La Basilica di Santa Maria Assunta a Camogli fu costruita nel XII secolo su uno scoglio vicino al borgo marinaro, subì numerosi interventi e trasformazioni, l’ attuale struttura risale all’ inizio del XIX secolo. L’ impressione che colpisce il visitatore, che per la prima volta la vede, é d’ una nave che sta per prendere il mare.
IL PIATTO DI SAN GIOVANNI
Nel tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova, c’ é un piatto detto di San Giovanni. Si tratta d’ un manufatto in calcedonio risalente all’ età imperiale romana decorato con la testa del precursore al centro realizzata in oro e smalti nel 1400 a Parigi per un principe della casa di Valois e donato ai genovesi dal papa Innocenzo VIII. Secondo la tradizione, sarebbe quello in cui Salomé mise la testa di Giovanni e la portò a sua madre Erodiade.
LA TORRE GRIMALDINA
La Torre Grimaldina annessa al palazzo Ducale, fino al XIV secolo fu chiamata la Torre del Popolo. Le sue origini sembra risalgano al XII secolo, quando Alberto Fieschi si fece costruire il suo palazzo poi ceduto al Comune e da quel momento La campana della Torre segnò i momenti più solenni o drammatici per la città. La Torre fu anche adibita a carcere, ci finì pure Nicolò Paganini con l’ accusa di seduzione e ratto di minore dalla quale poi fu assolto, vi morì il carbonaro Iacopo Ruffini suicida per non rivelare i nomi dei suoi compagni patrioti alla polizia sabauda.
NOTTI DI GENOVA
….C’erano bocche per bere tutto
per poi sputare tutto al cielo,
erano notti alla deriva,
notti di Genova che regala
donne di madreperla
con la ruggine sulla voce
e ognuna porta in spalla la sua croce.
Tra le stelle a cielo aperto
mentre dentro ci passa il tempo
proprio adesso che ti respiro
adesso che mi sorprendi così
che se ti penso muoio un po’…
( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )
L’ ULTIMO VECCHIO PONTE
IL ponte Carrega sul torrente Bisagno fu costruito nel 1788 dopo quattro anni di lavoro dagli abitanti di Montesignano, era chiamato ponte delle carrare, perché era l’ unico ponte della zona transitabile con carri che anticamente trasportavano la farina dei numerosi mulini presenti a Montesignano; da oltre 200 anni resiste alle terribili piene del Bisagno, che anche recentemente hanno funestato la città con lutti ed ingenti danni.
UN TEATRO PER IL BEL CANTO
La dove sorgeva il convento di San Domenico, abbandonato da molti anni e poi demolito per la realizzazione della piazza De Ferrari, per volontà del ré del Piemonte e Sardegna Carlo Felice, al quale i vincitori di Napoleone dopo il congresso di Vienna avevano regalato Genova, fu costruito un teatro dell’ opera. Carlo Barabino lo realizzò in stile neoclassico e nel 1828 fu inaugurato alla presenza dei sovrani. Dopo gli ingenti danni subiti nei bombardamenti dell’ ultimo conflitto mondiale, negli anni 80 del secolo scorso gli interni furono ricostruiti e riprogettati dagli architetti Rossi, Gardella e Reinhart.
UNA MADONNA PREZIOSA
Nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova é custodita questa statua di Madonna immacolata a grandezza naturale. La statua fu realizzata dallo scultore Francesco Maria Schiaffino nel XVIII secolo in argento cesellato e sbalzato su commissione del popolo genovese che la regalò al doge Gio Francesco Brignole Sale in riconoscimento del ruolo da lui svolto durante la rivolta popolare del 1746 che liberò Genova dall’ occupazione delle truppe austriache.
UNA FONTANA PER ABBEVERARE I CAVALLI
Il fontanile di Piazza Colombo fu qui trasportato da Ponte Reale dove originariamente era collocato, aveva la funzione di rifornire d’ acqua i vascelli che attraccavano in porto. La fontana fu realizzata da G.B. Orsolino nel 1643 e nel 1646 fu abbellita con la statua d’ una fama alata che suona un nicchio marino dello scultore Jacopo Garvo, In Piazza Colombo fu trasferito nel 1861 ed aveva la funzione di abbeveratoio per i cavalli da tiro dei “besagnini ” che portavano al Mercato Orientale la frutta e gli ortaggi.
IL PALAZZO SPINOLA DEI MARMI IN PIAZZA FONTANE MAROSE
Il Palazzo Spinola detto dei marmi, fu fatto costruire da Giacomo Spinola tra il 1445 ed il 1459, ha una facciata a strisce bicrome e nicchie contenenti statue marmoree degli antenati illustri. E’ situato in Piazza Fontane Marose, questo nome deriva probabilmente dal fatto che nei tempi antichi dall’ attuale via Caffaro, scendevano acque tumultuose d’ acqua sorgiva che confuendo in un rio raggiungevano il mare attraverso la zona di Soziglia, Nel 1206 fu costruita una fontana, ora non più esistente, che conteneva la turbolenza delle acque simili ad un mare in burrasca.
IL GIOCO DEL LOTTO
Un’ antica insegna del banco del lotto in via del Campo. Forse non tutti sanno il il gioco del lotto, come si gioca oggi, ha origini genovesi, Tornando indietro nel tempo quando Genova era una Serenissima Repubblica, tra 120 nobili venivano estratti due volte l’ anno 5 nomi che subentravano ad altrettanti membri del Senato e del Consiglio dei Procuratori per i quali era scaduto il mandato elettorale. Tale sorteggio, seguito dal popolo con grande interesse, generò la nascita spontanea di scommesse sui nomi che sarebbero stati estratti; alcuni attribuiscono ad un certo nobile di nome Benedetto Gentile la regolamentazione del gioco, ma non ci sono prove storiche in supporto a questa affermazione.
UN CAPOLAVORO IN UNA PICCOLA CORNICE
In quello scrigno di tesori che é il Palazzo Spinola di Piazza Pellicceria, si può vedere questo piccolo capolavoro di Filippo Parodi ( Genova 1630 – 1702 ) una cornice in legno intagliato e dorato a zecchino con il mito di Paride. La cornice contiene il ritratto di Maria Mancini che é stato attribuito a Ferdinand Vouet.
OMAGGIO ALLA “CIMA”
….Bell’oueggé strapunta de tuttu bun
prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun
cun dui aguggiuin dritu ‘n punta de pé
da sùrvia ‘n zu fitu ti ‘a punziggé
àia de lun-a végia de ciaeu de négia
ch’ ou cégu ou pèrde ‘a tèsta l’ ase ou senté
ondù de ma misciòu de pérsa légia
cos’ atru fa cos’ atru dàghe a ou cé.
Ce serén tèra scua
carne tenia nu fàte néigra
nu turna dua
e nt’ ou nùme de Maria
tutti diài da sta pugnatta
anène via….
( da ” A CI’MMA ) di Fabrizio De Andrè )
traduzione per i Foresti ( forestieri ) :
Bel guanciale materasso d’ ogni ben di Dio
prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
con due grossi aghi dritto in punta di piedi
da sopra a sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
che il chierico perde la testa e l’ asino il sentiero
odore di mare mescolato a maggiorana leggera
cos’ altro fare cos’ altro dare al cielo.
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via……
ORAZIO LOMI DETTO GENTILESCHI
Nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di piazza Pellicceria, nel cuore del centro storico di Genova, è esposto questo sacrificio d’ Isacco, un dipinto olio su tela realizzato dal grande pittore Orazio Lomi detto Gentileschi seguace di Caravaggio, che lo realizzò a Genova tra il 1621 ed il 1623.
MANFREDINO DA PISTOIA
Durante un recente restauro nell’ abside della chiesa Di Nostra Signora del Carmine, rimuovendo i vecchi intonaci che li ricoprivano, sono stati rinvenuti affreschi trecenteschi di pregevole fattura, gli storici dell’ arte hanno individuato l’ autore in Manfredino da Pistoia e datato le pitture al 1292.
UN’ INASPETTATA METAMORFOSI
Nel Museo dei beni culturali dei Frati cappuccini a Genova é esposta una statua raffigurante la Madonna con in braccio il bambino Gesù, opera d’ un anonimo artista genovese del XVII secolo; pur essendocene molte a Genova di queste immagini collocate nelle edicole dei vicoli del centro storico e nelle chiese, questa si differenzia da tutte perché, a seconda da che lato si guarda, la Madonna si trasforma in Sant’ Antonio in una sorprendente ed inaspettata metamorfosi.
UNA CASCATA IN CENTRO CITTA’
A Genova, là dove sorgeva il baluardo di Santa Caterina facente parte delle mura del 500, il marchese Gian Carlo Di Negro fece costruire una villa e realizzò un orto botanico nel primo decennio del XIX secolo. Nel 1857 il Comune acquistò l’ intera area che in parte fu adibita a zoo. Dopo i gravi danni subiti durante l’ ultimo conflitto mondiale, la villa venne ricostruita e ospita il museo d’ arte orientale Chiossone, mentre il parco non risuona più dei richiami degli uccelli esotici, ma l’ unico rumore é quello del vento che soffia tra i rami degli alberi e l’ acqua che cade dalle numerose piccole cascate.
PIAZZA DELL’ OLIVELLA
Da molti anni, senza bisogno di avvisi o di cartelli d’ ogni sorta, senza alcun fine recondito o pubblicitario, di solito di mercoledì, quando il tempo lo consente, nel quartiere del Carmine e più precisamente nella Piazza dell’ Olivella, che i più non conoscono, per incanto una folla eterogenea che in comune ha poco o niente se non l’ appartenenza a questo angolo del centro storico, allestisce con panche e tavolacci un desco collettivo a cui tutti possono partecipare, ognuno porta qualcosa, chi una torta, chi una frittata chi una bottiglia di buon vino che vengono condivisi tra tutti, anche con i frettolosi passanti che per caso si ritrovano lì, non é il cibo che sazia quella gente, ma il sentirsi per un istante parte necessaria e accolta, portandosi a casa l’ emozione d’ una vita vissuta con gli altri.
