BROCANTE A PALAZZO

Il Palazzo Ducale, gia’ sede del dogato della Serenissima Repubblica di Genova, oggi sede di importanti mostre, conferenze e museo, ospita ogni primo sabato e domenica d’ ogni mese escluso agosto e settembre un mercato di brocante nel suo cortile maggiore e nel minore progettato dal Vannone alla fine del XVI secolo.

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LA TOMBA DEI ROSSI

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Nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova nel settore D c’ e’ la tomba dei Rossi realizzata nel 1878 dallo scultore Giuseppe Benetti ( Genova 1825 – 1914 ), bellissima, a mio avviso, l’ invenzione dell’ artista che immagina l’ angelo custode costernato per non aver potuto far nulla per salvare dalla morte la donna che viene accompagnata nel sepolcro da una ragazza, non c’ e’ disperazione ne orrore per l’ ignoto in questa immagine, ma neppure speranza di resurrezione, solo accettazione d’ un fatto ineluttabile.

LA LOGGIA DEGLI EROI DI VILLA DORIA

loggia degli eroi

Nel palazzo del principe Doria a Fassolo (Genova) c’ é una loggia detta degli eroi con cinque arcate, che originariamente erano aperte sul giardino sottostante, sulle pareti sono dipinti a fresco 12 membri della famiglia Doria vestiti da antichi romani tranne uno, tutti hanno lo scudo con l’ aquila nera su campo oro e argento, emblema araldico della famiglia, le figure sono legate tra loro da una ritmica gestualità, l’ autore di questi dipinti fu Pietro Bonaccorsi detto Perin del Vaga allievo di Raffaello, che li realizzò nel terzo decennio del 500, gli stucchi che decorano i soffitti furono mediati dalla Domus Aurea Neroniana.

IL PARCO DELLA DUCHESSA

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Nell’ estremo ponente genovese a Voltri c’ é l’ antico palazzo dei Brignole Sale conosciuto da tutti come la villa della duchessa di Galliera. L’ antico palazzo secentesco é circondato da un parco all’ inglese progettato dal Tagliafichi ricco di ninfei, grotte, cascate, alberi secolari ed un branco di daini che vivono in una spianata erbosa in cima alla collina e sono la vera attrazione del luogo. La villa é attualmente in restauro, si possono visitare i giardini all’ italiana posti sotto il palazzo ed anche il parco, che pur essendo in stato di abbandono, é pur sempre fascinoso, con una accortezza… portatevi un satellitare o lasciatevi alle spalle un filo come Teseo fece nel Labirinto di Minosse, perché la vastità del luogo e la completa assenza di segnaletica possono provocarvi qualche problema.

LE MURA DI MALAPAGA

mura di malapaga bis

A Genova, dalla Porta Tenaglia, conosciuta da tutti come Porta Siberia, le possenti mura cinquecentesche poste a difesa della città proseguivano verso sud prendendo il nome di ” Mura di Malapaga “, furono chiamate così dalla vicina prigione costruita nel 1269 dove vennero rinchiusi i debitori insolventi. Per questi carcerati era stato pensato un suplizio molto speciale: i malcapitati venivano chiusi in una gabbia con le terga esposte, gabbia che veniva innalzata in alto e quindi fatta cadere sopra una piastra d’ ardesia, da qui il detto genovese: ” Mandà a da do cù in ciappa” che trasformato in italiano potrebbe tradursi con: “essere messo con il c… per terra “

LA CASA DI BARTOLOMEO INVREA

palazzo Bartolomeo Invrea via del Campo 10

Via del Campo a Genova, cantata da De André, ha lungo il suo percorso anche alcuni palazzi nobiliari che sono stati recentemente restaurati, uno di questi é quello di Bartolomeo Invrea con ingresso in via del Campo al n. 10, le numerose trasformazioni che subì il palazzo nel tempo non ne hanno mutato l’ impianto cinquecentesco simile a quello dei palazzi di Strada Nuova ora Via Garibaldi. Nella foto la facciata che da sul water front.

IL CASTELLO BELVEDERE

castello belvedere

La villa della Duchessa di Galliera a Voltri, nell’ estremo ponente genovese, ha un parco immenso progettato dal Tagliafichi nel XIX secolo concepito come un giardino all’ inglese, qui tra anfratti, grotte e cascatelle c’ é il Castello Belvedere di recente restaurato. In questo luogo,fuori dal traffico caotico della città, si sente solo il rumore dell’ acqua che scorre, il canto degli uccelli e lo stormire delle fronde mosse dal vento.

SAN SIRO ED IL BASILISCO

SAN SIRO ED IL BASILISCO

Nella valle del torrente Bisagno, alle porte di Genova, c’ é la chiesa dedicata a San Siro, primo vescovo della città, dove si può ammirare questo polittico opera d’ un anonimo artista lombardo, che in un primo tempo la critica aveva attribuito a Teramo Piaggio pittore zoagliese, Il dipinto datato 1516 raffigura nelle predelle la vita del santo ed al centro San Siro che con il pastorale schiaccia il ” Basilisco” una specie di mostro serpentiforme che rappresenta l’ eresia di Ario. In basso si possono leggere i nomi dei donatori :
Giovanni Morando e Pietro Burlando, cognomi frequenti in quei luoghi.

UN PITTORE FIORENTINO A GENOVA

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Sebastiano Galeotti, pittore fiorentino nato nell’ anno del signore 1676, fu incaricato di affrescare la chiesa di Santa Maria Maddalena di Genova, qui lasciò una tangibile prova della sua bravura artistica coadiuvato dal Costa che fu il suo quadraturista; nella foto l’ affresco della volta della navata centrale della chiesa rappresentante L’ Eterna Sapienza tra la Misericordia e la Giustizia ed il trionfo delle virtù sui vizi.

BORGO INCROCIATI

borgo incrociati

Anticamente il ponte medioevale di Sant’ Agata, di cui oggi restano solo due o tre campate, attraversando il torrente Bisagno collegava la zona di San Fruttuoso a Borgo Incrociati. Questo antico borgo é uno dei meglio conservati tra quelli fuori delle mura di Genova. Il nome ” Incrociati ” deriva dal termine con cui erano chiamati dai popolani i carmelitani ospitalieri crociferi presenti dal 1191 in un convento ospitale vicino al ponte ora non più esistente.
Il Borgo ha molte attività commerciali che si occupano di brocante e modernariato e vi sono antiche trattorie, era un borgo vivo e pittoresco dove gli appassionati di antiquariato potevano fare piccole e talvolta grandi scoperte, oggi, dopo la seconda devastante alluvione che fece tracimare il torrente portando morte e distruzione, c’ é un’ aria di vita sospesa mista ad un sentimento d’ attesa, d’ una salvezza molte volte implorata e sempre disattesa.

LORENZO DE FERRARI GRANDE FRESCANTE

Il pittore Lorenzo De Ferrari realizzò il suo capolavoro nella decorazione della galleria aurea di palazzo Tobia Pallavicino ora sede della Camera di Commercio di Genova. Nel quarto decennio del XVIII secolo questo artista dipinse una serie di pitture a fresco ispirate da l’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ arrivo della nave di Enea con i suoi compagni sopravvissuti alla distruzione di Troia sulle rive laziali, il nostro immagina il dio del fiume Tevere come un vecchio circondato da naiadi.

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UNA MADONNA IN LAGGIONI

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Pare che nel medio evo nella via Giulia ora via XX Settembre vi fossero fornaci per la produzione dei laggioni, una sorta di piastrelle maiolicate con le quali si potevano fare composizioni, come per esempio quella che si può ammirare nel museo d’ arte medioevale di Sant’ Agostino, raffigurante la Madonna con il bambino Gesù datata 1529, la gamma dei colori era limitata al blu cobalto, il giallo ed il verde ramina su fondo bianco.

SANT’ ANTONIO DI BOCCADASSE

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Costruita come cappelletta per la gente di mare all’ inizio del XVII secolo, la chiesa di Boccadasse nel 1745 divenne sede della confraternita di Sant’ Antonio da Padova, All’ interno, appesi agli archi delle navate, sono numerosi modelli di vascelli ed ex voto degli abitanti di questo borgo che anche oggi, nell’ era della globalizzazione, riesce a restare incontaminato, oasi di tranquillità e speranza di un mondo migliore.

PE ZENA E PE SAN ZORZU

soprapporta del XIII secolo

Nel centro storico di Genova, in piazza san Matteo, c’ é il palazzo Quartara già Giorgio Doria, Sopra il portone d’ ingresso si può ammirare uno spendido soprapporta, un bassorillievo in marmo realizzato da Giovanni Gagini nel 1457 che raffigura San Giorgio che uccide il drago, i due guerrieri ai lati portano uno scudo dove originariamente era lo stemma araldico di famiglia che fu abraso in spregio ai nobili che lì abitavano alla fine del 700. San Giorgio fu il primo santo protettore della città di Genova, il grido di guerra dei soldati genovesi era : ” Pe Zena e pe San Zorzu “. ( per Genova e per san Giorgio )

A ZENA A FAINA’ A TO’ PANSA A FA CANTA’

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Pare che l’ origine della Fainà ( farinata di ceci ) sia la seguente: dopo la battaglia della Meloria nel 1284, le galere genovesi, stracariche di bottino e di prigionieri pisani, furono colte da una tempesta che infuriò per diverso tempo, una di queste subì danni nei depositi della sentina ed i contenitori di farina di ceci si ruppero insieme ad orci pieni d’ olio d’ oliva, l’ olio si mischiò alla farina e all’ acqua di mare, quando i cambusieri videro il disastro, non si perdettero d’ animo e servirono quella pappetta come cibo, suscitando le proteste dei marinai e dei prigionieri, quasi tutti lasciarono la mistura nelle scodelle al sole dichiarandola immangiabile, ma il giorno dopo, presi dalla fame la riassaggiarono e si resero conto che con il calore del sole s’ era trasformata in una buona pietanza, la chiamarono in primis      ” oro di Pisa “. Oggi nel centro storico di Voltri, nell’ estremo ponente genovese, l’ antica trattoria Veximà, come del resto le altre friggitorie del centro, non usano più il sole ma il forno a legna ed il risultato é prelibato.

