PALAZZO DUCALE UNA PRIGIONE DORATA

palazzo ducale 2 (2)

Il Palazzo Ducale di Genova, che dovrebbe chiamarsi più correttamente Dogale in quanto sede dei Dogi genovesi,  ebbe la sua origine nel periodo che va dal 1291 ed il 1308. Con la riforma politica attuata da Andrea Doria, i dogi da nomina “perpetua” diventarono biennali, tuttavia, dopo la loro elezione, aveva inizio la “reclusione” del Doge al quale era concesso di uscire dal palazzo solamente in cinque occasioni all’anno ed a date prefissate, per cerimonie ufficiali, e talvolta, ma in rare circostanze, per eventi eccezionali, sempre comunque sottoposti all’inflessibile cerimoniale, paradossalmente, anche in caso d’un parente gravemente ammalato, per poterlo visitare al Doge occorreva un decreto del Senato. Tutto quanto sopra aveva lo scopo di non distogliere la massima autorità della Serenissima Repubblica dalle cure del governo, in pratica però il Doge non appena eletto diventava un “prigioniero di stato”. Scaduto il mandato biennale l’ ex Doge doveva per tutto il resto della sua vita improntare la sua esistenza ad una sobria austerità, per cui la suprema carica di rettore dello Stato non da tutti era ambita specialmente alla fine del XVIII secolo quando Genova era in piena decadenza, anzi  molti eran disposti a fare carte false pur di non essere eletti.

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“TORRETTA” UN MARCHIO PRESTIGIOSO

torretta 1819

A Genova sin dal 1200  le leghe che venivano usate dagli argentieri per la fabbricazione di oggetti sacri e profani dovevano essere uguali il più possibile a quelle delle monete in circolazione. Tali monete, che potevano essere d’oro, argento o rame, coniate nel palazzo della Zecca, dovevano avere un peso ed un titolo ( rapporto tra metallo nobile e non ) prestabiliti, a questi lo stato dava un valore legale, conseguentemente anche le verghe d’oro e d’argento provenienti dalla Zecca di Genova avevano le stesse caratteristiche delle monete e su di esse veniva posto il marchio della città che garantiva la purezza del metallo nobile. Questo marchio a partire dal 1200 raffigurò un castello stilizzato composto di tre torri, delle quali la centrale più alta, questa marchiatura fu mediata da quella che compariva sul recto delle prime monete d’argento coniate dalla Zecca di Genova e rappresentava simbolicamente l’ antica forma Civitatis Januae già presente sul sigillo plumbeo del Comune, come emblema della città. Tradizionalmente l’ immagine sopra descritta viene associata al “Castrum” ossia alla prima roccaforte posta sul colle di Sarzano nel IX secolo a difesa del nucleo abitato, probabilmente, invece, si ricollega ad un uso alto medioevale di rappresentare la città come una forma chiusa con una grande porta e torri laterali. Il punzone con cui venivano marchiati i metalli era chiamato “Griffo” presumibilmente perché il Grifone, animale fantastico metà leone e metà aquila era ed è tuttora associato allo stemma della città di Genova, successivamente esso venne chiamato in modo improprio “Torretta” ,termine convenzionale ormai accettato e condiviso da tutti……( da Rovereto e il suo territorio di F. Burlando ed. De Ferrari )

Gli oggetti d’ argento punzonati “Torretta” sono tra i più ricercati sul mercato collezionistico ed antiquario, nella foto coppia di doppieri genovesi punzonati Torretta e datati 1819 di collezione privata genovese in vendita a euro 6.000,00 se interessati contattatemi  e- mail maurosilvio.burlando@gmail.com

 

IL COMPLESSO DI SANT’IGNAZIO

logge

Il complesso di Sant’ Ignazio, attuale sede dell’ Archivio di Stato, ha la sua origine da  una villa sub urbana genovese del XV secolo, ristrutturata dalla famiglia De Franceschi nel XVI secolo con Andrea Semino ( Genova 1526 – 1594 ) e la sua bottega incaricati di affrescare l’ intera magione con episodi di storia romana e con iconografie ispirate dalle ” Metamorfosi ” di Ovidio; nel 1659, acquistata dai gesuiti per farne la sede del loro noviziato, fu ampliata con la costruzione d’ una chiesa ( oggi sala per le conferenze )e da diversi muri perimetrali che chiusero la vista a mare, nel 1773 passò alle monache agostiniane sino ad arrivare al 1810 quando, con la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, fu adibita a caserma e tale rimase per molti anni; con i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ormai ridotto in rovina, fu abbandonato l’ intero complesso alle ortiche, sino ad arrivare al 1986 quando si iniziò il restauro degli edifici per poterli adibire alla conservazione del patrimonio cartaceo dell’ Archivio di Stato Genovese. Oggi è meta di tanti studiosi che indagano sulla storia della Serenissima Repubblica di Genova, le ” filze ”  cartacee (°),  conservate in locali privi di luce e di umidità, se messe una dietro l’ altra formerebbero una catena lunga 40 chilometri.

filze

(°) la conservazione dei documenti cartacei in filze risale al ‘400, consisteva nel prendere i fogli di carta straccia ripiegarli e forarli con un ago e corda legandoli insieme in modo da formare dei gruppi omogenei.