UN BOLDINI PER MADAME BEATRICE DE BYLANDT
LA CROCE PER IL DOGE
Nel tesoro custodito nella cattedrale di San Lorenzo a Genova, c’ é la Croce dei Zaccaria, uno splendido lavoro di oreficeria in lamina d’ argento e d’ oro cesellato in cui sono state incastonate gemme quali smeraldi, zaffiri e perle. E’ una croce che viene da lontano, nasce come un reliquario, perché nel suo interno conterrebbe un frammento della Vera Croce, fu donato nel IX secolo dal fratello dell’ imperatrice Teodolinda alla basilica di Efeso, poi fu trafugata dai Turchi e nel 1308 presa dalla famiglia genovese degli Zaccaria che avevano conquistato Focea, la croce faceva parte del bottino di guerra, in un secondo tempo gli Zaccaria donarono la croce alla Cattedrale. La Croce veniva esibita durante le cerimonie per l’ elezione del Doge.
LA CHIESA DEL CARMINE
I frati carmelitani, in fuga dalla Terra Santa, giunsero a Genova e nel 1262 e fondarono la chiesa di Nostra Signora del Carmine, L’ interno del Tempio é a struttura gotica e mantiene intatta una delle poche absidi a pianta rettangolare, unica a Genova, tipica del gotico degli ordini mendicanti del XIII secolo.
UN TABERNACOLO DEL XV SECOLO
Nel Museo della scultura e dell’ arte medioevale di Sant’ Agostino in piazza Sarzano, c’ é questo trittico in marmo con ampie tracce di policromia, che rappresenta La Madonna della cintola ed i santi Ludovico da Tolosa, Francesco D’ Assisi, Giovanni Battista ed Antonino, opera d’ un maestro lombardo della seconda metà del XV secolo. I colori delle tuniche degli angeli bianco, verde e rosso simboleggiano rispettivamente le tre virtù teologali : fede, speranza e carità.
IL MUSEO DELL’ ACCADEMIA LIGUSTICA DI BELLE ARTI
A Genova, nella centralissima Piazza De Ferrari, c’ é l’ Accademia Ligustica di belle arti che nel suo museo ha ricreato un arredamento d’ una casa patrizia genovese del XVIII secolo, al centro comò Luigi XIV del terzo decennio del 700, ai lati due sedie barocchetto genovese della metà del 700 ed alle pareti due paesaggi di Carlo Antonio Tavella, uno dei più rinomati pittori genovesi di paesaggio della prima metà del 700.
SAN GIUSEPPE PROTETTORE DEI BANCALARI
Nella chiesa di San Donato, in una cappella laterale, c’ è una pala d’ altare del grande pittore Domenico Piola, uno dei più interessanti interpreti della pittura barocca a Genova. Il dipinto mostra come protagonisti assoluti della scena San Giuseppe con in braccio Gesù bambino, mentre la Madonna é defilata in secondo piano, cosa abbastanza singolare nei quadri sacri, il fatto é spiegabile perché il committente dell’ opera fu la corporazione dei Bancalari ( falegnami ) di cui San Giuseppe era ed é il protettore.
PALAZZO DUCALE ? MEGLIO PALAZZO DOGALE
La facciata del palazzo ducale, residenza dei dogi di Genova, da su piazza Matteotti, fu realizzata su progetto del ticinese Simone Cantoni nel 1778 dopo che un tremendo incendio lo aveva praticamente distrutto l’ anno precedente, la costruzione costituisce uno dei primi esempi di stile neoclassico a Genova, originariamente questa facciata non era visibile dall’ esterno perchè la piazza era una corte chiusa da un grande muro che la cingeva, ora non piu’ esistente.
UNA MADONNA DI JOOS VAN CLEVE
Nella quarta sala del piano nobile del palazzo dei marchesi Spinola in piazza Pellicceria e’ esposto un dipinto del grande pittore fiammingo Joos Van Cleve ( Anversa 1485 – 1541 ) che rappresenta una Madonna orante, questo maestro fu tra i principali artefici della scuola di Anversa. I forti interessi commerciali che legavano Genova alle Fiandre favorirono anche lo scambio delle diverse culture artistiche.
GENOVA ERA UNA CITTA’ TURRITA
Nel XIII secolo Genova era una citta’ turrita, di torri se ne potevano contare ben 66, oggi ne rimangono integre molto poche, la maggior parte sono state demolite o inglobate nei palazzi attigui, la torre dei Morchio o Morchi ( nel medioevo i cognomi si declinavano quindi i membri della famiglia dei Morchio venivano chiamati i Morchi ) e’ una delle torri ancora esistenti, simile per struttura e materiali a quella degli Embriaci, Composta di grossi blocchi di pietra bugnata. La torre si trova in Piazza Caricamento.
IL CATINO DI SMERALDO
Nel tesoro della cattedrale di San Lorenzo viene conservato il cosiddetto catino di smeraldo, che si credeva fosse il Santo Graal o il piatto usato da Gesu’ nell’ ultima cena. La sua storia e’ realmente singolare, nel corso della prima crociata i genovesi comandati da Guglielmo Embriaco conquistarono la citta’ di Cesarea nel 1101, in un tempio di Erode il Grande fu rinvenuto il piatto che fu preso come bottino di guerra e ritenuto di smeraldo, quindi fu portato a Genova e li rimase sino a che Napoleone nel 1806 lo prese, lo porto’ in Francia e lo fece esaminare dagli esperti dell Accademie des sciences de l’ Institut de France che lo studiarono e stabilirono che il piatto esagonale era fatto di vetro verde e che era un manufatto bizantino o forse islamico databile al IX o X secolo, per cui non proprio una ciofeca ma insomma… A questo punto i francesi restituirono il piatto ai genovesi rotto in 9 pezzi di cui uno mancante, la storia sarebbe finita così, ma nel 1726 il piatto di smeraldo descritto da Gaetano di Santa Teresa lo dice alto otto once genovesi pari a cm.16 mentre quello esposto e’ alto solo 9, per questo alcuni pensano che il vero piatto sia stato sostituito da un altro per impedirne il furto, il sacro catino sarebbe ancora nascosto nella Cattedrale chissà dove.
LA VENDITRICE DI NOCCIOLINE
A son de vende raeste e canestrelli
All’ Aeguasanta, a-o Garbo, a San Ceprian,
Con vento e so, con aegua zu a tinelli
A-a mae vecciaia pe asseguaghe un pan
Tra i pochi sodi m’ ammuggiàva quelli
Pe tramandame a-o tempo ciu’ lontan
Mentre son viva e son vea Portolianna
Cattainin Campodonico ( a paisanna )
In questa mae memoia se ve piaxe
Voiatri che passae preghaeme pàxe.
Questa poesia di Gianbattista Vico e’ scritta sulla base della tomba che sorregge la statua di Caterina Campodonico nel cimitero monumentàle di Staglieno a Genova, realizzata nel 1881 dallo scultore Luigi Orengo
Traduzione per i foresti ( forestieri )
Vendendo nocciole e ciambelle ai santuari dell’ Acquasanta, del Garbo, a San Cipriano, col vento e sole con acqua a catinelle
Per assicurare un pane alla mia vecchiaia, tra i pochi soldi mi ammucchiavo quelli per tramandarmi nel tempo mentre son viva e vera Portoriana ( abitante del quartiere di Portoria )
Cateriana Campodonico ( la paesana )
Se questa mia memoria vi piace
Voi che passate pregatemi la pace.
I RISSEU DELLE SUORE PER UN GIARDINO REALE
l giardino pensile di palazzo Reale e’ affacciato sulla famosa via Pre’, che negli anni 60 del secolo scorso era famosa con la sua piazzetta dove si potevano trovare sigarette di contrabbando e merci contraffatte, nonche’ donnine che offrivano le loro grazie per pochi soldi, il giardino, concepito come hortus conclusus, ha una pavimentazione a mosaico originale proveniente dalla demolizione del convento delle Turchine di Castelletto, realizzata con la tecnica del risseu ( veri e propri ricami in pietra composti con sassolini di mare bianchi e neri ).
LA CATTEDRALE DI SAN LORENZO
La cattedrale di Genova intitolata a San Lorenzo fu eretta alla fine del XI secolo sopra una preesistente basilica databile al V secolo d.C., fu eretta in stile romanico gotico, il suo sagrato fu per gran parte del medioevo uno dei pochi spazi pubblici nei quali il popolo poteva riunirsi e parlare dei fatti della citta’ e di politica. La grande costruzione era stata progettata con due torri in facciata, ma solo quella di destra fu terminata, dell’ altra fu realizzato solo il tronco piu’ basso che termina con una loggia del 1427. Anticamente le strisce bianche e nere erano considerate simbolo di nobilta’.
UNA PIAZZA COME UNA QUINTA TEATRALE
Dietro il sagrato della Cattedrale di San Lorenzo c’ e’ una stradina chiamata vico del Filo che conduce ad una piazzetta chiamata Scuole Pie, li’ si puo’ vedere una bella chiesetta barocca edificata nel 1733 su progetto dell’ architetto Giacomo Ricca dedicata al Santissimo nome di Maria e degli Angeli custodi.
UN’ ARCA PREZIOSA PER LA PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI
Il tesoro della cattedrale di Genova, custodito nei sotterranei della chiesa, dona ai visitatori la suggestione di ritornare al medio evo, le salette circolari e la sapiente concezione museologica con cui sono esposti i preziosi reperti, regalano un’ esperienza indimenticabile, nella foto, grande arca del Corpus Domini in argento sbalzato e cesellato opera capolavoro di argentieri genovesi della seconda meta’ del 1500.
UNA FEDE GIGANTESCA
Nel cimitero di Genova a Staglieno, vi é una statua colossale rappresentante la Fede opera dello scultore Santo Varni ( 1807 – 1885) che la realizzò nel settimo decennio del XIX secolo. La statua alta 9 metri, fu scolpita in tre blocchi presso le cave di Carrara e trasportata a Genova via mare, Posta su di un grande parallelepipedo, domina l’ intera area monumentale.
UNA PRIGIONE PER MARCO POLO VENEZIANO
La parte piu’ antica di palazzo San Giorgio, detto anche palazzo del mare perche’ originariamente era vicino alle banchine del porto antico di Genova, risale alla meta’ del XIII secolo, fu realizzato su progetto di frate Oliverio per conto del capitano del popolo Guglielmo Boccanegra, la sua prima funzione fu quella di sede del governo della citta’ poi di prigione, qui Marco Polo veneziano, catturato dai genovesi dopo la battaglia della Curzola, detto’ a Rustichello da Pisa le sue avventure di viaggio in Asia, il celeberrimo libro ” Il Milione ” creduto per molto tempo un racconto frutto della sua fantasia.