UN’ ANNUNCIAZIONE DEL GENTILESCHI A GENOVA

ORAZIO GENTILESCHI

Nell’ antica chiesa di San Siro, che fu la prima cattedrale di Genova, e più precisamente nella prima cappella della navata destra dedicata alla S.S. Annunziata, c’ é una pala che raffigura l’ Annunciazione. Questo dipinto, di cui esiste una replica nella Galleria Sabauda a Torino, fu probabilmente commissionato dalla famiglia Cebà Grimaldi che finanziò la costruzione della cappella.
L’ artista che la dipinse é Orazio Lomi detto Gentileschi che immaginò la scena come se si fosse svolta in una camera da letto d’ un nobile secentesco, La Madonna e l’ angelo Gabriele in primo piano vengono messi in risalto dalla luce che filtra dalla finestra a discapito degli sfondi, un chiaro omaggio a Caravaggio, mentre il letto a baldacchino disfatto dalle cui colonne scende una tenda blu é di chiara influenza fiamminga.

STORIA D’ UNA REGINA SFORTUNATA

margherita di brabante

Margherita di Brabante, moglie dell’ imperatore Enrico VII, accompagnando il marito, che era sceso in Italia con il suo esercito, morì prematuramente a Genova dove fu sepolta nella chiesa di San Francesco di Castelletto, aveva solo 35 anni. Enrico, in ricordo della sua amata, commissionò allo scultore Giovanni Pisano un monumento sepolcrale per ricordarla nel 1313.
Ma la sfortuna di Margherita si accanì contro di lei anche da morta, infatti nel 400 il convento venne distrutto dai francesi ed il monumento funebre andò disperso. Solo alcuni frammenti rimasero ed alcuni di questi si possono ammirare nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano, il più significativo é l’ anima di Margherita che sorretta da due diaconi s’ innalza verso il Paradiso.

LA TORRE GROPALLO

torre Gropallo

La Torre difensiva posta sulla passeggiata a mare di Nervi viene chiamata Gropallo perché fu acquistata dal marchese Gropallo nel 1846, probabilmente risale al XVI secolo, anticamente era conosciuta come Torre del Fieno perché quando le sentinelle di vedetta scorgevano l’ arrivo delle navi dei pirati barbareschi, bruciavano sulla sommità mucchi di paglia bagnata generando un fumo visibile a grande distanza, segnalando così il pericolo incombente ai genovesi.

VITA DA CANI

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Questa tela visibile al palazzo del Principe Doria a Fassolo, fu dipinta da Aurelio Lomi artista pisano attivo a Genova tra il 1597 ed il 1604, mostra il cane Roldano mentre viene strigliato con una spazzola d’ argento da un elegante paggio, Roldano fu regalato ad Andrea Doria dall’ imperatore Filippo II come segno di riconoscenza per la sua lealtà alla corona spagnola, quando il cane morì fu sepolto con grandi onori nella parte settentrionale del giardino ai piedi d’ una statua di Giove.

LA MADONNA DEL MONTE

Madonna del monte

Il Santuario della Madonna del Monte, sorto su di una collina di Genova alle spalle dell’ antica villa degli Imperiale, deve la sua costruzione ad un evento straordinario, secondo il mito, dopo un’ incursione saracena nella quale molti genovesi furono trucidati o ridotti in schiavitù, le donne giovani violentate e rapite e la città saccheggiata e messa a ferro e fuoco nell’ anno 954, i superstiti, pregando la Madonna di salvarli, avrebbero visto una luce ultraterrena sopra un monte che fu interpretata come promessa di salvezza. Dopo poco tempo il re Berengario restituì ai genovesi la libertà e la popolazione, grata consacrò il monte che aveva visto illuminarsi alla Madonna.

PANORAMA DA SANT’ ILARIO

panorama da s. ilario

La chiamavano Bocca di Rosa metteva l’ amore metteva l’ amore,
la chiamavano Bocca di Rosa metteva l’ amore sopra ogni cosa.
Appena scesa alla stazione del paesino di Sant’ Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava d’ un missionario…
( da ” Bocca di Rosa ” di F. De André )

Vista della costa di Genova dalla piazzetta della chiesa di Sant’ Ilario

PORTANTINE E NON CARROZZE

portantina

Nel XVIII secolo, nel centro storico di Genova, i nobili non potevano usare carrozze per spostarsi, perché, data la poca ampiezza dei vicoli, non avrebbero potuto essere usate, era invece d’ uso farsi portare in portantina da due o più servitori, quella nella foto é nell’ atrio di palazzo Spinola in piazza Pellicceria.

PORTA PILA

porta pila

Una delle porte che consentivano l’ accesso alla città di Genova dalle secentesche Mura Nuove fu Porta Pila, che originariamente era collocata vicino all’attuale via XX Settembre lungo via Fiume. La monumentale porta era dedicata alla Madonna regina di Genova e, come molti monumenti genovesi, subì nel tempo numerosi traslochi, ora é collocata sopra la stazione Brignole, ma esiste un progetto per darle una più consona destinazione.

UNA FONTE BATTESIMALE TUTTA COLORE

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Nell’ antica chiesa dedicata a San Siro primo vescovo di Genova, collocata in uno dei più pittoreschi angoli del centro storico dichiarato patrimonio dell’ Umanità dall’ UNESCO, c’ é una fonte battesimale risalente al 1445, bellissimo per il contesto in cui é stata inserita, una spazio in cui il colore é protagonista assoluto

UN SAN BARTOLOMEO COLOSSALE

Claude David

All’ interno della basilica di Santa Maria Assunta di Carignano, sotto la scenografica cupola centrale vi sono quattro nicchioni ospitanti statue colossali, una di queste, scolpita in marmo bianco di Carrara, é un San Bartolomeo dello scultore Claudio David (1678 – 1721 c. ) che lo realizzo nel 1695.

PIAZZA VALORIA

piazza di Valoria

A pochi passi da San Lorenzo, c’ é Piazza Valoria con l’ omonimo vicolo che lì conduce, il nome della piazza deriva dai Valauri che erano i campanari della vicina cattedrale e che qui abitavano. La piazza nacque nel 1550 quando furono abbattuti alcuni edifici fatiscenti e da allora non ha più cambiato la sua fisionomia. Nella foto un antico palazzo affrescato.

UN PITTORE PER MONTOGGIO

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A proposito del pittore savonese Bartolomeo Guidobono, Anna Orlando scrive: “…. E’ la sua capacità d’ immergere il riguardante in un’ atmosfera di sospensione , tra l’ onirico ed il fantastico , con un racconto che degli strumenti del pittore rinnega il disegno e la prospettiva , alla ricerca di effetti di un ductus leggero e vibrante, di scorci inusuali e scaleni,di ambientazioni senza connotazioni spaziali, ma sospese nel fascinoso regno senza tempo del mito.”
Nella pala d’ altare della chiesa di San Giovanni decollato di Montoggio raffigurante la Madonna del Suffragio, San Nicola e le anime del purgatorio si evince tutto questo.

DEDICO QUESTO POST AGLI EROICI CITTADINI DI MONTOGGIO, CHE PER LA SECONDA VOLTA IN UN ANNO SONO STATI TRAVOLTI DALLE ACQUE DEI LORO TORRENTI IN PIENA.

L’ ART DU CONFISEUR

pietro romanengo fu stefano

Nel Lontano 1780, Antonio Maria Romanengo da Voltaggio giunse a Genova ed aprì un negozio di di generi coloniali e spezie, due dei suoi figli si dedicarono alla produzione di frutta candita, confetti e cioccolata alla moda francese, diventando in poco tempo famosi sia nel genovesato che fuori di esso. Il negozio di via Soziglia, nel centro storico, fu rimodernato nel 1814 e la ditta fu chiamata Pietro Romanengo fu Stefano in ricordo del padre e dopo tanti anni si chiama ancora così.

LA TOMBA DEI VARNI

S.Varni 1875

….Vola il tempo lo sai che vola e va
forse non ce ne accorgiamo
ma più ancora del tempo che non ha età
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico amore amor
io t’ attenderò ogni sera
ma tu vieni non aspettare ancor
vieni adesso che é primavera.
( da ” Valzer per un amore” di F. De André – G. Marinuzzi )

Cimitero Monumentale di Staglieno ( Genova ), Tomba Varni scultura di Santo Varni in marmo datata 1875.

UN ORGANO MONUMENTALE

organo a canne Hermans

A Genova, nella basilica di S. Maria Assunta in Carignano, c’ é un grande organo a canne che per la sua imponenza e bellezza é tra i più importanti d’ Italia. L’ organo fu costruito dal gesuita Fratel Willem Hermans nativo delle Fiandre tra il 1657 ed il 1659, lo strumento ha una splendida cassa lignea turrita con ali a portelle dipinte da Domenico Piola, uno dei più significativi artisti della Genova barocca.

