto nell’ interno della basilica.

PAOLO CONTE PER GENOVA

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…..Macaia, scimmia di luce e di follia
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia
e intanto neil’ ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande.
Lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali….
( da “Genova per noi ” di Paolo Conte )

La ricostruzione d’ interni, con l’ armadio genovese in stile Luigi XIV della prima metà del XVIII secolo, si può vedere  a Genova nel museo di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria.

CREUZA DE MA ( MULATTIERA DI MARE )

CREUZA DE MA'

…E ‘ nt’ a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’ i scheuggi
Emigranti du rie cu’ i cioi ‘nt’i euggi
Finche’ u matin crescia’ da pueilu recheugge
Fre’ di ganeuffeni e de’ figge
Bacan d’a corda marsa d’aegua e de sa
Che ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de ma….

( da ” Creuza de ma ” di Fabrizio De Andre’ )

Traduzione per i foresti ( forestieri )

…E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
Emigranti della risata con i chiodi negli occhi
Finche’ il mattino crescera’ da poterlo raccogliere
Fratello dei garofani e delle ragazze
Padrone della corda marcia d’ acqua e di sale
Che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare…

GIUSTO DA RAVENSBURG

A Genova, Nella loggia del secondo chiostro di Santa Maria di Castello, Giusto Da Ravensburg dipinse a fresco un’ Annunciazione che occupa tutto il settore centrale della parete, concepita come uno sfondato che ricrea una camera luminosa spalancata su di un paesaggio retrostante. Il dipinto é firmato in un cartiglio Iustus de Alamania e datato 1451.

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IL PIATTO DI SAN GIOVANNI

piatto in calcedonio (2)

Nel tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova, c’ é un piatto detto di San Giovanni. Si tratta d’ un manufatto in calcedonio risalente all’ età imperiale romana decorato con la testa del precursore al centro realizzata in oro e smalti nel 1400 a Parigi per un principe della casa di Valois e donato ai genovesi dal papa Innocenzo VIII. Secondo la tradizione, sarebbe quello in cui Salomé mise la testa di Giovanni e la portò a sua madre Erodiade.

LA TORRE GRIMALDINA

torre grimaldina

La Torre Grimaldina annessa al palazzo Ducale, fino al XIV secolo fu chiamata la Torre del Popolo. Le sue origini sembra risalgano al XII secolo, quando Alberto Fieschi si fece costruire il suo palazzo poi ceduto al Comune e da quel momento La campana della Torre segnò i momenti più solenni o drammatici per la città. La Torre fu anche adibita a carcere, ci finì pure Nicolò Paganini con l’ accusa di seduzione e ratto di minore dalla quale poi fu assolto, vi morì il carbonaro Iacopo Ruffini suicida per non rivelare i nomi dei suoi compagni patrioti alla polizia sabauda.

NOTTI DI GENOVA

piazza acquaverde

….C’erano bocche per bere tutto
per poi sputare tutto al cielo,
erano notti alla deriva,
notti di Genova che regala
donne di madreperla
con la ruggine sulla voce
e ognuna porta in spalla la sua croce.
Tra le stelle a cielo aperto
mentre dentro ci passa il tempo
proprio adesso che ti respiro
adesso che mi sorprendi così
che se ti penso muoio un po’…
( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )

L’ ULTIMO VECCHIO PONTE

ponte carrega

IL ponte Carrega sul torrente Bisagno fu costruito nel 1788 dopo quattro anni di lavoro dagli abitanti di Montesignano, era chiamato ponte delle carrare, perché era l’ unico ponte della zona transitabile con carri che anticamente trasportavano la farina dei numerosi mulini presenti a Montesignano; da oltre 200 anni resiste alle terribili piene del Bisagno, che anche recentemente hanno funestato la città con lutti ed ingenti danni.

UN TEATRO PER IL BEL CANTO

teatro Carlo Felice 2

La dove sorgeva il convento di San Domenico, abbandonato da molti anni e poi demolito per la realizzazione della piazza De Ferrari, per volontà del ré del Piemonte e Sardegna Carlo Felice, al quale i vincitori di Napoleone dopo il congresso di Vienna avevano regalato Genova, fu costruito un teatro dell’ opera. Carlo Barabino lo realizzò in stile neoclassico e nel 1828 fu inaugurato alla presenza dei sovrani. Dopo gli ingenti danni subiti nei bombardamenti dell’ ultimo conflitto mondiale, negli anni 80 del secolo scorso gli interni furono ricostruiti e riprogettati dagli architetti Rossi, Gardella e Reinhart.

UNA MADONNA PREZIOSA

Madonna in argento cesellato e sbalzato XVIII sec.

Nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova é custodita questa statua di Madonna immacolata a grandezza naturale. La statua fu realizzata dallo scultore Francesco Maria Schiaffino nel XVIII secolo in argento cesellato e sbalzato su commissione del popolo genovese che la regalò al doge Gio Francesco Brignole Sale in riconoscimento del ruolo da lui svolto durante la rivolta popolare del 1746 che liberò Genova dall’ occupazione delle truppe austriache.

