BAROCCO SEGRETO A GENOVA

Il collezionismo è esistito sin dai tempi dell’impero romano, quando per decorare i giardini e le dimore patrizie si ponevano sculture e manufatti della Magna Grecia. Anche a Genova nei secoli XVII e XVIII, paradossalmente quando la città perse quasi tutte le sue colonie e come potenza marinara era in netta decadenza, una classe dirigente formata dalla vecchia nobiltà e dalla nuova, disponendo d’una enorme capacità finanziaria, volle farsi costruire splendidi palazzi così belli da indurre Rubens a descriverli o meglio celebrarli in un suo libro ed in questi palazzi, come scrigni preziosi, venivano esposti capolavori realizzati da tantissimi artisti italiani e d’oltralpe, attirati come da una calamita dal dio denaro che a Genova sembrava avesse posto la sua dimora. Il nuovo stile “Barocco ” nato proprio per stupire, estasiare ed emozionare con la sua teatralità, era quello che ci voleva per decorare e rendere indimenticabile al visitatore un’esperienza visiva. La mostra ” Barocco Segreto ” allestita nel meraviglioso palazzo detto della Meridiana che appartenne ai Grimaldi, ci mostra ceramiche, argenti e dipinti barocchi appartenenti a collezioni private e quindi per la prima volta accessibili a tutti, alcuni veri e propri ” Cabinet painting” come li chiamano in Inghilterra, destinati ad essere guardati e goduti solo dai fortunati proprietari.

Nella foto sopra : Un dipinto olio su tela del pittore genovese Paolo Gerolamo Piola ( 1666-1724 ) mostra Achille vestito da donna tra le figlie del re Licomede che viene smascherato da Ulisse quando preferisce brandire una spada piuttosto che rivolgere la sua attenzione ai tessuti preziosi ed ai gioielli destinati alle fanciulle.

VIVA IL CRISTO BIANCO

Le Casacce (*) genovesi organizzavano per la settimana santa diversi riti tra cui processioni solenni dove venivano portati trionfalmente fuori dalle pareti degli oratori i Cristi in legno scolpiti e dipinti in policromia. Uno tra i più famosi di questi é il Cristo “bianco” dell’ Oratorio di Sant’Antonio Abate alla Marina mostrato nella foto, questo Cristo morto in croce fu realizzato nel periodo che va dal 1710 al 1715 dallo scultore Anton Maria Maragliano ( Genova 1664 – 1739). La scultura alta cm. 162 ha un peso considerevole, anche se cava all’interno, questo accorgimento fu approntato dall’artista per alleggerirla, dato che i portatori di Cristi non si limitavano a trasportare queste grandi sculture senza l’uso delle mani e delle braccia in bilico con la punta inferiore della croce ficcata dentro un bossolo di cuoio assicurato alla vita da una cintura, ma anche perché, oltre a portarli, saltavano e compivano esercizi alcune volte spericolati tra il tripudio della folla che li incitava gridando in questo caso : ” Viva Il Bianco “.

(*) le “Casacce ” genovesi erano delle Confraternite d’origine molto antica che nacquero per scopi assistenziali e religiosi, composte da membri laici che si riunivano saltuariamente in un oratorio per adempiere a quanto previsto dai loro statuti.

