LINGUINE AL PESTO GENOVESE

Le linguine sono una pasta lunga simile alle “trenette” ma più larga e schiacciata di queste ultime. sono, come del resto le trenette più sottili ed aventi una sezione ellittica / ovoidale, ottime da condire con il pesto alla genovese. Il pesto, il cui ingrediente principe é la pianta del basilico, nacque in epoche remote, ma la sua ricetta fu scritta per la prima volta solo nel 1870 nel libro ” la Cucina Genovese ” di Giovanni Battista Ratto, quindi in epoca piuttosto recente. Peraltro esistono, nella tradizione popolare, numerose leggende che ci raccontano della nascita di questo condimento, una di queste ci narra d’un fraticello che si trovò a dover sfamare un numero imprecisato di pellegrini e non avendo a disposizione che pane, le erbe del suo orto, pinoli ed olio d’oliva, prese queste erbe, tra le quali il basilico, le mise in un mortaio e le mischiò insieme usando un pestello, da cui il toponimo del nome. Il pesto molto più probabilmente fu un’evoluzione del “garum” degli antichi romani e delle ” agliate medioevali ” salse composte di vari ingredienti atte a dare sapore ai cibi. Il basilico fu importato in Europa e più precisamente in Liguria ed in Provenza dall’ 0riente, il suo nome deriva da “ocimum balilicum ” il cui significato é profumo regale, anticamente gli venivano tributate oltre che virtù officinali, anche virtù magiche, per questo veniva raccolto e lavorato seguendo riti tramandati da famiglia a famiglia usando sempre e rigorosamente gli stessi utensili per la sua lavorazione : il mortaio in marmo ed il pestello in legno nei quali si dovevano porre gli ingredienti non pestandoli ma strusciandoli gli uni con gli altri. Tradizionalmente la pasta con il pesto alla genovese viene servita con patate e fagiolini bolliti.

GENOVA E’ CANZONE D’AUTORE

“TRE MADRI”

TITO NON SEI FIGLIO DI DIO/MA C’E’ CHI MUORE NEL DIRTI ADDIO./

DIMACO IGNORI CHI FU TUO PADRE, /MA PIU’ DI TE MUORE TUA MADRE/

CON TROPPE LACRIME PIANGI, MARIA/SOLO L’IMMAGINE D’UNA AGONIA/

SAI CHE ALLA VITA,NEL TERZO GIORNO,/IL FIGLIO TUO FARA’ RITORNO:/

LASCIA NOI PIANGERE/ UN PO’ PIU’ FORTE,/ CHI NON RISORGERA’ PIU’ DALLA MORTE./

PIANGO DI LUI CIO’ CHE MI HA TOLTO,/LE BRACCIA MAGRE, LA FRONTE , IL VOLTO/

OGNI SUA VITA CHE VIVE ANCORA,/CHE VEDO SPEGNERSI ORA PER ORA./

FIGLIO NEL SANGUE, FIGLIO NEL CUORE,/ E CHE TI CHIAMA – NOSTRO SIGNORE,/

NELLA FATICA DEL TUO SORRISO/ CERCA UN RITAGLIO DEL PARADISO./

PER ME SEI FIGLIO, VITA MORENTE,/ TI PORTO’ CIECO QUESTO MIO VENTRE/

COME NEL GREMBO, E ADESSO IN CROCE/ TI CHIAMA AMORE QUESTA MIA VOCE./

NON FOSSI STATO FIGLIO DI DIO/T’AVREI ANCORA PER FIGLIO MIO./

da “La Buona Novella ” album musicale pubblicato da Fabrizio De André nel novembre 1970

Nella foto “Cartelami della Passione ” . I “Cartelami” erano sagome bidimensionali che venivano dipinte per mettere in scena i protagonisti della Settimana Santa con figure a grandezza naturale esposte durante la Quaresima, e poi riposte nelle Sacrestie e negli oratori, potevano essere di cartone ( da cui il nome ) di tela, latta o legno. La foto é stata da me scattata durante la visita della mostra ” Barocco Segreto ” organizzata a Genova nel palazzo Della Meridiana da Anna Orlando e Agnese Marengo.

Monticelli detto “Il Magnifico ” chi era costui?