UN AFFRESCO PER UN GRIMALDI
Nel palazzo dei marchesi Spinola in piazza Pellicceria, c’ e’ al primo piano questo grande affresco realizzato da Lazzaro Tavarone ( 1556 – 1640 ) allievo di Luca Cambiaso che rappresenta la citta’ di Lisbona assediata dall ‘ esercito del duca di Alba nel 1580, guerra a cui partecipo’ Francesco Grimaldi al quale si deve la costruzione di questo splendido palazzo ora museo.
BAXAICO’
” Baxaico’ ch’o s’ alleva fra e palme e fra i limoin,
A-o vento de terasse, in sce-e prie di barcoin,
In te ‘na feuggia sola, comme in te ‘na banda,
O spampaggia o profummo de Zena e da rivea,
Che in Australia, in te Meriche, da un tono ben condio
O te parla da patria co-o so gusto savoio…
( Italo Maria Angeloni )
Traduzione per i foresti ( forestieri )
Basilico che si coltiva fra le palme e fra i limoni
Al vento delle terrazze, sui davanzali delle finestre,
Che in una foglia sola come in una bandiera
Propaga il profumo di Genova e della riviera
Che in Australia come nelle Americhe da un piatto ben condito
Ti parla della patria col suo gusto saporito….
Il basilico e’ fondamentale per preparare il celeberrimo Pesto alla genovese
Il condimento principe per la pasta in Liguria.
LE CENERI DEL PRECURSORE
San Giovanni Battista e’ uno dei santi protettori della citta’ di Genova, lo divenne surclassando San Giorgio per importanza nel 1099
Quando, di ritorno dalla prima crociata, Guglielmo Embriaco detto Testa di maglio ( doveva proprio essere un tipo di buon carattere ) capo dei crociati genovesi,
Porto’ a Genova le ceneri del Precursore. La storia del ritrovamento della reliquia e’ un vero thriller….infatti tutti i partecipanti alla crociata capitanata da Goffredo di Buglione
Cercavano importanti reliquie da portare in patria, anche per giustificare una guerra di saccheggio e di eccidi spaventosi, e anche i genovesi si diedero da fare in tal senso, il giorno del ritrovamento in una chiesa greca nella citta’ di Myra in Asia Minore in realta’ cercavano le ceneri di san Nicola, ma erano gia’ state prese dai veneziani, continuando a scavare dietro l’ altare maggiore trovarono quelle di san Giovanni…ora tutti sanno che a san Giovanni fa tagliata la testa, il corpo decapitato fu conservato a Sebaste in Samaria per molti secoli sino a che l’ imperatore Giuliano detto l’ Apostata, cercando di ritornare alla poligamia, nel perseguitare i cristiani fece anche profanare il sepolcro di san Giovanni e bruciare le spoglie… A questo punto subentrò un pio frate che raccolse le ceneri e le porto’ a Myra verso il 360 d.C. e li’ rimasero sino a che i genovesi non le trovarono.
Nella cattedrale di Genova e piu’ precisamente nella navata sinistra, vi e’, circondata da statue marmoree di Matteo Cividali e del Sansovino l’ arca dove vennero conservate in primis le ceneri del santo.
LA CHIESA DI SAN MATTEO
La costruzione della chiesa di San Matteo a Genova inizio’ nel 1125, il suo sagrato e’ circondato dalle case dei membri della famiglia Doria dei quali,almeno formalmente, ancora oggi e’ la loro abbazia. L’ attuale costruzione esterna in stile gotico risale al XIII secolo, la facciata fu realizzata alternando marmo bianco di Carrara con pietra nera di Promontorio, la cui cava era sul promontorio del faro di Genova oggi non piu’ esistente. L’ osservatore attento notera’ che le liste di marmo bianco sono piene d’ iscrizioni che esaltano le gesta dei piu’ famosi componenti della famiglia Doria, come Andrea grande ammiraglio dell’ imperatore Carlo V o Lamba Doria vincitore della battaglia della Curzola contro i veneziani, e forse anche di Branca Doria, aborrito da Dante Alighieri che nella sua ” Commedia “, poi diventata “Divina”, lo sbatte nell’ inferno nel girone dei traditori degli ospiti e coglie l’ occasione di parlar bene dei genovesi come segue: ” …Ahi Genovesi, uomini diversi
D’ ogni costume e pien d’ ogne magagna
Perche’ non siete voi del mondo spersi? “
ARAZZI DEGNI D’ UN PRINCIPE
Nel palazzo rinascimentale di Andrea Doria a Fassolo ( Genova ) detto ” Villa del Principe ” vi sono due arazzi con le storie di Alessandro Magno che da soli giustificano una visita a questa vera e propria reggia. I due arazzi furono donati al Doria dall’ imperatore Carlo V e narrano per immagini le imprese del grande re macedone, sono di enormi dimensioni e considerati dalla critica i piu’ importanti arazzi giunti sino a noi dal 400, furono realizzati infatti verso il 1460 a Tournai in Borgogna probabilmente per Filippo il buono che e’ rappresentato nelle due opere nelle vesti dell’ eroe greco, dovevano far parte di un piu’ vasto ciclo andato perduto, sono tessuti in lana e seta con aggiunta di fili d’ oro e d’ argento.
BROCANTE A PALAZZO
Il Palazzo Ducale, gia’ sede del dogato della Serenissima Repubblica di Genova, oggi sede di importanti mostre, conferenze e museo, ospita ogni primo sabato e domenica d’ ogni mese escluso agosto e settembre un mercato di brocante nel suo cortile maggiore e nel minore progettato dal Vannone alla fine del XVI secolo.
LA TOMBA DEI ROSSI
Nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova nel settore D c’ e’ la tomba dei Rossi realizzata nel 1878 dallo scultore Giuseppe Benetti ( Genova 1825 – 1914 ), bellissima, a mio avviso, l’ invenzione dell’ artista che immagina l’ angelo custode costernato per non aver potuto far nulla per salvare dalla morte la donna che viene accompagnata nel sepolcro da una ragazza, non c’ e’ disperazione ne orrore per l’ ignoto in questa immagine, ma neppure speranza di resurrezione, solo accettazione d’ un fatto ineluttabile.
LA LOGGIA DEGLI EROI DI VILLA DORIA
Nel palazzo del principe Doria a Fassolo (Genova) c’ é una loggia detta degli eroi con cinque arcate, che originariamente erano aperte sul giardino sottostante, sulle pareti sono dipinti a fresco 12 membri della famiglia Doria vestiti da antichi romani tranne uno, tutti hanno lo scudo con l’ aquila nera su campo oro e argento, emblema araldico della famiglia, le figure sono legate tra loro da una ritmica gestualità, l’ autore di questi dipinti fu Pietro Bonaccorsi detto Perin del Vaga allievo di Raffaello, che li realizzò nel terzo decennio del 500, gli stucchi che decorano i soffitti furono mediati dalla Domus Aurea Neroniana.
IL PARCO DELLA DUCHESSA
Nell’ estremo ponente genovese a Voltri c’ é l’ antico palazzo dei Brignole Sale conosciuto da tutti come la villa della duchessa di Galliera. L’ antico palazzo secentesco é circondato da un parco all’ inglese progettato dal Tagliafichi ricco di ninfei, grotte, cascate, alberi secolari ed un branco di daini che vivono in una spianata erbosa in cima alla collina e sono la vera attrazione del luogo. La villa é attualmente in restauro, si possono visitare i giardini all’ italiana posti sotto il palazzo ed anche il parco, che pur essendo in stato di abbandono, é pur sempre fascinoso, con una accortezza… portatevi un satellitare o lasciatevi alle spalle un filo come Teseo fece nel Labirinto di Minosse, perché la vastità del luogo e la completa assenza di segnaletica possono provocarvi qualche problema.
LE MURA DI MALAPAGA
A Genova, dalla Porta Tenaglia, conosciuta da tutti come Porta Siberia, le possenti mura cinquecentesche poste a difesa della città proseguivano verso sud prendendo il nome di ” Mura di Malapaga “, furono chiamate così dalla vicina prigione costruita nel 1269 dove vennero rinchiusi i debitori insolventi. Per questi carcerati era stato pensato un suplizio molto speciale: i malcapitati venivano chiusi in una gabbia con le terga esposte, gabbia che veniva innalzata in alto e quindi fatta cadere sopra una piastra d’ ardesia, da qui il detto genovese: ” Mandà a da do cù in ciappa” che trasformato in italiano potrebbe tradursi con: “essere messo con il c… per terra “
LA CASA DI BARTOLOMEO INVREA
Via del Campo a Genova, cantata da De André, ha lungo il suo percorso anche alcuni palazzi nobiliari che sono stati recentemente restaurati, uno di questi é quello di Bartolomeo Invrea con ingresso in via del Campo al n. 10, le numerose trasformazioni che subì il palazzo nel tempo non ne hanno mutato l’ impianto cinquecentesco simile a quello dei palazzi di Strada Nuova ora Via Garibaldi. Nella foto la facciata che da sul water front.
IL CASTELLO BELVEDERE
La villa della Duchessa di Galliera a Voltri, nell’ estremo ponente genovese, ha un parco immenso progettato dal Tagliafichi nel XIX secolo concepito come un giardino all’ inglese, qui tra anfratti, grotte e cascatelle c’ é il Castello Belvedere di recente restaurato. In questo luogo,fuori dal traffico caotico della città, si sente solo il rumore dell’ acqua che scorre, il canto degli uccelli e lo stormire delle fronde mosse dal vento.
SAN SIRO ED IL BASILISCO
Nella valle del torrente Bisagno, alle porte di Genova, c’ é la chiesa dedicata a San Siro, primo vescovo della città, dove si può ammirare questo polittico opera d’ un anonimo artista lombardo, che in un primo tempo la critica aveva attribuito a Teramo Piaggio pittore zoagliese, Il dipinto datato 1516 raffigura nelle predelle la vita del santo ed al centro San Siro che con il pastorale schiaccia il ” Basilisco” una specie di mostro serpentiforme che rappresenta l’ eresia di Ario. In basso si possono leggere i nomi dei donatori :
Giovanni Morando e Pietro Burlando, cognomi frequenti in quei luoghi.