“Gattafura”é la Torta Pasqualina

La torta Pasqualina è una torta salata tipica della Liguria, sostanzialmente era ed é il piatto forte realizzato per festeggiare la santa Pasqua , da qui il nome; attualmente, ma presumo anche prima, si preparava anche per festeggiare l’arrivo della primavera. La sua preparazione non é facilissima, gli ingredienti principali sono una pasta sfoglia ripiena di bietole, uova sgusciate, maggiorana e la “prescinseua” una cagliata fresca che è di difficile reperimento fuori dalla Liguria. La prima documentazione storica sulla Torta pasqualina risale al ‘500, un letterato ed umanista lombardo dal nome di Ortensio Lando da Milano nato nella prima metà del XVI secolo ne dissertò nel suo ” Catalogo degli inventari delle cose che si mangiano et bevono” dichiarando, per quel che lo riguardava, che a lui piaceva più che all’orso il miele. Le uova intere al suo interno sono da considerarsi simbolo di rinascita e le più ardite delle cuoche che si cimentavano nella preparazione della torta, cercavano di farla con ben 33 strati di pasta sfoglia in onore degli anni di Cristo. Una curiosità da mettere in evidenza è che le torte venivano siglate in modo da poterle riconoscere, dato che non tutti possedevano un forno nella loro abitazione, molti si recavano a cuocerle nel forno comunale e quindi era assolutamente necessario distinguerle per evitare appropriazioni indebite. Il Lando chiama la Torta Pasqualina Gattafura perché sembra che il suo gatto amasse saltargli sopra e sfondare la sfoglia con gran disperazione degli astanti. E per finire vi voglio ricordare quanto scrisse il poeta Martin Piaggio a proposito da Pasqualinn-a:

Beneita mille votte e benexia

E benedetta quella magnettinn-a

chi sa fa unn-a tortetta Pasqualinn-a

e ve-a presenta cada e brustolia.

Beneito sae quell’euggio chi l’ammia

e quell’odò ch’a manda da vixinn-a:

L’erbetta, o coccon fresco de pollinn-a

e quella prescinseua chi scappa via;

Beneita segge a meizoa co cannello,

O siaso e a faenn-a chi se lascia tià,

E l’euio chi ven zù comme un spiscioello,

Beneito segge o forno co fornà

O testo, o tondo a ciumma co cotello…

E quella bocca chi ne peu mangià.

Un ringraziamento alla Rosticceria “Gilberto ” di via Galeazzo Alessi di Genova Carignano per la gentile collaborazione.

ANDREA SANTO SUPPLENTE ALLA CHIESA DEL GESU’

Nella bella Piazza Matteotti, che secoli or sono fu la piazza d’armi del Palazzo Ducale, c’é la bellissima chiesa del S.S. Nome di Gesù e dei santi Ambrogio e Andrea, più conosciuta come chiesa del Gesù, stante che fu la Compagnia di Gesù fondata da sant’Ignazio da Loyola a ricostruirla alla fine del ‘500. ora vi racconto un fatto singolare, non tutti sanno che le due statue poste nei nicchioni ai lati del portone d’ingresso della chiesa non sono le originali, quelle che anticamente davano il benvenuto ai fedeli rappresentavano San Francesco Saverio e Sant’Ignazio, in un secondo tempo, un po’ perché il papa Clemente XIV ordinò lo scioglimento dell’Ordine nel 1773, un po’ perché ci furono i moti rivoluzionari della fine del ‘700 ed anche perché nel 1848 i Gesuiti dovettero andarsene stante che il regno di Piemonte e Sardegna aveva fagocitato tutti i beni appartenenti al clero, le statue in quell’anno furono sostituite da quelle di Sant’ Andrea e di Sant’ Ambrogio, realizzate dallo scultore Michele Ramognino ( Varazze 1821 – Genova1881) che da santi supplenti dopo 174 anni di onorato servizio possono pretendere a pieno diritto d’essere considerati Santi Titolari. Singolare è l’atteggiamento di Sant’Andrea che sporgendo dalla sua nicchia sembra dire: ” Pòscito-ese ma a Zena no ciéuve ciù ? “.: Traduzione per i foresti : (Accidenti ma a Genova non piove più ? ).

GENOVA BAROCCA

Lo stile barocco determinò nel XVII° secolo gli stessi sentimenti che alcuni secoli dopo crearono i movimenti artistici della pop art e dell’ espressionismo astratto di Jackson Pollock. Il distacco da schemi precostituiti ha da sempre generato sentimenti di avversione da parte dei fruitori delle opere, così accadde anche a geni assoluti come il Caravaggio al quale i committenti rifiutarono dipinti da lui creati, perché si staccavano in maniera prepotente da quello che era il comune sentire dell’epoca in cui visse. La bella mostra allestita nel palazzo Ducale di Genova ci racconta, attraverso immagini per lo più inedite, quello che accadde nella nostra città dal punto di vista artistico in questo periodo memorabile che, data l’enorme potenza finanziaria della classe oligarchica genovese, attirò a Genova grandi artisti come Rubens e Van Dick, dando inizio ad una stagione per la quale il ‘600 fu chiamato: ” El Siglo de los Genoveses”. La mostra propone opere di scultura e di pittura molto interessanti perché, il più delle volte, provenienti da inaccessibili collezioni private, uno o due per autore, quelle ritenute più emblematiche della sua poetica e del suo stile.

