STORIA D’ UN AMORE SFORTUNATO

luca cambiaso

Luca Cambiaso ( Moneglia 1527 –  El Escorial 1585 ) celeberrimo pittore,  tra i numerosi capolavori che a Genova dipinse vi è questa ” Pietà “, che si può ammirare nel terzo altare di sinistra della basilica di Santa Maria Assunta in Carignano;  pochi sanno che la Maddalena di quest’ opera d’ arte ha le fattezze di Argentina Schenone. Luca  rimasto vedovo,  s’ era innamorato perdutamente della sua bella cognata Argentina, ma a quel tempo, secondo il diritto canonico allora vigente, le nozze tra cognati erano vietate perché il rapporto era considerato incestuoso. Invano il povero Luca cercò di farsi fare dal pontefice Gregorio XIII un permesso per superare la legge, così andò a lavorare in Spagna per l’ imperatore Filippo II, sperando che questi intercedesse per la sua causa, ma invano,  egli non poté mai coronare il suo sogno d’ amore ed a Madrid, lontano dalla sua patria, secondo quanto ci è stato tramandato morì di crepacuore.

UN POVERO SANTO

padre santo

Fra Francesco Maria da Camporosso, paesino in provincia d’ Imperia, detto Padre Santo al secolo Giovanni Croese  nacque nel 1804, da ragazzo aiutò il padre contadino e pastore, nel 1822 si fece terziario francescano ed iniziò il suo noviziato sino a diventare questuante, le sue doti d’ altruismo nei confronti delle famiglie in difficoltà, specie per quelle dei marinai e degli immigrati in America, lo resero famoso soprattutto nell’ area portuale di Genova. Era un uomo pieno di compassione nei confronti dei  più poveri e dei diseredati tanto da essere chiamato dalla gente  Padre Santo,  ma inflessibile nei confronti di se stesso, si infliggeva continue penitenze, dormiva su nude assi e mangiava solo pane raffermo inzuppato nell’ acqua,   la sua figura emaciata era riconoscibile da lontano, sempre scalzo, vestito di abiti rattoppati e stracciati. Morì nel 1866 ucciso da una terribile epidemia di colera offrendo la sua vita in olocausto perchè Dio facesse finire il flagello che tanti genovesi uccise. Il suo corpo è conservato in un’ urna di cristallo nella chiesa della S.S. Concezione in una cappella a lui dedicata. Il papa Giovanni XXIII lo proclamò santo nel 1962.

DOMENICO PIOLA PITTORE INSIGNE

domenico piola

Domenico Piola ( Genova 1627 – 1703 ) nacque a genova da Paolo Battista, fu avviato all’ arte pittorica dal padre e dal fratello maggiore Pellegro, dopo l’ uccisione del fratello avvenuta in tragiche circostanze, nel 1640 andò a fare apprendistato nella bottega del Capellino, dopo circa 4 anni lasciò il suo maestro per dedicarsi allo studio delle opere di Perin del Vaga e del Castiglione che lo influenzò sia sui temi iconografici, sia nell’ arricchimento d’ un segno più incisivo nella dinamica compositiva, poi avvenne l’ incontro con Valerio Castello dal quale mutuò i suggerimenti decorativi ed un nuovo modo d’ intendere gli effetti scenografici dello spazio, già in questa fase si evidenziano il disegno preciso nella definizione del segno e delle ombreggiature che caratterizzerà tutta la sua produzione. Dopo la precoce morte del Castello, gli succedette in molte importanti commissioni. Nel nono decennio del XVII secolo, dopo il bombardamento di Genova da parte della flotta francese, intraprese un viaggio che lo portò a Milano, Bologna e Asti, quindi nel 1685 ritornò a Genova ed aprì un atelier in vico San Leonardo a cui furono commissionate numerose opere sia a cavalletto, sia a fresco. Nella grande decorazione preferiva i temi mitologici che gli consentivano di sbizzarrirsi in una linea sinuosa,  fluente e monumentale, per contro la qualità delle sue opere a cavalletto denota quasi sempre una raffinata capacità pittorica, soprattutto in quelle meno macchinose come il “Rapimento d’ Europa” mostrato nella foto facente parte della collezione CARIGE. La collaborazione con il giovane Gregorio De Ferrari portò al suo linguaggio una più fresca e sciolta leggerezza, nonché un disegno più disinvolto ed un colore più leggero e meno corposo, ma Gregorio intendeva lo spazio come dimensione aperta, cosa che il Piola non recepì mai appieno, infatti il nostro restò sempre vincolato al culto del disegno che non accetta del tutto la libertà d’ uno spazio senza limiti,  inoltre  non seguire certe regole ” Accademiche ” non rientrava nella sua cultura pittorica. Oltre che dai pittori che ammirava, la sua poetica fu influenzata da scultori quali il marsigliese  Pierre Puget  e Filippo Parodi che portò a Genova la superba esperienza barocca recepita nella  bottega romana del Bernini di cui fu discepolo. Concludendo, dal settimo decennio del XVII secolo per circa vent’ anni questo insigne maestro ed il suo atelier furono gli indiscussi arbitri della Genova barocca.

CAMILLO DE LELLIS CHI ERA COSTUI?

san camillo 1

Camillo De Lellis nato a Bucchianico nel 1550 sino all’ età di 25 anni si dedicò al mestiere delle armi e condusse una vita dissoluta, non si conoscono le ragioni della sua conversione, sta di fatto che si fece frate cappuccino e successivamente a Roma fondò la Congregazione dei Chierici Regolari Ministri degli infermi, i cosiddetti Camilliani, consacrati alla cura ed all’ assistenza dei malati. A Genova in Portoria, soffocata da nuove strutture in ferro cemento, c’ è la  chiesa a lui dedicata  detta di Santa Croce e San Camillo edificata negli ultimi 30 anni del XVII secolo su di un precedente Tempio sempre a lui intitolato risalente al 1602. I Camilliani si distinsero a Genova come in altre città per l’ assistenza ai malati incurabili, nell’ epidemia di peste che flagellò la città negli anni 1656 – 1657 ne morirono ben 37.  I Camilliani vengono anche chiamati Cruciferi per la croce rossa che hanno cucita sul petto.

GUIDOBONO PRETE PITTORE

Abramo ed i 3 angeli

In questo dipinto realizzato da Bartolomeo Guidobono detto il Prete di Savona  ( Savona 1654 – Torino 1709 ) nel 1694 c., si legge un episodio tratto dalla Bibbia e più precisamente dalla Genesi, tre viandanti compaiono ad Abramo improvvisamente ed egli, riconoscendoli come esseri sovrannaturali, li accolse prostrandosi ai loro piedi, chiamò la vecchia moglie Sara  e le chiese di portare cibo per rifocillarli, uno di questi era l’ angelo di Dio se non Dio stesso, che gli predisse la nascita di un figlio, seppur così avanti negli anni e la rovina della città di Sodoma. Guidobono con la sua pittura brillante esalta le figure che sembrano possano staccarsi dalla tela sulla quale sono dipinte, anche qui, come in altre sue opere da cavalletto, ci mostra una pittura raffinata piena di trasparenze  e d’ una graziosità correggesca, sempre in grado d’ immergere il riguardante in un’ atmosfera di attesa d’ un qualche avvenimento che deve accadere, sospesa tra il mito e la realtà. Questo capolavoro è conservato a Genova  nel museo di Palazzo Rosso in via Garibaldi.