IL TEATRO DEI MORTI

torre dell' acquasola

A Genova, alla metà del XIX secolo, lì dove inizia Corso Andrea Podestà e a lato della spianata dell’ Acquasola, fu costruito un’ ameno edificio in stile eclettico che attualmente dovrebbe accogliere il museo del Teatro, dico dovrebbe perché da tempo immemorabile é chiuso. L’ architetto Celestino Foppiani lo progettò così, non preoccupandosi affatto dell’ uso per il quale era stato destinato, teatro sì, ma di cadaveri. Si chiamava infatti Teatro Anatomico, e gli studenti dell’ allora vicino ospedale di Pammatone, andavano lì a dissezionare i cadaveri con scarsa luce, poca aria e mancanza di spazi adeguati.

UNO SCRIGNO PER SAN GIOVANNI BATTISTA

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Nelle segrete della Cattedrale di San Lorenzo, in una splendida ambientazione, viene conservato il tesoro. Tra gli splendidi oggetti sapientemente illuminati, c’ é quest’ arca detta del Barbarossa, un reliquario romanico in argento sbalzato e parzialmente dorato arricchito da gemme del XII secolo dove furono in primis conservate le ceneri del Precursore.

UN SAN GIORGIO IN LAGGIONI

S.Maria di Castello 2 laggioni

A Genova, nella antica chiesa di Santa Maria di Castello e più precisamente nella cappella di Sant’ Antonino, si può ammirare un rivestimento parietale a laggioni che mostrano un San Giorgio che uccide il drago databile al terzo decennio del XVI secolo.
Questi ” laggioni ” erano piastrelle in ceramica maiolicata policroma di produzione ligure, pare che anche nella Via Giulia ( l’ attuale via XX Settembre ) vi fossero diverse fornaci.

LA PIAZZA DELLE VIGNE A GENOVA

piazza delle vigne

La zona delle Vigne si chiama così perché nel Medio Evo in loco era molto diffusa la coltura dell’ uva, dopo aver visitato la splendida chiesa mariana risalente al IX secolo, con la facciata rifatta in stile  neoclassico, vi troverete su di una piazza anche essa chiamata delle Vigne, dove si trovano i palazzi della nobile famiglia dei Grillo che, recentemente restaurati, hanno rivelato sotto gli intonaci fatiscenti gli affreschi cinquecenteschi che si pensava fossero andati perduti.
c’ é anche un dehors nella piazza dove si può sostare e godersi con calma uno dei più caratteristici angoli del centro storico genovese.

UNA SINGOLARE PENA DI MORTE

Santo Stefano (2)

L’ Abbazia di Santo Stefano, sorta nel XII secolo su una chiesa precedente dedicata a San Michele, ha un sagrato che si rese teatro nel giugno del 1318 d’ un assassinio perpetrato ai danni di tre soldati di parte guelfa che erano stati preposti alla protezione della ” Lanterna ” e che avevano abbandonato il posto di guardia, perché avversari di parte ghibellina avevan minacciato di farla crollare se non l’ avessero fatto. Giunti in città, furono catturati ed accusati di alto tradimento, loro, dopo esser stati a lungo torturati al cavalletto, confessarono quel che non era, quindi furono condotti sul sagrato dell’ abbazia e giustiziati in maniera spettacolare lanciandoli in aria con un trabocco ( sorta di catapulta ).

PORTA DI VACCA

porta dei Vacca

La Porta di Vacca fu costruita alla metà del XII secolo per chiudere a ponente le mura erette per far fronte all’ esercito dell’ imperatore Federico detto Barbarossa che vedeva i genovesi come fumo negli occhi, Anticamente era chiamata porta di Santa Fede, prese il nome di Vacca perché in sito vi erano case della famiglia Vachero. La porta fu usata a lungo come prigione e per le esecuzioni capitali.

UNO SCHERZO PER UN MARCHESE BUONANIMA

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Nel Museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano si trova un sarcofago che fu usato per la sepoltura di Francesco Spinola morto nel 1442. Il sarcofago fu donato alla potente famiglia degli Spinola dalla città di Gaeta, proprio per la sepoltura di Francesco.
Si tratta d’ una copia romana del II o III secolo d. C. mediata da un esemplare del periodo alessandrino, questo sarcofago rientra quindi nel gruppo di quelli riutilizzati come sepoltura di uomini illustri, un recupero insomma, con funzioni celebrative, e proprio qui sta il problema, la scena scolpita sul fronte del sarcofago rappresenta un THIASOS BACCHICO che, tradotto per i non addetti ai lavori, significa una processione di Sileni,menadi, ninfe e satiri tutti ubriachi fradici che accompagnano in processione il dio Bacco anche egli completamente ebbro, nel bassorilievo il dio é visibile al centro seduto su un asinello e sostenuto da un satiro che lo aiuta a restare in groppa. Credo che Francesco Spinola se lo avesse saputo non sarebbe stato molto contento.

UNA CAPPELLA PER LA MADONNA DELLE VIGNE

Ccappella s.Maria d.vigne

Nella chiesa di Santa Maria delle Vigne, in fondo alla navata destra, c’ è la splendida Cappella dedicata alla Madonna delle Vigne, al centro in alto, sopra l’ altare, é collocato un piccolo dipinto della fine del 300 raffigurante Maria con il bambino Gesù, attribuito al senese Taddeo di Bartolo, sotto la statua di Gio Battista e Tommaso Orsolino datata 1616 ed ai lati statue rappresentanti le virtù teologali dello scultore Filippo Parodi discepolo del Bernini datate 1661, la volta é affrescata da Domenico Piola.

UN ALBERGO PER I POVERI

UN ALBERGO

Risale al 1652 la costruzione dell’ Albergo dei Poveri a Genova, fu fatto per volontà del marchese Emanuele Brignole e destinato ad essere un ospitale per i poveri ed i derelitti della città. Il complesso si presenta con un lungo prospetto concluso da un imponente frontale, al centro del primo piano c’ é una chiesa dedicata all’ Immacolata Concezione ricca d’ opere d’ arte, intorno ha quattro grandi cortili. Oggi nel complesso é ospitata la facoltà di Scienze Politiche. Qui é anche la tomba del marchese Emanuele Brignole che riposa, per suo espresso desiderio, sotto una lapide senza nome.

LA MAGISTRATURA DELLE MURA

mura della marina 1

A Genova nel XVI secolo fu istituita la ” Magistratura delle Mura ” che completò la cinta difensiva della città lato mare, fu così che vennero edificate le mura della Marina in continuazione delle mura delle Grazie. Le Mura della Marina iniziano nel quartiere omonimo e proseguivano seguendo la linea costiera, ancora oggi sono in parte visibili, all’ inizio del XIX secolo il mare si frangeva contro queste mura, prima che l’ area venisse interrata, oggi, dove era mare, vi è un grande parcheggio per gli autobus turistici.

LA VOLTA DELLA GALLERIA DORATA

lorenzo de ferrari G.D.

Uno dei più bei palazzi di Via Garibaldi é quello dove attualmente ha sede la Camera di Commercio, l’ edificio apparteneva a Tobia Pallavicino e poi ai Carrega Cataldi, il piano nobile è impreziosito da un salone detto ” Galleria dorata ” che è uno degli ambienti più emblematici della ricchezza decorativa del rococò genovese nel quinto decennio del 700. I decori parietali furono realizzati a fresco dal pittore Lorenzo De Ferrari, che s’ ispirò alle storie di Enea narrate nell’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ affresco della volta in cui Venere, protettrice dell’ eroe troiano, intercede a suo favore davanti a Giove rè degli dei.

UN GUIDO RENI SPETTACOLARE

guido reni assunzione

A Genova, in piazza Matteotti nella chiesa dei Santi Andrea e Ambrogio, che i genovesi chiamano Chiesa del Gesù,  vi é una pala  nella navata destra che raffigura l’ assunzione della Madonna in Cielo, opera del grande pittore bolognese Guido Reni, uno dei tanti capolavori conservati in questo Tempio.

NOTTI DI GENOVA

tramonto settembre 2014

..Genova rossa, rosa ventilata
di gerani ti facevi strada
Genova di arenaria e pietra
anima naufragata.
Ti vedrò affondare in un mare nero
proprio dove va a finire l’ occidente
ti vedrò rinascere incolore
e chiederai ancora amore…..
( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )

LE MADONNINE NEL CENTRO STORICO

via al ponte reale

Nel centro storico di Genova sono molto comuni le edicole poste agli angoli dei vicoli ( caruggi ) con le statue della Madonna il cui culto era molto diffuso sin dalle epoche più remote, quella della foto, collocata in via Ponte Reale, raffigura L’ Immacolata con un santo frate, fu realizzata in marmo di Carrara da un ignoto scultore del XVIII secolo.

UNA FUGA DI ENEA IN UN’ AMBIENTE ROCOCO’

sala d' oro Lorenzo  de ferrari 3

Uno dei più bei palazzi di Via Garibaldi é quello dove attualmente ha sede la Camera di Commercio di Genova, l’ edificio apparteneva a Tobia Pallavicino e poi ai Carrega Cataldi, il piano nobile è impreziosito da un salone detto ” Galleria dorata ” che è uno degli ambienti più emblematici della ricchezza decorativa del rococò genovese nel quinto decennio del 700. I decori parietali furono realizzati a fresco dal pittore Lorenzo De Ferrari, che s’ ispirò alle storie di Enea narrate nell’ Eneide di Virgilio. Nella foto l’ affresco in un ovale dove Enea fugge da Troia con suo padre Anchise sulle spalle e suo figlio Ascanio.