LA TOMBA DEI PATRONE A STAGLIENO
IL CHIOSTRO TRIANGOLARE DI SANT’ AGOSTINO
UN PITTORE FIORENTINO A GENOVA
Sebastiano Galeotti, pittore fiorentino nato nell’ anno del signore 1676, fu incaricato di affrescare la chiesa di Santa Maria Maddalena di Genova, qui lasciò una tangibile prova della sua bravura artistica coadiuvato dal Costa che fu il suo quadraturista; nella foto l’ affresco della volta della navata centrale della chiesa rappresentante L’ Eterna Sapienza tra la Misericordia e la Giustizia ed il trionfo delle virtù sui vizi.
L’ ANTICA FARMACIA DEI FRATI CARMELITANI
BORGO INCROCIATI
Anticamente il ponte medioevale di Sant’ Agata, di cui oggi restano solo due o tre campate, attraversando il torrente Bisagno collegava la zona di San Fruttuoso a Borgo Incrociati. Questo antico borgo é uno dei meglio conservati tra quelli fuori delle mura di Genova. Il nome ” Incrociati ” deriva dal termine con cui erano chiamati dai popolani i carmelitani ospitalieri crociferi presenti dal 1191 in un convento ospitale vicino al ponte ora non più esistente.
Il Borgo ha molte attività commerciali che si occupano di brocante e modernariato e vi sono antiche trattorie, era un borgo vivo e pittoresco dove gli appassionati di antiquariato potevano fare piccole e talvolta grandi scoperte, oggi, dopo la seconda devastante alluvione che fece tracimare il torrente portando morte e distruzione, c’ é un’ aria di vita sospesa mista ad un sentimento d’ attesa, d’ una salvezza molte volte implorata e sempre disattesa.
LORENZO DE FERRARI GRANDE FRESCANTE
Il pittore Lorenzo De Ferrari realizzò il suo capolavoro nella decorazione della galleria aurea di palazzo Tobia Pallavicino ora sede della Camera di Commercio di Genova. Nel quarto decennio del XVIII secolo questo artista dipinse una serie di pitture a fresco ispirate da l’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ arrivo della nave di Enea con i suoi compagni sopravvissuti alla distruzione di Troia sulle rive laziali, il nostro immagina il dio del fiume Tevere come un vecchio circondato da naiadi.
UNA MADONNA IN LAGGIONI
Pare che nel medio evo nella via Giulia ora via XX Settembre vi fossero fornaci per la produzione dei laggioni, una sorta di piastrelle maiolicate con le quali si potevano fare composizioni, come per esempio quella che si può ammirare nel museo d’ arte medioevale di Sant’ Agostino, raffigurante la Madonna con il bambino Gesù datata 1529, la gamma dei colori era limitata al blu cobalto, il giallo ed il verde ramina su fondo bianco.
SANT’ ANTONIO DI BOCCADASSE
Costruita come cappelletta per la gente di mare all’ inizio del XVII secolo, la chiesa di Boccadasse nel 1745 divenne sede della confraternita di Sant’ Antonio da Padova, All’ interno, appesi agli archi delle navate, sono numerosi modelli di vascelli ed ex voto degli abitanti di questo borgo che anche oggi, nell’ era della globalizzazione, riesce a restare incontaminato, oasi di tranquillità e speranza di un mondo migliore.
PE ZENA E PE SAN ZORZU
Nel centro storico di Genova, in piazza san Matteo, c’ é il palazzo Quartara già Giorgio Doria, Sopra il portone d’ ingresso si può ammirare uno spendido soprapporta, un bassorillievo in marmo realizzato da Giovanni Gagini nel 1457 che raffigura San Giorgio che uccide il drago, i due guerrieri ai lati portano uno scudo dove originariamente era lo stemma araldico di famiglia che fu abraso in spregio ai nobili che lì abitavano alla fine del 700. San Giorgio fu il primo santo protettore della città di Genova, il grido di guerra dei soldati genovesi era : ” Pe Zena e pe San Zorzu “. ( per Genova e per san Giorgio )
A ZENA A FAINA’ A TO’ PANSA A FA CANTA’
Pare che l’ origine della Fainà ( farinata di ceci ) sia la seguente: dopo la battaglia della Meloria nel 1284, le galere genovesi, stracariche di bottino e di prigionieri pisani, furono colte da una tempesta che infuriò per diverso tempo, una di queste subì danni nei depositi della sentina ed i contenitori di farina di ceci si ruppero insieme ad orci pieni d’ olio d’ oliva, l’ olio si mischiò alla farina e all’ acqua di mare, quando i cambusieri videro il disastro, non si perdettero d’ animo e servirono quella pappetta come cibo, suscitando le proteste dei marinai e dei prigionieri, quasi tutti lasciarono la mistura nelle scodelle al sole dichiarandola immangiabile, ma il giorno dopo, presi dalla fame la riassaggiarono e si resero conto che con il calore del sole s’ era trasformata in una buona pietanza, la chiamarono in primis ” oro di Pisa “. Oggi nel centro storico di Voltri, nell’ estremo ponente genovese, l’ antica trattoria Veximà, come del resto le altre friggitorie del centro, non usano più il sole ma il forno a legna ed il risultato é prelibato.
UN’ ANNUNCIAZIONE DEL GENTILESCHI A GENOVA
Nell’ antica chiesa di San Siro, che fu la prima cattedrale di Genova, e più precisamente nella prima cappella della navata destra dedicata alla S.S. Annunziata, c’ é una pala che raffigura l’ Annunciazione. Questo dipinto, di cui esiste una replica nella Galleria Sabauda a Torino, fu probabilmente commissionato dalla famiglia Cebà Grimaldi che finanziò la costruzione della cappella.
L’ artista che la dipinse é Orazio Lomi detto Gentileschi che immaginò la scena come se si fosse svolta in una camera da letto d’ un nobile secentesco, La Madonna e l’ angelo Gabriele in primo piano vengono messi in risalto dalla luce che filtra dalla finestra a discapito degli sfondi, un chiaro omaggio a Caravaggio, mentre il letto a baldacchino disfatto dalle cui colonne scende una tenda blu é di chiara influenza fiamminga.
STORIA D’ UNA REGINA SFORTUNATA
Margherita di Brabante, moglie dell’ imperatore Enrico VII, accompagnando il marito, che era sceso in Italia con il suo esercito, morì prematuramente a Genova dove fu sepolta nella chiesa di San Francesco di Castelletto, aveva solo 35 anni. Enrico, in ricordo della sua amata, commissionò allo scultore Giovanni Pisano un monumento sepolcrale per ricordarla nel 1313.
Ma la sfortuna di Margherita si accanì contro di lei anche da morta, infatti nel 400 il convento venne distrutto dai francesi ed il monumento funebre andò disperso. Solo alcuni frammenti rimasero ed alcuni di questi si possono ammirare nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano, il più significativo é l’ anima di Margherita che sorretta da due diaconi s’ innalza verso il Paradiso.
L’ EDICOLA IN PIAZZA DEL CARMINE
LA TORRE GROPALLO
La Torre difensiva posta sulla passeggiata a mare di Nervi viene chiamata Gropallo perché fu acquistata dal marchese Gropallo nel 1846, probabilmente risale al XVI secolo, anticamente era conosciuta come Torre del Fieno perché quando le sentinelle di vedetta scorgevano l’ arrivo delle navi dei pirati barbareschi, bruciavano sulla sommità mucchi di paglia bagnata generando un fumo visibile a grande distanza, segnalando così il pericolo incombente ai genovesi.
UN GIARDINO PER ANDREA DORIA
VITA DA CANI
Questa tela visibile al palazzo del Principe Doria a Fassolo, fu dipinta da Aurelio Lomi artista pisano attivo a Genova tra il 1597 ed il 1604, mostra il cane Roldano mentre viene strigliato con una spazzola d’ argento da un elegante paggio, Roldano fu regalato ad Andrea Doria dall’ imperatore Filippo II come segno di riconoscenza per la sua lealtà alla corona spagnola, quando il cane morì fu sepolto con grandi onori nella parte settentrionale del giardino ai piedi d’ una statua di Giove.
LA MADONNA DEL MONTE
Il Santuario della Madonna del Monte, sorto su di una collina di Genova alle spalle dell’ antica villa degli Imperiale, deve la sua costruzione ad un evento straordinario, secondo il mito, dopo un’ incursione saracena nella quale molti genovesi furono trucidati o ridotti in schiavitù, le donne giovani violentate e rapite e la città saccheggiata e messa a ferro e fuoco nell’ anno 954, i superstiti, pregando la Madonna di salvarli, avrebbero visto una luce ultraterrena sopra un monte che fu interpretata come promessa di salvezza. Dopo poco tempo il re Berengario restituì ai genovesi la libertà e la popolazione, grata consacrò il monte che aveva visto illuminarsi alla Madonna.
PANORAMA DA SANT’ ILARIO
La chiamavano Bocca di Rosa metteva l’ amore metteva l’ amore,
la chiamavano Bocca di Rosa metteva l’ amore sopra ogni cosa.
Appena scesa alla stazione del paesino di Sant’ Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava d’ un missionario…
( da ” Bocca di Rosa ” di F. De André )
Vista della costa di Genova dalla piazzetta della chiesa di Sant’ Ilario
PORTANTINE E NON CARROZZE
Nel XVIII secolo, nel centro storico di Genova, i nobili non potevano usare carrozze per spostarsi, perché, data la poca ampiezza dei vicoli, non avrebbero potuto essere usate, era invece d’ uso farsi portare in portantina da due o più servitori, quella nella foto é nell’ atrio di palazzo Spinola in piazza Pellicceria.
PORTA PILA
Una delle porte che consentivano l’ accesso alla città di Genova dalle secentesche Mura Nuove fu Porta Pila, che originariamente era collocata vicino all’attuale via XX Settembre lungo via Fiume. La monumentale porta era dedicata alla Madonna regina di Genova e, come molti monumenti genovesi, subì nel tempo numerosi traslochi, ora é collocata sopra la stazione Brignole, ma esiste un progetto per darle una più consona destinazione.