IL MISTERO DELL’ ICONA PERDUTA

dormizione della Vergine

Il Colle di Montallegro che si eleva oltre 600 metri sul livello del mare domina Rapallo ed il golfo del Tigullio, qui nel lontano 1557 un contadino di nome Giovanni Chichizola ebbe una visione, La Madonna gli apparve e gli chiese di erigere una chiesa a Lei dedicata in quel luogo, poi gli mostrò una fonte e lì vicino un’ icona che la rappresentava nell’ atto della dormizione ( secondo la tradizione la Madonna non morì ma si addormentò e fu assunta in cielo ) circondata dagli apostoli con al centro la Trinità immaginata come tre persone sovrapposte in una. Il contadino si precipitò a Rapallo e con il curato ritornò sul monte, il religioso prese l’ icona e la rinchiuse in canonica , ma l’ indomani l’ icona non c’ era più e più tardi fu ritrovata sul monte vicino alla fonte, allora il curato la riprese e con una solenne processione la riportò a Rapallo,la espose in chiesa per l’ intera giornata ed alla fine la chiuse a chiave in una cassapanca, il giorno seguente con sommo stupore constatarono che l’ icona non c’ era più, era nuovamente comparsa vicino alla sua fonte, per cui i rapallesi cominciarono a costruire un santuario nel luogo dove la Madre di Dio aveva indicato. Alcuni anni dopo un capitano di mare proveniente da Ragusa ( l’ attuale Dubrovnik ) si riparò nelle acque di Rapallo per sfuggire ad una tempesta e con il suo equipaggio si recò al santuario di Montallegro per rendere grazie alla Madonna , lì giunti riconobbero l’ icona come quella che 17 anni prima era misteriosamente scomparsa dalla loro città, e pretesero fosse a loro restituita, i magistrati genovesi interpellati per dirimere la vertenza, stabilirono che l’ icona dovesse esser resa ai Ragusani ed i rapallesi con dispiacere la consegnarono, la nave riprese il mare ma dopo poche miglia l’ icona scomparve dal luogo sicuro dove era stata riposta e ricomparve sul monte, a questo punto anche i ragusani si convinsero che l’ icona lì doveva rimanere.

Il Santuario di Nostra Signora di Montallegro è una delle basiliche mariane più visitata della Liguria ne è testimonianza l’ enorme quantità di ex.voto presenti nella basilica, l’ icona, posta sopra il tabernacolo dell’ altar maggiore della chiesa, è impreziosita da uno splendido panneggio barocco in  argento donato nel 1743 dal nobile rapallese Tommaso Noce.

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ALESSANDRO A PALAZZO TURSI

arazzo  con Alessandro che taglia il nodo di Gordio

La storia illustrata da questo arazzo che arreda una parete di Palazzo Tursi a Genova risale all’ VIII secolo a.C., L’ oracolo di Telmisso antica capitale della Licia, predisse che il primo uomo che fosse entrato in città sopra un carro tirato da buoi sarebbe diventato re. Il primo fu un povero contadino di nome Gordio che così fu incoronato re ed il suo figlio adottivo Mida, fece erigere un tempio nel quale mise il carro legato ad un palo con un intricatissimo nodo, con la convinzione che , così facendo, il potere regale sarebbe rimasto per sempre nelle mani della sua famiglia. La profezia divina diceva anche che chi fosse riuscito a sciogliere il nodo gordiano, fatto con robusta corda di corteccia di corniolo, sarebbe diventato imperatore dell’ Asia minore. Nel 332 a.C. arrivò lì Alessandro con il suo esercito macedone, provò a sciogliere il nodo ma invano, allora estrasse la spada è lo tagliò a metà con un fendente, ancora oggi si dice ” soluzione alessandrina ” quando si vuol risolvere un problema in modo netto e veloce. Ritornando al nostro arazzo  che narra l’ episodio sopra descritto, fu tessuto alla metà del XVII secolo e proviene dalla città di Bruxelles da un artista ad oggi non ancora identificato  che si è siglato C.D.P.

LA DAMA RUBATA

dama cattaneo con la figlia

Tanti tanti anni or sono, in una mia vita precedente, lavorai nel palazzo Balbi Cattaneo che allora era la sede della ” Levante Assicurazioni “. Anche a quel tempo ero appassionato d’ arte antica e quando vidi un ponteggio nel grande salone del piano nobile del palazzo, non seppi resistere, mi ci arrampicai sopra e scattai una fotografia al grande quadro che troneggiava sopra una delle pareti, in quel momento passò L’ Amministratore delegato che guardandomi con gli occhi sgranati mi disse: ” Burlando cosa ci fa là sopra appollaiato come un gufo? “, si perché in quei tempi lontani gli amministratori delegati conoscevano per nome tutti i loro sottoposti, ed io risposi un poco imbarazzato : ” Dottor Rizzo fotografo per i posteri ” lui si mise a ridere e mi rispose : ” allora vada anche nel mio ufficio, che ho dei bei soprapporta da immortalare “.  Anni dopo, nel 1995, La Levante Assicurazioni si trasferì in Viale Brigate Partigiane, il palazzo fu abbandonato e poi nel 2001 venduto all’ Università degli studi di Genova. Nel 1997 la quadreria che decorava le pareti del piano nobile fu rubata, tra cui anche il quadro di una dama  della famiglia Cattaneo con la figlia che io avevo fotografato, allora andai dal nucleo dei Carabinieri che si occupano della tutela del patrimonio artistico e a mani del comandante Salvatore Distefano consegnai le mie foto a colori, loro le avevano già, ma erano vecchie foto sgranate in bianco e nero. Dopo poco tempo seppi che parte dei quadri erano stati recuperati in un container in porto pronti per esser spediti oltremare, tra quelli recuperati, c’ era anche la mia dama con la sua bambina che, dopo un accurato restauro, è tornata ad abbellire il salone di palazzo Balbi Cattaneo ora Aula Magna dell’ Università. Il dipinto è stato attribuito dalla critica moderna a Gio Enrico Vaymer  valente ritrattista genovese che lo avrebbe dipinto nel III decennio del XVIII secolo.

