
Era da poco passato il mezzogiorno, e mi son trovato a percorrere la via dei Macelli di Soziglia, dove da molti anni macelli non ce ne sono più e dove qualche macellaio ancora resiste alla pesante concorrenza dei supermercati. Ogni tanto ci passo perché mio padre nella “piazzetta” aveva una piccola bottega dove, da bambino, mia madre ed io andavamo a prenderlo alla sera. Quel giorno ho visto per la prima volta ” A Cà do Dria ” ( la casa di Andrea ) ma contrariamente alla canzone di Faber, non era una trattoria ma un negozio di strumenti musicali. Questo spazio, oserei dire unico, visto che i Gaggero da molti anni hanno chiuso le loro botteghe, ha un sapore strano, di cose perdute e poi ritrovate, il sapore d’una poesia di Guido Gozzano, dell’amore verso le rose che non colsi e le cose che potevano essere e non sono state. La bottega, stracarica di strumenti musicali di tutti i generi, era aperta ed io ci sono entrato dentro, ho chiesto informazioni su questo negozio contraddistinto dal numero 34 R. Andrea Incandela liutaio e musicista lo ha creato con uno scopo ben preciso : recuperare strumenti musicali dismessi, malconci e/o abbandonati nelle soffitte e riportarli a nuova vita con la vendita dei quali finanziare iniziative benefiche e manifestazioni musicali, inoltre far si che questo posto incredibile diventi un centro di aggregazione per giovani e per i diversamente giovani ( si perché io penso che se uno ama la musica vecchio non lo diventerà mai ), concludendo, uno spazio in cui ci si può esibire da soli o con altri per il puro piacere di condividere una passione. Da ragazzo componevo canzoni e suonavo la chitarra, ogni tanto la suono ancora, obbiettivamente trascurando gli studi, per la qual cosa fui sonoramente bocciato, al che mia madre mise fine alla mia carriera di cantautore dicendomi che o mi mettevo a studiare seriamente o mi avrebbe rotto la chitarra in testa, e dato che mia madre era una donna di parola, la mia carriera artistica é finita lì a 17 anni.
