PRIARUGGIA

IMG_2676

Chiuso tra “Capo San Rocco” e il “Letto del pescecane”, a poca distanza dal monumento di Quarto che ricorda l’ impresa de “I Mille di Garibaldi” c’è un fazzoletto di spiaggia sassosa che prende il nome, come del resto tutto il quartiere alle sue spalle, da uno scoglio di pietra rossa. Priaruggia  nacque come scalo in quest’ansa di mare riparata che consentiva alle piccole imbarcazioni un approdo sicuro e divenne un borgo di pescatori,   i genovesi venivano qui a fare i bagni nelle acque cristalline della piccola insenatura dove sfocia il rio omonimo, le case anticamente erano state costruite praticamente sulla spiaggia, poi le distruzioni dovute ai bombardamenti dell’ ultimo conflitto mondiale le ridussero in macerie ed ora di quelle case non è rimasta memoria se non nelle cartoline dell’ inizio del secolo scorso. Nel 2008 una terribile tempesta spaccò lo scoglio che ha dato il nome a questo luogo lasciandoci tutti attoniti e un po’ più soli.

IMG_2673

barche della Società dei Pescatori Sportivi di Priaruggia

Annunci

UNA NOBILE ACCADEMIA

accademia ligustica

A Genova l’ Accademia Ligustica di Belle Arti fu fondata nel 1751 da Gio Francesco Doria insieme ad un gruppo di artisti e di aristocratici genovesi, il palazzo che la ospita in Piazza De Ferrari fu progettato da Carlo Barabino e sorge dove anticamente era il convento dei frati Domenicani sede della Santa Inquisizione, La chiesa ed il convento furono distrutti all’inizio del XIX secolo ed al loro posto fu costruito un Teatro ed il palazzo dell’Accademia, anche la piazza cambiò  nome da Piazza San Domenico a Piazza De Ferrari quasi a volerne cancellare la memoria. L’ Accademia è  ed è stata una scuola di formazione artistica con al suo interno un interessante museo che custodisce soprattutto opere di pittori liguri che hanno lasciato un’orma profonda nel panorama artistico italiano.

andrea ansaldo

Compianto di Cristo morto di Andrea Ansaldo (Genova Voltri 1584 – 1638 ) olio su tela

UNA GALLERIA TUTTA D’ORO

IMG_2626

A Genova nella Via Garibaldi già via Nuova, vi è il palazzo che Tobia Pallavicino si fece costruire  tra il 1558 ed il 1561, la proprietà passò nel XVIII secolo alla famiglia Carrega  committente di questa galleria che costituisce uno dei più emblematici ambienti del rococò genovese, quello che molti definiscono Barocchetto.    Lorenzo De Ferrari                 ( Genova 1680 – 1744 ) realizzò qui la sua opera più importante ed il suo capolavoro  terminandola nel 1744 poco prima della sua morte. Lorenzo, figlio del grande pittore Gregorio De Ferrari, fu allievo di suo padre e come il padre dipinse avendo ben presente la lezione del Correggio stemperata in qualche modo dall’ influsso del Maratta e dei Maratteschi che lui aveva avuto modo di conoscere nel 1734 in un suo breve soggiorno romano. La Galleria dorata, che realizzò con la probabile collaborazione del quadriturista ticinese Diego Carlone  artefice degli stucchi,  è interamente decorata a fresco con storie mediate dall’Eneide di Virgilio. Tipica del Barocchetto genovese è la perfetta armonia dell’ ambiente interno con gli arredi e gli altri elementi decorativi della Galleria comprese le specchiere, le poltrone ed i tavoli da muro. Di fronte agli affreschi di Lorenzo si resta attoniti, non pare possibile siano passati più di 274 anni da quando li realizzò, sono così vividi i loro colori che sembrano opere dipinte ad olio e non su intonaci pluricentenari.

I giorni 13 e 14 ottobre 2018 in occasione dei Rolli days sarà possibile visitare gratuitamente questo palazzo oggi sede della Camera di Commercio di Genova.

duello tra turno ed enea

Lorenzo De Ferrari ( Enea uccide Turno re dei Rutuli sotto le mura della città di Laurento)  particolare d’ un medaglione dipinto a fresco.

UNA CLIZIA DELIZIOSA

CLIZIA

Nello splendido palazzo Balbi -Durazzo di Genova, conosciuto come Palazzo Reale perché i Savoia lo avevano acquistato dopo l’ annessione di Genova al loro regno per avere una sede di grande rappresentanza, vi è un capolavoro del periodo rococò che noi a Genova chiamiamo barocchetto genovese: la “Galleria degli Specchi”, resa famosa perché usata come location in un recente film su Grace Kelly interpretato da Nicole Kidman. In questa splendida cornice vi sono quattro statue in marmo bianco di Carrara parzialmente dorate del grande scultore Filippo Parodi ( Genova 1630- 1702 ), una delle  opere ispirata alle “Metamorfosi ” di Ovidio rappresenta Clizia la ninfa ondina che innamorata di Febo dio del sole e non corrisposta, si consumò di dolore e dalla disperazione per non poter coronare il suo sogno d’amore, per giorni e giorni non fece che seguire con gli occhi il carro del sole sino a che non si trasformò in un fiore, il girasole appunto. Il Parodi scolpisce la ninfa con il viso rivolto verso il cielo, mentre piano piano si sta trasformando, la torsione del busto dona grazia e leggerezza alla figura che da pietra che è diventa sogno, un messaggio onirico  che ci prende l’ anima e che non ci consente di guardare altro che lei.

