JACOPO DA VARAGINE E LA SUA “LEGENDA AUREA “

j da varagine

Jacopo da Varagine ( Varazze ) nacque tra il 1228 ed il 1229 e morì a Genova nel 1298, fu un personaggio importante non solo dal punto di vista religioso, fu arcivescovo di Genova dal 1292, ma anche politico, cercò di mettere pace tra le fazioni dei Ghibellini e dei Guelfi le cui lotte sconvolgevano il centro cittadino, sino a degenerare da parte Guelfa nell’ appiccare il fuoco al tetto della cattedrale di San Lorenzo a cui Jacopo dava una profonda valenza civica ed identitaria nella sua fusione simbolica con il Comune. Uomo di pace, storiografo, agiografo fu il vero creatore del mito delle origini di Genova con il suo scritto: ” Cronaca della Città di Genova dalle origini al 1297 ” oltre che della ” Legenda Aurea ” che ebbe diffusione europea e che influenzò per secoli L’ iconografia cristiana.

Il suo sepolcro era collocato nella chiesa di San Domenico, distrutta per volere del re di Piemonte e Sardegna Carlo Felice che in quell’ area fece edificare il teatro che porta il suo nome. Originariamente l’ arca dedicata a Jacopo era posta nel coro di sinistra rispetto all’ altar maggiore, probabilmente il sarcofago era inserito entro un’ edicola ma di questa non resta traccia, la statua funeraria in marmo bianco apuano databile alla fine del XIII secolo, fu fatta da un anonimo artista genovese e conservata nel museo d’ arte medioevale di Sant’ Agostino.  Oggi é visibile nella bella mostra allestita nella chiesa sconsacrata di S. Agostino ” Genova nel Medioevo. una capitale al tempo degli Embriaci “.

j da varagine particolare

Jacopo da Varagine ( Varazze ) particolare del sarcofago

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” Le Casacce” un pretesto per darsele di santa ragione

Cristo moro

Cristo Moro di Domenico Bissone

Quando vennero emanati i decreti sulle processioni nel 1530 a Genova di Casacce ve n’ erano 20 distribuite tra i vari quartieri della città; ma che cosa erano le Casacce? in pratica ad ogni Casaccia corrispondeva un’ Oratorio ed il nome pari derivi da questa sorta di accomunare i vari casati, infatti la Casaccia era di fatto un insieme di confraternite caratterizzate da una sede comune ch’ era appunto l’ Oratorio  e da uno stile processionale particolare che le caratterizzava dalle altre. A Genova le più trendy, oggi diremmo così, erano quelle di Sant’ Antonio abate della Marina con il loro  ” Cristo  Bianco ” scolpito da Anton Maria Maragliano e quella di San Giacomo delle Fucine con il loro ” Cristo Moro ” scolpito da Domenico Bissone. Le processioni persero pian piano il carattere di manifestazioni di devozione popolare per diventare vere e proprie ostentazioni di sfarzo e di bravura e forza da parte dei portatori dei Cristi che talvolta raggiungevano o superavano il quintale di peso. Questi eventi  generavano un vero e proprio ” Tifo ” tra gli spettatori divisi tra le diverse ” Casacce ” che, non di rado, degenerava in vere e proprie risse da strada, con conseguenti facce ammaccate e teste rotte.

cristo bianco

Cristo Bianco di Anton Maria Maragliano

 

UNA RISURREZIONE DI LUCA CAMBIASO

luca cambiaso rissurrezione

Questa grande pala olio su tavola fa parte d’ una coppia  di dipinti ( l’ altro è la “Trasfigurazione “) realizzati dal pittore Luca Cambiaso ( Moneglia 1527 – El Escorial 1585 ) visibili nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni di Genova. Pur restando un pittore di maniera, Luca matura a Genova una personalità originalissima risultato d’ una  applicazione intellettuale che lo porterà, specialmente nei suoi disegni, ad anticipare di qualche secolo l’ esperienza cubista, Sgarbi lo definisce . ” …oltre che un pittore modernissimo, un visionario del manierismo… “.

I SEPOLCRI DI GENOVA

sepolcro chiesa Gesù

Nel Medio Evo a Genova era già diffusa la tradizione dei cosiddetti “Sepolcri ” ( altari della deposizione ). L’ uso di addobbare un altare dopo la liturgia del giovedì santo si affermò sin  dalla seconda metà del XV secolo, voluto dalle confraternite dei disciplinati che erano dei movimenti di devozione popolare. Gli altari prescelti venivano e vengono addobbati con stoffe, fiori, candele e grano appena germogliato che rappresenta la rinascita. Così come il seme deve morire per dar vita alla spiga anche Cristo morì per per costruire un nuovo mondo fondato sull’ amore.