UNA MADONNA DEL 300 A SANT’ AGOSTINO

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Madonna con Gesù bambino opera del Maestro degli angeli della Cattedrale, attivo a Genova nel 1307 c., forse d’ origine comasca e quindi legato ai cantieri diretti dai Magistri Antelami. Questo alto rillievo in marmo bianco è custodito nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano a Genova dove nel medio evo venivano fatte gare di giostra tra cavalieri.

GANDHI VICINO ALLA CHIESA DEI CONDANNATI A MORTE

san marco al molo

Nel Porto antico di Genova, separata dalle banchine dalle mura cinquecentesche progettate da Galeazzo Alessi, vi è sin dal settimo decennio del XII secolo la chiesetta di san Marco al Molo.
Nata in stile romanico e poi trasformata in stile barocco, il tempio originariamente era di fronte al mare; il suo parroco aveva il compito di dare l’ ultima benedizione ai condannati a morte che venivano giustiziati nell’ area del Mandraccio lì vicina. Forse per questo suo triste passato, vicino alla chiesa è stata posta una statua del Mahatma Gandhi operatore della pace tra i popoli.

UN ARROTINO PER UNA CATTEDRALE

l' arrotino

Sulla facciata della cattedrale di Genova dedicata a San Lorenzo e più precisamente sull’ angolo dell’ omonima via, c’ è una scultura d’ un santo non ancora identificato dagli storici dell’ arte, il personaggio reca in mano una meridiana e i genovesi l’ hanno da sempre chiamato ” L’ arrotino “.Secondo chi scrive si tratta di una allegoria : ” Cristo signore del tempo ” , un messaggio enigmatico che ci ha trasmesso un anonimo maestro forse francese del XIV secolo.

UN PRESEPIO COME INSEGNA

bassorillievo in marmo dei Gagini 1460

Nel centro storico di Genova e più precisamente in via degli Orefici vicina a piazza Campetto, che anticamente si chiamava campus fabrorum dove i fraveghi ( argentieri ) sin dal medio evo lavoravano i metalli nobili, c’ è, sopra l’ insegna d’ un negozio, una lapide marmorea scolpita ad altorillievo che rappresenta l’ adorazione dei Magi, fu fatta nella bottega dei Gagini nel 1460.

DORMIRE IN CUCINA …. ALLE VOLTE SALVA LA VITA.

cucina ottocentesca

Nel palazzo dei marchesi Spinola in Piazza Pellicceria a Genova, ci sono, in perfetto stato di conservazione, le  antiche cucine dove si affacendavano cuochi, sguatteri e camerieri per servire i signori del palazzo ed i loro invitati. Le tavole da desco nel XVIII secolo non esistevano, venivano allestite al momento, dopo aver saputo il numero dei commensali, venivano usate tavole di legno poggiate su cavalletti, che a fine pranzo venivano smontate, da qui il detto genovese: metti toua, leva a toua ( tavola ). Pare che sino alla fine del 700 ed anche oltre, il personale di servizio di più basso livello dormisse nelle cucine….dove faceva caldo ed era più facile superare i rigori dell’ inverno.

UN PREGADIO NEI GRANDI MAGAZZINI

pregadio de mari

In Piazza Campetto a Genova c’ é il cinquecentesco palazzo De Mari oggi sede di un grande magazzino, proprio mentre erano in corso i lavori di adattamento di questa dimora patrizia a questa meno nobile mansione, fu scoperto, murato in una grande nicchia nella parete del primo piano, un pregadio del VIII secolo con la Madonna della Misericordia  ed il beato Botta. Questi pregadio erano degli altarini destinati alla devozione privata.

UN ECCE HOMO A LUME DI CANDELA

l.cambiaso

Luca Cambiaso ( Moneglia 1527 – Madrid 1585 ) olio su tela, soggetto: Cristo innanzi a Caifa, dipinto realizzato nel periodo dei chiaroscuri anticipatore della poetica del Caravaggio. Questa opera di eccezionale interesse è conservata nel museo dell’ Accademia Ligustica di belle Arti in Piazza De Ferrari a Genova.

LA MADONNA DELLA GUARDIA

madonna della Guardia in via dei conservatori del mare

Nel 1490, sul monte Figogna, posto alle spalle della città di Genova, una mattina d’ un giorno qualsiasi, ad un contadino di nome Benedetto Pareto comparve la Madonna che gli chiese di erigere in quel luogo una cappella in suo onore. Ovviamente sulle prime nessuno gli credette, ma poi accadde un miracolo ed in poco tempo la devozione popolare nei confronti della Madonna della Guardia       ( chiamata così perché in quel luogo esisteva una torre d’ avvistamento contro le scorrerie dei pirati saraceni ) si diffuse a macchia d’ olio in tutto il genovesato. In città cominciarono a proliferare edicole sulle strade e nei vicoli con l’ effigie della Madonna e del Pareto. Quella rappresentata nella foto é in via dei Conservatori del Mare nel centro storico in stile barocco  e risale alla prima metà del XVIII secolo.

UNA SALA CAPITOLARE CADUTA NELL’ OBLIO

cappella Carboni

A Genova, In un anonimo palazzo di Salita San Francesco al n.7, salendo al primo piano, si resta senza parole, dietro un portoncino si trova l’ antica sala capitolare della chiesa di San Francesco di Castelletto demolita nel XIX secolo. La sala capitolare fu trasformata nell’ Oratorio dell’ Immacolata nel VIII secolo ed é ancora lì con i suoi splendidi decori in stile barocchetto genovese.

UN CORTEO PER BALDASSARRE

figure presepiali del corteo di Baldassarre

La tradizione del Presepe è radicata a Genova quasi come a Napoli, diversamente da quelle napoletane realizzate in terracotta, le statuine presepiali venivano realizzate in legno intagliato, scolpito e dipinto in policromia, alle teste venivano messi occhi in pasta vitrea, mentre i busti e le membra venivano realizzate in stoppa e filo di ferro per poter atteggiare i personaggi in diverse posizioni, alcune sono veri e propri capolavori, tanto che si è ipotizzato potessero esser state fatte nella bottega del grande Anton Maria Maragliano ( Genova 1664 – 1741 ) famoso per la realizzazione di grandi apparati processionali e di sculture realizzate su legno, ma prove certe non ce ne sono. Quelle della foto sono conservate nel Museo dei beni culturali dei Cappuccini e fanno parte del corteo di Baldassarre, il nero dei Magi.

GENOVA PER NOI….

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Con quella faccia un pò così, quell’ espressione un pò così
che abbiamo noi prima d’ andare a Genova, che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c’ inghiotte e non torniamo più. Eppur parenti siamo un pò di quella gente che c’ é lì che in fondo in fondo é come noi selvatica, ma che paura che ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai…
( da “Genova per noi” di Paolo Conte )

UNA BASILICA NATA PER DISPETTO

basilica di santa Maria Assunta di Carignano

La Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova, fu costruita per volontà della potente famiglia dei Sauli nel 1482. Nel 1548 fu affidato l’ incarico all’ architetto umbro Galeazzo Alessi che progettò un imponente edificio a pianta centrale, realizzando nella città uno dei più emblematici esempi di architettura rinascimentale a maggior gloria e fasto della famiglia committente.
Questa fu la spiegazione ufficiale…. in realtà pare che tutto sia nato per uno sgarbo. I Sauli, per tradizione, usavano presenziare alla celebrazione della messa nella chiesa gentilizia dei Fieschi, sembra che una domenica una marchesa Sauli essendo in ritardo, abbia mandato un suo valletto ai Fieschi pregandoli di ritardare la Messa, e sembra che sdegnosamente questi abbiano congedato il valletto dicendogli : ” Se la marchesa non è comoda … che si faccia una chiesa per conto suo …. ” scatenando così un desiderio di rivincita da parte dei Sauli che si realizzò facendo costruire una basilica capace di far sorgere un complesso d’ inferiorità negli scortesi vicini.

UNA DROGHERIA D’ ALTRI TEMPI

drogheria torielli

Nel centro storico di Genova e più precisamente in via San Bernardo al n. 32 r., c’ è l’ antica drogheria Torielli ,dove da oltre cento anni vengono vendute spezie ed infusi provenienti da tutto in mondo oltre a 30 tipi di caffé torrefatto artigianalmente, qui si possono ritrovare i sapori e gli odori che credevamo dimenticati ed una gentilezza che, viste le epoche buie che stiamo vivendo, non credevamo esistesse più.

LA GALLERIA AUREA NELLA CASA DEL PRINCIPE

galleria aurea voluta da Giovanni Andrea I Doria

Nella casa reggia del principe Andrea Doria a Fassolo, fu realizzata alla fine del XVI secolo la galleria aurea dove venivano allestiti i banchetti predisposti per gli ospiti illustri, fu realizzata su desiderio di Giovanni Andrea I Doria, Le sculture lignee reggi torcera parzialmente dorate e sagomate a sirene e tritoni sono del grande scultore genovese Filippo Parodi allievo del Bernini.

