ROLLI DAYS E NON SOLO……

giovan battista paggi

IN OCCASIONE DELLE GIORNATE DEI “ROLLI”  ( 1 E 2 APRILE 2017 ) NELLE QUALI MOLTE DELLE DIMORE NOBILIARI GENOVESI PUBBLICHE E PRIVATE SARANNO APERTE ALLA POPOLAZIONE, SARA’ POSSIBILE ANCHE VISITARE LA PRESTIGIOSA COLLEZIONE D’ ARTE DELLA BANCA CARIGE, NELLA FOTO” VENERE ED AMORE ” DIPINTA DAL PITTORE GENOVESE GIOVAN BATTISTA PAGGI (GENOVA 1554 – 1627 ) NATO DA UNA NOBILE FAMIGLIA CHE NON DISDEGNAVA IL COMMERCIO, INTRAPRESE LA CARRIERA ARTISTICA CONTRO IL PARERE DI SUO PADRE, FU PERSEGUITO PER OMICIDIO, PER QUESTO FUGGI’ DA GENOVA E VISSE PER MOLTI ANNI A FIRENZE ALLA CORTE MEDICEA. ARTISTA COLTO ED AMICO DI UOMINI DI LETTERE, RITORNATO A GENOVA SI AFFERMO’ COME RAPPRESENTANTE D’ UNO STILE PITTORICO CARATTERIZZATO DALL’ UNIONE  DEL TRADIZIONALE  STILE DEL CAMBIASO   CON IL TARDO MANIERISMO TOSCANO.

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UNA PASSAGGIO PER ACCEDERE ALLA GENOVA SOTTERRANEA

ponte monumentale bis

A Genova, in corso Andrea Podestà, sopra il Ponte Monumentale che divide la centralissima  via XX Settembre, esiste un tombino dal quale si può accedere all’interno del ponte, da qui inizia un vero e proprio viaggio nella Genova sotterranea, non consigliabile a chi soffre di claustrofobia perché alcuni passaggi sono alti poco più d’ un metro ed occorre percorrerli a carponi, questa Genova segreta che pochi conoscono è  piena di cunicoli e grotte che conducono a chilometri di tunnel dei quali solo una piccola   parte é visitabile su prenotazione presso un gruppo che organizza visite guidate, per informazioni digitare info@crig.it

CARMELITANI V/S GESUITI BOTTE SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

collegio dei gesuiti ingresso

Nel primo quarto del XVIII secolo i Carmelitani vollero costruire una chiesa nella strada Balbi  proprio a ridosso del Collegio dei Gesuiti ( ora sede dell’ Università di Giurisprudenza) con gran dispetto di questi ultimi che cercarono in ogni modo di intralciare i lavori di costruzione, naturalmente a Genova nacquero due partiti: quello del popolo che parteggiava per i Carmelitani e quello dei nobili che teneva per i Gesuiti, la discordia ebbe tanta eco da ispirare anche un poemetto satirico del Buttari : “… le berrette, i Cappucci, i Preti, i Frati,/ le liti, le discordie e le contese,/l’ assalto, le percosse e l’ altre imprese,/che non s’ udiron mai nei tempi andati;/le Scuole chiuse e i Gesuiti armati/gli Scalzi del Carmelo alle difese,/le mura diroccate ai due del mese,/il concorso del Volgo e de’ Soldati,/il Grandinar de sassi in nuovi e rari/ordigni che in mezz’ora opraro tanto/con abbater le fabbriche e i ripari…”, purtroppo tra una sassaiola e l’ altra un converso dei Carmelitani fu colpito in pieno petto da un colpo d’ ariete e rischiò di morire, per cui la vertenza andò a processo, ed i giudici ritenendo risibili le ragioni dei Gesuiti ( la nuova costruzione avrebbe tolto loro l’ aria ) nel 1725 riconobbero il diritto dei Carmelitani ad innalzare la nuova chiesa. Nella foto il maestoso scalone d’ ingresso del collegio dei Gesuiti con a lato  due leoni giganteschi disegnati da Domenico Parodi e  realizzati all’inizio del XVIII secolo in marmo bianco di Carrara.