I MAGISTER ” ANTELAMI” GRANDI RICICLATORI DELL’ ANTICO
LA VILLA DELLO ZERBINO
UNA FONTE BATTESIMALE TUTTA COLORE
Nell’ antica chiesa dedicata a San Siro primo vescovo di Genova, collocata in uno dei più pittoreschi angoli del centro storico dichiarato patrimonio dell’ Umanità dall’ UNESCO, c’ é una fonte battesimale risalente al 1445, bellissimo per il contesto in cui é stata inserita, una spazio in cui il colore é protagonista assoluto
UN SAN BARTOLOMEO COLOSSALE
All’ interno della basilica di Santa Maria Assunta di Carignano, sotto la scenografica cupola centrale vi sono quattro nicchioni ospitanti statue colossali, una di queste, scolpita in marmo bianco di Carrara, é un San Bartolomeo dello scultore Claudio David (1678 – 1721 c. ) che lo realizzo nel 1695.
IL RICORDO DI BOCCADASSE IN UNA CANZONE
PIAZZA VALORIA
A pochi passi da San Lorenzo, c’ é Piazza Valoria con l’ omonimo vicolo che lì conduce, il nome della piazza deriva dai Valauri che erano i campanari della vicina cattedrale e che qui abitavano. La piazza nacque nel 1550 quando furono abbattuti alcuni edifici fatiscenti e da allora non ha più cambiato la sua fisionomia. Nella foto un antico palazzo affrescato.
I LEONI DI SAN LORENZO
UN PITTORE PER MONTOGGIO
A proposito del pittore savonese Bartolomeo Guidobono, Anna Orlando scrive: “…. E’ la sua capacità d’ immergere il riguardante in un’ atmosfera di sospensione , tra l’ onirico ed il fantastico , con un racconto che degli strumenti del pittore rinnega il disegno e la prospettiva , alla ricerca di effetti di un ductus leggero e vibrante, di scorci inusuali e scaleni,di ambientazioni senza connotazioni spaziali, ma sospese nel fascinoso regno senza tempo del mito.”
Nella pala d’ altare della chiesa di San Giovanni decollato di Montoggio raffigurante la Madonna del Suffragio, San Nicola e le anime del purgatorio si evince tutto questo.
DEDICO QUESTO POST AGLI EROICI CITTADINI DI MONTOGGIO, CHE PER LA SECONDA VOLTA IN UN ANNO SONO STATI TRAVOLTI DALLE ACQUE DEI LORO TORRENTI IN PIENA.
L’ ART DU CONFISEUR
Nel Lontano 1780, Antonio Maria Romanengo da Voltaggio giunse a Genova ed aprì un negozio di di generi coloniali e spezie, due dei suoi figli si dedicarono alla produzione di frutta candita, confetti e cioccolata alla moda francese, diventando in poco tempo famosi sia nel genovesato che fuori di esso. Il negozio di via Soziglia, nel centro storico, fu rimodernato nel 1814 e la ditta fu chiamata Pietro Romanengo fu Stefano in ricordo del padre e dopo tanti anni si chiama ancora così.
LA TOMBA DEI VARNI
….Vola il tempo lo sai che vola e va
forse non ce ne accorgiamo
ma più ancora del tempo che non ha età
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico amore amor
io t’ attenderò ogni sera
ma tu vieni non aspettare ancor
vieni adesso che é primavera.
( da ” Valzer per un amore” di F. De André – G. Marinuzzi )
Cimitero Monumentale di Staglieno ( Genova ), Tomba Varni scultura di Santo Varni in marmo datata 1875.
UN ORGANO MONUMENTALE
A Genova, nella basilica di S. Maria Assunta in Carignano, c’ é un grande organo a canne che per la sua imponenza e bellezza é tra i più importanti d’ Italia. L’ organo fu costruito dal gesuita Fratel Willem Hermans nativo delle Fiandre tra il 1657 ed il 1659, lo strumento ha una splendida cassa lignea turrita con ali a portelle dipinte da Domenico Piola, uno dei più significativi artisti della Genova barocca.
LA FONTANA DI PIAZZA DE FERRARI
UNO SCRIGNO PER SAN GIOVANNI BATTISTA
Nelle segrete della Cattedrale di San Lorenzo, in una splendida ambientazione, viene conservato il tesoro. Tra gli splendidi oggetti sapientemente illuminati, c’ é quest’ arca detta del Barbarossa, un reliquario romanico in argento sbalzato e parzialmente dorato arricchito da gemme del XII secolo dove furono in primis conservate le ceneri del Precursore.
UN SAN GIORGIO IN LAGGIONI
A Genova, nella antica chiesa di Santa Maria di Castello e più precisamente nella cappella di Sant’ Antonino, si può ammirare un rivestimento parietale a laggioni che mostrano un San Giorgio che uccide il drago databile al terzo decennio del XVI secolo.
Questi ” laggioni ” erano piastrelle in ceramica maiolicata policroma di produzione ligure, pare che anche nella Via Giulia ( l’ attuale via XX Settembre ) vi fossero diverse fornaci.
LA PIAZZA DELLE VIGNE A GENOVA
La zona delle Vigne si chiama così perché nel Medio Evo in loco era molto diffusa la coltura dell’ uva, dopo aver visitato la splendida chiesa mariana risalente al IX secolo, con la facciata rifatta in stile neoclassico, vi troverete su di una piazza anche essa chiamata delle Vigne, dove si trovano i palazzi della nobile famiglia dei Grillo che, recentemente restaurati, hanno rivelato sotto gli intonaci fatiscenti gli affreschi cinquecenteschi che si pensava fossero andati perduti.
c’ é anche un dehors nella piazza dove si può sostare e godersi con calma uno dei più caratteristici angoli del centro storico genovese.
UNA SINGOLARE PENA DI MORTE
L’ Abbazia di Santo Stefano, sorta nel XII secolo su una chiesa precedente dedicata a San Michele, ha un sagrato che si rese teatro nel giugno del 1318 d’ un assassinio perpetrato ai danni di tre soldati di parte guelfa che erano stati preposti alla protezione della ” Lanterna ” e che avevano abbandonato il posto di guardia, perché avversari di parte ghibellina avevan minacciato di farla crollare se non l’ avessero fatto. Giunti in città, furono catturati ed accusati di alto tradimento, loro, dopo esser stati a lungo torturati al cavalletto, confessarono quel che non era, quindi furono condotti sul sagrato dell’ abbazia e giustiziati in maniera spettacolare lanciandoli in aria con un trabocco ( sorta di catapulta ).
PORTA DI VACCA
La Porta di Vacca fu costruita alla metà del XII secolo per chiudere a ponente le mura erette per far fronte all’ esercito dell’ imperatore Federico detto Barbarossa che vedeva i genovesi come fumo negli occhi, Anticamente era chiamata porta di Santa Fede, prese il nome di Vacca perché in sito vi erano case della famiglia Vachero. La porta fu usata a lungo come prigione e per le esecuzioni capitali.
UNO SCHERZO PER UN MARCHESE BUONANIMA
Nel Museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano si trova un sarcofago che fu usato per la sepoltura di Francesco Spinola morto nel 1442. Il sarcofago fu donato alla potente famiglia degli Spinola dalla città di Gaeta, proprio per la sepoltura di Francesco.
Si tratta d’ una copia romana del II o III secolo d. C. mediata da un esemplare del periodo alessandrino, questo sarcofago rientra quindi nel gruppo di quelli riutilizzati come sepoltura di uomini illustri, un recupero insomma, con funzioni celebrative, e proprio qui sta il problema, la scena scolpita sul fronte del sarcofago rappresenta un THIASOS BACCHICO che, tradotto per i non addetti ai lavori, significa una processione di Sileni,menadi, ninfe e satiri tutti ubriachi fradici che accompagnano in processione il dio Bacco anche egli completamente ebbro, nel bassorilievo il dio é visibile al centro seduto su un asinello e sostenuto da un satiro che lo aiuta a restare in groppa. Credo che Francesco Spinola se lo avesse saputo non sarebbe stato molto contento.
UNA CAPPELLA PER LA MADONNA DELLE VIGNE
Nella chiesa di Santa Maria delle Vigne, in fondo alla navata destra, c’ è la splendida Cappella dedicata alla Madonna delle Vigne, al centro in alto, sopra l’ altare, é collocato un piccolo dipinto della fine del 300 raffigurante Maria con il bambino Gesù, attribuito al senese Taddeo di Bartolo, sotto la statua di Gio Battista e Tommaso Orsolino datata 1616 ed ai lati statue rappresentanti le virtù teologali dello scultore Filippo Parodi discepolo del Bernini datate 1661, la volta é affrescata da Domenico Piola.
IL QUARTIERE DEL CARMINE A GENOVA
A pochi minuti di strada dal centro città, c’ é l’ antico quartiere medioevale del Carmine, qui il tempo sembra si sia fermato, niente auto né motorini scoppiettanti, solo il rumore dei tuoi passi ed il colore del cielo che s’ intravede dagli stretti caruggi ( vicoli ). nella foto salita Monterosso.
UN ALBERGO PER I POVERI
Risale al 1652 la costruzione dell’ Albergo dei Poveri a Genova, fu fatto per volontà del marchese Emanuele Brignole e destinato ad essere un ospitale per i poveri ed i derelitti della città. Il complesso si presenta con un lungo prospetto concluso da un imponente frontale, al centro del primo piano c’ é una chiesa dedicata all’ Immacolata Concezione ricca d’ opere d’ arte, intorno ha quattro grandi cortili. Oggi nel complesso é ospitata la facoltà di Scienze Politiche. Qui é anche la tomba del marchese Emanuele Brignole che riposa, per suo espresso desiderio, sotto una lapide senza nome.
AURELIO LOMI UN PITTORE TOSCANO A GENOVA
Nella chiesa di San Siro, che fu la prima cattedrale di Genova, e più precisamente nella cappella della Madonna della Guardia, c’ é sulla parete di sinistra un dipinto di Aurelio Lomi ( 1556- 1622 ) insigne pittore toscano, che lo dipinse nel 1601, la tela rappresenta la nascita di San Giovanni Battista.
IL CHIOSTRO DEI CANONICI
LA MAGISTRATURA DELLE MURA
A Genova nel XVI secolo fu istituita la ” Magistratura delle Mura ” che completò la cinta difensiva della città lato mare, fu così che vennero edificate le mura della Marina in continuazione delle mura delle Grazie. Le Mura della Marina iniziano nel quartiere omonimo e proseguivano seguendo la linea costiera, ancora oggi sono in parte visibili, all’ inizio del XIX secolo il mare si frangeva contro queste mura, prima che l’ area venisse interrata, oggi, dove era mare, vi è un grande parcheggio per gli autobus turistici.
