L’ANGELO DELLA MORTE

P1060005 - Copia

Giulio Monteverde, nato in Piemonte a Bistagno nel 1837 da una famiglia di braccianti,   dopo la scuola elementare si trasferì a Genova dove iniziò la sua attività di scultore come intagliatore su legno,  in un secondo tempo seguì i corsi serali di Santo Varni all’Accademia Ligustica di Genova e poi un corso di perfezionamento all’ Accademia di San Luca di Roma, divenne uno degli esponenti più rappresentativi della scultura del cosiddetto Realismo Borghese  influenzato nella sua piena maturità artistica  dalla corrente simbolista ben evidente nell’ angelo realizzato nel 1882 che gli fu commissionato dal commerciante Francesco Oneto per adornare il sepolcro della sua famiglia nel cimitero monumentale di Staglieno. L’angelo era detto della Resurrezione perché nella mano destra si appoggia alla tromba del giudizio, più tardi ridenominato della Morte perché, per la verità, non ha un aspetto consolatorio, al di la del fatto che trasuda una evidente sessualità con la sua figura androgina avvolta in una tunica che mette in evidenza le curve del suo corpo sinuoso, il suo sguardo lo fa apparire distaccato e lontano di fronte alla morte di cui è silenzioso testimone, non c’è speranza di resurrezione nella sua postura ma solo la certezza che tutte le cose sono destinate a finire, uno splendido “memento mori” scolpito nel marmo che, al tempo in cui fu realizzato, ebbe un successo strepitoso, tanto che l’ autore dovette farne diverse repliche.

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