Agostino Tassi un artista carogna

carmine

Agostino Buonamico ( si fa tanto per dire… il perché lo preciso più avanti ) detto Tassi nacque a Perugia nel 1605, si trasferì giovanissimo a Roma dove fece il suo apprendistato nella bottega del pittore fiammingo Paul Bril, uno degli antesignani del dipinto di paesaggio incluso quello marittimo; a Roma conobbe il pittore Orazio Gentileschi, fecero amicizia e presto diventarono inseparabili compagni di bagordi e gran frequentatori di bordelli e d’ osterie. Il Tassi uomo di natura irruente e rissosa, oggi è soprattutto conosciuto per il fatto d’aver violentato la figlia del suo amico Orazio, la bella Artemisia al tempo diciassettenne, alla quale  doveva insegnare la tecnica della prospettiva ed invece tra una pennellata e l’ altra … fu al tempo celebrato contro di lui anche un processo, perché il buon Orazio, essendo venuto a conoscenza del fatto, lo denunciò e la cosa che più mi colpì di questo processo fu che invece di torturare lui per fargli confessare lo stupro, fu torturata lei perché ammettesse d’ essere stata consenziente, mah… cose che accadevano nel XVII secolo a Roma, oggi non più perché la tortura è un reato… ma torniamo al nostro Agostino, il quale dopo aver lavorato anche a Firenze dove si fece qualche annetto di galea per risse, arrivò finalmente a Genova dove si fermò per qualche tempo dimorando nel popolare quartiere del Carmine, nel ” Galata” il museo del mare c’è un interessante dipinto suo che mostra la costruzione d’ un galeone su un lido sabbioso circondato da un capriccio di paesaggio.

IMG_2451

Annunci

UN MONUMENTO FUNEBRE FUNESTO

sato varni 1864 bis

Nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova nel settore D al n. 08 troviamo un gruppo scultoreo realizzato da Santo Varni ( Genova 1807-1885) nel 1864. Il monumento dedicato alla memoria di Maria Bracelli, fu commissionato all’artista dai due figli della defunta Anton Maria e Francesco Spinola, ultimi eredi di questa antichissima famiglia genovese. Il monumento si ispira ai modelli della fine del XVI secolo, il sarcofago è sormontato dalla statua umanizzata della Fede con sotto scritto “Io sola son guida al Cielo”, affiancata in basso da due figure allegoriche che rappresentano una il Sonno eterno con la coroncina di semi di papavero ed il cerchio e l’altra la Speranza con la ancora e lo sguardo rivolto verso la Fede. Quest’ opera è ancora lontana dal “Realismo borghese” che fu un fenomeno artistico dominante nella scultura dell’ ultimo quarto del XIX secolo, realismo che avrebbe eliminato le figure allegoriche rappresentando il             ” Dolore” nella sua concretezza più umana. Questo monumento si pensa porti sfortuna perché durante il trasporto dallo studio del Varni a Staglieno sopra un carro, venne chiesto l’ aiuto d’ un passante, ma la statua scivolò e lo uccise sul colpo restando illesa.

ACQUASOLA UN POSTO DELLA MEMORIA

BLOG

In pieno centro di Genova vi è un parco pubblico che in passato ebbe molteplici usi, da leggendario bosco pagano a discarica di detriti, da cimitero per gli appestati  a luogo dove infliggere i supplizi e negli ultimi duecento anni luogo di passeggiate, feste e giochi per bambini ed adulti. Nel settecento e nell’ottocento qui veniva praticato l’ antico gioco del pallone, la palla doveva essere scagliata contro i bastioni delle antiche  mura poste a difesa della città  e poi recuperata dai giocatori di due squadre avversarie che, molto spesso, non molto sportivamente, facevano degenerare il gioco in risse e tumulti, ma stiamo parlando di due secoli or sono, oggi come oggi son cose che  non accadono più, all’ Acquasola naturalmente. Il gioco favoriva anche le scommesse e tra i più illustri scommettitori possiamo annoverare anche Ferdinando IV re delle due Sicilie.  Oggi, dopo anni di abbandono e di liti sull’ utilizzazione di quest’area, Acquasola è tornata ad essere il parco per antonomasia dei genovesi.

acquasola d. del pino - g. piaggio prima della ristrutturazione del barabino 1818 c. incisione

Acquasola in una stampa acquarellata dell’ inizio del XIX secolo

LA VILLA DEI FANTASMI

20180422_121329 (2)

A Marassi ( Genova), soffocata dallo stadio di calcio e dai palazzi costruiti nel primo dopo guerra in corso Alessandro de Stefanis, c’è una villa che i nobili Centurione si fecero edificare nella seconda metà del ‘500. La zona a quel tempo era prettamente agricola, gli insediamenti erano rari se si esclude alcune costruzioni rurali ed alcune residenze estive di famiglie aristocratiche genovesi che se le fecero costruire sulla sponda sinistra del torrente Bisagno ai piedi delle colline che lo circondavano. La villa, come detto, perse completamente il suo rapporto con il territorio circostante pur mantenendosi sostanzialmente integra nonostante i diversi passaggi di proprietà, anche la decorazione degli interni è emblematica di quel gruppo di frescanti e decoratori che troviamo in altre dimore patrizie di campagna: Bernardo Castello allievo del Cambiaso, Andrea Semino ed i fratelli Calvi decorarono pareti e soffitti della villa e proprio questi affreschi, a mio avviso, fecero nascere la credenza che la casa fosse infestata dai fantasmi. Nei primi anni 50 del secolo scorso la villa era da molti anni disabitata e con le finestre sfondate, una dimostrazione di coraggio da parte dei ragazzini era penetrare la sera negli antichi ambienti con una candela accesa e resistere almeno mezz’ora, non ricordo, a mia memoria, che qualcuno abbia resistito per più di 10 minuti.

