MARAGLIANO SCENOGRAFO DI DIO

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Anton Maria Maragliano, nato a Genova nel 1664, è oggi  protagonista d’ una mostra bellissima allestita nel teatro del Falcone di Palazzo Reale. Questo artista che al tempo si rifiutò d’ entrare nella corporazione dei bancalari ( mobilieri ) proprio perché “artista”, nella sua maturità assunse il ruolo d’ innovatore della tradizionale scultura lignea locale impregnandola di quella poetica barocca che a Genova ebbe grandi interpreti  nelle figure di Filippo Parodi e del Puget per la scultura  e dagli artisti di “Casa Piola”per la pittura. Il Nostro, come era d’ uso a quei tempi, fu discepolo in primis dell’ Arata e poi per sei lunghi anni nella bottega di Giobatta Agnesi mobiliere e scultore su legno, anni in cui,  come del resto tutti gli apprendisti, non venne pagato se non con il vitto, finalmente all’ inizio del XVIII secolo si aprì una bottega sua in via Giulia ( attuale via XX Settembre) che presto diventò famosa in tutto il genovesato per l’ eccellenza con la quale realizzò i suoi lavori, fossero questi Crocifissi o casse processionali. Grazie all’ amicizia che lo legò al pittore Domenico Piola, che talvolta gli fornì disegni e spunti progettuali e più tardi a Gregorio De Ferrari, egli riusci a dare tridimensionalità ai lavori pioleschi, generando  un pàthos nei confronti dei fruitori  delle sue opere  che qualche volta sconfinò in una vera e propria sindrome di Stendhal, per esempio il gruppo scultoreo della deposizione di Cristo, illustrato nella foto soprastante in un particolare, appartenente alla chiesa di Nostra Signora della Visitazione di Genova,  mi ha tanto coinvolto emotivamente da provare dolore, non ero più il semplice visitatore d’ una mostra ma anch’io protagonista in questa scena tragica insieme a  Giovanni d’Arimatea, Nicodemo ed agli altri personaggi rappresentati in questa incredibile composizione.

 

 

 

 

 

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STORIA D’UNA FONTANA ERRANTE

piazza colombo

A Genova la fontana posta al centro di Piazza Colombo venne progettata nel 1643 da Pietro Antonio e da Ottavio Corradi, la grande vasca  inferiore  è modanata a segmenti e curve ricorrenti  dalla quale mascheroni  gettano acqua in contenitori sagomati a demì lune  che anticamente servivano per abbeverare i cavalli  che trasportavano su carri merci e derrate alimentari in porto, sopra di questa, quattro delfini legati per la coda dalle cui nari zampilla l’ acqua,  sostengono quattro sirene opera dello scultore Giobatta Orsolino, all’ apice  è una coppa marmorea abbellita da una Fama alata che suona un nicchio opera dello scultore Jacopo Garvo che la realizzò nel 1673.  Come molti monumenti genovesi anche questo antico barchile ( fontana) aveva una diversa collocazione, la fontana si trovava nella zona di Ponte Reale vicino a Palazzo San Giorgio.  Nell’atrio d’ una casa del quartiere di Carignano,  in via Ilva, vi è un affresco realizzato presumibilmente negli anni 60 del secolo scorso preso da un’incisione ottocentesca,  che ben rende l’ idea di come dovesse apparire questa fontana nella sua collocazione originale.

fontana del porto antico orsolino

“SIBERIA” UNA PORTA INDIMENTICABILE

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L’antica porta del Molo detta anche “Porta Siberia” originariamente si chiamava “Porta Cibaria” perché attraverso questo varco transitavano le derrate alimentari che venivano sbarcate dai vascelli e quelle in partenza per altri lidi. La porta, superlativo esempio d’architettura militare, fu ideata nel momento di passaggio dalle armi da lancio a quelle da fuoco, fu pensata con la forma d’una tenaglia e faceva parte della cerchia di mura del XVI secolo progettata dall’architetto perugino Galeazzo Alessi. Oggi il complesso è sede del museo Emanuele Luzzati per il quale, a mio avviso, si poteva trovare un sito più consono, mentre gli interni della poderosa fortificazione in cui è inserita la porta, potevano essere mostrati come dovevano apparire nel ‘500, con cannoni, colubrine e magari figuranti vestiti come soldati dell’ epoca summenzionata, che sicuramente avrebbero attirato i turisti in visita al porto antico come mosche sul miele.  Con il passare dei  secoli quest’area è stata letteralmente stravolta, soprattutto con gli interramenti che hanno fatto arretrare il mare d’un centinaio di metri, se siete curiosi di vedere come doveva apparire la Porta del Molo in origine, ebbene a Genova in via Ilva vi è un affresco nell’atrio d’un palazzo in cui un anonimo  artista dipinse nella seconda metà del secolo scorso la porta Siberia da una incisione del XIX secolo.

porta siberia

UN MONUMENTO PER UN CHIRURGO

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Nel Cimitero Monumentale di Staglieno (GE), nel settore contraddistinto dalla lettera A,  al n. 28 troviamo il monumento funebre eretto in memoria del chirurgo Luigi Pastorini. L’ artefice di questo gruppo marmoreo fu Giuseppe Navone ( Genova 1855 – 1917 ) che dalla scuola scultorea funebre  del” Realismo Borghese ” cioè a dire una visione molto realistica del defunto, approdò nella sua maturità artistica ad una visione più ” Simbolista”. I Simbolisti avevano come obiettivo quello di cogliere la spiritualità di tutto ciò che esiste nella realtà ma non è  materialmente visibile, praticamente la rappresentazione di idee per mezzo di forme come per esempio in questo monumento funebre dove il Nostro concepì nel marmo una complessa allegoria: due figure femminili alate, che rappresentano rispettivamente la personificazione della Medicina e della Magnificenza, distribuiscono ricchezze  ad una suora che stringe tra le sue braccia un bambino malato. La suora cappellona è emblematica dell’ assistenza ai  bisognosi e dei diseredati, il busto del defunto è posizionato all’ apice del monumento per attestarne l’ importanza ed il valore.