L’ AMICIZIA FAVORISCE IL GENIO

maragliano 2

Anton Maria Maragliano ( Genova 1664 –  1739 ) fu ed è uno tra i più apprezzati scultori su legno della ” Genova barocca”, l’ amicizia che lo legò al grande pittore Domenico Piola, che aveva casa e bottega a Genova in Salita San Leonardo, gli permise di crescere artisticamente, infatti il Nostro, utilizzando i disegni usciti da ” Casa Piola “, ebbe la possibilità di dare tridimensionalità  ai progetti pioleschi  pieni di grazia e di elementi scenografici che egli seppe magistralmente interpretare con le sue sculture in legno intagliato e scolpito dipinto in policromia.  Nella Foto viene mostrato un particolare della cassa processionale dedicata a Sant’ Antonio Abate  realizzata dal Maragliano nel 1703 ed acquistata nel 1874 dalla Confraternita di Sant’Antonio Abate e  San Paolo Eremita per l’ oratorio di Sant’Antonio di Mele ( Genova ).  La nascita di questa Casaccia ( Confraternita ) risale al 1536 quando il vicario dell’ arcivescovo di Genova Marco Cattaneo diede facoltà ai cittadini di mele di istituirla in onore di Sant’Antonio.

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Cassa processionale di Sant’Antonio Abate  ( particolare di un angelo )

 

 

Henry Thomas Peters an english man bancalaro

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Henry Thomas Peters nato a Windsor nel 1792 giunse a Genova all’età di 25 anni,  impiantò una fabbrica di mobili in via Balbi condotta con tecniche d’ avanguardia ed  in breve tempo divenne famosissimo e, pur essendo mazziniano, ebbe come clienti anche “Casa Savoia” che gli commissionò molti mobili, come per esempio il sediame mostrato nella foto che è a tutt’oggi collocato nella sala delle udienze di palazzo reale in via Balbi. Peters fu un personaggio veramente difficile da raccontare, né ben si comprende come abbia raggiunto in breve tempo fama e fortuna, dato l’ atteggiamento dei genovesi nei confronti dei “foresti ” ( forestieri ), comunque sta di fatto che il Nostro guadagnò somme spropositate che gli consentirono  di fare una vita da gran signore, sino a che, dissipatore per sua natura, non si ridusse in miseria, la sua azienda fallì e lui finì in prigione. Più che per il suo stile, che richiama quello francese ed inglese del primo quarto del XIX secolo, è ricordato, come sopraddetto, per l’ introduzione di tecniche industriali nell’ebanisteria genovese e per la raffinata qualità dei suoi mobili da molti imitati ma mai eguagliati.

STORIA D’ UN RAPIMENTO RAPITO

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Uno dei capolavori più significativi dell’ arte pittorica del periodo barocco a Genova è il celeberrimo ” Ratto di Proserpina ” di Valerio Castello ( Genova 1624 – 1659 )  conservato nel Palazzo Reale in via Balbi. Il dipinto acquistato dalle Regie Finanze nel 1821 per arredare una sala dell’ antico palazzo Balbi Durazzo comprato da casa Savoia per farne la loro sede di rappresentanza, fu requisito nel 1929 dall’allora ministero per l’ Educazione Nazionale e collocato a Roma in Palazzo Madama dove restò per quasi settant’anni. Il grande dipinto ( cm. 147 x cm. 217 ), grazie all’interessamento di Luca Leoncini allora conservatore di Palazzo Reale di Genova, fu restituito nel 1996  e ricollocato nella Sala delle Udienze dove il sovrano riceveva dignitari, ambasciatori e coloro ai quali era stata accordata udienza. L’ iconografia si rifà ad uno dei miti dell’ antichità classica: Proserpina figlia di Cerere  dea delle messi venne rapita da Plutone dio degli inferi che si era innamorato di lei dopo che  Proserpina  rifiutò inorridita le sue avances perché di sposare il dio del regno dei trapassati  non ne aveva nessuna voglia, né aveva voglia di passare tutta l’ eternità nel suo regno oscuro. Chi scrive riusci a reperire in una prestigiosa   mostra d’ antiquariato di Firenze un bozzetto dell’ opera sopra descritta.

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LA BASILICA DEI CONTI DI LAVAGNA

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Il borgo dove venne costruita la basilica dei Fieschi si trova a pochi chilometri dal centro  di Lavagna, è un sito particolare, consiglio di visitarlo in un giorno feriale, quando non c’è molta gente, per ritrovare lo spirito di tranquillità e di meditazione che ispira questo luogo. La basilica fu eretta nel XIII secolo da Sinibaldo Fieschi , eletto pontefice col nome di Innocenzo IV, presenta una facciata rivestita sulla sommità a fasce di marmo bianco e d’ ardesia estratta dalle vicine cave della val Fontanabuona dove i conti Fieschi avevano i loro possedimenti, al centro un rosone in stile gotico-romanico ed un portale caratterizzato da un’ architrave e da un affresco del XIV secolo. Il campanile è formato da una massiccia torre quadrangolare alleggerita da polifore, la basilica, da lontano, ci appare come una nave  arenata in un mare di viti e d’ olivi.

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