UNA FONTANA PER ABBEVERARE I CAVALLI

piazza colombo

Il fontanile di Piazza Colombo fu qui trasportato da Ponte Reale dove originariamente era collocato, aveva la funzione di rifornire d’ acqua i vascelli che attraccavano in porto. La fontana fu realizzata da G.B. Orsolino nel 1643 e nel 1646 fu abbellita con la statua d’ una fama alata che suona un nicchio marino dello scultore Jacopo Garvo, In Piazza Colombo fu trasferito nel 1861 ed aveva la funzione di abbeveratoio per i cavalli da tiro dei “besagnini ” che portavano al Mercato Orientale la frutta e gli ortaggi.

IL PALAZZO SPINOLA DEI MARMI IN PIAZZA FONTANE MAROSE

palazzo Spinola dei marmi

Il Palazzo Spinola detto dei marmi, fu fatto costruire da Giacomo Spinola tra il 1445 ed il 1459, ha una facciata a strisce bicrome e nicchie contenenti statue marmoree degli antenati illustri. E’ situato in Piazza Fontane Marose, questo nome deriva probabilmente dal fatto che nei tempi antichi dall’ attuale via Caffaro, scendevano acque tumultuose d’ acqua sorgiva che confuendo in un rio raggiungevano il mare attraverso la zona di Soziglia, Nel 1206 fu costruita una fontana, ora non più esistente, che conteneva la turbolenza delle acque simili ad un mare in burrasca.

IL GIOCO DEL LOTTO

banco lotto

Un’ antica insegna del banco del lotto in via del Campo. Forse non tutti sanno il il gioco del lotto, come si gioca oggi, ha origini genovesi, Tornando indietro nel tempo quando Genova era una Serenissima Repubblica, tra 120 nobili venivano estratti due volte l’ anno 5 nomi che subentravano ad altrettanti membri del Senato e del Consiglio dei Procuratori per i quali era scaduto il mandato elettorale. Tale sorteggio, seguito dal popolo con grande interesse, generò la nascita spontanea di scommesse sui nomi che sarebbero stati estratti; alcuni attribuiscono ad un certo nobile di nome Benedetto Gentile la regolamentazione del gioco, ma non ci sono prove storiche in supporto a questa affermazione.

OMAGGIO ALLA “CIMA”

CIMA

….Bell’oueggé strapunta de tuttu bun
prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun
cun dui aguggiuin dritu ‘n punta de pé
da sùrvia ‘n zu fitu ti ‘a punziggé
àia de lun-a végia de ciaeu de négia
ch’ ou cégu ou pèrde ‘a tèsta l’ ase ou senté
ondù de ma misciòu de pérsa légia
cos’ atru fa cos’ atru dàghe a ou cé.
Ce serén tèra scua
carne tenia nu fàte néigra
nu turna dua
e nt’ ou nùme de Maria
tutti diài da sta pugnatta
anène via….

( da ” A CI’MMA ) di Fabrizio De Andrè )

traduzione per i Foresti ( forestieri ) :
Bel guanciale materasso d’ ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
con due grossi aghi dritto in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
che il chierico perde la testa e l’ asino il sentiero
odore di mare mescolato a maggiorana leggera
cos’ altro fare cos’ altro dare al cielo.
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via……

MANFREDINO DA PISTOIA

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Durante un recente restauro nell’ abside della chiesa Di Nostra Signora del Carmine, rimuovendo i vecchi intonaci che li ricoprivano, sono stati rinvenuti affreschi trecenteschi di pregevole fattura, gli storici dell’ arte hanno individuato l’ autore in Manfredino da Pistoia e datato le pitture al 1292.

UN’ INASPETTATA METAMORFOSI

idemanonimo seconda metà del XVII sec.

Nel Museo dei beni culturali dei Frati cappuccini a Genova é esposta una statua raffigurante la Madonna con in braccio il bambino Gesù, opera d’ un anonimo artista genovese del XVII secolo; pur essendocene molte a Genova di queste immagini collocate nelle edicole dei vicoli del centro storico e nelle  chiese, questa si differenzia da tutte perché, a seconda da che lato si guarda, la Madonna si trasforma in Sant’ Antonio in una sorprendente ed inaspettata metamorfosi.

UNA CASCATA IN CENTRO CITTA’

villetta Di Negro la cascata

A Genova, là dove sorgeva il baluardo di Santa Caterina facente parte delle mura del 500, il marchese Gian Carlo Di Negro fece costruire una villa e realizzò un orto botanico nel primo decennio del XIX secolo. Nel 1857 il Comune acquistò l’ intera area che in parte fu adibita a zoo. Dopo i gravi danni subiti durante l’ ultimo conflitto mondiale, la villa venne ricostruita e ospita il museo d’ arte orientale Chiossone, mentre il parco non risuona più dei richiami degli uccelli esotici, ma l’ unico rumore é quello del vento che soffia tra i rami degli alberi e l’ acqua che cade dalle numerose piccole cascate.