AVE MARIA ZENEIZE

chiesa di san giorgio

AVE MARIA ZENEIZE

Campann-a che ti seunni in mezo a-o verde
co-a voxe secolare tanto caa,
in questa paxe l’ anima a se perde
e i tò reciocchi invitan a pregà

Ave Maria, a-o fà da seia quande in te l’ ombra s’ asconde o mà
Ave Maria cò chèu sincero e un cao pensiero pe che è lontan. Ave Maria pe chi va via co-a nostalgia do sò fogoà, e pe chi l’ è in penn-a, pe chi ha ‘na spinn-a ciantà in to cheu.
O Stella Maris, Ave Maria, avarda sempre chi l’ è pe-o-mà.

E passan oe, giorni, meixi e anni
chi nasce, cresce, invegia e scomparià…
a vitta a passa in mezo a tanti affanni,
ma sempre, a tò caa voxe ghe restià.

Traduzione per i foresti ( forestieri )

Campana che suoni in mezzo ai boschi
con la voce secolare tanto cara
in questa pace l’ anima si perde
ed i tuoi rintocchi invitano a pregare
Ave Maria al far della sera quando nell’ ombra si nasconde il mare
Ave Maria con il cuore sincero ed un caro pensiero a chi é lontano
Ave Maria per chi và via con la nostalgia del focolare
e per chi é in pena, per chi ha una spina piantata nel cuore.
O Stella Maris, Ave Maria proteggi sempre chi và per mare.
E passano ore, mesi e anni
chi nasce, cresce , invecchia e scomparirà
la vita passa in mezzo a tanti affanni
ma sempre la tua cara voce gli resterà.

UNA FONTANA PER CELARE LA VERGOGNA

fontana dei vacchero

Nell’ anno del Signore 1628 Giulio Cesare Vacchero cospirò contro la Serenissima Repubblica di Genova a favore dei Savoia, quando il tradimento fu scoperto, fu condannato a morte, i suoi figli esiliati e la sua casa distrutta. Lì dove sorgeva, in via del Campo, fu posta una colonna infame sulla quale il Vacchero ” perditissimi Homines ” viene in perpetuo ricordato. I suoi discendenti, per nascondere tanta vergogna, ottennero dal Doge il permesso di erigere davanti alla colonna una fontana monumentale, così che almeno i viandanti non l’ avrebbero vista, ed é ancora lì a mostrarci, se ce ne fosse bisogno, come il detto ” sic transit gloria mundi” é valido allora come ora.

UN AMOR SACRO ED UN AMOR PROFANO DEL RENI

amore sacro e amor profano

A Genova nella terza sala del piano nobile del palazzo dei marchesi Spinola in Piazza Pellicceria oggi Galleria Nazionale, si può ammirare questo dipinto di Guido Reni ( Bologna 1575 – 1642 ) realizzato nel periodo di piena maturità dell’ artista verso il 1622, titolo dell’ opera : ” Amore sacro ed Amor profano “, evidente in quest’ opera l’ influenza della poetica del Caravaggio.

UN PITTORE BIZANTINO A GENOVA

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Nella controfacciata della cattedrale di san Lorenzo di Genova vi é la lunetta interna del portale maggiore che rappresenta al centro Cristo contornato da angeli e nella parte superiore Gesù e la Madonna al centro con gli apostoli posti lateralmente, fu dipinta a fresco da un ignoto pittore bizantino del 300.

C’ERA UNA VOLTA LA CHIESA DI SAN LAZZARO

pietro francesco sacchi

Pietro Francesco Sacchi detto il Pavese ( Pavia 1485 – Genova 1528 ) Madonna in trono con Gesù bambino, ai lati San Lazzaro vescovo e san Lazzaro lebbroso. Questo polittico conservato nel museo Diocesano di Genova, proviene dalla chiesa  di San Lazzaro che sorgeva nell’ attuale piazza Di Negro, demolita nel 1870 per la costruzione dei Magazzini Generali.

UN CAPOLAVORO D’ OREFICERIA

arca del battista

Nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo é conservata la grande arca processionale di San Giovanni Battista, si tratta di un opera quattrocentesca, capolavoro d’ oreficeria tardo gotica europea, non se ne conosce l’ artefice, realizzata in argento sbalzato, parzialmente dorato e smaltato in alcune parti, modellata a forma di cattedrale, é decorata con scene prese dalla vita del Precursore.

UN CAMINETTO MONUMENTALE

caminetto della sala della caduta dei giganti

Nella Villa  del Principe D’Oria a Fassolo ( Genova ) e più precisamente nella sala dei Giganti, si trova un caminetto monumentale realizzato in pietra nera di promontorio e marmo bianco di Carrara recante al centro un medaglione con il mito di Prometeo che dona il fuoco agli uomini, fu opera di Silvio Cosini, che lo realizzò nel XVI secolo su disegno di Pietro Bonaccorsi detto Perin Del Vaga allievo di Raffaello, che Andrea Doria aveva chiamato da Roma  per decorare la sua Villa fuori delle porte della città.

C’ ERA UNA VOLTA IL FORO ROMANO

chiesa di san giorgio seconda metà del XVII sec.

Nel centro storico di Genova, dove si presume fosse il Foro romano, c’ é la chiesa di San Giorgio collocata nella piazza omonima. San Giorgio fu il primo protettore della città, il grido di guerra dei genovesi era: ” Pé Zena e pé San Zorzu “. L’ edificio sacro ha origini molto antiche, le prime notizie risalgono al 947 d.C. Restaurata nella metà del XVII secolo, la facciata assunse un andamento curvilineo ed il suo campanile fu più tardi incorporato entro una casa destinata ad uso abitativo.

GENOVA IN UNA CANZONE

notti di genova

…Genova adesso ha chiuso in un bicchiere
le voci stanche le voci straniere
Genova ha chiuso tra le gelosie
le sue ultime fantasie .
E adesso se ti penso io muoio un pò
se penso a te un pò mi arrendo
alle voci disfatte dei quartieri indolenti
alle ragazze dai lunghi fianchi
e a te che un pò mi manchi
ed é la vita intera che grida dentro
o forse il fumo di Caricamento…..

( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )

LA SANTISSIMA ANNUNZIATA DEL VASTATO

chiesa della S.S. Annunziata del Vastato (2) 

A Genova, dove oggi c’ é la chiesa della S.S. Annunziata del Vastato o Guastato, era la foce di due rivi che già nel XVII secolo furono incanalati il gallerie sotterranee, il rio di Carbonara ed il rio di Vallechiara, la comunità religiosa, che si era stabilita in quest’ area sin dal terzo decennio del XII secolo, aveva bisogno dell’ acqua perché si occupava della lavorazione della lana. L’ area era stata spianata in seguito ai lavori per la costruzione delle mura dette del Barbarossa perché erette proprio per difendere la città dall’ attacco delle truppe dell’ imperatore che vedeva Genova come fumo negli occhi, forse il nome Vastato  o Guastato deriva proprio da ” guastum ” o ” Vastinium ” equivalente a demolizione, L’ attuale costruzione é secentesca ed è un vero e proprio scrigno di capolavori pittorici, tutta la scuola genovese del primo 600 vi è rappresentata.

UN MAGGIO PARTICOLARE

arazzo

Nel centro storico di Genova, distaccato dal percorso turistico tradizionale di via Garibaldi, nascosto dietro la chiesa di San Luca, c’ é uno dei più interessanti musei di Genova, La ” Galleria Nazionale ” di palazzo Spinola in Piazza Pellicceria. Qui, oltre a poter ammirare una pinacoteca d’ eccezione, vi sono anche arredi originali appartenenti ad una delle famiglie più potenti tra l’ oligarchia genovese, tra cui questo arazzo tessuto a Mortlake in Inghilterra che é una replica d’ una serie rappresentante i mesi, opera, nella parte centrale, di Stephen De May ( fine 600 – 1714 ). L’ iconografia rappresentata é il mese di maggio, facilmente riconoscibile per la scena raffigurante il rifiorire della natura e degli amori.

UN NINFEO SPETTACOLARE

ninfeo palazzo lomellino in via nuova

Lo splendido ninfeo di Palazzo Lomellini in via Garibaldi fu realizzato nella prima metà del XVIII secolo su disegno di Domenico Parodi, eclettico artista genovese figlio del grande Filippo Parodi allievo del Bernini, che dal 1702, alla morte del padre, aveva ereditato la sua bottega.

UN’ ASSUNZIONE SPLENDIDA

affresco della volta dell' oratorio di san Filippo di Giacomo Boni

Nella Via Lomellini di Genova, dichiarata dall’ UNESCO patrimonio dell’ Umanità, si può ammirare vicino alla chiesa dedicata a San Filippo Neri una cappella dedicata alla Vergine Maria che ha sul soffitto  uno sfondato che rappresenta l’ Assunzione di Maria del pittore bolognese Giacomo Boni ( Bologna 1688 – 1766 ). L’ artista lo realizzò nel 1713, uno degli esempi più belli della pittura rococò bolognese a Genova.

UNA CHIESA TRASFORMATA IN AULA MAGNA

chiesa di san Salvatore metà del XVII sec.

La chiesa di San Salvatore e di Santa Croce in Piazza Sarzano ha origini molto antiche, l’ ultimo rifacimento risale alla metà del XVII secolo. Fu sconsacrata dopo i gravi danni causati dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, nell’ ultimo decennio del secolo scorso, fu completamente restaurata all’ interno per ospitare l’ Aula Magna della facoltà di Architettura dell’ Ateneo genovese.Talvolta viene anche usata come sala da concerti.