Nella foto “Il ratto di Proserpina” dei fratelli Calvi

ROLLI DAYS

procaccini 1

A Genova ieri e oggi domenica 20 maggio si possono visitare i palazzi dei Rolli, tra i tanti capolavori che avrete l’ opportunità di vedere, visitate la chiesa della Santissima Annunziata del Vastato, li potrete ammirare il dipinto dell’ Ultima Cena realizzato nel 1618 dal pittore Giulio Cesare Procaccini ( Bologna 1574 – Milano 1625 ). E’ un’occasione unica per ammirare quest’ opera a livello del suolo stante che la sua collocazione abituale prima del restauro è nella contro facciata della chiesa a 16 metri d’ altezza. Per capire quest’opera splendida, emblematica del ‘600 lombardo, occorre fare alcune considerazioni, la prima che pittori come il Procaccini bolognese di nascita ma milanese d’adozione, il Cerano ( Giovanni Battista Crespi detto il ) ed il Morazzone ( Pier Francesco Mazzucchelli detto il ) ebbero una formazione dovuta a fattori fondamentali, uno fu la vita e le opere dei due cardinali Borromeo, san Carlo, uno dei principali protagonisti del programma figurativo del concilio di Trento e della contro riforma   e Federico arcivescovo  di Milano che nel 1620 istituirà L’ Accademia Ambrosiana per la formazione degli artisti, che aveva come linea guida quella di diffondere la fede attraverso le immagini sacre. Queste direttive incideranno in maniera sostanziale sul modo di fare pittura dei nostri e sulle scelte iconografiche dei dipinti.  Questo capolavoro dell’ Annunziata, chiaramente ispirato dal “Cenacolo” di Leonardo, ha un effetto scenografico che raggiunge fasi di grande intensità,  finalizzato ad una interpretazione della scena rappresentata  che  coinvolga emotivamente i fruitori del dipinto sul piano emozionale.

UN GIOIELLO PERDUTO NEI CARUGGI

parete absidale                    Nel centro storico di Genova, in via San Luca, venne costruita nel XII secolo  una chiesa gentilizia dedicata a questo santo evangelista, l’ abside di questo tempio perduto nei caruggi è contraddistinto da veri e propri capolavori: la parete absidale fu affrescata dal pittore Domenico Piola ( Genova 1630-1702 ) e rappresenta San Luca che predica il Vangelo alle folle mostrando il ritratto della Madonna, questo perché, secondo la tradizione, San Luca fu il primo che ritrasse il viso della Madre di Dio, l’altare maggiore fu realizzato da Daniello Solaro nel 1698 con marmo bianco di Carrara, marmo rosso di Verona e giallo di Siena ed infine la statua dell’ Immacolata, in marmo bianco scolpito, fu realizzata all’inizio del XVIII secolo da Filippo Parodi ( Genova 1630 – 1702 ) uno dei più grandi interpreti della statuaria barocca a Genova che qui, quasi giunto al termine della sua esistenza,  esprime  il meglio della sua poetica riuscendo a mediare la forza espressiva del Bernini, suo primo maestro, con la delicatezza del Puget che l’ aveva fortemente influenzato negli otto anni in cui l’ artista marsigliese lavorò a Genova.

UN CAPOLAVORO COSTATO 620 LIRE

san luca 6

La nobile Orietta Spinola all’inizio dell’ottavo decennio del XVII secolo commissionò al grande scultore Filippo Parodi ( Genova 1630 – 1702 ) un Cristo deposto su legno scolpito ed intagliato pagandolo 600 lire, inoltre incaricò il pittore Domenico Piola ( Genova 1628 – 1703), uno dei più grandi interpreti dello stile barocco a Genova, di dipingerlo per 20 lire. Il Parodi, allievo a Roma del Bernini e suggestionato negli anni 60 del ‘600 dalle opere del Puget che a Genova lasciò numerose testimonianze della sua poetica scultorea, in questo Cristo esprime il meglio della sua maturità artistica, la cromia originale del Piola è oggi parzialmente nascosta dalle pesanti ridipinture ottocentesche, ma anche così la figura del Gesù esprime tutta la drammaticità ed il dolore per la morte dell’uomo Dio. La scultura si trova oggi in una cappella della chiesa di san Luca, originariamente chiesa gentilizia della famiglia Spinola che vicino possedeva un grande palazzo oggi sede della Galleria Nazionale ed una torre di difesa  che fu mozzata in tempi antichi ed  inglobata in un edificio.