CARICAMENTO … E NON SOLO

CARICAMENTO

La Piazza Caricamento fu realizzata nel 1839 e destinata, a partire dalla metà del secolo XIX, al carico e scarico delle merci giunte in porto dalle navi. nel secolo scorso i convogli ferroviari arrivavano sin qui. Oggi è un grande spazio aperto, in parte pedonalizzato, antistante il porto antico ristrutturato da Renzo Piano in occasione delle Colombiane del 1992, uno spazio adibito a mercati stagionali ed etnici, c’ è una giostra per i bambini e un poco defilata la statua bronzea di Raffaele Rubattino, imprenditore ed armatore genovese, si quel Rubattino che si  fece rubare per finta  le sue due navi Piemonte e Lombardo da Giuseppe Garibaldi che così potè imbarcare i suoi 1000 garibaldini e compiere l’ impresa della conquista del Regno delle due Sicilie, dichiarando alle pubbliche autorità che il lestofante gliele aveva rubate ( maniman non fosse riuscito nell’ intento… ) salvo poi ritrattare, a cose finite, la sua dichiarazione dichiarandosi un vero patriota, un autentico uomo del nostro tempo……….

VOUET UN CARAVAGGISTA PARIGINO

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Simon Vouet ( Parigi 1590 – 1649 ) soggiornò a lungo in Italia, a Genova fu attivo dal 1620 al 1622, lasciandoci diverse opere che testimoniano la forte influenza che su di lui ebbe Caravaggio. Oltre che la drammatica pala della crocifissione ancor oggi visibile nella navata destra della chiesa del Gesù a Genova, abbiamo  questo David vincitore con  la testa del gigante filisteo  Golia, quest’ opera da cavalletto, è stata definita il più caravaggesco dei suoi dipinti conosciuti,  infatti come nei dipinti del Merisi  anche qui co-protagonista della scena è ” La Luce”,  la figura spicca nettamente dal fondo scuro illuminata di sbieco, lo sguardo di David rivolto verso sinistra  non è trionfante, ma quasi attonito ed incredulo per la grande impresa compiuta con l’ aiuto di Dio, non c’ è emozione in questo volto, solo la consapevolezza di essere non l’ artefice ma lo strumento voluto dal Signore per conseguire una grande vittoria sui nemici del suo popolo ed anche  un’ aspettativa di qualcosa che deve ancora accadere. Questo splendido dipinto  é conservato nella pinacoteca del Museo di Palazzo Bianco nella Via Garibaldi di Genova.

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

Gio.Andrea Doria

La gigantesca statua di Gio Andrea Doria realizzata da Taddeo Carlone ( 1543 – 1613 ) era posta a lato della maestosa scalinata che da accesso al Palazzo Ducale in Piazza Matteotti, troneggiava su un grande plinto in marmo e lì restò sino a che, sulla scia della rivoluzione francese, nel 1797 il popolo si sollevò contro la Repubblica e si accanì contro questa statua e quella di Andrea Doria abbattendole ambedue e trascinandole per le vie della città come spregio al potere aristocratico. Le statue furono decapitate e mutilate degli arti che non furono più ritrovati, restarono solo i torsi che  oggi malinconicamente accolgono i visitatori di  Palazzo Ducale collocati  alla fine della prima rampa di scale all’ interno del grande palazzo.

UN PORTALE DI PACE GAGINI

via posta vecchia 16 Jacopo spinola

Nel centro storico di Genova in via Posta Vecchia al n. 16, c’ è l’ antico palazzo di Jacopo Spinola costruito intorno al 1531 accorpando due case medioevali. Oggi è una abitazione  divisa in appartamenti, ma ha conservato lo splendido portale in marmo realizzato da Pace Gagini con stipiti modellati a candelabri ed un soprapporta che raffigura in alto rillievo il trionfo della potente famiglia degli Spinola.

LUXORO …UN MUSEO A CAPOLUNGO

orologio notturno

Il Museo Luxoro, collocato nell’ estrema propaggine dei parchi di Nervi a Capolungo, è famoso per le sue collezioni di statuine del presepe, di acquesantine d’ argento del 700, di mobili genovesi barocchetto e di orologi d’ epoca, quello mostrato nella foto è un orologio notturno – diurno a proiezione con il trionfo della sapienza, realizzato da Giuseppe Campani ( 1635 ? – 1715 ) in pero ebanizzato, intagliato, bronzo fuso, mostra sul quadrante un rame dipinto da un pittore romano della fine del XVII secolo. Il Campani fu attivo presso la corte pontificia, dove con i suoi fratelli, realizzo vari tipi di orologi anche monumentali, l’ orologio a proiezione, come quello del LUXORO proiettava di notte l’ immagine del quadrante su una parete grazie ad una lente anticipando la lanterna magica settecentesca. Di questo tipo d’ orologio del Campani sono noti due soli esemplari al mondo, quello del museo proviene dalla villa Brignole Sale di Genova Voltri.

SPORCARE LE STRADE DI GENOVA NEI TEMPI ANTICHI NON CONVENIVA

 

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A Genova, in via Tommaso Reggio c’ è il palazzo dell’ Archivio di Stato, una volta questo luogo ospitava il cosiddetto Palazzetto Criminale, vi erano celle dal nome ameno come ” Stella “, ” Reginetta “, ” Balorda ” e ” Balordetta ” in totale 32 di cui 18 segrete e 11 comuni oltre che 3 riservate al gentil sesso. C’ era anche lo    ” Examinatorio” al pian terreno dove i giudici ricorrevano spesso e volentieri alla tortura per far confessare i malcapitati, non era necessario commettere crimini efferati per subire punizioni esemplari, bastava per esempio aver sporcato le vie di Genova con rifiuti o immondizie, oppure aver scritto sui portoni o sui muri delle case altrui   con la vernice insulti o sconcezze , se i trasgressori venivano sorpresi dalla guardia cittadina, venivano portati al palazzetto criminale, dove, quando andava bene, li marchiavano con ferri roventi o li condannavano alla ” corda ” dove i poveracci erano legati con le mani sul dorso e sollevati a strappo da terra con  pesi legati ai piedi.

Il dipinto del pittore fiammingo Cornelis De Wael ( Anversa 1592-1653 ) facente parte della serie delle sette opere di misericordia dipinte da questo maestro per il marchese Grimaldi verso il 1640, s’ intitola ” visitare i carcerati ” , De Wael, come un vero e proprio cronista del suo tempo, ci mostra con un verismo sconcertante quella che era la quotidianità al Palazzetto Criminale. Quest’ opera è custodita a Genova nel Museo Di Palazzo Bianco in Via Garibaldi.