Nella foto: ” Le Danaidi ” dipinto olio su tela realizzato da Valerio Castello ( Genova 1624 – 1659 ) nel 1655 poco prima che la grande pestilenza che decimò la popolazione genovese nel sesto decennio del XVII° secolo lo uccidesse giovanissimo.

BAROCCO LA FORMA DELLA MERAVIGLIA

Il termine “Barocco” deriva dal francese “baroque” con il quale veniva indicata una perla mal formata, questo termine é mediato dalla parola portoghese “barroco” e dallo spagnolo “barrueco ” che sostanzialmente stanno ad indicare una forma fuori dall’ordinario, bizzarra, inconsulta e stravagante insomma uno stile che doveva esser considerato un insulto alla logica ed al buon gusto, pertanto possiamo affermare che, all’inizio del suo percorso, questa corrente artistica venne dai più respinta e derisa, ma a Roma tre artisti la fecero diventare così grande da influenzare la moda e lo stile di tutta Europa, tre uomini geniali il cui cognome iniziava con la lettera “B” Bernini, Borromini e Berrettini meglio conosciuto come Pietro da Cortona. Anche a Genova la stagione “Barocca” ebbe grandi interpreti nella scultura e nella pittura celebrati nella stupenda mostra nel palazzo Ducale di Genova : ” Barocco, l’essenza della meraviglia. ” che invito tutti i miei lettori a visitare, l’allestimento é stupendo e le luci che danno vita alle opere consentono la loro piena leggibilità.

Nella foto : Maria Vergine regina di Genova, realizzata dallo scultore tardo barocco genovese Francesco Maria Schiaffino ( Genova 1689 – 1765 ) collocata sull’altare della cappella Dogale anch’essa visitabile.

ADONE E VENERE A PALAZZO REALE

Nella meravigliosa galleria degli specchi del Palazzo Reale di Genova, si possono ammirare due delle più graziose statue scolpite da Filippo Parodi ( Genova 1630- 1702 ) prestigioso artista genovese discepolo del Bernini. Le due sculture si ispirano alle celeberrime “Metamorfosi ” di Ovidio e rappresentano una Venere la dea dell’amore e l’altra Adone, un bellissimo giovane del quale la dea s’innamorò perdutamente perché, mentre guardava il ragazzo passeggiare nel bosco, si graffiò inavvertitamente con una freccia di Cupido che, come è risaputo, le stava sempre vicino. Il dio Marte, l’amante ufficiale della dea che , per la verità, era sposata con il dio Vulcano, ma questi, abituato ai tradimenti di sua moglie, evidentemente non ci faceva più caso, la prese molto male, s’infuriò come una bestia e sapendo che Adone aveva un debole per la caccia, si trasformò in un feroce cinghiale ed alla prima occasione lo uccise. Venere disperata si rivolse a Giove il re degli dei, il quale mosso a pietà, stabilì che Adone potesse lasciare gli Inferi sei mesi all’anno per poter tornare dalla sua amata Venere, tutto ciò con gran dispetto di Marte e, aggiungo io, con grande gioia del marito Vulcano che, finalmente, poté anch’egli ridere di chi l’aveva cornificato da un’eternità. Attualmente le due statue, in marmo bianco di Carrara parzialmente dorate, sono state spostate insieme a quelle di Clizia e Giacinto. Il nuovo allestimento, ideato dall’architetto Giovanni Tironi, permetterà ai visitatori del museo di poterle ammirare a tutto tondo come prima non era possibile essendo le sculture addossate alla parete. Un grazie per questa felice iniziativa alla direttrice del Palazzo Alessandra Guerrini ed al direttore delle collezioni Luca Leoncini .