LA MADONNA DEI POVERI E DEI RICCHI

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Nella Genova della metà del XVII secolo i poveri erano un vero e proprio esercito. Miserabili, diseredati, invalidi reduci dalle guerre che molto spesso imperversavano sul suolo italico, homeless e morti di fame ( intesi non in senso figurato ) invadevano le vie e le piazze della Serenissima Repubblica tanto da essere un vero e proprio problema per l’ ordine pubblico, nel 1652 il marchese Emanuele Brignole, su mandato del Senato genovese,  cercò un sito dove edificare un ricovero che potesse accogliere questa turba di infelici e lo trovò sopra una collina dove scorreva ( ed ancora scorre coperto ) il rio Carbonara. Questo ricovero, oggi conosciuto come Albergo dei Poveri, fu pensato come un enorme complesso a croce latina il cui progetto si ispirò ad ospedali già esistenti a Parigi ed a Milano. I lavori per l’ imponente costruzione si interruppero dopo soli quattro anni perché Genova fu colpita da una terribile pestilenza che decimò la popolazione, solo per volontà del Brignole i lavori per la costruzione furono ripresi, ma si conclusero moltissimi anni dopo quando il buon marchese era già passato a miglior vita facendosi seppellire nel complesso sotto una lastra di marmo senza nome, questo perché fu accusato di aver sperperato le “palanche” della Repubblica più per sua maggior gloria che per fare beneficenza. Obiettivamente in questa costruzione “Ospitaliera” fu adottata una dimensione gigantesca propria del periodo “Barocco” dove tutto doveva stupire per la sua magnificenza e grandiosità tese a testimoniare la gloria di Dio ma anche, lo dico sommessamente, la ricchezza e la potenza dei committenti, così in questo complesso possiamo ammirare sull’altar maggiore della sua chiesa dedicata all’ Immacolata Concezione di Maria, un gruppo statuario in marmo di Carrara realizzato nel 1666 dal celeberrimo scultore marsigliese Pierre Puget ( 1662-1671 ), mentre fuori dalla chiesa possiamo vedere i lunghi corridoi dove venivano posti i letti che dovevano accogliere i poveri, corridoi  dagli alti soffitti nei quali nei mesi invernali ci doveva essere un freddo terrificante che non poteva certamente essere lenito dalla vista dei busti marmorei dei benefattori  del complesso esposti in bell’ordine nelle loro nicchie.

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PRIARUGGIA

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Chiuso tra “Capo San Rocco” e il “Letto del pescecane”, a poca distanza dal monumento di Quarto che ricorda l’ impresa de “I Mille di Garibaldi” c’è un fazzoletto di spiaggia sassosa che prende il nome, come del resto tutto il quartiere alle sue spalle, da uno scoglio di pietra rossa. Priaruggia  nacque come scalo in quest’ansa di mare riparata che consentiva alle piccole imbarcazioni un approdo sicuro e divenne un borgo di pescatori,   i genovesi venivano qui a fare i bagni nelle acque cristalline della piccola insenatura dove sfocia il rio omonimo, le case anticamente erano state costruite praticamente sulla spiaggia, poi le distruzioni dovute ai bombardamenti dell’ ultimo conflitto mondiale le ridussero in macerie ed ora di quelle case non è rimasta memoria se non nelle cartoline dell’ inizio del secolo scorso. Nel 2008 una terribile tempesta spaccò lo scoglio che ha dato il nome a questo luogo lasciandoci tutti attoniti e un po’ più soli.

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barche della Società dei Pescatori Sportivi di Priaruggia

UNA NOBILE ACCADEMIA

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A Genova l’ Accademia Ligustica di Belle Arti fu fondata nel 1751 da Gio Francesco Doria insieme ad un gruppo di artisti e di aristocratici genovesi, il palazzo che la ospita in Piazza De Ferrari fu progettato da Carlo Barabino e sorge dove anticamente era il convento dei frati Domenicani sede della Santa Inquisizione, La chiesa ed il convento furono distrutti all’inizio del XIX secolo ed al loro posto fu costruito un Teatro ed il palazzo dell’Accademia, anche la piazza cambiò  nome da Piazza San Domenico a Piazza De Ferrari quasi a volerne cancellare la memoria. L’ Accademia è  ed è stata una scuola di formazione artistica con al suo interno un interessante museo che custodisce soprattutto opere di pittori liguri che hanno lasciato un’orma profonda nel panorama artistico italiano.

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Compianto di Cristo morto di Andrea Ansaldo (Genova Voltri 1584 – 1638 ) olio su tela