LA VOLTA DELLA GALLERIA DORATA
Uno dei più bei palazzi di Via Garibaldi é quello dove attualmente ha sede la Camera di Commercio, l’ edificio apparteneva a Tobia Pallavicino e poi ai Carrega Cataldi, il piano nobile è impreziosito da un salone detto ” Galleria dorata ” che è uno degli ambienti più emblematici della ricchezza decorativa del rococò genovese nel quinto decennio del 700. I decori parietali furono realizzati a fresco dal pittore Lorenzo De Ferrari, che s’ ispirò alle storie di Enea narrate nell’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ affresco della volta in cui Venere, protettrice dell’ eroe troiano, intercede a suo favore davanti a Giove rè degli dei.
UN GUIDO RENI SPETTACOLARE
NOTTI DI GENOVA
LE MADONNINE NEL CENTRO STORICO
Nel centro storico di Genova sono molto comuni le edicole poste agli angoli dei vicoli ( caruggi ) con le statue della Madonna il cui culto era molto diffuso sin dalle epoche più remote, quella della foto, collocata in via Ponte Reale, raffigura L’ Immacolata con un santo frate, fu realizzata in marmo di Carrara da un ignoto scultore del XVIII secolo.
UNA FUGA DI ENEA IN UN’ AMBIENTE ROCOCO’
Uno dei più bei palazzi di Via Garibaldi é quello dove attualmente ha sede la Camera di Commercio di Genova, l’ edificio apparteneva a Tobia Pallavicino e poi ai Carrega Cataldi, il piano nobile è impreziosito da un salone detto ” Galleria dorata ” che è uno degli ambienti più emblematici della ricchezza decorativa del rococò genovese nel quinto decennio del 700. I decori parietali furono realizzati a fresco dal pittore Lorenzo De Ferrari, che s’ ispirò alle storie di Enea narrate nell’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ affresco in un ovale dove Enea fugge da Troia con suo padre Anchise sulle spalle e suo figlio Ascanio.
LA CUPOLA DI S. PIETRO IN BANCHI
Interno della cupola di San Pietro in Banchi con ai lati i quattro evangelisti e nella calotta absidale gli stucchi di Marcello Sparzio.
Questa chiesa fu fatta erigere dalla Repubblica di Genova nella seconda metà del XVI secolo come voto per la cessazione della peste del 1578 che aveva decimato la popolazione.
UNA MADONNA DEL 300 A SANT’ AGOSTINO
Madonna con Gesù bambino opera del Maestro degli angeli della Cattedrale, attivo a Genova nel 1307 c., forse d’ origine comasca e quindi legato ai cantieri diretti dai Magistri Antelami. Questo alto rillievo in marmo bianco è custodito nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano a Genova dove nel medio evo venivano fatte gare di giostra tra cavalieri.
GANDHI VICINO ALLA CHIESA DEI CONDANNATI A MORTE
Nel Porto antico di Genova, separata dalle banchine dalle mura cinquecentesche progettate da Galeazzo Alessi, vi è sin dal settimo decennio del XII secolo la chiesetta di san Marco al Molo.
Nata in stile romanico e poi trasformata in stile barocco, il tempio originariamente era di fronte al mare; il suo parroco aveva il compito di dare l’ ultima benedizione ai condannati a morte che venivano giustiziati nell’ area del Mandraccio lì vicina. Forse per questo suo triste passato, vicino alla chiesa è stata posta una statua del Mahatma Gandhi operatore della pace tra i popoli.
UN ARROTINO PER UNA CATTEDRALE
Sulla facciata della cattedrale di Genova dedicata a San Lorenzo e più precisamente sull’ angolo dell’ omonima via, c’ è una scultura d’ un santo non ancora identificato dagli storici dell’ arte, il personaggio reca in mano una meridiana e i genovesi l’ hanno da sempre chiamato ” L’ arrotino “.Secondo chi scrive si tratta di una allegoria : ” Cristo signore del tempo ” , un messaggio enigmatico che ci ha trasmesso un anonimo maestro forse francese del XIV secolo.
UN PRESEPIO COME INSEGNA
Nel centro storico di Genova e più precisamente in via degli Orefici vicina a piazza Campetto, che anticamente si chiamava campus fabrorum dove i fraveghi ( argentieri ) sin dal medio evo lavoravano i metalli nobili, c’ è, sopra l’ insegna d’ un negozio, una lapide marmorea scolpita ad altorillievo che rappresenta l’ adorazione dei Magi, fu fatta nella bottega dei Gagini nel 1460.
MADONNA E SANTI PER PROTEGGERE GENOVA
DORMIRE IN CUCINA …. ALLE VOLTE SALVA LA VITA.
Nel palazzo dei marchesi Spinola in Piazza Pellicceria a Genova, ci sono, in perfetto stato di conservazione, le antiche cucine dove si affacendavano cuochi, sguatteri e camerieri per servire i signori del palazzo ed i loro invitati. Le tavole da desco nel XVIII secolo non esistevano, venivano allestite al momento, dopo aver saputo il numero dei commensali, venivano usate tavole di legno poggiate su cavalletti, che a fine pranzo venivano smontate, da qui il detto genovese: metti toua, leva a toua ( tavola ). Pare che sino alla fine del 700 ed anche oltre, il personale di servizio di più basso livello dormisse nelle cucine….dove faceva caldo ed era più facile superare i rigori dell’ inverno.
PAGINE D’ AMORE IN VILLA GRIMALDI FASSIO
UN PREGADIO NEI GRANDI MAGAZZINI
In Piazza Campetto a Genova c’ é il cinquecentesco palazzo De Mari oggi sede di un grande magazzino, proprio mentre erano in corso i lavori di adattamento di questa dimora patrizia a questa meno nobile mansione, fu scoperto, murato in una grande nicchia nella parete del primo piano, un pregadio del VIII secolo con la Madonna della Misericordia ed il beato Botta. Questi pregadio erano degli altarini destinati alla devozione privata.
UN ECCE HOMO A LUME DI CANDELA
Luca Cambiaso ( Moneglia 1527 – Madrid 1585 ) olio su tela, soggetto: Cristo innanzi a Caifa, dipinto realizzato nel periodo dei chiaroscuri anticipatore della poetica del Caravaggio. Questa opera di eccezionale interesse è conservata nel museo dell’ Accademia Ligustica di belle Arti in Piazza De Ferrari a Genova.
LA MADONNA DELLA GUARDIA
Nel 1490, sul monte Figogna, posto alle spalle della città di Genova, una mattina d’ un giorno qualsiasi, ad un contadino di nome Benedetto Pareto comparve la Madonna che gli chiese di erigere in quel luogo una cappella in suo onore. Ovviamente sulle prime nessuno gli credette, ma poi accadde un miracolo ed in poco tempo la devozione popolare nei confronti della Madonna della Guardia ( chiamata così perché in quel luogo esisteva una torre d’ avvistamento contro le scorrerie dei pirati saraceni ) si diffuse a macchia d’ olio in tutto il genovesato. In città cominciarono a proliferare edicole sulle strade e nei vicoli con l’ effigie della Madonna e del Pareto. Quella rappresentata nella foto é in via dei Conservatori del Mare nel centro storico in stile barocco e risale alla prima metà del XVIII secolo.
UNA SALA CAPITOLARE CADUTA NELL’ OBLIO
A Genova, In un anonimo palazzo di Salita San Francesco al n.7, salendo al primo piano, si resta senza parole, dietro un portoncino si trova l’ antica sala capitolare della chiesa di San Francesco di Castelletto demolita nel XIX secolo. La sala capitolare fu trasformata nell’ Oratorio dell’ Immacolata nel VIII secolo ed é ancora lì con i suoi splendidi decori in stile barocchetto genovese.
UN CORTEO PER BALDASSARRE
La tradizione del Presepe è radicata a Genova quasi come a Napoli, diversamente da quelle napoletane realizzate in terracotta, le statuine presepiali venivano realizzate in legno intagliato, scolpito e dipinto in policromia, alle teste venivano messi occhi in pasta vitrea, mentre i busti e le membra venivano realizzate in stoppa e filo di ferro per poter atteggiare i personaggi in diverse posizioni, alcune sono veri e propri capolavori, tanto che si è ipotizzato potessero esser state fatte nella bottega del grande Anton Maria Maragliano ( Genova 1664 – 1741 ) famoso per la realizzazione di grandi apparati processionali e di sculture realizzate su legno, ma prove certe non ce ne sono. Quelle della foto sono conservate nel Museo dei beni culturali dei Cappuccini e fanno parte del corteo di Baldassarre, il nero dei Magi.
GENOVA PER NOI….
Con quella faccia un pò così, quell’ espressione un pò così
che abbiamo noi prima d’ andare a Genova, che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c’ inghiotte e non torniamo più. Eppur parenti siamo un pò di quella gente che c’ é lì che in fondo in fondo é come noi selvatica, ma che paura che ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai…
( da “Genova per noi” di Paolo Conte )
UNA BASILICA NATA PER DISPETTO
La Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova, fu costruita per volontà della potente famiglia dei Sauli nel 1482. Nel 1548 fu affidato l’ incarico all’ architetto umbro Galeazzo Alessi che progettò un imponente edificio a pianta centrale, realizzando nella città uno dei più emblematici esempi di architettura rinascimentale a maggior gloria e fasto della famiglia committente.
Questa fu la spiegazione ufficiale…. in realtà pare che tutto sia nato per uno sgarbo. I Sauli, per tradizione, usavano presenziare alla celebrazione della messa nella chiesa gentilizia dei Fieschi, sembra che una domenica una marchesa Sauli essendo in ritardo, abbia mandato un suo valletto ai Fieschi pregandoli di ritardare la Messa, e sembra che sdegnosamente questi abbiano congedato il valletto dicendogli : ” Se la marchesa non è comoda … che si faccia una chiesa per conto suo …. ” scatenando così un desiderio di rivincita da parte dei Sauli che si realizzò facendo costruire una basilica capace di far sorgere un complesso d’ inferiorità negli scortesi vicini.