LA LEGGENDA DEL CRISTO MORO DI CASTELLO

Cristo Moro

Nella chiesa di Santa Maria di Castello, in una cappella a lui dedicata, c’ é un Crocifisso che ebbe molta importanza per il numero di persone che sin dai tempi più remoti ottennero grazie da lui, ma questo Cristo non é l’ originale ma una copia. E’ una storia singolare quella di questa statua, si dice che sia arrivata a Genova al tempo delle crociate e quindi che fosse in Terra Santa, ma la croce sagomata a ipsilon farebbe invece pensare ad un manufatto nordico, comunque in ogni caso stiamo parlando d’ una scultura lignea della seconda metà XIII secolo. In epoca barocca la barba ed i capelli in legno intagliato gli furono piallati via dai frati e sostituiti da una parrucca di capelli veri e da una folta barba, proprio in quel periodo pare sia accaduto il miracolo per il quale una giovinetta incinta si sia rivolta a Lui, davanti a testimoni, chiedendogli se era vero che il suo innamorato avesse promesso di sposarla, ed il Cristo abbassò la testa per annuire, così il mascalzone, che mentendo rifiutava la paternità, fu costretto a sposarsi suo malgrado. Negli anni 70 del secolo scorso, durante un restauro conservativo, fu tolta la barba finta e la parrucca al Cristo, ma la gente non lo riconosceva più come la statua dei miracoli, così fu fatta una copia con barba e parrucca e messa sull’ altare, mentre il Cristo originale fu ed é ancora posto provvisoriamente in un angolino nella navata centrale, le persone gli passano vicino distrattamente e vanno spediti a pregare nella cappella del falso Crocifisso e solo a lui lasciano gli ex voto. Vogliamo rendere onore con questo post al vero Cristo Moro di Santa Maria di Castello.

1684 SU GENOVA PIOVONO BOMBE

bomba francese

Nel mese di maggio 1684 il re di Francia Luigi XIV, ritenendosi offeso dai genovesi che erano alleati ed amici della corona spagnola, inviò una flotta da guerra di 160 navi che con 752 cannoni bombardarono Genova sino a che non esaurirono le munizioni. I francesi, per la verità, tentarono anche uno sbarco che però fallì miseramente. In quell’ occasione fu distrutta la casa dei Colombo in Vico Dritto Ponticello e tante altre chiese e monumenti. Per la prima volta i genovesi conobbero gli effetti devastanti dei cannoni da mortaio, una di queste bombe, rinvenuta sotto le acque portuali, è esposta nel Palazzo di San Giorgio.

VAN CLEVE A GENOVA

Joos Van Cleve

Nella chiesa di San Donato, nel centro storico di Genova, c’ è una cappella nella quale si può ammirare un trittico del pittore fiammingo Joos Van Der Beke detto Van Cleve forse per il paese d’ origine, al centro della scena un’ adorazione dei Magi sovrastata da una crocefissione sulla cimasa, a sinistra il committente Stefano Raggi con Santo Stefano suo protettore ed a destra Maria Maddalena protettrice della sua moglie defunta Maria Giustiniani, il dipinto fu realizzato nel secondo o terzo decennio del XVI secolo.

UN ALTARE EX VOTO CONTRO LA PESTE

altare di san Pietro

Nel centro storico di Genova, in piazza Banchi, c’è la chiesa di San Pietro in Banchi, nella navata sinistra si trova l’ altare dell’ Immacolata, con al centro la pala dell’ Immacolata di A. Semino datata 1588 e nelle nicchie statue dei Santi Giovanni Battista, Sebastiano, Rocco e Giorgio in marmo bianco di Carrara, degli scultori Taddeo Carlone e D. Casella databili all’ inizio del XVII secolo. I Genovesi vollero erigere questo altare per ringraziare i santi protettori della città di aver fatto  cessare la pestilenza, che nel 1578 aveva decimato la popolazione.

GENOVA ERA UNA RAGAZZA BRUNA

genova-giovi

…Genova  era una ragazza bruna/collezionista di stupore e noia/

Genova apriva le sue labbra scure/al soffio caldo della macaia/

e adesso se ti penso io muoio un pò/se penso a te che non ti arrendi/

ragazza silenziosa dagli occhi duri/amica che mi perdi/

adesso abbiamo fatto tardi/adesso forse è troppo tardi….

( da ” Notti di Genova ” di Cristiano De André )

UN COLOMBO GIOVINETTO

colombo giovinetto

“Al sole che tramontava nell’ infinito mare

chiedeva Colombo giovinetto ancora

a quali altre terre a quali altri popoli

andava a portare i suoi mattutini albori.”

Così è scritto sulla base della statua di Cristoforo Colombo bambino, realizzata dallo scultore romano Giulio Monteverde nel 1872 per il capitano Enrico De Albertis che la fece porre nella loggia della torre del suo castello.

GENOVA ODALISCA

GENOVA ODALISCA

Sopra le mura cinquecentesche di monte Galletto, il capitano Enrico De Albertis si fece costruire un castello in stile medioevale nel 1886, ora museo delle culture del mondo. Un cronista del supplemento del giornale ” Il Caffaro ” scrisse nel 1892 : “.. Dalla torre maggiore si scorge Genova tutta, affascinante come un’ odalisca addormentata “.

PAOLO GEROLAMO PIOLA A SANTA MARTA

A Genova, nella centralissima Piazza Corvetto c’ é, leggermente defilata, la splendida chiesa di Santa Marta, ai lati dell’ altar maggiore vi sono due affreschi del pittore Paolo Gerolamo Piola ( genova 1666-1724 ) che realizzò nella sua piena maturità artistica dopo aver lavorato a Roma nella bottega del Maratta. Quello illustrato nella foto é Cristo in casa di Marta e Maria.

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SELENE ED ENDIMIONE IN CASA DEL PRINCIPE

sarcofago romanoIII sec. d.c. mito di Selene ed Endimione

Nell’ atrio della villa del Principe Doria a Fassolo ( Genova ) viene custodito un sarcofago romano del III secolo dopo Cristo,il bassorillievo in marmo narra il mito di Selene ed Endimione.

Selene, dea della Luna,s’ innamorò perdutamente d’ un bel principe di nome Endimione e fu da lui contraccambiata, purtroppo, essendo un mortale Endimione era destinato a morire, così Selene implorò Zeus, il re degli dei, perché gli donasse la vita eterna, però si dimenticò di chiedere per lui anche l’ eterna giovinezza. Zeus, che era un mattacchione, l’ accontentò ed Endimione fu condannato a vivere per sempre, ma in orrida vecchiezza, allora Selene, per salvarlo, lo addormentò in una caverna sul monte Latmo, dove ancora oggi il principe addormentato é eternamente giovane e bello.

MISS. BELL

MISS BELL

Nelle raccolte Frugone, conservate nel museo di villa Grimaldi Fassio che si trova negli splendidi parchi di Nervi presso Genova, si può ammirare questo dipinto di Giovanni Boldini realizzato nel 1903, é il ritratto  di miss Bell,  una attrice della Commedie Francaise, fu acquistato da Luigi Frugone nel 1926 per la somma allora astronomica di 130.000 lire.

UN’ ANTICA ABBAZIA DI FRONTE AL MARE

convento di s. Giuliano

…m’ accolga l’ antica abazia;

é ricca di luci e di suoni,

mi piacciono i frati son buoni

pel cuore in malinconia.

Son buoni,”non credi?” che importa

rilassati un poco tra i banchi

su,entra, su varca la porta,

si accettano tutti gli stanchi…

Così il poeta Guido Gozzano scriveva nel 1907 dell’ abbazia di San Giuliano. Nel signorile quartiere di Albaro a Genova, adiacente a Corso Italia che costeggia il mare dalla foce del torrente Bisagno sino al borgo di  Boccadasse, si trova questo complesso abbaziale composto da una chiesa, un convento ed un piccolo chiostro, fondato dai frati francescani nel 1240 in stile romanico gotico, presto, si spera…, dovrebbe diventare la sede del gabinetto di restauro della Soprintendenza e del nucleo dei carabinieri per la protezione del Patrimonio artistico.

LA CHIESA DEL GESU’

Chiesa del Gesù

Sorta per volontà di Marcello Pallavicino tra la fine del 500 e l’ inizio del 600, la chiesa detta del Gesù, intitolata ai Santi Ambrogio e Andrea, sorge là dove era la primitiva chiesa di Sant’ Ambrogio sede dei vescovi di Milano fuggiti dalla loro città a seguito dell’ invasione Longobarda. Il tempio fu edificato dal gesuita Giuseppe Valerani vicino al palazzo Ducale, al suo interno vi sono conservati grandi capolavori della pittura , tra cui due Rubens, un Guido Reni ed una pala di Simon Vouet il grande caravaggista francese.

UN CAPOLAVORO DI RUBENS

rubens circoncisione

La pala dell’ altar maggiore della chiesa del Gesù di Genova fu commissionata a Pietro Paolo Rubens nel 1605. Questo grande dipinto influenzò la pittura genovese creando una nuova generazione di artisti che iniziarono la splendida stagione barocca. L’ accentuato carattere dinamico della composizione é dato dalla presenza di elementi curvilinei, da notare l’ atteggiamento della Madonna che, di fronte al primo sangue versato dal figlio, volge il capo e chiude gli occhi sgomenta, una mossa assolutamente naturale, ben lontana dagli stilemi manieristici dei pittori tardo cinquecenteschi.