UNA “GIUSTIZIA” INGIUSTAMENTE DIMENTICATA

la giustizia del pisano

Molti anni or sono, nell’anno del Signore 1311,l’ imperatore Arrigo VII scese in Italia con l’ intento di pacificare le diverse fazioni pro o contro l’ imperatore che quotidianamente seminavano lutti e distruzioni, arrivato a Genova la sua amata moglie Margherita di Brabante  contrasse il morbo della peste e morì prematuramente all’età di 35 anni, il suo sposo addoloratissimo chiamò da Pisa Giovanni Pisano ( Pisa 1248 c. – Siena 1315 c.), uno dei più valenti scultori italiani del XIV secolo, chiedendogli di realizzare un monumento funebre per sua moglie Margherita, l’ artista lo realizzò in marmo bianco statuario ed il monumento fu posto nella chiesa genovese di San Francesco di Castelletto. Nel corso dei secoli la chiesa fu colpita da diversi eventi dannosi, ma fu la costruzione nel 1550 della splendida strada Nuova ( ora Via Garibaldi ) che gli diede il colpo di grazia nonché le soppressioni d’epoca napoleonica durante le quali il complesso venne o distrutto o inglobato in altri edifici. Ma che ne fu del monumento funebre della povera Margherita?  il complesso statuario venne smembrato temporibus illis e dopo molti anni si riuscì a recuperare la figura dell’ imperatrice sorretta da due angeli acefali in esposizione nel museo di Santo Agostino, la statua della Giustizia, facente parte del gruppo statuario, fu  invece rinvenuta nel giardino d’ una villa genovese nel 1960 ed  acquistata dallo stato italiano, la potete ammirare nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Piazza Pellicceria nel centro storico di Genova.

JACOPO DA VARAGINE UN SEPOLCRO SENZA PACE

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Jacopo da Varagine ( Varazze ) nato nel 1228 c. e morto a Genova nel 1292 all’età di 70 anni, fu frate domenicano ed arcivescovo di Genova dal 1292, famoso per aver cercato di pacificare i violenti conflitti cittadini tra la parte Guelfa e quella Ghibellina che erano degenerati a tal punto dall’incendiare la Cattedrale di Genova. Il nostro fu anche storico e autore di testi come la “Legenda Aurea” che per moltissimo tempo influenzarono la iconografia cristiana in Italia ed in Europa. Il suo sepolcro originariamente si trovava nel coro alla sinistra dell’ altar maggiore della chiesa di San Domenico, fu rimosso nel 1592 in ossequio dei dettami controriformistici, nel 1614 le sue ossa furono trasferite in sacrestia e nel 1616 sotto l’ altar maggiore, dopo di che, quando la chiesa di San Domenico fu distrutta per la costruzione del teatro dell’ opera Carlo Felice,  il sarcofago fu nuovamente spostato, oggi lo troviamo nel museo della scultura ligure di Sant’Agostino in Piazza Sarzano. La statua fu  realizzata da un anonimo scultore genovese del XIII secolo in marmo bianco apuano, l’ artista che la scolpì, più che esser fedele alla reale fisionomia del vescovo, si dimostrò più interessato a rendere i tratti del volto compatibili con la severa dignità della carica.

jacopo 3                                                                                  Particolare del volto della statua funeraria di Jacopo da Varagine

IL NEOCLASSICISMO DEL RUBATTO

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Carlo Rubatto ( 1810-1891 ) nacque a Genova dove  frequentò L’ Accademia Ligustica di Belle Arti, lì seguì i corsi di Ignazio Peschiera, quindi si recò a Firenze dove terminò i suoi studi, fu uno scultore legato allo stile neoclassico, nella sua maturità artistica fu influenzato dal “Romanticismo” che però non gli fece mai abbandonare l’ impronta classicista dei suoi primi lavori, così come è evidente nella tomba della famiglia Peirano nel cimitero monumentale di Staglieno ( Genova ) realizzata dal nostro  nel 1878 in cui in un contesto architettonico neoclassico si muovono i diversi personaggi improntati di una teatralità propria della corrente romantica.

A PALAZZO SPINOLA RITORNA L’AUTUNNO

autunno particolare                                    particolare dell’autunno di Francesco Da Ponte

A Palazzo Spinola di Piazza Pellicceria nel centro storico di Genova, c’ è il secondo appuntamento del ciclo dedicato alle quattro stagioni attribuite al pittore veneto del cinquecento Francesco Da Ponte detto ” Bassano” , questo insieme di dipinti costituisce il nucleo più antico del palazzo essendo appartenuti ai Grimaldi a cui si deve la costruzione di questo splendido edificio, l’ incontro, curato da Farida Simonetti, si concluderà nelle antiche cucine del palazzo, dove il titolare della ditta Profumo illustrerà la tecnica di preparazione di alcuni prodotti dolciari tipici dell’ autunno come canditi e marron glacées, la partecipazione all’incontro è inclusa nel biglietto d’ingresso al museo. Ricordate il giorno : giovedì 21 Settembre alle ore 17.