PIAZZA DELL’ OLIVELLA

Da molti anni, senza bisogno di avvisi o di cartelli d’ ogni sorta, senza alcun fine recondito o pubblicitario, di solito di mercoledì, quando il tempo lo consente, nel quartiere del Carmine e più precisamente nella Piazza dell’ Olivella, che i più non conoscono, per incanto una folla eterogenea che in comune ha poco o niente se non l’ appartenenza a questo angolo del centro storico, allestisce con panche e tavolacci un desco collettivo a cui tutti possono partecipare, ognuno porta qualcosa, chi una torta, chi una frittata chi una bottiglia di buon vino che vengono condivisi tra tutti, anche con i frettolosi passanti che per caso si ritrovano lì, non é il cibo che sazia quella gente, ma il sentirsi per un istante parte necessaria e accolta, portandosi a casa l’ emozione d’ una vita vissuta con gli altri.piazza dell' olivella

LA CROCE PER IL DOGE

croce dei zaccaria

Nel tesoro custodito nella cattedrale di San Lorenzo a Genova, c’ é la Croce dei Zaccaria, uno splendido lavoro di oreficeria in lamina d’ argento e d’ oro cesellato in cui sono state incastonate gemme quali smeraldi, zaffiri e perle. E’ una croce che viene da lontano, nasce come un reliquario, perché nel suo interno conterrebbe un frammento della Vera Croce, fu donato nel IX secolo dal fratello dell’ imperatrice Teodolinda alla basilica di Efeso, poi fu trafugata dai Turchi e nel 1308 presa dalla famiglia genovese degli Zaccaria che avevano conquistato Focea, la croce faceva parte del bottino di guerra, in un secondo tempo gli Zaccaria donarono la croce alla Cattedrale. La Croce veniva esibita durante le cerimonie per l’ elezione del Doge.

LA CHIESA DEL CARMINE

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I frati carmelitani, in fuga dalla Terra Santa, giunsero a Genova e nel 1262  e fondarono la chiesa di Nostra Signora del Carmine, L’ interno del Tempio é a struttura gotica e mantiene intatta una delle poche absidi a pianta rettangolare, unica a Genova, tipica del gotico degli ordini mendicanti del XIII secolo.

UN TABERNACOLO DEL XV SECOLO

MSA maestro lombardo ambito dei solari

Nel Museo della scultura e dell’ arte medioevale di Sant’ Agostino in piazza Sarzano, c’ é questo trittico in marmo con ampie tracce di policromia, che rappresenta La Madonna della cintola ed i santi Ludovico da Tolosa, Francesco D’ Assisi, Giovanni Battista ed Antonino, opera d’ un maestro lombardo della seconda metà del XV secolo. I colori delle tuniche degli angeli bianco, verde e rosso simboleggiano rispettivamente le tre virtù teologali : fede, speranza e carità.

IL MUSEO DELL’ ACCADEMIA LIGUSTICA DI BELLE ARTI

c.a. tavella

A Genova, nella centralissima Piazza De Ferrari, c’ é l’ Accademia Ligustica di belle arti che nel suo museo ha ricreato un arredamento d’ una casa patrizia genovese del XVIII secolo, al centro comò Luigi XIV del terzo decennio del 700, ai lati due sedie barocchetto genovese della metà del 700 ed alle pareti due paesaggi di Carlo Antonio Tavella, uno dei più rinomati pittori genovesi di paesaggio della prima metà del 700.

SAN GIUSEPPE PROTETTORE DEI BANCALARI

Nella chiesa di San Donato, in una cappella laterale, c’ è una pala d’ altare del grande pittore Domenico Piola, uno dei più interessanti interpreti della pittura barocca a Genova. Il dipinto mostra come protagonisti assoluti della scena San Giuseppe con in braccio Gesù bambino, mentre la Madonna é defilata in secondo piano, cosa abbastanza singolare nei quadri sacri, il fatto é spiegabile perché il committente dell’ opera fu la corporazione dei Bancalari ( falegnami ) di cui San Giuseppe era ed é il protettore.

chiesa di santa Marta

PALAZZO DUCALE ? MEGLIO PALAZZO DOGALE

palazzo ducale

La facciata del palazzo ducale, residenza dei dogi di Genova,  da su piazza Matteotti, fu realizzata su progetto del ticinese Simone Cantoni nel 1778 dopo che un tremendo incendio lo aveva praticamente distrutto l’ anno precedente, la costruzione  costituisce uno dei primi esempi di stile neoclassico a Genova, originariamente questa facciata non era visibile dall’ esterno perchè la piazza era una corte chiusa  da un grande muro che la  cingeva, ora non piu’ esistente.

UNA MADONNA DI JOOS VAN CLEVE

M.S.P. Joos van Cleve

Nella quarta sala del piano nobile del palazzo dei marchesi Spinola in piazza Pellicceria e’ esposto un dipinto del grande pittore fiammingo Joos Van Cleve ( Anversa 1485 – 1541 ) che rappresenta una Madonna orante, questo maestro fu tra i principali artefici della scuola di Anversa. I forti interessi commerciali che legavano Genova alle Fiandre favorirono anche lo scambio delle diverse culture artistiche.

GENOVA ERA UNA CITTA’ TURRITA

torre dei Morchi

Nel XIII secolo Genova era una citta’ turrita, di torri se ne potevano contare ben 66, oggi ne rimangono integre molto poche, la maggior parte sono state demolite o inglobate nei palazzi attigui, la torre dei Morchio o Morchi ( nel medioevo i cognomi si declinavano quindi i membri della famiglia dei Morchio venivano chiamati i Morchi ) e’ una delle torri ancora esistenti, simile per struttura e materiali a quella degli Embriaci, Composta di grossi blocchi di pietra bugnata. La torre si trova in Piazza Caricamento.