UN GIOIELLO NEL CENTRO STORICO DI GENOVA

palazzo Spinola di Pellicceria

Per quelli che non si accontentano di vedere il bello e desiderano il meraviglioso, consiglierei una visita alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria. Defilata rispetto al percorso museale tradizionale proposto ai frettolosi croceristi che fanno tappa a Genova ed indicato malissimo da cartelli e segnaletica, per usare un eufemismo ” impropria ” rimane vicino alla chiesa di San Luca nell’ omonimo vicolo. Qui avrete la sensazione che il tempo si sia fermato e di rivivere all’ epoca in cui la grandeur delle famiglie genovesi era famosa in tutta Europa.

BOCCADASSE

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Sono molte le ipotesi circa l’ origine del nome dell’ antico borgo marinaro di Boccadasse, una sarebbe quella che lo fa derivare dalla forma della piccola baia ” bocca d’ ase ” in genovese significa bocca d’ asino, un’ altra, a mio avviso più valida, é quella che lì sfociava il torrente di nome  Asse. La bellezza del luogo é anche dovuta al fatto che é un borgo vivo, dove alcuni pescatori continuano la loro antica attività. Con le sue creuze ( vicoli ) e la sua spiaggetta é uno dei posti più caratteristici di Genova.

UN BACCHINO DELIZIOSO

domenico piola

A Genova, nel Museo dell’ Accademia Ligustica di Belle Arti in Piazza De Ferrari, sono rappresentati tutti i maggiori maestri della scuola pittorica genovese. Uno dei più rappresentativi pittori della Genova barocca fu senza dubbio Domenico Piola ( Genova 1628 – 1703) che con i figli ed i suoi seguaci dominò incondizionatamente il panorama artistico genovese per un quarto di secolo.

Il dipinto mostrato nella foto rappresenta un dio Bacco bambino completamente ebbro circondato da satirelli.

UN LEONE FATTO PRIGIONIERO

palazzo giustiniani

A Genova nel prospetto del cinquecentesco Palazzo di Marcantonio Giustiniani é inserito un bassorillievo in marmo con un leone di San Marco. In origine il leone si trovava a Pola in Istria, fu preso dai genovesi nel 1380 dopo che la Repubblica di Venezia fu sconfitta nella guerra di Chioggia. Se le Repubbliche Marinare Italiane, invece di guerreggiare l’ una contro l’ altra, si fossero alleate, sarebbero diventate incontrastate padrone del Mediterraneo.

DA PALAZZO NOBILIARE A BANCA

doich bank 2

Nell’ antico palazzo di Angelo, Giovanni e Giulio Spinola nella via Garibaldi di Genova, ora di proprietà della Deutsche Bank, l’ atrio é decorato con affreschi realizzati tra il 1592 ed il 1594 da Marcantonio, Aurelio e Felice Calvi, al centro del riquadro ottagonale posto sul soffitto è rappresentata la battaglia dell’ esercito genovese condotto da Gherardo Spinola contro i fiorentini.

STORIA DELLA BANDIERA DI SAN GIORGIO

Il vessillo di Genova , croce rossa in campo bianco, ha un’ origine molto antica, pare che insieme al culto di San Giorgio sia stato portato a Genova dai soldati di Bisanzio quando furono stanziali in città prima dell’ anno 1000. Sicuramente attestato nel XI secolo, gli inglesi nel 1190 pagarono l’ uso della bandiera crociata con un tributo annuale al Doge di Genova, facendo ciò, godevano della protezione delle galee genovesi nel Mediterraneo contro gli attacchi dei pirati barbareschi.

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Questo bozzetto  visibile nel palazzo Reale di Genova, é un dipinto di Giovanni David che rappresenta la battaglia della Meloria, l’ opera definitiva fu realizzata dall’ artista  per il lunettone della sala del Maggior Consiglio del palazzo Ducale di Genova.

LA CASA DI LAMBA DORIA

palazzo Lamba Doria

posto di fronte alla chiesa di San Matteo nella piazza omonima, c’ é a Genova il palazzo di Lamba Doria che fu costruito a metà del 200 in stile gotico. Il palazzo fu donato al Doria nel 1298 dalla Serenissima Repubblica di Genova come riconoscimento del suo valore di condottiero per aver riportato la vittoria nella battaglia della Curzola contro i Veneziani.

UNA SANTA CATERINA DIMENTICATA

Guglielmo della Porta Santa Caterina d' Alessandria accademia Ligustica

Nell’ Accademia Ligustica di Belle Arti fondata a Genova nel 1751, vi sono diverse rampe di scale che consentono l’ accesso alle aule poste nei piani superiori, nella nicchia posta alla sommità della prima rampa, ignorata dai più, vi é una statua in marmo che rappresenta Santa Caterina d’ Alessandria opera di Guglielmo Della Porta ( 1510 c. – 1577 ) e della sua bottega, la statua, originariamente, era posta sulla sommità della porta dell’ Acquasola distrutta nel quarto decennio del XIX secolo per la costruzione di piazza Corvetto.

LA FONTANA DEL TRITONE

fontana del tritone

Negli splendidi giardini rinascimentali voluti da Andrea Doria per la sua villa a Fassolo ( Genova ), lì dove l’ imperatore Carlo V soggiornò nel 1553, furono collocate diverse fontane, una di queste ” La Fontana del Tritone ” fu realizzata dallo scultore fiorentino Angelo Montorsoli ed ancora oggi possiamo vederla nella villa che tutti chiamano ”  Del Principe “.

UN TRITTICO DI PREGIO

madonna della vittoria

La dove era la casa dei canonici della cattedrale di Genova é il museo Diocesano, tra le tante ed interessanti opere esposte vi é questo trittico che originariamente si trovava in una cappella della Cattedrale, fu dipinto da Giovanni Barbagelata noto a Genova prima del 1450 ed attivo in città sino alla prima decade del 1500. Il dipinto rappresenta la Madonna della Vittoria con Pierre d’ Aubusson ed ai lati San Giovanni Battista e San Pantaleone databile al 1503.

PIAZZA LAVAGNA

piazza lavagna

Piazza Lavagna , nel centro storico di Genova, é vicina alla via Luccoli, la strada dello shopping; in virtù del fatto che in uno spazio così limitato ci sono ben tre locali, la sera si anima d’ una movida di persone sugli …anta che hanno il piacere di scambiare due parole, bere un buon coctail e perché no? se piacciono… degustare ostriche in santa pace. La piazza prende il nome da una nobile famiglia genovese.

UN SOFFITTO SPETTACOLARE

atrio perin del vaga

Nell’ atrio della Villa del Principe Andrea Doria a Fassolo (Genova) le pareti hanno murati dei bassorillievi dello scultore fiorentino Montorsoli che originariamente erano posti nella chiesa gentilizia dei Doria, mentre i soffitti furono dipinti a fresco da Pietro Bonaccorsi detto Perin Del Vaga nel 1530 con scene allegoriche che alludono alla cacciata dei francesi da Genova compiuta dal Doria nel 1528.

UNO SPLENDIDO AGOSTO

arazzo del mese di agosto

Nella villa del Principe Doria a Fassolo ( Genova ), in una sala dedicata, vi sono tre dei 12 arazzi dei mesi tessuti a Bruxelles verso il 1525. Tutti i teleri rappresentano un elemento centrale circolare, nella foto é rappresentato Agosto, al centro é raffigurato il segno zodiacale della Vergine, rappresentata come una regina di rosso vestita, nella parte superiore al centro Cerere la dea dei raccolti, sopra scene di vita campestre, sulla sinistra un uomo batte il grano per separarlo dalla pula, vicino a lui stanno due donne con i propri figli simbolo di fertilità, a destra un uomo sorregge una cesta  piena di chicchi di granoturco  simbolo d’ abbondanza.

UNA MADONNA PREZIOSA

Nell’ ultimo quarto del XVII secolo,  Pierre Puget da Marsiglia scolpì nel marmo questa Madonna con il Bambino Gesù, oggi esposta nel museo della scultura e dell’ arte medioevale di Sant’ Agostino in Piazza Sarzano, la precedente collocazione fu nella cappella del palazzo Carrega Cataldi, oggi sede della Camera di Commercio di Genova, dove é stata messa una copia dell’ originale in gesso.

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I PORTICI SOTTO LA RIVA DEL MARE

portici di sottoripa

Alle spalle di Palazzo San Giorgio in via Frate Oliverio, vi sono gli antichi portici di Sottoripa progettati  nel XII secolo dal frate cistercense che dà il nome alla via. Sono i portici più antichi d’ Italia, il sito venne chiamato Sottoripa  perché le fondazioni dei palazzi si trovano sotto il livello del mare, e quindi ” sotto la riva ” ed il mare una volta arrivava a lambire i portici. L’ area fu costruita per creare gli spazi necessari per favorire i commerci portuali, oltre che botteghe artigiane e negozi ospitava i ” Fondachi ” una sorta di magazzini dove venivano stipate le merci sbarcate dalle navi o in attesa d’ essere spedite oltremare, oggi vi sono ancora botteghe e trattorie tipiche.

LA PORTA DI SANT’ ANDREA

porta Soprana

La Porta di Sant’ Andrea fu chiamata anche Soprana o Superiore perché si trova sulla sommità dell’ omonimo colle, consentiva l’ accesso alla città medioevale da levante. Nel medio evo, per un certo periodo, venivano qui appese gabbie di ferro con dentro le teste dei condannati a morte, come monito per la popolazione, usanza che venne sospesa per il puzzo terrificante che emanavano quella specie di macabri trofei.