 

la” Coena Domini ” del santuario di Nostra Signora delle Grazie

ultima cena
Nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie, collocato sull’ antico percorso della strada romana tra Rapallo e Chiavari, in un lunettone posto nel presbiterio della chiesa, vi è un’ ultima cena dipinta a fresco da Teramo Piaggio da Zoagli collaboratore di Luca Cambiaso nel quarto decennio del XVI secolo. Questa è una delle poche pitture di questo edificio sacro che si è ben conservata, le altre si sono degradate a seguito di infiltrazioni d’ acqua dal tetto  a cui si è rimediato solo nel 1990, quando ormai gran parte degli affreschi erano irrimediabilmente danneggiati.  Tuttavia questo santuario, raggiungibile percorrendo L’ Aurelia in direzione verso Genova fino alla galleria di Chiavari e da lì seguendo una derivazione lato mare  per circa 300 metri, vale la pena d’ una visita.

UN ARTISTA PROIETTATO NEL FUTURO

banner magnasco

Può un artista essere proiettato nel futuro? se ciò fosse possibile Alessandro Magnasco ( 1667 – 1749 ) fu certamente uno di questi; visse ed operò a cavallo tra il secolo XVII ed il XVIII, eppure la sua visione artistica, come quella d’ un altro genio della pittura chiamato ” El Greco “, andò oltre i confini di quello che era il loro mondo e, quasi come un esperimento alchemico, la sua poetica attraversò il tempo e lo spazio anticipando di secoli il modo di dipingere.

A Genova, nel museo di Palazzo Bianco è stata allestita una mostra per celebrare questo artista reduce dei successi conseguiti a Parigi, dove nelle Gallerie Canesso nei mesi scorsi fu allestita una mostra di opere di questo straordinario pittore integrando dipinti di collezione pubblica con quelli di collezione privata.

Andarla a vedere é un’ esperienza imperdibile per appassionati e non.

DOMENICO PARODI ARTISTA ECLETTICO

 

 

d.parodi e f.biggi
Domenico Parodi nato a Genova nel 1672, ormai conosciuto ed apprezzato pittore e frescante, ereditò nel 1702 la fiorente bottega scultorea del padre Filippo alla sua morte, nella disgrazia, fu doppiamente fortunato, perché insieme ai ricchi committenti del padre, acquisì anche la collaborazione di valenti scultori come Francesco Maria Biggi ( Genova 1676 – 1736 ) che nell’ ombra avevano coadiuvato Filippo in molte sue opere e continuarono a farlo per il figlio, anzi per quest’ ultimo, molte volte realizzavano l’ intera scultura dal bozzetto ideato da Domenico,  come quella mostrata nella foto che si trova a Genova nel museo di Palazzo Rosso in via Garibaldi, che ci mostra un Romolo e Remo allattati dalla lupa.

LA MADRE DEI CRETINI E’ SEMPRE INCINTA

antonio van dick

Nella mia lunga carriera di mercante d’ arte antica e di perito per i beni d’ antiquariato del Tribunale di Genova, ne ho viste di tutti i colori, famiglie che per dividersi un’ eredità si sono spartite le sedie, le posate, i servizi da caffè  diminuendone vistosamente il valore, mai mi era capitato di veder tagliato un dipinto; questo bellissimo ritratto di fanciullo del pittore fiammingo Anton Van Dick ( 1599 – 1641 ) è una delle più infelici trovate che potessero mettere in pratica i suoi possessori, infatti il quadro fu tagliato forse in occasione d’ una divisione di proprietà, ad una parte toccò il fanciullo ed all’ altra la dama della quale si intravedono i drappeggi della gonna che scende verso il pavimento e della quale più nulla si sa. L’ opera pittorica realizzata nel periodo genovese del pittore è conservata nella ” Galleria Nazionale ” di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria a Genova.

O SANTO MANDILLO

santo mantillo

Tra i tanti tesori conservati a Genova, alle volte ignorati o sconosciuti ai suoi stessi abitanti, forse uno dei più preziosi è il cosiddetto ” Santo Mandillo “, il nome genovese deriva dal greco Mandylion che significa un telo o una sorta di fazzoletto, in genovese ” mandillo ” appunto. Questa antichissima icona fu portata a Genova nel 1362 da Leonardo Montaldo comandante di due galere, che la ricevette in dono dall’ imperatore d’ oriente Giovanni V Paleologo come riconoscimento per aver liberato possedimenti bizantini caduti in mano ai turchi. Questa immagine di Cristo sarebbe stata quella originale dipinta da Anania, su ordine del re di Edessa, avente come modello lo stesso Gesù, che per facilitare il compito al pittore, dopo essersi bagnato il volto, l’ avrebbe asciugato con il lino sul quale Anania avrebbe riportato le fattezze del Salvatore.  Il Santo volto è stato oggetto di ricerche storiche e materiche, prima di tutto si è accertato che l’ Immagine è stata realizzata a tempera a uovo, similmente ai ritratti d’ epoca imperiale romana, sotto la pittura esiste effettivamente  un lino che è incollato ad una antichissima  tavoletta di cedro inserita in un più ampio supporto sempre in legno sul quale fu inserito un prezioso ornato in filigrana di oro ed argento decorato con una serie di dieci formelle a sbalzo che narrano le vicende del Sacro Volto, un vero e proprio capolavoro d’ oreficeria bizantina, a Genova fu costruita una preziosa teca  d’ argento all’ inizio del XVII secolo dove la reliquia è custodita che 100 anni dopo fu ulteriormente arricchita con pietre preziose incastonate in un supporto d’ argento e oro  fungente da cornice. Questo tesoro è custodito nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni  ed esposto ai fedeli nelle settimane che precedono la Santa Pasqua.

UNA PRIGIONE DORATA

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Il palazzo Ducale era la residenza del Doge della Serenissima Repubblica di Genova, dal momento della sua investitura aveva inizio il suo obbligo a non uscire dal palazzo, nel corso di un anno gli era consentito uscire solo in cinque occasioni o in casi eccezionali, in quel frangente occorreva un decreto del Senato per poter lasciare il palazzo, questa regola mirava ad ottenere che il Doge non si distraesse dalla cura del governo..concludendo un vero e proprio prigioniero di stato che oltretutto era soggetto a grandiose spese di rappresentanza che erano tutte a suo carico ( proprio come avviene oggi nella politica ) per l’ altissimo onore che gli era stato riservato eleggendolo all’ alta carica. Dopo la designazione fatta da un congresso di massimi dignitari, il nuovo Doge, che  dopo la riforma voluta da Andrea Doria restava in carica per due anni, in gran pompa doveva giurare con la mano destra sul Vangelo che bene avrebbe operato nel solo interesse della Patria e solo allora veniva riverito da tutti i dignitari laici e religiosi, dopo di ché, sempre a sue spese, organizzava un grande ricevimento a cui erano invitati i nobili ed i senatori nonché gli alti prelati, anche il popolino poteva presenziare ai festeggiamenti però a loro non veniva offerto neppure un bicchiere d’ acqua come oggi farebbe la “Protezione civile “.