IL CATINO DI SMERALDO

sacro catino

Nel tesoro della cattedrale di San Lorenzo viene conservato il cosiddetto catino di smeraldo, che si credeva fosse il Santo Graal o il piatto usato da Gesu’ nell’ ultima cena. La sua storia e’ realmente singolare, nel corso della prima crociata i genovesi comandati da Guglielmo Embriaco conquistarono la citta’ di Cesarea nel 1101, in un tempio di Erode il Grande fu rinvenuto il piatto che fu preso come bottino di guerra e ritenuto di smeraldo, quindi fu portato a Genova e li rimase sino a che Napoleone nel 1806 lo prese, lo porto’ in Francia e lo fece esaminare dagli esperti dell Accademie des sciences de l’ Institut de France che lo studiarono e stabilirono che il piatto esagonale era fatto di vetro verde e che era un manufatto bizantino o forse islamico databile al IX o X secolo,  per cui non proprio una ciofeca ma insomma…  A questo punto i francesi restituirono il piatto ai genovesi rotto in 9 pezzi di cui uno mancante, la storia sarebbe finita così, ma nel 1726 il piatto di smeraldo descritto da Gaetano di Santa Teresa lo dice alto otto once genovesi pari a cm.16 mentre quello esposto e’ alto solo 9, per questo alcuni pensano che il vero piatto sia stato sostituito da un altro per impedirne il furto, il sacro catino sarebbe ancora nascosto nella Cattedrale chissà dove.

LA VENDITRICE DI NOCCIOLINE

L.Orengo 1881

A son de vende raeste e canestrelli
All’ Aeguasanta, a-o Garbo, a San Ceprian,
Con vento e so, con aegua zu a tinelli
A-a mae vecciaia pe asseguaghe un pan
Tra i pochi sodi m’ ammuggiàva quelli
Pe tramandame a-o tempo ciu’ lontan
Mentre son viva e son vea Portolianna
Cattainin Campodonico ( a paisanna )

In questa mae memoia se ve piaxe
Voiatri che passae preghaeme pàxe.

Questa poesia di Gianbattista Vico e’ scritta sulla base della tomba che sorregge la statua di Caterina Campodonico nel cimitero monumentàle di Staglieno a Genova, realizzata nel 1881 dallo scultore Luigi Orengo

Traduzione per i foresti ( forestieri )

Vendendo nocciole e ciambelle ai santuari dell’ Acquasanta, del Garbo, a San Cipriano, col vento e sole con acqua a catinelle
Per assicurare un pane alla mia vecchiaia, tra i pochi soldi mi ammucchiavo quelli per tramandarmi nel tempo mentre son viva e vera Portoriana ( abitante del quartiere di Portoria )
Cateriana Campodonico ( la paesana )
Se questa mia memoria vi piace
Voi che passate pregatemi la pace.

I RISSEU DELLE SUORE PER UN GIARDINO REALE

giardino palazzo Reale

l giardino pensile di palazzo Reale e’ affacciato sulla famosa via Pre’, che negli anni 60 del secolo scorso era famosa con la sua piazzetta dove si potevano trovare sigarette di contrabbando e merci contraffatte, nonche’ donnine che offrivano le loro grazie per pochi soldi, il giardino, concepito come hortus conclusus, ha una pavimentazione a mosaico originale proveniente dalla demolizione del convento delle Turchine di Castelletto, realizzata con la tecnica del risseu ( veri e propri ricami in pietra composti con sassolini di mare bianchi e neri ).

LA CATTEDRALE DI SAN LORENZO

cattedrale di san Lorenzo

La cattedrale di Genova intitolata a San Lorenzo fu eretta alla fine del XI secolo sopra una preesistente basilica databile al V secolo d.C., fu eretta in stile romanico gotico, il suo sagrato fu per gran parte del medioevo uno dei pochi spazi pubblici nei quali il popolo poteva riunirsi e parlare dei fatti della citta’ e di politica. La grande costruzione era stata progettata con due torri in facciata, ma solo quella di destra fu terminata, dell’ altra fu realizzato solo il tronco piu’ basso che termina con una loggia del 1427. Anticamente le strisce bianche e nere erano considerate simbolo di nobilta’.

UN’ ARCA PREZIOSA PER LA PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI

arca del corpus domini

Il tesoro della cattedrale di Genova, custodito nei sotterranei della chiesa, dona ai visitatori la suggestione di ritornare al medio evo, le salette circolari e la sapiente concezione museologica con cui sono esposti i preziosi reperti, regalano un’ esperienza indimenticabile, nella foto, grande arca del Corpus Domini in argento sbalzato e cesellato opera capolavoro di argentieri genovesi della seconda meta’ del 1500.

UNA FEDE GIGANTESCA

la fede

Nel cimitero di Genova a Staglieno, vi é una statua colossale rappresentante la Fede opera dello scultore Santo Varni ( 1807 – 1885) che la realizzò nel settimo decennio del XIX secolo. La statua alta 9 metri, fu scolpita in tre blocchi presso le cave di Carrara e trasportata a Genova via mare, Posta su di un grande parallelepipedo, domina l’ intera area monumentale.