UNA DROGHERIA D’ ALTRI TEMPI

Nel centro storico di Genova e più precisamente in via San Bernardo al n. 32 r., c’ è l’ antica drogheria Torielli ,dove da oltre cento anni vengono vendute spezie ed infusi provenienti da tutto in mondo oltre a 30 tipi di caffé torrefatto artigianalmente, qui si possono ritrovare i sapori e gli odori che credevamo dimenticati ed una gentilezza che, viste le epoche buie che stiamo vivendo, non credevamo esistesse più.
LA GALLERIA AUREA NELLA CASA DEL PRINCIPE
Nella casa reggia del principe Andrea Doria a Fassolo, fu realizzata alla fine del XVI secolo la galleria aurea dove venivano allestiti i banchetti predisposti per gli ospiti illustri, fu realizzata su desiderio di Giovanni Andrea I Doria, Le sculture lignee reggi torcera parzialmente dorate e sagomate a sirene e tritoni sono del grande scultore genovese Filippo Parodi allievo del Bernini.
AVE MARIA ZENEIZE
AVE MARIA ZENEIZE
Campann-a che ti seunni in mezo a-o verde
co-a voxe secolare tanto caa,
in questa paxe l’ anima a se perde
e i tò reciocchi invitan a pregà
Ave Maria, a-o fà da seia quande in te l’ ombra s’ asconde o mà
Ave Maria cò chèu sincero e un cao pensiero pe che è lontan. Ave Maria pe chi va via co-a nostalgia do sò fogoà, e pe chi l’ è in penn-a, pe chi ha ‘na spinn-a ciantà in to cheu.
O Stella Maris, Ave Maria, avarda sempre chi l’ è pe-o-mà.
E passan oe, giorni, meixi e anni
chi nasce, cresce, invegia e scomparià…
a vitta a passa in mezo a tanti affanni,
ma sempre, a tò caa voxe ghe restià.
Traduzione per i foresti ( forestieri )
Campana che suoni in mezzo ai boschi
con la voce secolare tanto cara
in questa pace l’ anima si perde
ed i tuoi rintocchi invitano a pregare
Ave Maria al far della sera quando nell’ ombra si nasconde il mare
Ave Maria con il cuore sincero ed un caro pensiero a chi é lontano
Ave Maria per chi và via con la nostalgia del focolare
e per chi é in pena, per chi ha una spina piantata nel cuore.
O Stella Maris, Ave Maria proteggi sempre chi và per mare.
E passano ore, mesi e anni
chi nasce, cresce , invecchia e scomparirà
la vita passa in mezzo a tanti affanni
ma sempre la tua cara voce gli resterà.
UNA FUGA D’ ARCHI A GENOVA
UN PALIOTTO D’ ALTARE FATTO IN FAMIGLIA
UNA FONTANA PER CELARE LA VERGOGNA
Nell’ anno del Signore 1628 Giulio Cesare Vacchero cospirò contro la Serenissima Repubblica di Genova a favore dei Savoia, quando il tradimento fu scoperto, fu condannato a morte, i suoi figli esiliati e la sua casa distrutta. Lì dove sorgeva, in via del Campo, fu posta una colonna infame sulla quale il Vacchero ” perditissimi Homines ” viene in perpetuo ricordato. I suoi discendenti, per nascondere tanta vergogna, ottennero dal Doge il permesso di erigere davanti alla colonna una fontana monumentale, così che almeno i viandanti non l’ avrebbero vista, ed é ancora lì a mostrarci, se ce ne fosse bisogno, come il detto ” sic transit gloria mundi” é valido allora come ora.
IL PORTALE DEL PALAZZO PALLAVICINI E’ A LONDRA
Il palazzo Pallavicini in Piazza Fossatello risale alla fine del XV secolo ma fu ristrutturato in forme neoclassiche nel 1840, il suo magnifico portale cinquecentesco realizzato dallo scultore Taddeo Carlone non é più in loco e neppure in Italia, si trova a Londra nell’ Albert and Victoria museum di Cromwell road.
UN AMOR SACRO ED UN AMOR PROFANO DEL RENI
A Genova nella terza sala del piano nobile del palazzo dei marchesi Spinola in Piazza Pellicceria oggi Galleria Nazionale, si può ammirare questo dipinto di Guido Reni ( Bologna 1575 – 1642 ) realizzato nel periodo di piena maturità dell’ artista verso il 1622, titolo dell’ opera : ” Amore sacro ed Amor profano “, evidente in quest’ opera l’ influenza della poetica del Caravaggio.
UN PITTORE BIZANTINO A GENOVA
Nella controfacciata della cattedrale di san Lorenzo di Genova vi é la lunetta interna del portale maggiore che rappresenta al centro Cristo contornato da angeli e nella parte superiore Gesù e la Madonna al centro con gli apostoli posti lateralmente, fu dipinta a fresco da un ignoto pittore bizantino del 300.
C’ERA UNA VOLTA LA CHIESA DI SAN LAZZARO
Pietro Francesco Sacchi detto il Pavese ( Pavia 1485 – Genova 1528 ) Madonna in trono con Gesù bambino, ai lati San Lazzaro vescovo e san Lazzaro lebbroso. Questo polittico conservato nel museo Diocesano di Genova, proviene dalla chiesa di San Lazzaro che sorgeva nell’ attuale piazza Di Negro, demolita nel 1870 per la costruzione dei Magazzini Generali.
UN CAPOLAVORO D’ OREFICERIA
Nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo é conservata la grande arca processionale di San Giovanni Battista, si tratta di un opera quattrocentesca, capolavoro d’ oreficeria tardo gotica europea, non se ne conosce l’ artefice, realizzata in argento sbalzato, parzialmente dorato e smaltato in alcune parti, modellata a forma di cattedrale, é decorata con scene prese dalla vita del Precursore.
UN CAMINETTO MONUMENTALE
Nella Villa del Principe D’Oria a Fassolo ( Genova ) e più precisamente nella sala dei Giganti, si trova un caminetto monumentale realizzato in pietra nera di promontorio e marmo bianco di Carrara recante al centro un medaglione con il mito di Prometeo che dona il fuoco agli uomini, fu opera di Silvio Cosini, che lo realizzò nel XVI secolo su disegno di Pietro Bonaccorsi detto Perin Del Vaga allievo di Raffaello, che Andrea Doria aveva chiamato da Roma per decorare la sua Villa fuori delle porte della città.
C’ ERA UNA VOLTA IL FORO ROMANO
Nel centro storico di Genova, dove si presume fosse il Foro romano, c’ é la chiesa di San Giorgio collocata nella piazza omonima. San Giorgio fu il primo protettore della città, il grido di guerra dei genovesi era: ” Pé Zena e pé San Zorzu “. L’ edificio sacro ha origini molto antiche, le prime notizie risalgono al 947 d.C. Restaurata nella metà del XVII secolo, la facciata assunse un andamento curvilineo ed il suo campanile fu più tardi incorporato entro una casa destinata ad uso abitativo.
GENOVA IN UNA CANZONE
…Genova adesso ha chiuso in un bicchiere
le voci stanche le voci straniere
Genova ha chiuso tra le gelosie
le sue ultime fantasie .
E adesso se ti penso io muoio un pò
se penso a te un pò mi arrendo
alle voci disfatte dei quartieri indolenti
alle ragazze dai lunghi fianchi
e a te che un pò mi manchi
ed é la vita intera che grida dentro
o forse il fumo di Caricamento…..
( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )
UN’ EDICOLA PER SANT’ ANTONIO
La nascita delle edicole votive nel centro storico di Genova risale al medio evo, queste edicole sono piccoli tempietti in cui veniva posta la statuetta del santo o della Vergine, la città vecchia é letteralmente costellata di questi segni di devozione, quella di piazza Pollaiuoli raffigurante Sant’ Antonio da Padova con il bambino Gesù in braccio risale al XVII secolo.
LA SANTISSIMA ANNUNZIATA DEL VASTATO
C’ERANO UNA VOLTA I MAGAZZINI DEL COTONE
“ALLA CAVEZZA ” UN DIPINTO DI ETTORE TITO
UN MAGGIO PARTICOLARE
Nel centro storico di Genova, distaccato dal percorso turistico tradizionale di via Garibaldi, nascosto dietro la chiesa di San Luca, c’ é uno dei più interessanti musei di Genova, La ” Galleria Nazionale ” di palazzo Spinola in Piazza Pellicceria. Qui, oltre a poter ammirare una pinacoteca d’ eccezione, vi sono anche arredi originali appartenenti ad una delle famiglie più potenti tra l’ oligarchia genovese, tra cui questo arazzo tessuto a Mortlake in Inghilterra che é una replica d’ una serie rappresentante i mesi, opera, nella parte centrale, di Stephen De May ( fine 600 – 1714 ). L’ iconografia rappresentata é il mese di maggio, facilmente riconoscibile per la scena raffigurante il rifiorire della natura e degli amori.
UN NINFEO SPETTACOLARE
UN’ ASSUNZIONE SPLENDIDA

Nella Via Lomellini di Genova, dichiarata dall’ UNESCO patrimonio dell’ Umanità, si può ammirare vicino alla chiesa dedicata a San Filippo Neri una cappella dedicata alla Vergine Maria che ha sul soffitto uno sfondato che rappresenta l’ Assunzione di Maria del pittore bolognese Giacomo Boni ( Bologna 1688 – 1766 ). L’ artista lo realizzò nel 1713, uno degli esempi più belli della pittura rococò bolognese a Genova.
UNA CHIESA TRASFORMATA IN AULA MAGNA

La chiesa di San Salvatore e di Santa Croce in Piazza Sarzano ha origini molto antiche, l’ ultimo rifacimento risale alla metà del XVII secolo. Fu sconsacrata dopo i gravi danni causati dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, nell’ ultimo decennio del secolo scorso, fu completamente restaurata all’ interno per ospitare l’ Aula Magna della facoltà di Architettura dell’ Ateneo genovese.Talvolta viene anche usata come sala da concerti.
LORENZO DE FERRARI GRANDE DECORATORE D’ INTERNI

Nel palazzo dei marchesi Spinola di Piazza Pellicceria, al centro della volta della Galleria degli Specchi é un bell’ affresco del pittore genovese Lorenzo De Ferrari ( 1672 – 1736 ) che raffigura il dio Bacco con Venere e Cupido, il nostro dipinse quest’ opera dopo il soggiorno romano nella sua piena maturità artistica.