UNA CAPPELLA DIMENTICATA

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A Genova all’ inizio della  circonvallazione a monte, c’ é l’ antica  chiesa di San Bartolomeo degli Armeni fondata nel 1308 da monaci basiliani fuggiti dalla Montagna Nera dell’ Armenia meridionale invasa dai Turchi. Restaurando la sacrestia della chiesa, sotto diversi strati di intonaco, sono stati rinvenuti, nel vano antecedente la Sacrestia vera e propria, dei bellissimi affreschi narranti episodi della vita di Cristo. Le pitture murali, seppur danneggiate da secoli di oblio, sono ancora in parte leggibili e databili alla fine del 400. Guardando l’ antica planimetria del complesso religioso, si è capito che questa ante-sacrestia fu un’ antica cappella dedicata alla Madonna. Nella foto pubblicata si nota   Cristo confortato da un angelo nel giardino degli ulivi la notte antecedente la sua passione con gli apostoli dormienti.

UN SANTUARIO CONTRO LA PESTE

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Alle spalle di Sestri Ponente ( Genova ), sul cucuzzolo del monte Gazzo alto 421 m. sul livello del mare, c’ è un luogo di culto molto caro ai Sestresi: il Santuario di Nostra Signora della Misericordia, qui fu collocata una gigantesca statua della Madonna con di fronte un belvedere da cui si può ammirare uno splendido panorama che spazia dal promontorio di Portofino alla costa savonese. Tutto iniziò nel 1645 quando sulla vetta del monte venne posta una grande croce di legno perché fosse visibile ai sestresi della costa e li proteggesse. Dopo l’ epidemia di peste della metà del 600 che decimò la popolazione, fu promosso un pellegrinaggio penitenziale sul monte Gazzo e molti portarono con loro pietre e calce, il frate Giovanni Maria Mencone, aiutato da tanta gente e da suoi confratelli, modellò la grande statua della Madonna alta 5 metri e mezzo ed atteggiata così come l’ aveva descritta il beato Antonio Botta che l’ aveva vista in una visione. Intorno a questa statua nel 1700 fu costruita una cappella ed intorno a questa un piccolo borgo ed un posto di ristoro per i pellegrini.

UNA SANTA ARISTOCRATICA

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A Genova, nella chiesa della Santissima Annunziata di Portoria e più precisamente nella terza cappella a destra, è collocato il mausoleo di Caterina Fieschi Adorno, donna di nobile nascita dedicò 32 anni della sua vita alla cura dei malati, fu canonizzata nel 1737. In una teca di bronzo e cristallo è conservato il suo corpo incorrotto sorretto da un gruppo marmoreo realizzato da Francesco Maria Schiaffino nel 1738, le quattro figure allegoriche del complesso statuario rappresentano L’ Amor Divino, la Fortezza, la Penitenza e l’ Obbedienza. Oggi la chiesa è da tutti conosciuta come Santa Caterina da Genova.

GLI ARAZZI DELLA BATTAGLIA DI LEPANTO

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Giovanni Andrea I Doria commissionò una serie di arazzi a Bruxelles per celebrare la grande vittoria riportata dalla flotta cristiana contro i turchi a Lepanto nel 1571. I disegni preparatori furono commissionati a Lazzaro Calvi, mentre le cornici furono eseguite da Luca Cambiaso, l’ intero ciclo fu consegnato ai Doria nel 1591. Ancora oggi, nella casa reggia di Andrea Doria a Fassolo ( Genova ), è possibile ammirarli, la sequenza degli episodi rappresentati inizia con la partenza della flotta cristiana dal porto siciliano di Messina, di cui pubblico la foto. Il Papa Pio V riuscì a costituire una Sacra Lega riunendo sotto un’ unica bandiera la Spagna e, incredibilmente, Genova e Venezia, che per una volta smisero di bastonarsi vicendevolmente per combattere insieme contro l’ Impero Ottomano ed insieme, riportarono una strepitosa vittoria, ancora una volta possiamo dire che l’ antico detto ” l’ unione fa la forza ” fu e resta valido.

GENOVA BAROCCA

Filippo Parodi

Il Barocco è una parola utilizzata per indicare un movimento che interessò le arti decorative nonché l’ architettura dall’ inizio del XVII secolo sino al primo quarto del XVIII, nacque a Roma come reazione alla riforma di Martin Lutero per celebrare i fasti della chiesa cattolica, i principali artefici di questa nuova corrente artistica furono i tre B e cioè Borromini, Bernini e  Betrettini conosciuto come Pietro da Cortona. All’ inizio il nome barocco fu usato in senso dispregiativo, baroque in francese significa stravagante e bizzarro, in spagnolo barroco significa  una perla irregolare non ben formata. Il barocco abbandona il ” classicismo ” per adottare schemi nuovi il cui intento é stupire. Caratteristica peculiare di questo stile é la grandiosità e la magnificenza che si ritrova dai mobili, ai dipinti e nelle sculture come questo Giovanni Battista gigantesco scolpito in marmo bianco di Carrara da Filippo Parodi nel 1667 che si trova in un nicchione  posto in un  pilastro laterale collocato intorno alla scenografica cupola centrale della basilica  di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova.

PIANTE ESOTICHE NEI PARCHI DI NERVI

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Passeggiando tra gli alberi secolari dei parchi di Nervi, non è raro imbattersi in specie tropicali trapiantate qui da tempo immemorabile e che qui hanno trovato un habitat conforme alla loro esistenza, Nervi infatti, per la sua particolare conformazione geologica, ha una temperatura superiore alle medie stagionali di Genova, pur essendo  completamente esposta alle correnti meteo marine. Nella foto una grande Araucaria del Brasile che con i suoi rami sembra voler afferrare il cielo.

UN BATTESIMO DI CRISTO INDIMENTICABILE

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Se visitate il centro storico di Genova,  andate a vedere la chiesa di Santa Maria delle Vigne, questo tempio mariano ha uno splendido interno, tra le tante opere d’ arte che si possono ammirare,  vi è questo fonte battesimale, un gruppo scultoreo realizzato nel 1697 da Anton Domenico Parodi in marmo bianco di Carrara, che rappresenta il battesimo di Cristo da parte di San Giovanni Battista, le figure principali sono sovrastate da un gruppo di angioletti, dallo Spirito Santo in forma di colomba e da Dio Padre all’ apice della composizione, l’artista lo  immagina come un vecchio canuto  che con le sue braccia spalancate idealmente abbraccia e fa sua tutta la scena circostante.