UNA PRIGIONE PER MARCO POLO VENEZIANO

palazzo san Giorgio

La parte piu’ antica di palazzo San Giorgio, detto anche palazzo del mare perche’ originariamente era vicino alle banchine del porto antico di Genova, risale alla meta’ del XIII secolo, fu realizzato su progetto di frate Oliverio per conto del capitano del popolo Guglielmo Boccanegra, la sua prima funzione fu quella di sede del governo della citta’ poi di prigione, qui Marco Polo veneziano, catturato dai genovesi dopo la battaglia della Curzola, detto’ a Rustichello da Pisa le sue avventure di viaggio in Asia, il celeberrimo libro ” Il Milione ” creduto per molto tempo un racconto frutto della sua fantasia.

UN AFFRESCO PER UN GRIMALDI

PSP lazzaro tavarone

Nel palazzo dei marchesi Spinola in piazza Pellicceria, c’ e’ al primo piano questo grande affresco realizzato da Lazzaro Tavarone ( 1556 – 1640 ) allievo di Luca Cambiaso che rappresenta la citta’ di Lisbona assediata dall ‘ esercito del duca di Alba nel 1580, guerra a cui partecipo’ Francesco Grimaldi al quale si deve la costruzione di questo splendido palazzo ora museo.

BAXAICO’

BASILICO

” Baxaico’ ch’o s’ alleva fra e palme e fra i limoin,
A-o vento de terasse, in sce-e prie di barcoin,
In te ‘na feuggia sola, comme in te ‘na banda,
O spampaggia o profummo de Zena e da rivea,
Che in Australia, in te Meriche, da un tono ben condio
O te parla da patria co-o so gusto savoio…

( Italo Maria Angeloni )

Traduzione per i foresti ( forestieri )
Basilico che si coltiva fra le palme e fra i limoni
Al vento delle terrazze, sui davanzali delle finestre,
Che in una foglia sola come in una bandiera
Propaga il profumo di Genova e della riviera
Che in Australia come nelle Americhe da un piatto ben condito
Ti parla della patria col suo gusto saporito….

Il basilico e’ fondamentale per preparare il celeberrimo Pesto alla genovese
Il condimento principe per la pasta in Liguria.

LE CENERI DEL PRECURSORE

arca di san Giovanni Battista Chiesa di san Lorenzo secolo XV

San Giovanni Battista e’ uno dei santi protettori della citta’ di Genova, lo divenne surclassando San Giorgio per importanza nel 1099
Quando, di ritorno dalla prima crociata, Guglielmo Embriaco detto Testa di maglio ( doveva proprio essere un tipo di buon carattere ) capo dei crociati genovesi,
Porto’ a Genova le ceneri del Precursore. La storia del ritrovamento della reliquia e’ un vero thriller….infatti tutti i partecipanti alla crociata capitanata da Goffredo di Buglione
Cercavano importanti reliquie da portare in patria, anche per giustificare una guerra di saccheggio e di eccidi spaventosi, e anche i genovesi si diedero da fare in tal senso, il giorno del ritrovamento in una chiesa greca nella citta’ di Myra in Asia Minore in realta’ cercavano le ceneri di san Nicola, ma erano gia’ state prese dai veneziani, continuando a scavare dietro l’ altare maggiore trovarono quelle di san Giovanni…ora tutti sanno che a san Giovanni fa tagliata la testa, il corpo decapitato fu conservato a Sebaste in Samaria per molti secoli sino a che l’ imperatore Giuliano detto l’ Apostata, cercando di ritornare alla poligamia, nel perseguitare i cristiani fece anche profanare il sepolcro di san Giovanni e bruciare le spoglie… A questo punto subentrò un pio frate che raccolse le ceneri e le porto’ a Myra verso il 360 d.C. e li’ rimasero sino a che i genovesi non le trovarono.
Nella cattedrale di Genova e piu’ precisamente nella navata sinistra, vi e’, circondata da statue marmoree di Matteo Cividali e del Sansovino l’ arca dove vennero conservate in primis le ceneri del santo.

LA CHIESA DI SAN MATTEO

san Matteo

La costruzione della chiesa di San Matteo a Genova inizio’ nel 1125, il suo sagrato e’ circondato dalle case dei membri della famiglia Doria dei quali,almeno formalmente, ancora oggi e’ la loro abbazia. L’ attuale costruzione esterna in stile gotico risale al XIII secolo, la facciata fu realizzata alternando marmo bianco di Carrara con pietra nera di Promontorio, la cui cava era sul promontorio del faro di Genova oggi non piu’ esistente. L’ osservatore attento notera’ che le liste di marmo bianco sono piene d’ iscrizioni che esaltano le gesta dei piu’ famosi componenti della famiglia Doria, come Andrea grande ammiraglio dell’ imperatore Carlo V o Lamba Doria vincitore della battaglia della Curzola contro i veneziani, e forse anche di Branca Doria, aborrito da Dante Alighieri che nella sua ” Commedia “, poi diventata “Divina”, lo sbatte nell’ inferno nel girone dei traditori degli ospiti e coglie l’ occasione di parlar bene dei genovesi come segue: ” …Ahi Genovesi, uomini diversi
D’ ogni costume e pien d’ ogne magagna
Perche’ non siete voi del mondo spersi? “

ARAZZI DEGNI D’ UN PRINCIPE

arazzo narrante le storie di Alessandro il grande sec. XV

Nel palazzo rinascimentale di Andrea Doria a Fassolo ( Genova ) detto ” Villa del Principe ” vi sono due arazzi con le storie di Alessandro Magno che da soli giustificano una visita a questa vera e propria reggia. I due arazzi furono donati al Doria dall’ imperatore Carlo V e narrano per immagini le imprese del grande re macedone, sono di enormi dimensioni e considerati dalla critica i piu’ importanti arazzi giunti sino a noi dal 400, furono realizzati infatti verso il 1460 a Tournai in Borgogna probabilmente per Filippo il buono che e’ rappresentato nelle due opere nelle vesti dell’ eroe greco, dovevano  far parte di un piu’ vasto ciclo andato perduto, sono tessuti in lana e seta con aggiunta di fili d’ oro e d’ argento.

