UNA SPLENDIDA PIANETA

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Nel centro storico di Genova, nella chiesa di Santa Maria delle Vigne è stata allestita recentemente una mostra sui paramenti sacri custoditi in questo tempio millenario, tra questi quello mostrato nella foto, una pianeta a fondo bianco realizzata tra gli ultimi decenni del XVII e l’ inizio del XVIII secolo, la tecnica è quella del “Gros de Tours” laminato in seta bianca ricamato con filo d’oro ( filato, riccio, laminetta e canuttiglia a punto posato) e fili di seta policromi in varie gradazioni a punto raso, i ricami in filo d’ oro nascono da una mensola e creano delle partiture simmetriche a volute da cui nascono elementi floreali in cui si possono riconoscere rose, anemoni doppi ed alcuni fiori di gusto orientaleggiante che ricordano altri parati coevi rinvenuti in area ligure. La mostra è nata da un’ idea della dottoressa Marzia Cataldi Gallo storica del costume presso la Soprintendenza di Genova.

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IL VIALE DELLE CAMELIE DI VILLA DURAZZO PALLAVICINI A PEGLI

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Il Parco della villa Durazzo Pallavicini di Pegli ( Genova ) è stato riconosciuto come il più bel parco ottocentesco romantico d’ Italia del quale  le camelie sono uno degli elementi floreali più importanti. Il Viale delle Camelie risale al 1856, fu ampliato dal marchese Ignazio Pallavicini e successivamente da sua figlia Teresa. Dato che il terreno originariamente aveva una consistenza prettamente calcarea qui fu sostituito con terra acida che si rivelò fondamentale per il  mantenimento del camelieto. Oggi queste piante sono dei veri e propri alberi che stupiscono per la loro altezza e che fanno di questo angolo del parco un vero gioiello nel periodo della fioritura. Scenograficamente parlando qui Michele Canzio, l’architetto incaricato della progettazione del giardino,  volle celebrare l’ incontro dell’ uomo con la natura vista dal suo lato più fascinoso: il meraviglioso ed incantevole mondo floreale.

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UN MAGICO VIOLINO

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Bartolomeo Giuseppe Guarneri detto Giuseppe Guarneri del Gesù per la sigla posta sui suoi strumenti a corda,  una IHS sormontata da una croce greca posta accanto alla sua firma, è giustamente considerato il più valente di questa famiglia di liutai cremonesi ed uno dei più grandi del suo tempo, nacque nel 1698 e probabilmente fu allievo del padre  Giuseppe Giovan Battista, nei suoi primi lavori fu influenzato dallo Stradivari ma ben presto se ne discostò adottando un suo personalissimo stile agli strumenti da lui realizzati, per far ciò scelse legni non sempre pregiati ma vernici straordinarie che crearono i presupposti per far si che i suoi violini fossero unici nel loro genere, una leggenda vuole che sia morto in carcere nel 1744 condannato per omicidio, ancora oggi nel terzo millennio nessuno è riuscito a capire quale era il segreto del Guarneri nel rendere il suono dei suoi strumenti così magico.

Nicolò Paganini ( Genova 1782 – 1840 ) possedette un violino del Guarneri del Gesù che chiamava “Il Cannone ” costruito nel 1743, il grande musicista lo lasciò in eredità alla città di Genova  ed oggi è visibile  nella sala Rossa del Museo di Palazzo Tursi, qui è esposto insieme ad altri cimeli dell’artista che, come il costruttore del suo violino, aveva conosciuto la galera e questa non è leggenda ma storia, Paganini fu accusato di violenza sessuale e rinchiuso nella torre Grimaldina di Palazzo Ducale, non per molto però, perché allora come ora  la legge non era uguale per tutti.