Nella foto il ” Sepolcro ” allestito nella chiesa del Gesù in Piazza Matteotti

UN CRISTO PER SANT’ ANTONIO

Maragliano

Nel 1769 Carlo Giuseppe Ratti nel suo ” Vite dé pittori, scultori ed architetti genovesi ”  scrisse: “….Bellissimo é quello ( il crocifisso ) che posseggono i confratelli dell’ oratorio pur dedicato a Sant’ Antonio in sulla strada Giulia ( attuale via XX Settembre). Antonio Maria Maragliano fece questo capolavoro intagliato e scolpito nel legno nel periodo che intercorre tra il 1710 ed il 1715, per la confraternita di Sant’ Antonio abate, una, se non la più antica, delle ” Casacce” liguri della quale si hanno notizie sin dal 1232. L’ oratorio di via Giulia fu demolito a seguito dell’ allargamento della strada che doveva diventare via XX Settembre, ed in seguito  i confratelli trovarono una nuova sede in quella ch’ era stata la chiesa gentilizia dei Fieschi da molti anni in disuso, l’ unico edificio dei Fieschi che non venne distrutto dai Doria per vendicare la congiura di Gianluigi Fieschi che voleva distruggere la casata dei Doria filo spagnoli per far entrare Genova nell’ orbita francese. Maragliano o Maraggiano, come lo chiama il Ratti, riesce ancora oggi a stupirci per la capacità di farci provare emozioni di fronte alle sue sculture realizzate con un verismo impressionante. La chiesa dove si trova questa splendida opera d’ arte e quella di Santa Maria in Via Lata a Carignano.

IL CENACOLO DI PALMIERI

giuseppe palmieri

Nella basilica di Santa Maria Assunta in Carignano ( Genova ) il alto, sopra i pilastri che fanno da cornice all’ altare maggiore, vi sono due dipinti di Giuseppe Palmieri ( 1677 -1740 ), uno di questi è l’ ultima cena di Cristo, il momento rappresentato è  quello in cui Gesù disse ai suoi discepoli : ” Uno di voi mi tradirà “. Il Palmieri ben rappresenta lo sgomento e lo stupore degli astanti che lo interrogano in merito a questa tremenda rivelazione, mentre un cagnolino spunta da sotto la tovaglia speranzoso che qualcuno si ricordi di lui. Palmieri non ebbe una vita facile, rimasto orfano in giovane età  non potendo la madre mantenerlo, si accompagnò ad un non identificato pittore toscano che lo portò con se in Sicilia, ritornato a Genova, l’ amicizia con Domenico Piola lo aiutò a trovare committenti disposti a farlo lavorare, il Ratti nel suo ” Vite dei Pittori genovesi ” afferma che se non fosse stato afflitto da un endemico bisogno di denaro sarebbe diventato uno splendido pittore, ma dovendo mantenere più di venti persone tra figli e nipoti, dovette necessariamente dipingere in fretta , trascurando il disegno per accelerare il momento di poter pretendere l’ agognata mercede e sfamare la sua numerosa famiglia.

STORIA D’ UN AMORE SFORTUNATO

luca cambiaso

Luca Cambiaso ( Moneglia 1527 –  El Escorial 1585 ) celeberrimo pittore,  tra i numerosi capolavori che a Genova dipinse vi è questa ” Pietà “, che si può ammirare nel terzo altare di sinistra della basilica di Santa Maria Assunta in Carignano;  pochi sanno che la Maddalena di quest’ opera d’ arte ha le fattezze di Argentina Schenone. Luca  rimasto vedovo,  s’ era innamorato perdutamente della sua bella cognata Argentina, ma a quel tempo, secondo il diritto canonico allora vigente, le nozze tra cognati erano vietate perché il rapporto era considerato incestuoso. Invano il povero Luca cercò di farsi fare dal pontefice Gregorio XIII un permesso per superare la legge, così andò a lavorare in Spagna per l’ imperatore Filippo II, sperando che questi intercedesse per la sua causa, ma invano,  egli non poté mai coronare il suo sogno d’ amore ed a Madrid, lontano dalla sua patria, secondo quanto ci è stato tramandato morì di crepacuore.