VALERIO, UN PITTORE DA “RITORNO AL FUTURO”

valerio castello

A Genova, nel museo dell’ Accademia Ligustica Di Belle Arti in Piazza De Ferrari, si può ammirare questo dipinto del pittore genovese Valerio Castello ( Genova 1624 – 1659 ) morto all’ età di soli 35 anni, ucciso dalla pestilenza che nella metà del XVII secolo fece più di 92.000 vittime in città. Nonostante la giovane età, Valerio riuscì ad imporsi come il precursore dello stile barocco a Genova, superando il tardo manierismo che imperante con una pittura che, prescindendo dalla correttezza del disegno, reinventava lo spazio con una pennellata sciolta e dinamica. Nella foto la Sacra Famiglia con San Giovannino ed un agnello.

CASACCE

portatori di Cristi

Dal XVII secolo le processioni religiose a Genova diventarono occasione per un grande spettacolo, sin dalla prima metà del 600 il fasto contraddistinse gli apparati processionali delle diverse confraternite. le cosiddette ” Casacce “. La Franchini Guelfi nel suo libro ” Casacce ” scrive: ” …con l’ esecuzione dei primi Cristi monumentali come il Moro delle Fucine, i portatori di crocifissi assumono inoltre un ruolo di primo piano nello svolgersi dello spettacolo processionale, le loro prestazioni sono d’ ora in poi caratterizzate da esibizioni di forza fisica e di equilibrismo che caratterizzarono gli antagonismi tra Casaccia e Casaccia e tra quartieri e quartieri … ” e che talvolta degenerarono in vere e proprie risse da strada.

L’ ANTICO QUARTIERE DI PICCAPIETRA NON C’ E’ PIU’

balilla 2

… Creddeime poche votte ho ciento gente no m’ emoscionn-o troppo facilmente ma quando ho visto cazze a picconae a stansa dove gh’é nasciuo mae moae me se affermou qurcosa propio chi ho ciento e ho pregou cosci: Piccon dagghe cianin son tutti corpi daeti in scio mae cheu se propio fane a meno ti no peu piccon dagghe cianin…

( da ” Piccon dagghe cianin ” di De Santis e Pesce )

Traduzione per i foresti ( forestieri )

…Credetemi gente poche volte ho pianto non mi emoziono troppo facilmente ma quando ho visto cadere a picconate la stanza dove vi nacque mia madre mi si é fermato qualcosa proprio qui ho pianto ed ho pregato così: piccone dacci piano sono tutti colpi dati sul mio cuore se proprio non ne puoi fare a meno piccone dacci piano…

A Genova l’ antico quartiere di Piccapietra non esiste più, ora ci sono moderne palazzate che circondano il monumento di Giovanni Battista Perasso detto ” Balilla ” che nel 1746 ebbe il coraggio di ribellarsi e di tirare un sasso contro i soldati austriaci che avevano occupato la città, dando il via ad un’ insurrezione che avrebbe portato alla sua liberazione.

DUE PREZIOSE TORCERE NELLA VILLA DEI DORIA

filippo parodi

Nella Galleria Aurea della Villa del Principe Doria a Fassolo                  (Genova), ci sono due torcere in legno intagliato e scolpito parzialmente dorate a zecchino di Filippo Parodi, scultore genovese discepolo del Bernini. Le torcere furono realizzate dall’ artista in occasione del matrimonio Doria – Pamphilj nel 1671, rappresentano un tritone sopra uno scoglio che sorregge un’ aquila coronata simbolo araldico della famiglia Doria.

UN FORTE PER GLI SHOW ESTIVI

forte sperone

Sulla sommità del monte Peralto, alle spalle di Genova, fu costruito Forte Sperone lì dove si incontrano le mura difensive della Val Polcevera con quelle della Val Bisagno erette nel 1600 a protezione della città. La presenza d’ una fortificazione in loco risale al XIV secolo, ma il forte attuale fu costruito nella prima metà del 1700. Oggi questo luogo é usato per l’ organizzazione di spettacoli teatrali e manifestazioni culturali nel periodo estivo.

L’ INDIMENTICABILE CAPPELLETTA DI PALAZZO SPINOLA

PSP anton maria piola

Tutti i palazzi nobiliari genovesi avevano un ” Pregadio ”  cioé una cappelletta destinata alla devozione privata dei nobili che vi abitavano, questi luoghi di culto, a volte mascherati da armadi o boiserie, alcune volte sono veri e propri gioielli come per esempio quello di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria, impreziosito da un dipinto di Anton Maria Piola ( Genova 1654 – 1715 ) che raffigura in un ovale la Madonna con il Bambino Gesù e San Giovannino, l’ altarino é in marmo fior di pesco.

ALLE VIGNE LE VIGNE NON CI SONO PIU’!

chiostro vigne

Il chiostro della chiesa genovese di Santa Maria delle Vigne  prende il nome dal fatto che nel medio evo qui era fiorente la coltivazione dell’ uva, la costruzione risale alla prima metà del XI secolo ed  é articolata su due piani attorno ad un cortile  quadrangolare sul quale si affacciavano le case dei canonici, pur essendo stato modificato nel corso di tanti secoli, ha mantenuto la struttura originaria dello stile romanico arcaico.

BARTOLOMEO GUIDOBONO UN GRANDE INTERPRETE DELLA PITTURA BAROCCA

Lot e le sue figlie

Nato a Savona nel 1657, Bartolomeo Guidobono iniziò la sua carriera artistica decorando maioliche come suo padre Giovanni Antonio che, pur essendo pittore dovette adattarsi a fare il decoratore per ragioni economiche. Il genio di Bartolomeo, tuttavia, riuscì a creargli una committenza privata, dato che quella pubblica era a quel tempo spartita tra le grandi botteghe dei Piola e dei Carlone, questo gli consentì di passare dal decorare le ceramiche ai dipinti da cavalletto, come quello che si può ammirare in palazzo Rosso a Genova rappresentante ” Lot e le sue figlie “. L’ iconografia del dipinto é mediata dall’ Antico Testamento: ..dopo la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra, le figlie di Lot, credendo d’ essere con loro padre i soli esseri umani viventi, ubriacarono il genitore e si congiunsero con lui per dare una possibilità di sopravvivenza agli uomini.

Il dipinto é più allusivo a qualcosa che accadrà che descrittivo, dando al fruitore un’ atmosfera di suspence. L’ opera pittorica da anche occasione all’ artista per realizzare un brano di spettacolare natura morta.

LA CASA DI COLOMBO? PARLIAMONE….

casa di Colombo

Nel XIX secolo Marcello Staglieno stabilì che il relitto di casa posta sotto la maestosa Porta Soprana in Vico Dritto Ponticello fu quella dove dimorò Domenico Colombo e suo figlio Cristoforo scopritore delle Americhe dal 1455 al 1470, in realtà la casa dei Colombo fu quasi completamente distrutta dal bombardamento navale della flotta del re Sole nel 1684 e pare fosse una casa a più piani fuori terra, quella che viene mostrata oggi ai turisti é una rozza ricostruzione del XVIII secolo.

UN FONDO ORO PREZIOSO

A Genova nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria viene conservato questo dipinto su tavola a fondo oro del pittore Barnaba da Modena documentato a Genova dal 1361 al 1386, l’ opera pittorica rappresenta Santa Caterina D’ Alessandria assisa in trono, la figura della santa giganteggia su quella dei devoti posti in basso a sinistra e destra dei suoi piedi. Santa Caterina ha tra le mani la ruota che mai manca nella sua iconografia e la palma del martirio.

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PIAZZA BANCHI

piazza banchi

Vicinissima al Porto Antico di Genova é Piazza Banchi circondata dalla Loggia della Mercanzia, una delle borse merci più antiche d’ Italia e dalla chiesa di San Pietro in Banchi, qui vicino era collocata la Porta di San Pietro che consentiva l’ ingresso nella città medioevale  dalle mura erette nel IX secolo oggi non più esistenti, sulla piazza non ci sono più i banchi dei cambiavalute che esercitavano la loro professione all’ aperto e che diedero il nome a questo luogo, ma chioschi di venditori di fiori, libri e DVD.

UN PALAZZO PER UN AMMIRAGLIO

palazzo  Doria Spinola

Il palazzo Doria Spinola, da molti anni sede della Prefettura di Genova, fu costruito per l’ ammiraglio Antonio Doria nel quinto decennio del 1500, l’ edificio sorgeva vicino alla porta dell’ Acquasola, demolita insieme alle mura cinquecentesche quando fu costruita piazza Corvetto, la facciata fu affrescata dai fratelli Calvi alla fine del XVI secolo con dipinti celebrativi dei fasti e delle gesta eroiche dei Genovesi ed in particolare della famiglia committente.

UN ALTARE SPLENDIDO

L’ Altar Maggiore della chiesa di San Siro fu realizzato da Pierre Puget in marmo nero del promontorio della Lanterna e bronzo dorato tra il 1662 ed il 1670. L’ altare, sagomato a “sarcofago ” fu concepito per esser visto sui quattro lati, negli spigoli sono posti i simboli dei quattro evangelisti. Un capolavoro della scultura barocca a Genova.altar maggiore

IL BIGO E LE GIRANDOLE

Nel Porto Antico di Genova progettato da Renzo Piano, c’ é una struttura che ha caratterizzato nel tempo l’ intera area: ” Il Bigo” e ” Le Girandole” che ruotano continuamente mosse dal vento, forse emblematiche del nostro tempo dove i valori diventano disvalori e le passioni cambiano come cambia la moda. bigo