BROCANTE A PALAZZO

Il Palazzo Ducale, gia’ sede del dogato della Serenissima Repubblica di Genova, oggi sede di importanti mostre, conferenze e museo, ospita ogni primo sabato e domenica d’ ogni mese escluso agosto e settembre un mercato di brocante nel suo cortile maggiore e nel minore progettato dal Vannone alla fine del XVI secolo.

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LA TOMBA DEI ROSSI

GBenetti 1878

Nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova nel settore D c’ e’ la tomba dei Rossi realizzata nel 1878 dallo scultore Giuseppe Benetti ( Genova 1825 – 1914 ), bellissima, a mio avviso, l’ invenzione dell’ artista che immagina l’ angelo custode costernato per non aver potuto far nulla per salvare dalla morte la donna che viene accompagnata nel sepolcro da una ragazza, non c’ e’ disperazione ne orrore per l’ ignoto in questa immagine, ma neppure speranza di resurrezione, solo accettazione d’ un fatto ineluttabile.

LA LOGGIA DEGLI EROI DI VILLA DORIA

loggia degli eroi

Nel palazzo del principe Doria a Fassolo (Genova) c’ é una loggia detta degli eroi con cinque arcate, che originariamente erano aperte sul giardino sottostante, sulle pareti sono dipinti a fresco 12 membri della famiglia Doria vestiti da antichi romani tranne uno, tutti hanno lo scudo con l’ aquila nera su campo oro e argento, emblema araldico della famiglia, le figure sono legate tra loro da una ritmica gestualità, l’ autore di questi dipinti fu Pietro Bonaccorsi detto Perin del Vaga allievo di Raffaello, che li realizzò nel terzo decennio del 500, gli stucchi che decorano i soffitti furono mediati dalla Domus Aurea Neroniana.

IL PARCO DELLA DUCHESSA

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Nell’ estremo ponente genovese a Voltri c’ é l’ antico palazzo dei Brignole Sale conosciuto da tutti come la villa della duchessa di Galliera. L’ antico palazzo secentesco é circondato da un parco all’ inglese progettato dal Tagliafichi ricco di ninfei, grotte, cascate, alberi secolari ed un branco di daini che vivono in una spianata erbosa in cima alla collina e sono la vera attrazione del luogo. La villa é attualmente in restauro, si possono visitare i giardini all’ italiana posti sotto il palazzo ed anche il parco, che pur essendo in stato di abbandono, é pur sempre fascinoso, con una accortezza… portatevi un satellitare o lasciatevi alle spalle un filo come Teseo fece nel Labirinto di Minosse, perché la vastità del luogo e la completa assenza di segnaletica possono provocarvi qualche problema.

LE MURA DI MALAPAGA

mura di malapaga bis

A Genova, dalla Porta Tenaglia, conosciuta da tutti come Porta Siberia, le possenti mura cinquecentesche poste a difesa della città proseguivano verso sud prendendo il nome di ” Mura di Malapaga “, furono chiamate così dalla vicina prigione costruita nel 1269 dove vennero rinchiusi i debitori insolventi. Per questi carcerati era stato pensato un suplizio molto speciale: i malcapitati venivano chiusi in una gabbia con le terga esposte, gabbia che veniva innalzata in alto e quindi fatta cadere sopra una piastra d’ ardesia, da qui il detto genovese: ” Mandà a da do cù in ciappa” che trasformato in italiano potrebbe tradursi con: “essere messo con il c… per terra “

LA CASA DI BARTOLOMEO INVREA

palazzo Bartolomeo Invrea via del Campo 10

Via del Campo a Genova, cantata da De André, ha lungo il suo percorso anche alcuni palazzi nobiliari che sono stati recentemente restaurati, uno di questi é quello di Bartolomeo Invrea con ingresso in via del Campo al n. 10, le numerose trasformazioni che subì il palazzo nel tempo non ne hanno mutato l’ impianto cinquecentesco simile a quello dei palazzi di Strada Nuova ora Via Garibaldi. Nella foto la facciata che da sul water front.

IL CASTELLO BELVEDERE

castello belvedere

La villa della Duchessa di Galliera a Voltri, nell’ estremo ponente genovese, ha un parco immenso progettato dal Tagliafichi nel XIX secolo concepito come un giardino all’ inglese, qui tra anfratti, grotte e cascatelle c’ é il Castello Belvedere di recente restaurato. In questo luogo,fuori dal traffico caotico della città, si sente solo il rumore dell’ acqua che scorre, il canto degli uccelli e lo stormire delle fronde mosse dal vento.

