UN CRISTO ROMAGNOLO IN UN MUSEO GENOVESE

cristo sorretto angeli msa bis

A Genova, in Piazza Sarzano, dove nel medio evo venivano organizzati tornei tra cavalieri, vi é il Museo di Sant’ Agostino, nella parte dedicata alla pittura medioevale troviamo questo dipinto ad olio su tavola di pioppo risalente alla fine del XV secolo, le caratteristiche iconografiche e stilistiche hanno fatto attribuire questo Cristo morto sorretto dagli angeli all’ ambito di Bernardino e Francesco Zaganelli attivi in Emilia Romagna tra il XV e l’ inizio del XVI  secolo, questi due fratelli originari di Cotignola          ( Ravenna ), furono a capo d’ una fiorente bottega e la loro poetica, seppur legata alla cultura romagnola/ferrarese e veneta, risentì anche della cultura nordica, dovuta al fatto che la loro città ( Cotignola ) fu assoggettata agli Sforza e quindi ebbe numerosi contatti con Milano e Pesaro, centri nei quali la cultura fiamminga ebbe grande fortuna, anche in questo dipinto la scena rappresentata è tipicamente nordica.

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UN NINFEO DEDICATO AI CULTORI DEL VINO

bacco ebbro

In fondo al giardino pensile del palazzo di Nicolosio Lomellino in via Garibaldi a Genova vi è un bellissimo ninfeo il cui soggetto dionisiaco sarebbe stato ispirato da Domenico Parodi ( Genova 1670- 1742), secondo il Magnani, in un nicchione con stalattiti e vascone in pietra di Finale, è posto un grande gruppo in stucco che raffigura un grande Sileno che versa da un’anfora l’ acqua della fonte  ( il vino ) nella bocca d’ un Bacco ebbro; con questa coreografia lo spazio esterno si sposa con la tematica iconografica della sala con Bacco che incorona Arianna affrescata dallo stesso Parodi nell’ appartamento di via Garibaldi.

C’ERA UNA VOLTA LA BELLA ELENA

ninfeo

In via Garibaldi, già via Nuova, il primo palazzo sulla sinistra andando verso Piazza della Meridiana è sede del Banco di Chiavari, originariamente il palazzo apparteneva al marchese Benedetto Spinola che sulla terrazza fece costruire questo ninfeo monumentale formato da concrezioni e conchiglie poste come tessere d’ un mosaico che mostrano una città in fiamme, nel mezzo era posto un gruppo scultoreo realizzato da Pierre Puget (  Marsiglia 1620 – 1694) il grande scultore barocco francese,  gruppo che rappresentava il rapimento di Elena di Troia acquistato dal Comune di Genova nel 1964 ed oggi conservato nel museo della statuaria e dell’ arte medioevale di Sant’ Agostino in piazza Sarzano. l’ opera scolpita dopo il 1683, fu forse realizzata in collaborazione, ma ciò non toglie nulla alla splendida e complessa composizione, se mai qualche perplessità lo può dare lo sfondo che rappresenta una città in fiamme, ora noi sappiamo che Elena fu consenziente nel seguire Paride a Troia e quindi la città rappresentata non può essere Sparta, per cui l’ ipotesi più verosimile è che il gruppo statuario  non rappresenti il rapimento di Elena ma la riconquista della bella Elena da parte del marito Menelao dopo che gli achei avevano messo a ferro e fuoco la città di Priamo.

 

di  MSA ratto di elena

UNA SIBILLA A PALAZZO REALE

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A Genova, nel salotto della regina di Palazzo Reale, fa bella mostra di se questo dipinto del pittore emiliano Ercole de Gennari ( 1597-1658) rappresentante la ” Sibilla Cumana ” realizzato verso il 1650. Singolare la leggenda che narra la sorte di questa donna bella e sfortunata, Deifobe, così si chiamava, greca di nascita andò a Cuma città della Campania vicina ai Campi Flegrei ed arrivata al lago d’ Averno  vicino al comune di Pozzuoli prese residenza, si fa per dire, in una caverna conosciuta come l’ antro della Sibilla, dove esercitava la sua professione di oracolo ispirata dal dio Apollo, trascriveva i suoi vaticini in esametri su foglie di palma le quali, alla fine della predizione venivano portati via dai venti. Questa sacerdotessa di Apollo fu una delle più importanti figure profetiche dell’ antichità,  faceva i suoi vaticini in stato di trance ed era temuta e rispettata, aveva però un  handicap: era bellissima, così bella che Apollo si innamorò di lei e le chiese d’ avere un rapporto d’ amore, lei prese con una mano una manciata di granelli di sabbia e chiese al dio di farla vivere un anno per ogni granello, Apollo accondiscese alla sua richiesta, ma a questo punto la bella Deifobe ci ripensò e non ne volle sapere di concedersi al dio, allora  Apollo, che come sua sorella Diana era piuttosto vendicativo, la fece vivere ma non le diede il dono della giovinezza, così La nostra povera sibilla pluricentenaria incartapecorì sino a diventare tanto piccola da restare solo ” voce”.  La morale può essere scherza coi tuoi ma lascia stare gli dei.

L’ESALTAZIONE DELLA VENDETTA IN UN AFFRESCO CINQUECENTESCO

ulisse saetta i proci

Tra i palazzi dei “Rolli” dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, vi è quello di Gerolamo Grimaldi edificato tra il il 1536 ed il 1544, chiamato più tardi Palazzo della Meridiana. Il salone principale fu affrescato e decorato su commissione del figlio di Gerolamo Gio Battista Grimaldi che a partire dal 1565 incaricò Giovanni Battista Castello detto ” Il Bergamasco ” di realizzare la composizione degli spazi che furono poi concretamente realizzati  da Antonio da Lugano. Gli affreschi con le storie di Ulisse furono dipinti dal pittore Luca Cambiaso ( Moneglia 1527 – El Escorial 1585) che impresse ai personaggi che compongono la scena centrale dipinta sul soffitto un forte dinamismo realizzato sia con sapienti giochi prospettici,  con un attento studio della luce, nonché con un accurato esame dei rapporti tra le figure e lo spazio, riuscendo a dare corposità e profondità ad una superficie piana. L’ affresco centrale rappresenta Ulisse che con l’ aiuto della dea Minerva e di suo figlio Telemaco uccide con l’ arco, che solo lui sapeva tendere, i pretendenti alla mano di sua moglie Penelope e del suo trono, i cosiddetti Proci. Il Nostro realizzò le sue figure come fossero ritratti ad olio,  così come la natura morta rappresentata con estrema cura nonostante fosse destinata ad esser contemplata dai fruitori posti in basso  a molti metri di distanza.

ulisse che saetta i proci particolare

particolare del dipinto di Ulisse che saetta e Proci