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Il salotto delle virtù patrie

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Un ambiente nel Museo di Palazzo Rosso di Genova è detto il Salotto delle Virtù Patrie dai soggetti che sono stati raffigurati sia sulle pareti che sul soffitto, l’ artefice di questa serie di dipinti fu il pittore Lorenzo De Ferrari ( Genova 1680-1744) su commissione di Giovanni Francesco Brignole Sale che in questa stanza aveva collocato il suo studio. Le iconografie sono tratte dalle storie delle antichità romane, nella volta è raffigurata la personificazione del Valore che viene configurata allegoricamente come emblema delle Virtù Patrie ovvero degli atteggiamenti umani tesi ad una rettitudine etica ritenuta fondamentale per governare gli uomini. I putti ed i simboli posti in secondo piano alludono appunto alle virtù quali l’ Intelligenza, Il Consiglio, la Fedeltà, la Concordia, il Soccorso e la Felicità Pubblica. Alle pareti quattro grandi tele  dipinte a tempera dal De Ferrari ripropongono i concetti già espressi negli affreschi illustrando quattro episodi della storia romana antica quali  la continenza di Scipione, la  religiosità di Numa Pompilio, la fortezza di Muzio Scevola e la giustizia di Tito Manlio Torquato.

LA MAIOLICA LIGURE NEI CONTENITORI DA FARMACIA

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Gli originali dei contenitori per i medicamenti appartenenti agli ospedali di Pammatone e degli Incurabili  di Genova oggi non più esistenti sono conservati nel museo delle ceramiche liguri di Palazzo Tursi, i vasi furono realizzati da manifatture savonesi, Albisolesi e genovesi tra il XVI ed il XVII secolo e sono rappresentativi della grande stagione della maiolica ligure conosciuta in tutta l’ Europa per le sue caratteristiche di lucentezza e leggerezza. Le forme dei contenitori furono realizzate al tornio con parti a stampo, i decori furono solitamente ispirati da scene bibliche, mitologiche, allegorie, fiori o animali di gusto orientaleggiante, il colore di fondo era solitamente bianco, i decori e le iscrizioni realizzate in blu.

Le caratteristiche peculiari della maiolica savonese dei secoli XVII /XVIII erano le seguenti:

1) LUCENTEZZA

2) MANCANZA DI CRAQUELEURE

3) DIFETTI DI COTTURA AL VERSO DEL MANUFATTO

4) NEI PUNTI NON INVETRIATI E NELLE SBECCATURE E’ VISIBILE IL COLORE DEL BISCOTTO  MARRONE SCURO

5) LEGGEREZZA RISPETTO AI MANUFATTI DI ALTRE REGIONI

6) PRESENZA D’UNA MARCA SOTTO VERNICE AL VERSO TRANNE CHE NEI MANUFATTI D’ ALTA EPOCA.

 

“GRECHETTO” A PALAZZO BIANCO

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Giovanni Benedetto Castiglione detto “il Grechetto” nacque a Genova nel 1609 e morì a Mantova, dove era stato nominato pittore di corte dai Gonzaga, nel 1664. Il nostro si formò a Genova tra la fine degli anni 20 ed i primi anni 30 del XVII secolo, la sua poetica fu inizialmente  influenzata dal Paggi e dallo Scorza, ma soprattutto dagli artisti fiamminghi che nel primo 600 avevano suscitato nei genovesi il gusto per la pittura nordica ricca di paesaggi, d’ animali e di nature morte, sino ad allora considerata inferiore rispetto ai dipinti di figura e  tra questi pittori soprattutto Jan Roos, così Grechetto scelse di mettere i soggetti animali e le nature morte in primo piano nei suoi dipinti facendoli diventare i veri e propri protagonisti delle sue opere, relegando le scene di carattere religioso negli sfondi, tutto ciò diverrà la caratteristica peculiare della sua pittura. Il dipinto del museo di Palazzo Bianco  ci mostra il sacrificio di Noè dopo essere scampato al diluvio universale, l’ opera  risente solo in parte delle suggestioni Cortonesche acquisite dal Grechetto nel suo soggiorno romano, nella sua tavolozza infatti predomina uno schema compositivo ancora legato alla sua prima maniera dove i rossi ed i bruni predominano sugli altri colori. Questo dipinto faceva parte delle collezioni degli ospedali civili di Genova ed ora, come già detto, fa bella mostra di se nel museo genovese di Palazzo Bianco in Via Garibaldi.