Qualche secolo é trascorso da quando l’architetto Gregorio Petondi progettò la “Strada Nuovissima ” prolungamento della ” Strada Nuova ” ora Via Garibaldi. La Strada Nuovissima anch’ essa cambiò il nome, oggi si chiama via Cairoli, fu realizzata tra il 1778 ed il 1786, in quel periodo e più precisamente nell’anno del Signore 1782, proprio alla fine del secolo XVIII in cui la Serenissima Repubblica di Genova fu travolta dalla Rivoluzione Francese, o meglio da Napoleone, che mandò a carte e quarantotto l’indipendenza di Genova la quale diventò in pratica una colonia francese, il signor Agostino Monticelli ristrutturò la casa paterna ampliando gli spazi dell’edificio e ne fu così soddisfatto da porre nell’ atrio della sua magione una targa marmorea auto celebrativa in latino dedicandola addirittura a Dio Ottimo Massimo e magnificando il parziale rifacimento della sua bella casa. Anche oggi al numero civico 11 si può vedere nel suo atrio questa lapide marmorea con su scritta la seguente dicitura: ” A Dio Ottimo Massimo, chiusa la via superiore una volta chiamata dell’Oro per decreto del Senato e aperta più sotto la nuova Via, rafforzando l’ala destra e costruita la sinistra dalle fondamenta, prolungata la facciata, in quattro anni ingrandiva la casa paterna (il) magnifico Agostino Monticelli nell’anno 1782. Del “Magnifico ” ci resta, oltre che la sua bella casa, il piccolo ninfeo raffigurante un putto a cavallo d’un delfino, sic transit gloria mundi……

Il Protettore della Porta degli Archi

….A pochi passi ammirasi la grande e maestosa porta della città, detta di Santo Stefano dell’Arco, architettata d’ordine dorico in travertino da Taddeo Carlone (*), con sopra la statua in marmo del santo protomartire del medesimo autore. E’ qui il principio del colle di Carignano che, col mezzo appunto d’un ponte a tre archi elevatissimo sopra la porta anzidetta situato, col colle attiguo di Santo Stefano ammirevolmente congiungesi… Così descriveva la Porta degli Archi un anonimo viaggiatore del 1818. la Porta costruita nel 1536, faceva parte della sesta cinta muraria eretta nel XVI secolo, la Porta degli Archi detta anche di Santo Stefano era originariamente collocata dove ora sorge il maestoso Ponte Monumentale ed univa la via Giulia con la via della Consolazione ora sostituite dalla bella via XX Settembre, una volta bellissima con le sue boutique, i suoi teatri ed i suoi cinema, ben cinque, che oggi non ci sono più. La porta da dov’era venne smontata e ricostruita in cima a via Banderali nel 1896 e lì la vidi io per la prima volta scendendo da Carignano con destinazione gli stabilimenti balneari San Giuliano di Corso Italia, avevo circa 6 anni , mia madre mi teneva per mano perché aveva paura delle auto, per la verità a quel tempo non molto numerose, che percorrevano quella stretta via, restai a bocca aperta guardando quel varco maestoso sormontato da una statua d’un uomo che mi parve piccino, così incuriosito chiesi a mia madre se quello gnomo fosse il guardiano della Porta e lei sorridendo mi rispose che non si trattava d’uno gnomo ma d’un santo.

(*) Taddeo Carlone ( Rovio 1543 – Genova 1615 ) fu uno scultore ed architetto ticinese della scuola tardo manierista, la sua famiglia si trasferì a Genova nel 1573 ed ebbe grande notorietà nella nostra città dove restano importanti opere realizzate per grandi Committenti, di Taddeo cito per esempio la Fontana del Nettuno posta nel giardino all’italiana della villa del principe Andrea Doria.