SAN SIRO ED IL BASILISCO

SAN SIRO ED IL BASILISCO

Nella valle del torrente Bisagno, alle porte di Genova, c’ é la chiesa dedicata a San Siro, primo vescovo della città, dove si può ammirare questo polittico opera d’ un anonimo artista lombardo, che in un primo tempo la critica aveva attribuito a Teramo Piaggio pittore zoagliese, Il dipinto datato 1516 raffigura nelle predelle la vita del santo ed al centro San Siro che con il pastorale schiaccia il ” Basilisco” una specie di mostro serpentiforme che rappresenta l’ eresia di Ario. In basso si possono leggere i nomi dei donatori :
Giovanni Morando e Pietro Burlando, cognomi frequenti in quei luoghi.

UN PITTORE FIORENTINO A GENOVA

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Sebastiano Galeotti, pittore fiorentino nato nell’ anno del signore 1676, fu incaricato di affrescare la chiesa di Santa Maria Maddalena di Genova, qui lasciò una tangibile prova della sua bravura artistica coadiuvato dal Costa che fu il suo quadraturista; nella foto l’ affresco della volta della navata centrale della chiesa rappresentante L’ Eterna Sapienza tra la Misericordia e la Giustizia ed il trionfo delle virtù sui vizi.

BORGO INCROCIATI

borgo incrociati

Anticamente il ponte medioevale di Sant’ Agata, di cui oggi restano solo due o tre campate, attraversando il torrente Bisagno collegava la zona di San Fruttuoso a Borgo Incrociati. Questo antico borgo é uno dei meglio conservati tra quelli fuori delle mura di Genova. Il nome ” Incrociati ” deriva dal termine con cui erano chiamati dai popolani i carmelitani ospitalieri crociferi presenti dal 1191 in un convento ospitale vicino al ponte ora non più esistente.
Il Borgo ha molte attività commerciali che si occupano di brocante e modernariato e vi sono antiche trattorie, era un borgo vivo e pittoresco dove gli appassionati di antiquariato potevano fare piccole e talvolta grandi scoperte, oggi, dopo la seconda devastante alluvione che fece tracimare il torrente portando morte e distruzione, c’ é un’ aria di vita sospesa mista ad un sentimento d’ attesa, d’ una salvezza molte volte implorata e sempre disattesa.

LORENZO DE FERRARI GRANDE FRESCANTE

Il pittore Lorenzo De Ferrari realizzò il suo capolavoro nella decorazione della galleria aurea di palazzo Tobia Pallavicino ora sede della Camera di Commercio di Genova. Nel quarto decennio del XVIII secolo questo artista dipinse una serie di pitture a fresco ispirate da l’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ arrivo della nave di Enea con i suoi compagni sopravvissuti alla distruzione di Troia sulle rive laziali, il nostro immagina il dio del fiume Tevere come un vecchio circondato da naiadi.

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UNA MADONNA IN LAGGIONI

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Pare che nel medio evo nella via Giulia ora via XX Settembre vi fossero fornaci per la produzione dei laggioni, una sorta di piastrelle maiolicate con le quali si potevano fare composizioni, come per esempio quella che si può ammirare nel museo d’ arte medioevale di Sant’ Agostino, raffigurante la Madonna con il bambino Gesù datata 1529, la gamma dei colori era limitata al blu cobalto, il giallo ed il verde ramina su fondo bianco.

SANT’ ANTONIO DI BOCCADASSE

sant' antonio da padova

Costruita come cappelletta per la gente di mare all’ inizio del XVII secolo, la chiesa di Boccadasse nel 1745 divenne sede della confraternita di Sant’ Antonio da Padova, All’ interno, appesi agli archi delle navate, sono numerosi modelli di vascelli ed ex voto degli abitanti di questo borgo che anche oggi, nell’ era della globalizzazione, riesce a restare incontaminato, oasi di tranquillità e speranza di un mondo migliore.

PE ZENA E PE SAN ZORZU

soprapporta del XIII secolo

Nel centro storico di Genova, in piazza san Matteo, c’ é il palazzo Quartara già Giorgio Doria, Sopra il portone d’ ingresso si può ammirare uno spendido soprapporta, un bassorillievo in marmo realizzato da Giovanni Gagini nel 1457 che raffigura San Giorgio che uccide il drago, i due guerrieri ai lati portano uno scudo dove originariamente era lo stemma araldico di famiglia che fu abraso in spregio ai nobili che lì abitavano alla fine del 700. San Giorgio fu il primo santo protettore della città di Genova, il grido di guerra dei soldati genovesi era : ” Pe Zena e pe San Zorzu “. ( per Genova e per san Giorgio )

A ZENA A FAINA’ A TO’ PANSA A FA CANTA’

vexima

Pare che l’ origine della Fainà ( farinata di ceci ) sia la seguente: dopo la battaglia della Meloria nel 1284, le galere genovesi, stracariche di bottino e di prigionieri pisani, furono colte da una tempesta che infuriò per diverso tempo, una di queste subì danni nei depositi della sentina ed i contenitori di farina di ceci si ruppero insieme ad orci pieni d’ olio d’ oliva, l’ olio si mischiò alla farina e all’ acqua di mare, quando i cambusieri videro il disastro, non si perdettero d’ animo e servirono quella pappetta come cibo, suscitando le proteste dei marinai e dei prigionieri, quasi tutti lasciarono la mistura nelle scodelle al sole dichiarandola immangiabile, ma il giorno dopo, presi dalla fame la riassaggiarono e si resero conto che con il calore del sole s’ era trasformata in una buona pietanza, la chiamarono in primis      ” oro di Pisa “. Oggi nel centro storico di Voltri, nell’ estremo ponente genovese, l’ antica trattoria Veximà, come del resto le altre friggitorie del centro, non usano più il sole ma il forno a legna ed il risultato é prelibato.

