“Pietro Tempesta” fiammingo ma genovese per forza

Si chiamava Pieter Mullier il giovane, dato che suo padre, anch’egli pittore, aveva il suo stesso nome, il Nostro nacque nel 1637 e si formò ad Harlem nella bottega paterna, si trasferì in Italia nel 1656 all’età di 19 anni dove è documentata la sua presenza a Roma e dove rimase sino al 1668. Nella città eterna aggiornò il suo modo dipingere e presto, grazie alla sua bravura, ebbe importanti commissioni da parte di potenti famiglie quali i Chigi, i Colonna ed i Borghese, soprattutto si affermò come pittore di marine tempestose tanto da esser detto ” Cavalier Tempesta “. Nel 1668 si recò a Genova dove nel suo “Secolo D’Oro ” non mancarono né i lavori, né il denaro per poterli pagare profumatamente. Nella nostra città lasciò numerosi dipinti da stanza ed anche affreschi come anche oggi possiamo ammirare nel bel palazzo Lomellino di via Garibaldi. Continuando a firmarsi Pietro Tempesta, realizzò non soltanto dipinti di genere marino, ma anche iconografie di paesaggio boschivo in cui possiamo scorgere personaggi ed animali dipinti con un pennellata minuta, castelli e costruzioni classiche poste sulle alture fanno da cornice ad un paesaggio che potremmo definire pre-arcadico. Quando la sua fortuna critica raggiunse l’apice, si innamorò perdutamente d’una nobile piemontese di nome Eleonora Beltrami, già sposata ma abbandonata dal consorte, anche il nostro “Tempesta” s’era sposato a Roma con una certa Lucia da cui aveva avuto figli e che, per tenersi in esercizio, ne aveva avuto altri quando il marito era stanziale a Genova, così, il Tempesta, essendo venuto a conoscenza che sua moglie aveva intenzione di raggiungerlo con la numerosa prole, pagò due sicari che l’ammazzarono nei pressi di Sarzana dove era giunta. Ma si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, la cosa fu scoperta ed il Tempesta fu arrestato come mandante dell’uxoricidio. Condotto al palazzetto criminale fu torturato come si deve e naturalmente confessò la sua colpa, quindi fu condannato a 20 anni di prigione e rinchiuso nella torre Grimaldina, ma dato che sembrava un peccato sprecare tanto talento, ebbe il privilegio d’esser , diciamo così, ospitato nel luminoso vano dove era la campana detta del Popolo, e lì poté continuare a dipingere, Dopo 9 anni fu liberato grazie all’interessamento del Borromeo suo protettore ed anche del governatore spagnolo di Milano, uscito di prigione si trasferì nella bella città Meneghina aprendo una fiorente bottega dove si formò il nostro più famoso pittore di paesaggio “Il Tavella “. La morale di questa storia é che da sempre” La Giustizia é uguale per tutti!” ma per qualcuno é diversamente uguale.

IL dipinto nella foto é un paesaggio di Pietro Tempesta realizzato a olio su tela di nobile provenienza, dimensioni cm. 123 x 168 ottimo lo stato di conservazione, collezione privata in vendita. Se interessati all’acquisto potete scrivermi una e-mail a maurosilvio.burlando@gmail.com

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