SILVESTRO LEGA GRANDE TRA I PITTORI DI MACCHIA

silvestro lega

Nella villa Grimaldi Fassio dei parchi di Nervi,  che custodisce una superba collezione di dipinti del XIX secolo, troviamo questo struggente ritratto femminile circondato da edera, l’ immagine ci suggerisce sensazioni di rimpianto, di malinconica attesa e di tenace desiderio di fedeltà a qualcuno o a qualcosa, non é dato saperlo. Il dipinto firmato in basso a destra, fu realizzato da quello splendido interprete della pittura di macchia che fu Silvestro Lega, emiliano di nascita ma toscano di adozione.

LA VILLA DEI GRIMALDI FASSIO

villa grimaldi 1

Inserita nel giardino che fa parte oggi dei parchi di Nervi( Genova ), la villa Grimaldi Fassio si dice risalga al XVI secolo, anticamente la via Capolungo si chiamava via Grimaldi, gli armatori Fassio furono gli ultimi proprietari privati del luogo che venne ceduto al comune di Genova nel 1979. Oggi la bella costruzione contiene il museo d’ arte moderna e specificatamente la collezione Frugone e  qui, in questa splendida cornice, vengono organizzate  mostre e convegni.

UN PITTORE CHE ISPIRA DOLCEZZA

bernardo castello 1590 particolare

Nel centro storico di Genova, nella chiesa gentilizia dei Doria dedicata a San Matteo, in fondo alla navata destra c’ é una pala d’ altare dipinta da Bernardo Castello ( Genova 1557 – 1629 ). Bernardo realizzò un gran numero di questi soggetti con minime varianti, le sue opere sono caratterizzate da un rigore formale mitigato da una dolcezza che é la caratteristica peculiare della sua poetica, come in questo gruppo sacro in cui il bambino Gesù porge una ciliegia a san Giovannino, trasformando con questo semplice gesto la sacra conversazione in qualcosa di più intimo e famigliare.

IL COMO’ A RIBALTA CON ALZATA UN’ INVENZIONE GENOVESE

doppio corpo genovese

  • Il comò a ribalta con alzata chiamato impropriamente trumeau é un mobile creato dalla bravura e dalla fantasia  dei bancalari ( falegnami ) genovesi, fu pensato come mobile multifunzionale, nel senso che il fronte a tre cassetti ed un tiretto veniva usato come contenitore di biancheria o altro, la ribalta celava uno scarabattolo con uno sportelletto centrale e cassettini laterali atti a contenere servizi da scrittura, l’ alzata aveva alla sua base due tiretti dove venivano posti i candelieri che rifrangevano la luce negli  specchi delle due ante e conteneva al suo interno cartonier e scomparti  per conservare la corrispondenza. Questo mobile nasce all’ inizio del settecento nel periodo che gli antiquari definiscono ” barocchetto genovese “. Il mobile mostrato nella foto, che fa parte degli splendidi arredi del museo Luxoro di Nervi, è databile al primo quarto del XVIII secolo, in quel periodo definito dai più come Luigi XIV, il mobile é lastronato in palissandro e filettato in bois de rose,  il fianco mosso ed il fronte a doppia mossa, nonché la tipica aletta laterale,  caratterizzano il mobile del primo 700  genovese. Il mobile curvilineo, che in questo periodo interessò anche la Francia ed altri paesi d’ Europa, fece definire questo periodo come ” Le siècle de la femme”.

ROCCO UN SANTO LAICO

san Rocco

Rocco da Montpellier visse nel XIV secolo, ad un certo punto della sua vita intraprese un pellegrinaggio verso Roma e giunto che vi fu, si dedicò alla cura degli appestati. Colpito anch’  esso dal morbo,  si rimise in cammino verso la sua patria, ma presto le forze lo abbandonarono, stava per morire quando un angelo del Signore lo guarì miracolosamente ed un cane gli procurò il cibo per continuare il suo cammino. Dopo la sua morte,avvenuta in circostanze poco chiare, il suo culto si diffuse velocemente anche il Liguria dove ciclicamente la popolazione era colpita dal flagello della peste. Nella foto una scultura del santo in legno scolpito, dipinto e parzialmente dorato di Anton Maria Maragliano ( Genova 1664 – 1739 ) proveniente dalla chiesa dei S.S. Nicolò ed Erasmo di Voltri         ( Genova ) e conservata nel Museo Diocesano di Genova.

LA MADONNA DELLA CASTAGNA

madonna castagna

All’ inizio del XIX secolo, un muratore trovò tra le rovine del convento dei padri minori del Chiappeto una tavola con sopra dipinta una Madonna con il bambino Gesù sovrastata da due angeli, la prese e la portò al parroco della chiesa di Santa Maria della Castagna a Quarto ( Genova ), Castagna perché in questa area La famiglia dei Castagna aveva terreni e proprietà compresa l’ attuale villa Quartara. L’ immagine sacra firmata da Andrea da Asti e datata 1424 fu nel 1936 collocata all’ apice dell’ altar maggiore spodestando la precedente Madonnina in legno dipinta in policromia che secondo una leggenda fu rinvenuta nella cavità d’ un albero di castagno. La devozione  nei confronti della Madonna delle Grazie crebbe e si radicò nella zona di Quarto, al punto che le fu attribuita la protezione dall’ epidemia di colera  che fece strage tra gli abitanti di Genova all’ inizio del XIX secolo lasciando incolumi tutti gli abitanti della zona.

LA MADONNA DEL MONTE FIGOGNA

santuario della Madonna della guardia

Il monte Figogna sorge alle spalle di Genova nella Val Polcevera che domina con i suoi oltre 800 metri sul livello del mare. Alla  fine del XV secolo un contadino di nome Benedetto Pareto ebbe una visione, La Madonna gli comparve chiedendogli di erigere in suo nome una cappella in quel luogo.  La cima del monte era terreno lasciato libero per i contadini del luogo che lì andavano a far fieno e anticamente era usata come postazione di vedetta per sorvegliare il mare, avvertendo  il popolo con dei falò all’ avvicinarsi di navi nemiche, da qui il nome ” della guardia “. Tornando al nostro Pareto, questi dopo l’ apparizione corse dalla moglie e le raccontò l’ accaduto, ma la donna non gli credette e lo derise, dopo poco tempo però Pareto cadde malamente da un albero ed in fin di vita rivide la Madonna che gli richiese nuovamente  di costruirle una chiesa sulla sommità del monte e miracolosamente lo guarì, di lì a poco la devozione per la Madonna della Guardia si estese per tutta la Val Polcevera sino a Genova ed al genovesato, oggi questo Santuario è la più importante chiesa mariana della Liguria. Interessante visitare gli ambienti dove sono stati posti gli ex voto che sono innumerevoli.

LA CAPPELLA DEI DORIA

cappella

A Fassolo, vicino alla Stazione Marittima di Genova, in quella che fu la dimora del principe Andrea Doria, originariamente non c’ erano ambienti stabilmente dedicati a sacre funzioni. Nel periodo in cui visse Giovanni Andrea I, al contrario, vi erano numerose cappelle, oggi solo una  conserva la connotazione originaria, il dipinto sopra l’ altare che rappresenta il martirio di san Giuliano  è del grande pittore barocco genovese ma naturalizzato romano, perché a Roma visse e produsse gran parte dei suoi capolavori, Giovanni Battista Gaulli detto Baciccio.