LA LEGGENDA DEL CRISTO MORO DI CASTELLO
Nella chiesa di Santa Maria di Castello, in una cappella a lui dedicata, c’ é un Crocifisso che ebbe molta importanza per il numero di persone che sin dai tempi più remoti ottennero grazie da lui, ma questo Cristo non é l’ originale ma una copia. E’ una storia singolare quella di questa statua, si dice che sia arrivata a Genova al tempo delle crociate e quindi che fosse in Terra Santa, ma la croce sagomata a ipsilon farebbe invece pensare ad un manufatto nordico, comunque in ogni caso stiamo parlando d’ una scultura lignea della seconda metà XIII secolo. In epoca barocca la barba ed i capelli in legno intagliato gli furono piallati via dai frati e sostituiti da una parrucca di capelli veri e da una folta barba, proprio in quel periodo pare sia accaduto il miracolo per il quale una giovinetta incinta si sia rivolta a Lui, davanti a testimoni, chiedendogli se era vero che il suo innamorato avesse promesso di sposarla, ed il Cristo abbassò la testa per annuire, così il mascalzone, che mentendo rifiutava la paternità, fu costretto a sposarsi suo malgrado. Negli anni 70 del secolo scorso, durante un restauro conservativo, fu tolta la barba finta e la parrucca al Cristo, ma la gente non lo riconosceva più come la statua dei miracoli, così fu fatta una copia con barba e parrucca e messa sull’ altare, mentre il Cristo originale fu ed é ancora posto provvisoriamente in un angolino nella navata centrale, le persone gli passano vicino distrattamente e vanno spediti a pregare nella cappella del falso Crocifisso e solo a lui lasciano gli ex voto. Vogliamo rendere onore con questo post al vero Cristo Moro di Santa Maria di Castello.
1684 SU GENOVA PIOVONO BOMBE
Nel mese di maggio 1684 il re di Francia Luigi XIV, ritenendosi offeso dai genovesi che erano alleati ed amici della corona spagnola, inviò una flotta da guerra di 160 navi che con 752 cannoni bombardarono Genova sino a che non esaurirono le munizioni. I francesi, per la verità, tentarono anche uno sbarco che però fallì miseramente. In quell’ occasione fu distrutta la casa dei Colombo in Vico Dritto Ponticello e tante altre chiese e monumenti. Per la prima volta i genovesi conobbero gli effetti devastanti dei cannoni da mortaio, una di queste bombe, rinvenuta sotto le acque portuali, è esposta nel Palazzo di San Giorgio.
VAN CLEVE A GENOVA
Nella chiesa di San Donato, nel centro storico di Genova, c’ è una cappella nella quale si può ammirare un trittico del pittore fiammingo Joos Van Der Beke detto Van Cleve forse per il paese d’ origine, al centro della scena un’ adorazione dei Magi sovrastata da una crocefissione sulla cimasa, a sinistra il committente Stefano Raggi con Santo Stefano suo protettore ed a destra Maria Maddalena protettrice della sua moglie defunta Maria Giustiniani, il dipinto fu realizzato nel secondo o terzo decennio del XVI secolo.
L’ ABBAZIA DI SAN SIRO DI STRUPPA
L’ abbazia di San Siro di Struppa ( Genova ) è uno splendido esempio di semplicità del puro stile romanico, fu costruita nel medio evo lungo la strada della val Bisagno, che allora correva a mezza costa per evitare le devastanti piene del torrente, ricostruita in pietra arenaria nel XII secolo, è luogo di quiete e tranquillità.
UN ALTARE EX VOTO CONTRO LA PESTE
Nel centro storico di Genova, in piazza Banchi, c’è la chiesa di San Pietro in Banchi, nella navata sinistra si trova l’ altare dell’ Immacolata, con al centro la pala dell’ Immacolata di A. Semino datata 1588 e nelle nicchie statue dei Santi Giovanni Battista, Sebastiano, Rocco e Giorgio in marmo bianco di Carrara, degli scultori Taddeo Carlone e D. Casella databili all’ inizio del XVII secolo. I Genovesi vollero erigere questo altare per ringraziare i santi protettori della città di aver fatto cessare la pestilenza, che nel 1578 aveva decimato la popolazione.
GENOVA ERA UNA RAGAZZA BRUNA
…Genova era una ragazza bruna/collezionista di stupore e noia/
Genova apriva le sue labbra scure/al soffio caldo della macaia/
e adesso se ti penso io muoio un po’/se penso a te che non ti arrendi/
ragazza silenziosa dagli occhi duri/amica che mi perdi/
adesso abbiamo fatto tardi/adesso forse è troppo tardi….
( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )
UN COLOMBO GIOVINETTO
“Al sole che tramontava nell’ infinito mare
chiedeva Colombo giovinetto ancora
a quali altre terre a quali altri popoli
andava a portare i suoi mattutini albori.”
Così è scritto sulla base della statua di Cristoforo Colombo bambino, realizzata dallo scultore romano Giulio Monteverde nel 1872 per il capitano Enrico De Albertis che la fece porre nella loggia della torre del suo castello.
GENOVA ODALISCA
Sopra le mura cinquecentesche di monte Galletto, il capitano Enrico De Albertis si fece costruire un castello in stile medioevale nel 1886, ora museo delle culture del mondo. Un cronista del supplemento del giornale ” Il Caffaro ” scrisse nel 1892 : “.. Dalla torre maggiore si scorge Genova tutta, affascinante come un’ odalisca addormentata “.
PAOLO GEROLAMO PIOLA A SANTA MARTA
A Genova, nella centralissima Piazza Corvetto c’ é, leggermente defilata, la splendida chiesa di Santa Marta, ai lati dell’ altar maggiore vi sono due affreschi del pittore Paolo Gerolamo Piola ( genova 1666-1724 ) che realizzò nella sua piena maturità artistica dopo aver lavorato a Roma nella bottega del Maratta. Quello illustrato nella foto é Cristo in casa di Marta e Maria.
SELENE ED ENDIMIONE IN CASA DEL PRINCIPE
Nell’ atrio della villa del Principe Doria a Fassolo ( Genova ) viene custodito un sarcofago romano del III secolo dopo Cristo,il bassorillievo in marmo narra il mito di Selene ed Endimione.
Selene, dea della Luna,s’ innamorò perdutamente d’ un bel principe di nome Endimione e fu da lui contraccambiata, purtroppo, essendo un mortale Endimione era destinato a morire, così Selene implorò Zeus, il re degli dei, perché gli donasse la vita eterna, però si dimenticò di chiedere per lui anche l’ eterna giovinezza. Zeus, che era un mattacchione, l’ accontentò ed Endimione fu condannato a vivere per sempre, ma in orrida vecchiezza, allora Selene, per salvarlo, lo addormentò in una caverna sul monte Latmo, dove ancora oggi il principe addormentato é eternamente giovane e bello.
MISS. BELL
Nelle raccolte Frugone, conservate nel museo di villa Grimaldi Fassio che si trova negli splendidi parchi di Nervi presso Genova, si può ammirare questo dipinto di Giovanni Boldini realizzato nel 1903, é il ritratto di miss Bell, una attrice della Commedie Francaise, fu acquistato da Luigi Frugone nel 1926 per la somma allora astronomica di 130.000 lire.
IL BACIO DELLE COLOMBE
A Genova, all’ interno dell’ antica chiesa di Santa Maria di Castello si trovano diversi reperti d’ epoca romana ed anche alcuni oggetti preesistenti alla fondazione di questo tempio, come per esempio questa lunetta marmorea con due colombe che si baciano risalente all’ anno 1000 forse riferibile alla stele funeraria di due sposi.
UN’ ANTICA ABBAZIA DI FRONTE AL MARE
…m’ accolga l’ antica abazia;
é ricca di luci e di suoni,
mi piacciono i frati son buoni
pel cuore in malinconia.
Son buoni,”non credi?” che importa
rilassati un poco tra i banchi
su,entra, su varca la porta,
si accettano tutti gli stanchi…
Così il poeta Guido Gozzano scriveva nel 1907 dell’ abbazia di San Giuliano. Nel signorile quartiere di Albaro a Genova, adiacente a Corso Italia che costeggia il mare dalla foce del torrente Bisagno sino al borgo di Boccadasse, si trova questo complesso abbaziale composto da una chiesa, un convento ed un piccolo chiostro, fondato dai frati francescani nel 1240 in stile romanico gotico, presto, si spera…, dovrebbe diventare la sede del gabinetto di restauro della Soprintendenza e del nucleo dei carabinieri per la protezione del Patrimonio artistico.
LA CHIESA DEL GESU’
Sorta per volontà di Marcello Pallavicino tra la fine del 500 e l’ inizio del 600, la chiesa detta del Gesù, intitolata ai Santi Ambrogio e Andrea, sorge là dove era la primitiva chiesa di Sant’ Ambrogio sede dei vescovi di Milano fuggiti dalla loro città a seguito dell’ invasione Longobarda. Il tempio fu edificato dal gesuita Giuseppe Valerani vicino al palazzo Ducale, al suo interno vi sono conservati grandi capolavori della pittura , tra cui due Rubens, un Guido Reni ed una pala di Simon Vouet il grande caravaggista francese.
UN CAPOLAVORO DI RUBENS
La pala dell’ altar maggiore della chiesa del Gesù di Genova fu commissionata a Pietro Paolo Rubens nel 1605. Questo grande dipinto influenzò la pittura genovese creando una nuova generazione di artisti che iniziarono la splendida stagione barocca. L’ accentuato carattere dinamico della composizione é dato dalla presenza di elementi curvilinei, da notare l’ atteggiamento della Madonna che, di fronte al primo sangue versato dal figlio, volge il capo e chiude gli occhi sgomenta, una mossa assolutamente naturale, ben lontana dagli stilemi manieristici dei pittori tardo cinquecenteschi.
















































































































