 

L’ORATORIO DELLA MORTE

L’ORATORIO DELLA MORTE

Nel centro storico di Genova vicino alla splendida piazza della Nunziata ed alla porta turrita che consentiva l’ accesso alla città medioevale da ponente, vi è un oratorio che la gente del popolo chiama di Santa Sabina, in realtà il suo nome vero derivò dal fatto che in questo oratorio si riuniva la Confraternita “Della Morte ed Orazione” . Federico Alizeri descrive nei suoi scritti perché diverse persone diedero origine a questa “Compagnia” che all’ inizio ebbe la missione di seppellire per carità i cadaveri degli schiavi, la data della sua fondazione può farsi risalire al 1587, anno in cui l’ arcivescovo Sauli ne approvò la costituzione. In breve tempo il numero degli iscritti crebbe  così che la Confraternita poté ampliare i suoi ” Pietosi Uffizi “, che non si limitarono più a dare degna sepoltura  agli schiavi ed ai poveri ma cercarono anche di soccorrerne le famiglie alleviandole dallo stato di miseria in cui versavano. L’ oratorio fu costruito nel quarto decennio del XVII secolo sopra un’ area comprata dal priore della chiesa di Santa Sabina oggi sconsacrata ed adibita a sede d’ una agenzia della banca CARIGE di Genova.

 

 

 

 

TORRI ANTI CORSARI

torre di levante

La Serenissima repubblica di Genova sino al XVI secolo non intraprese iniziative sistematiche per proteggere i paesi del genovesato con fortificazioni che potessero salvaguardare i suoi abitanti dalle incursioni dei corsari e dei saraceni, i quali molte volte si trovavano di fronte a villaggi più o meno indifesi i cui abitanti trovavano scampo solo fuggendo sulle colline dell’entroterra. Per quanto riguarda il Golfo del Tigullio solo Chiavari e Portofino risultavano avere delle postazioni fortificate degne di questo nome prima del’500, mentre Rapallo, Santa Margherita e Zoagli erano indifese e sovente preda del terribile pirata Toghud-Dragut che seminava il terrore ad ogni suo passaggio come nel 1549 quando il pirata, nativo della Turchia, mise a ferro e fuoco Rapallo, saccheggiando il borgo e riducendo in schiavitù centinaia di uomini e donne. Di fronte a tutto ciò, nei due anni successivi molti borghi si dotarono di fortificazioni, le cosiddette “Torri saracene” ed almeno due di queste furono edificate a Zoagli una a levante del borgo marinaro detta “Guardia dell’Arenella” ed una a ponente detta “Guardia di Scalo”. La torre mostrata nella foto è quella detta ” Torre Saracena ” di Levante, è una costruzione a semplice pianta quadrata eretta su un’alta base a scarpa, all’ interno due stanze sovrapposte con piccole finestrature,

Una dimora principesca pe’ o “Monarca”

PALAZZO TURSI BIS

Il Palazzo Tursi  oltre che museo è anche sede del comune di Genova. L’ imponente palazzo, sicuramente il più fastoso di quelli eretti nella seconda metà del XVI secolo in strada Nuova ( ora via Garibaldi ), fu realizzato da Domenico e da Giovanni Ponzello a partire dal 1565 per la committenza del nobile Nicolò Grimaldi detto ” il Monarca ” per il gran numero dei titoli nobiliari che poteva vantare e soprattutto per il fatto che, facendo il banchiere, era il più grosso finanziatore del re di Spagna Filippo II, ma si sa come sono alterne le fortune di questo mondo, Filippo II s’ era messo in testa di dichiarare guerra alla regina d’ Inghilterra Elisabetta I, distruggere la sua flotta ed invadere quel’ isola piena di eretici protestanti con la sua ” invincibile armada”, purtroppo per lui, per una serie di circostanze sfortunate,  fu invece la sua flotta ad essere distrutta e  Nicolò Grimaldi vide con orrore tramontare ogni possibilità di recuperare ” le palanche ” che aveva prestato al re Filippo, fu così che egli, con sommo dispiacere, fu costretto a vendere la sua dimora prestigiosa a Giovanni Andrea Doria che la comprò per suo figlio Carlo duca di Tursi  al quale si deve l’ attuale denominazione del palazzo. Il Palazzo Tursi fa parte dei palazzi de “I Rolli” ed è stato dichiarato patrimonio dell’ umanità dal’UNESCO. Nella foto in basso la torre dell’ orologio visibile dal loggiato superiore del cortile interno.

LA TORRE DELL'OROLOGIO