UN CROCIFISSO DI 700 ANNI FA

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A Genova, nel museo d’ arte medioevale di Sant’ Agostino, si trova questo crocifisso d’ un anonimo artista romanico del XIII secolo, fu realizzato in legno di pioppo, scolpito e dipinto anche al verso, quindi é presumibile pensare che fosse destinato ad esser visto a 360 gradi, forse alcuni particolari farebbero pensare ad un’ epoca ancora più antica, quali la postura  frontale del Cristo ed il perizoma a ” due stoffe “, in primis la critica l’ aveva attribuito  ad uno scultore di scuola francese, ma dopo il restauro effettuato a metà degli anni ’70 del secolo scorso si é preferito ricondurre l’ opera ad uno scultore romanico d’ area forse toscana.

STORIA D’ UN DIO BRUTTO E D’ UNA NINFA INFELICE

A Genova, in quello scrigno di tesori che è il palazzo Spinola di Piazza Pellicceria, vi sono delle sale dedicate al grande pittore barocco Gregorio De Ferrari ( Porto Maurizio 1647 – Genova 1726 ). In un grande telero dipinto ad olio è rappresentato il mito di Pan e Siringa mediato dalle Metamorfosi di Ovidio, una favola singolare che originò la parola ” timor panico “. Pan era nato da un rapporto amoroso tra il dio Ermes ed una ninfa, quindi un semidio anche lui, ma brutto, ma così brutto, che persino sua madre dopo il parto quando lo vide fuggì terrorizzata abbandonandolo al suo destino, infatti il bambino aveva più sembianze caprine che umane, aveva le zampe di capra, le zanne sporgenti dalla bocca e le corna, oltre che pelosissimo, ciononostante Pan crebbe ed ebbe un posto tra gli dei dell’ Olimpo perché era un tipo gioviale e simpatico. Un giorno vedendo una ninfa di nome Siringa se ne innamorò perdutamente, ma quella quando lo vide scappò veloce come il vento terrorizzata dal suo aspetto, alla fine giunse sulla riva del fiume Ladone e si rese conto che Pan l’ avrebbe presa, allora pregò le Naiadi ( ninfe dei fiumi ) d’ aiutarla e quelle la trasformarono in canne palustri, invano Pan cercò di abbracciarla, gli restarono tra le braccia solo un fascio di canne che mosse dal vento mandavano un suono delicato, così il dio ne tagliò alcune e si costruì uno strumento musicale che chiamò Siringa in ricordo del suo amore perduto.

gregorio de ferrari

IL CASTELLO DI SAN GIORGIO

castello di san giorgio

Il castello di San Giorgio, chiamato anche castello Brown dal nome del console che trasformò l’ area circostante in uno splendido giardino mediterraneo, domina la baia di Portofino, anticamente sulla sua terrazza erano piazzate le artiglierie che difendevano il borgo sottostante dagli attacchi dei saraceni, che frequentemente battevano le coste liguri mettendole a ferro e fuoco, violentando le donne e riducendo gli uomini in schiavitù. Il maniero è raggiungibile dalla salita che conduce alla chiesa di San Giorgio, le prime notizie relative a questa struttura difensiva si hanno nel XV secolo, ma sembra che prima comunque ci fosse in loco una torre d’ avvistamento. La proprietà del complesso è oggi del Comune che lo usa per esposizioni e mostre temporanee.

UN POSTO CHE DONA FELICITA’

piazza enzico bassano

A Genova, sotto la chiesa di Sant’ Antonio di Boccadasse , c’ è la piazza Enrico Bassano, da lì si vede la spiaggetta,  i gozzi allineati come soldatini e l’ antico borgo con le sue case dai colori corrosi dal vento e dalla salsedine. Quando molti anni or sono dovetti lasciare Genova per ragioni di lavoro, non appena potevo tornare, venivo qui, mi sedevo su uno scoglio e guardavo il mare, credo che basti questo a  donare felicità.

UN CAPPUCCINO COSI’ COSI’

bernardo strozzi

Bernardo Strozzi, detto il Cappuccino o il prete genovese nacque  a Genova da una famiglia indigente nel 1581, aderì all’ età di soli 17 anni all’ ordine dei frati cappuccini non per vocazione ma per bisogno, nel 1625 fu accusato di pratica illegale della pittura e messo in carcere per tre anni, dopo di che fu rinchiuso in un convento dal quale non poteva uscire, con uno stratagemma riuscì a fuggire trovando asilo e protezione a Venezia dove le locali autorità, di fronte alle pressanti richieste di estradizione portate avanti dai genovesi, risposero “PICCHE “. Il Soprani nel 1768 nella sua “delle vite de’ pittori genovesi… ” bene evidenzia la rabbia impotente dei suoi superiori : ….usarono costoro ogni arte, ed industria, per riavere il fuggitivo.Ne fecero diligenti ricerche, ricorsero a tribunali, spedirono esploratori a rintracciare di lui: ma tutto indarno; acciocché egli ritiratosi in casa d’ un amico fu da costui tenuto in luogo d’ asilo; e poscia occultamente imbarcato per Venezia, dove giunto con efficaci lettere di raccomandazione,  anche allora evidentemente  non se ne poteva fare a meno (*), trovò protettori potenti, che lo assicurarono da ogni molestia…

Nella foto la bella Madonna orante  di Bernardo Strozzi che è custodita a Genova  nel museo di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria.

(*) nota di chi scrive

 

 

 

 

UN TRITTICO D’ ECCEZIONE

adriaen ysenbrant

Girovagando nel centro storico di Genova, se un sabato pomeriggio alle ore 16:30 vi trovate in via di Fossatello, imboccate vico San Pancrazio vi troverete nella piazza omonima dove sorge il tempio eretto in onore di questo Santo martire. La chiesa è il tempio gentilizio dei cavalieri di Malta ed è aperta solo nel giorno di sabato per la celebrazione della messa delle ore 17:00. Dell’antichissima chiesa originaria resta quasi niente, l’ultima distruzione avvenne durante i bombardamenti alleati dell’ultima guerra mondiale, al suo interno però, dietro all’ altar maggiore, è conservato un trittico fiammingo di straordinaria bellezza. Il grande dipinto fu attribuito al pittore fiammingo Adriaen Ysenbrant dalla Carla Cavelli Traverso, attribuzione per la verità non da tutti condivisa, che lo avrebbe dipinto nei primi trent’anni del XVI secolo. Leggendo il trittico da sinistra verso destra notiamo sull’anta sinistra San pietro con in mano le chiavi del Regno Celeste ed il testo della leggenda aurea scritta da Jacopo da Varagine (Varazze) da cui sono stati tratti gli episodi salienti della vita di questo santo bambino martirizzato all’età di quattordici anni durante le persecuzioni ai cristiani fatte per ordine dell’ imperatore Diocleziano nel terzo secolo dopo Cristo. Al centro San Pancrazio con un falcone allusivo alle sue origini nobili, con Diocleziano prostrato ai suoi piedi, in mezzo Cristo sovrastato dallo Spirito Santo e dal Padre Eterno, con a destra San Giovanni Evangelista con una coppa in mano da cui fugge un mostriciattolo, allusivo al fatto che un sacerdote del tempio di Diana ad Efeso cercò di avvelenarlo senza riuscirvi, sullo sfondo la città di Roma dove avvenne il martirio della quale si riconoscono alcuni monumenti. Nell’anta destra San Paolo con la spada sempre presente nella sua iconografia. Concludendo un’opera veramente straordinaria.