IL SORRISO D’UN BAMBINO DI PIETRA

Ci sono dei giorni nella vita in cui cerchi di fare un bilancio del tuo vissuto ed i conti non ti tornano mai, pensi alle cose che potevano essere e non sono state , pensi alle occasioni perdute ed alle persone che hai amato e non sono più ed allora ti prende una malinconia che ti fa star male. La scorsa settimana m’é arrivato addosso uno di quei giorni, di solito, quando mi succede, vado in un posto della mia infanzia dove sono stato felice, quel giorno andai al Poggio della Giovine Italia, mio zio mi ci portava sempre da bambino in questo piccolo belvedere immerso nel verde di palmizi dal quale si vede un tratto di costa di Genova verso la Foce del torrente Bisagno. Il sito, che versava in condizioni pietose, m’era stato detto che sarebbe stato restaurato….arrivato lì sono rimasto basito….al centro dell’aiuola principale c’é un masso preso sul Monte Grappa a ricordo dei migliaia di giovani soldati italiani caduti nella prima guerra mondiale, il masso c’é ancora ma qualcuno ha rubato l’elmetto d’un soldato ignoto che era stato messo all’apice della pietra, tutte le aiuole erano infestate da erbacce e spazzatura di variegata natura, sui muri gli immancabili graffiti dei soliti idioti, alcune palme eran state decapitate delle loro chiome, perché suppongo malate e svettavano verso il cielo come colonne d’un tempio in rovina, in quella desolazione, io solo con le mie paturnie. Mi fermai lì qualche istante a guardare il mare e pensai che forse mi sarebbe bastato il sorriso d’un bambino per superare tutta quella bruttezza, dopo di che mi avviai verso la discesa che porta al piazzale di San Francesco, fu allora che lo vidi, era lì da chissà quanti anni ma non l’avevo mai notato, mi dava le spalle suonando un flauto, la statua d’un bambino di pietra corroso dal vento di mare e dalla salsedine mi diede un’incomprensibile sensazione di tranquillità e di serenità e forse anche il sorriso che andavo cercando.

OTTOCENTO SVELATO

Nella bella villa Saluzzo Serra di Nervi si può visitare un’interessante mostra sulla pittura e la scultura dell’800. Io che sono amante dell’ arte antica vi confesso che, nonostante sia appassionato di mostre e musei, non c’ero mai stato, in occasione di questa manifestazione l’ho visitata e l’ho trovata sorprendente per la sua bellezza e per lo splendido allestimento. Per quelli che non sono di Genova e la vogliono visitare, ma anche per i genovesi che come me non ci sono mai stati, vi do alcune indicazioni sul come arrivarci. Per onestà intellettuale vi dico che nei dintorni di parcheggi non ce ne sono, o meglio ce ne sono così pochi che é meglio non tenerne conto, si può lasciare l’auto nel parcheggio della stazione di Nervi e poi attraversare i parchi a piedi, che, tra l’altro, é un’occasione per respirare aria salubre sino ad arrivare alla Villa Saluzzo Serra, oppure prendete il taxi che vi porta proprio davanti all’ingresso della villa percorrendo la strada via Capolungo. Giunti alla villa, se avete problemi motori di qualsivoglia natura, subito sulla vostra destra entrando nel parco c’é una porta con il citofono, suonate e potrete entrare senza dover salire i cinque scalini dell’ingresso principale, bagni per disabili sono previsti al pian terreno e ci sono ascensori che vi possono portare sia al primo che al secondo piano. Andate a vederla non ve ne pentirete.

nella foto un dipinto singolare che mostra la madre ed i figli di Caino che prendono a bastonate il serpente, realizzato nel 1855 dal pittore Eugenio Agneni ( Sutri 1816- Frascati 1878 )

UA PERLA CELATA IN UN PARCO DA FAVOLA

Nell’estremo levante di Genova c’é Nervi con la sua stupenda passeggiata a mare e con i suoi bei parchi, in uno di questi, sin dal ‘500, esisteva una villa poi ampliata ed abbellita con logge e statue alla metà del XVIII secolo, la villa Saluzzo Serra. Questa Villa incastonata nel verde d’un parco suggestivo passò molte volte di proprietà, storicamente sappiamo che fu di proprietà d’un certo Agostino Romeo che la vendette nel 1611 a Bartolomeo Saluzzo per risanare le sue finanze disastrate, poi passò ai marchesi Morando, dopo di che fu acquistata dai Serra che furono probabilmente quelli che rimodernarono gli apparati decorativi interni e le sculture esterne poste sulle terrazze. Tra la seconda metà del XVIII secolo ed il primo ‘900 fu ristrutturato il giardino dandogli un suggestivo tono romantico. Nel 1919 la villa fu acquistata da Carlo Barabino che nel 1927 la rivendette al comune di Genova che l’acquisì insieme alla vicina villa Gropallo , unì i due parchi e li fece diventare di fruizione pubblica. Dal 1928 la Villa Saluzzo Serra fu destinata a sede del Museo d’ Arte Moderna, nel 2004 uno staff di professionisti fu incaricato di ristrutturare il complesso museale cercando d’armonizzare gli spazi della villa antica con le prestigiose collezioni ed il suo parco meraviglioso, e devo dire che hanno fatto un gran bel lavoro.

vista dalla terrazza della villa Saluzzo Serra