Genova in stand by per il coronavirus

amerigo vespucci alla fonda Stazione Marittima

Nel’ anno del Signore 1657 Genova fu colpita da una terribile pestilenza, i due terzi della popolazione morì, sicuramente più di 50.000 persone lasciarono questo mondo e tra gli innumerevoli problemi che si crearono per gestire questa immane iattura, ci fu quello che non si sapeva più dove seppellire i cadaveri, così furono creati cimiteri di punto in bianco e l’ Acquasola fu uno di questi cimiteri occasionali, qui i morti, seppelliti in fretta e furia in grandi fosse comuni, generarono dei gas per i quali si spaccarono le possenti mura sottostanti e dalle fenditure la putredine come un orrido fiume si riversò nella sottostante via San Vincenzo. Questo ci fa pensare che in fondo l’ appello del Presidente del Consiglio di restare a casa, non è poi la fine del mondo se serve a salvarci la vita.
In quest’epoca simile al basso medio evo, ci mancava una pestilenza e naturalmente qualcuno ha provveduto. Allora comportiamoci come i personaggi del Decamerone del Boccaccio, è ora di smettere di correre, fermiamoci, ritroviamoci con amici in un posto sicuro ( a distanza di sicurezza mi raccomando ) e raccontiamoci vicendevolmente favole o aneddoti della nostra vita, che alcune volte superano la fantasia dei narratori. Basta apericena, basta locali dove ci si sente come una acciuga in scatola ( ho detto acciuga e non sardina perché non vorrei che pensaste, anche per un solo momento, che desideri dare visibilità a questi giovinotti ai quali consiglio di starsene a casa per un po’), fermiamoci a pensare,  magari ci accorgeremo che questo mondo può essere bello anche senza voler apparire cult a tutti i costi ed essere per forza attori protagonisti, talvolta anche fare la comparsa non è male, soprattutto se il protagonista muore.                          Con affetto vostro            Mauro Silvio

nella foto il veliero Amerigo Vespucci alla fonda nel porto di Genova.

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