UN CAPOLAVORO DIMENTICATO

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L’Abbazia di San Nicolò del Boschetto a Cornigliano (GE) nacque per volontà del nobile Magnone Grimaldi nel 1311, un secolo più tardi i Grimaldi donarono la piccola chiesa che avevano costruito ed una casa rurale ai Benedettini che qualche anno più tardi ottennero dal papa Martino V l’ autorizzazione a costruire un monastero. La fabbrica fu finanziata dai Grimaldi, dai Doria, dagli Spinola e dai Lercari che scelsero l’ abbazia come sepolcreto per i loro defunti, così il complesso crebbe e si arricchì di opere d’arte, poi arrivò il periodo della decadenza quando durante la guerra di secessione austriaca  nel 1747 il monastero fu occupato dalle truppe d’oltralpe che arrecarono pesanti danni alle strutture ed alle opere d’ arte, infine il colpo di grazia lo diede Napoleone Bonaparte nel 1810 con le sue leggi che sopprimevano gli ordini religiosi, il convento fu espropriato e l’ingente patrimonio artistico disperso, la chiesa fu trasformata in fabbrica  ed il convento in abitazioni. Nel 1870 i Delle Piane ripristinarono l’abbazia e la riaprirono al culto. Tornando ai giorni nostri, dopo una chiusura durata diversi decenni recentemente è stata riaperta in occasione delle giornate dei “Rolli” e molte persone l’ hanno riscoperta. La prima cosa che stupisce è la vastità della chiesa e i vuoti che la contraddistinguono, gli altari si possono ammirare al Victoria and Albert Museum a Londra, resta poco di quella che doveva essere la magnificenza e la grandiosità delle opere contenute, ma quel che resta stupisce per la sua incredibile bellezza. Tra le opere che sono ancora in sito forse la più interessante è la lastra tombale di Paolo Doria commissionata dallo stesso  nel 1474. La lapide marmorea si compone d’ un riquadro centrale e d’una cornice, in testa della quale è posta l’epigrafe non coeva, nel riquadro  sette angioletti disposti simmetricamente sorreggono una ghirlanda con lo stemma dei Doria che fu abraso dai monaci, nella cornice cordonata da una maschera leonina si dipartono due tralci di vite che si svolgono a girali con grappoli e pampini questi ultimi risolti con sette lobi anziché con i cinque di natura, ai quattro angoli vi sono putti musici. Singolare il fatto del numero 7 ricorrente nell’opera che richiama i sette sigilli dell’angelo dell’Apocalisse,  le 7  virtù teologali e cardinali ed i 7  vizi capitali. La scultura d’altissimo pregio è stata attribuita ai fratelli Gagini o alla loro scuola ed in particolare a Michele D’Aria.

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Il chiostro maggiore  in stile rinascimentale  di forma quadrata fu costruito tra il 1492 ed il 1519, il pozzo al centro probabilmente apparteneva alla primitiva cappella trecentesca.

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