UN’ ANNUNCIAZIONE DEL GENTILESCHI A GENOVA

ORAZIO GENTILESCHI

Nell’ antica chiesa di San Siro, che fu la prima cattedrale di Genova, e più precisamente nella prima cappella della navata destra dedicata alla S.S. Annunziata, c’ é una pala che raffigura l’ Annunciazione. Questo dipinto, di cui esiste una replica nella Galleria Sabauda a Torino, fu probabilmente commissionato dalla famiglia Cebà Grimaldi che finanziò la costruzione della cappella.
L’ artista che la dipinse é Orazio Lomi detto Gentileschi che immaginò la scena come se si fosse svolta in una camera da letto d’ un nobile secentesco, La Madonna e l’ angelo Gabriele in primo piano vengono messi in risalto dalla luce che filtra dalla finestra a discapito degli sfondi, un chiaro omaggio a Caravaggio, mentre il letto a baldacchino disfatto dalle cui colonne scende una tenda blu é di chiara influenza fiamminga.

STORIA D’ UNA REGINA SFORTUNATA

margherita di brabante

Margherita di Brabante, moglie dell’ imperatore Enrico VII, accompagnando il marito, che era sceso in Italia con il suo esercito, morì prematuramente a Genova dove fu sepolta nella chiesa di San Francesco di Castelletto, aveva solo 35 anni. Enrico, in ricordo della sua amata, commissionò allo scultore Giovanni Pisano un monumento sepolcrale per ricordarla nel 1313.
Ma la sfortuna di Margherita si accanì contro di lei anche da morta, infatti nel 400 il convento venne distrutto dai francesi ed il monumento funebre andò disperso. Solo alcuni frammenti rimasero ed alcuni di questi si possono ammirare nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano, il più significativo é l’ anima di Margherita che sorretta da due diaconi s’ innalza verso il Paradiso.

LA TORRE GROPALLO

torre Gropallo

La Torre difensiva posta sulla passeggiata a mare di Nervi viene chiamata Gropallo perché fu acquistata dal marchese Gropallo nel 1846, probabilmente risale al XVI secolo, anticamente era conosciuta come Torre del Fieno perché quando le sentinelle di vedetta scorgevano l’ arrivo delle navi dei pirati barbareschi, bruciavano sulla sommità mucchi di paglia bagnata generando un fumo visibile a grande distanza, segnalando così il pericolo incombente ai genovesi.

VITA DA CANI

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Questa tela visibile al palazzo del Principe Doria a Fassolo, fu dipinta da Aurelio Lomi artista pisano attivo a Genova tra il 1597 ed il 1604, mostra il cane Roldano mentre viene strigliato con una spazzola d’ argento da un elegante paggio, Roldano fu regalato ad Andrea Doria dall’ imperatore Filippo II come segno di riconoscenza per la sua lealtà alla corona spagnola, quando il cane morì fu sepolto con grandi onori nella parte settentrionale del giardino ai piedi d’ una statua di Giove.

LA MADONNA DEL MONTE

Madonna del monte

Il Santuario della Madonna del Monte, sorto su di una collina di Genova alle spalle dell’ antica villa degli Imperiale, deve la sua costruzione ad un evento straordinario, secondo il mito, dopo un’ incursione saracena nella quale molti genovesi furono trucidati o ridotti in schiavitù, le donne giovani violentate e rapite e la città saccheggiata e messa a ferro e fuoco nell’ anno 954, i superstiti, pregando la Madonna di salvarli, avrebbero visto una luce ultraterrena sopra un monte che fu interpretata come promessa di salvezza. Dopo poco tempo il re Berengario restituì ai genovesi la libertà e la popolazione, grata consacrò il monte che aveva visto illuminarsi alla Madonna.

PANORAMA DA SANT’ ILARIO

panorama da s. ilario

La chiamavano Bocca di Rosa metteva l’ amore metteva l’ amore,
la chiamavano Bocca di Rosa metteva l’ amore sopra ogni cosa.
Appena scesa alla stazione del paesino di Sant’ Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava d’ un missionario…
( da ” Bocca di Rosa ” di F. De André )

Vista della costa di Genova dalla piazzetta della chiesa di Sant’ Ilario

PORTANTINE E NON CARROZZE

portantina

Nel XVIII secolo, nel centro storico di Genova, i nobili non potevano usare carrozze per spostarsi, perché, data la poca ampiezza dei vicoli, non avrebbero potuto essere usate, era invece d’ uso farsi portare in portantina da due o più servitori, quella nella foto é nell’ atrio di palazzo Spinola in piazza Pellicceria.

PORTA PILA

porta pila

Una delle porte che consentivano l’ accesso alla città di Genova dalle secentesche Mura Nuove fu Porta Pila, che originariamente era collocata vicino all’attuale via XX Settembre lungo via Fiume. La monumentale porta era dedicata alla Madonna regina di Genova e, come molti monumenti genovesi, subì nel tempo numerosi traslochi, ora é collocata sopra la stazione Brignole, ma esiste un progetto per darle una più consona destinazione.