“Staglieno” il cimitero che piaceva a Mark Twain

Aperto al pubblico dal primo gennaio del 1851, la struttura complessiva del cimitero monumentale di Staglieno a Genova fu completata verso gli anni ’80 del XIX° secolo, le sue gallerie ed i suoi porticati con i loro gruppi scultorei funerari, sin da subito, suscitarono un grandissimo interesse nei visitatori e nei turisti provenienti da tutto il mondo, tanto da far scrivere a Mark Twain :”…Da una parte all’altra ( dei porticati ), avanzando nel mezzo del passaggio, vi sono monumenti, tombe, figure scolpite squisitamente lavorate, tutte grazia e bellezza. Sono nuove, nivee, ogni lineamento é perfetto, ogni tratto esente da mutilazioni, imperfezioni o difetti; perciò, per noi, queste lunghissime file d’incantevoli forme sono cento volte più belle della statuaria danneggiata e sudicia salvata dal naufragio dell’arte antica ed esposta nelle gallerie di Parigi per l’adorazione del mondo.” Questo scriveva il Twain nel 1867, se tornasse oggi a Staglieno noterebbe che, purtroppo, di “niveo” é rimasto ben poco, i gruppi scultorei sono lerci a causa della polvere centenaria che lì si é depositata, la manutenzione è approssimativa ed i restauri, molto spesso, possono contare solo su fondazioni private che intervengono per salvare questi capolavori dai danni inferti dal tempo e dall’incuria di chi dovrebbe invece salvaguardarli. Ogni tanto, l’attento visitatore, ne può scorgere qualcuno che è stato restaurato e riportato alla sua primitiva bellezza come questo gruppo statuario realizzato nel 1882 da Antonio Rota ( Genova 1842 – 1917 ) * per la famiglia Gnecco. In questo artista il tema del “distacco”, come in altre sue sculture, risente della sua poetica legata al ” realismo borghese”. Il Rota propone al riguardante una precisa narrazione, che ci mostra a sinistra una giovane donna inginocchiata a mani giunte con vicino il fratellino che l’abbraccia affettuosamente tenendo in mano il suo cappello, entrambi fissano una porta sbarrata che mai s’aprirà, rappresentante la vita terrena ormai preclusa ai trapassati, l’angelo, alla loro destra li guarda compassionevole ed indica loro il “Cielo” dove l’anima (della madre? ) sta raggiungendo quattro bimbi che fanno capolino tra le nubi e l’accolgono festosi. Gli abiti e le acconciature dei personaggi rappresentati sono contemporanei a quando l’opera scultorea fu realizzata, caratteristica peculiare dello stile detto “Realismo Borghese” che si affermò anche a Genova nella seconda metà del XIX ° secolo.

  • Antonio Rota ( Genova 1842 – 1917 ) all’età di soli 12 anni fu messo a “bottega” nell’atelier dello scultore Santo Varni, dopodiché, probabilmente dopo i sei anni di apprendistato, si iscrisse all’ Accademia Ligustica di Belle Arti, tra il 1870 ed il 1873 espose alle Promotrici Genovesi partecipando ad esposizioni internazionali come quella di Vienna nel 1873 e quella di Parigi nel 1878 , nel cimitero monumentale di Staglieno, oltre la tomba Gnecco, il Nostro realizzò le tombe per le famiglie Campostano, Balleri, Carrara e Berretta.

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