UNA CHIESA PER CHIRURGHI E BARBIERI

santi Cosma e Damiano

Ai piedi della collina di Castello, in un’ area dove era presente un insediamento romano, in pieno centro storico di Genova, da oltre 900 anni è la chiesetta dedicata ai santi Cosma e Damiano. I due santi furono medici, vissero nel III secolo dopo Cristo ed esercitavano la loro professione in Cilicia dove vennero uccisi durante le persecuzioni contro i cristiani voluta dall’ imperatore Diocleziano. I Barbieri ed i chirurghi fecero realizzare in questa chiesa i loro sepolcri. La chiesa in stile romanico presenta una facciata a capanna e sul suo basamento mostra diverse tombe, una delle quali del XIII secolo è detta tomba del Barisone. Veramente singolare l’ accostamento dei chirurghi con i barbitonsori, questi ultimi infatti non dovevano praticare studi particolari per esercitare la loro arte, anzi erano quasi tutti analfabeti, oltre che tagliare barbe e capelli potevano effettuare salassi, che al tempo erano ritenuti salutari per curare determinate malattie. I chirurghi di allora non potevano esigere il pagamento dei loro onorari se non a guarigione avvenuta del paziente, per cui, molto spesso, restavano senza mercede……….

IL PALAZZO DORIA TURSI

palazzo Tursi

…Il principale ornamento poi di Strada Nuova è il gran palazzo Doria Tursi. Sorge questo vasto e maestoso edifizio accanto al palazzo Bianco Brignole nella linea di tramontana. E’ tutto eretto di marmo da sommo ad imo né fianchi e nella facciata che più maestosa non può né idearsi né formarsi, con due nobili gallerie a fianchi di marmi pure e con colonne di esso ornate lunghe 60 palmi per ciascheduna…..

Così si legge  di Palazzo Tursi nella ” Descrizione della città di Genova ”  di un anonimo viaggiatore del 1818. ( ed. Sagep )

Il palazzo Doria Tursi fu progettato dagli architetti Domenico e Giovanni Ponzello  ed eretto a partire dal 1565 su commissione di Niccolò Grimaldi, principale banchiere dell’ imperatore di Spagna Filippo II, oggi è sede del Comune di Genova e fa anche  parte  del polo museale di Strada Nuova ( Via Garibaldi ), al suo interno una splendida collezione di maioliche liguri ed il famoso ” Cannone ” il violino di Nicolò Paganini.

 

ROVERETO E IL SUO TERRITORIO

ROVERETO

Nel Golfo del Tigullio, abbracciati da boschi di ulivi, vi sono due antichi insediamenti che rivestirono nel medioevo grande importanza per la loro particolare collocazione. Il territorio di Rovereto infatti era ed è attraversato dalla antica strada romana percorsa dai pellegrini diretti verso le città sante della cristianità. San Pietro e Sant’ Andrea di Rovereto, con i loro borghi millenari, sono emblematici di un Italia unita ma nello stesso tempo divisa da contrastanti interessi e pregiudizi, paesi distanti poche centinaia di metri eppure in conflitto perenne nel cercare di raggiungere l’ indipendenza l’ uno dall’ altro…..

( da ” Rovereto e il suo territorio ” di Ferruccio Burlando ed. De Ferrari )

Nota dello scrivente: Nel 1763 finalmente le chiese furono separate dopo molte suppliche inviate dagli abitanti di San Pietro alle autorità ecclesiastiche, e così rimasero sino a qualche anno fa, quando, con gran dispetto degli abitanti, furono di nuovo riunite sotto un unico parroco.

Nicolò Barabino in via Roma

Passeggiando nella via Roma di Genova, considerato uno dei “Salotti buoni ” della città,  si giunge al Palazzo Orsini contraddistinto dal n. 8, se saliamo  al piano nobile dove è allestito un negozio di arredi per la casa, ci troviamo di fronte ad ambienti grandiosamente affrescati dal pittore Nicolò Barabino nato a Sampierdarena  ( Genova ) nel 1832, pittore di storia e frescante, in uno di questi ambienti, nel salone detto del Trecento, vi è narrato in pittura l’ incontro tra Dante Alighieri e Matelda, realizzato dal Nostro nel 1887.

dante incontra matelda

IL MONUMENTO ALL’ IMPRESA DEI 1000

quarto bis

Quarto deve il suo nome alla collocazione sulla via antica Aurelia del ” Quartum milium” dal centro di Genova durante la dominazione di Roma.  Da qui, nella prima settimana di Maggio del 1860,  partì la spedizione di Giuseppe Garibaldi con i suoi 1000 volontari alla volta della città siciliana di Marsala. Per immortalare l’ evento, sul capo antistante lo scoglio da dove partirono, venne eretto nel 1915 un monumento bronzeo opera dello scultore Eugenio Baroni, monumento che fu inaugurato lo stesso anno da Gabrie D’ Annunzio.

UN NINFEO PER GLI SPINOLA

ninfeo del n. 4 di salita s. caterina

Passeggiando nel centro di Genova non è raro imbattersi in palazzi che hanno gli atri magistralmente affrescati o decorati con sculture e ninfei, quello mostrato nella foto é nel palazzo di Salita Santa Caterina n. 4 che appartenne a Giorgio Spinola, il palazzo faceva parte di quelli iscritti nei Rolli, cioè negli elenchi nei quali i proprietari potevano ambire ad ospitare personalità di rilievo in visita a Genova.

IL PANTHEON DI GENOVA

Pantheon

Il Cimitero Monumentale di Genova  è uno dei più famosi d’ Europa, La Cappella dei Suffragi da tutti chiamata Pantheon perché ispirato a quello romano e forse ancora di più dal tempio del Canova a Possagno, è una costruzione neoclassica con un timpano sorretto da un pronao di colonne scanalate di stile dorico, una copertura a cupola ed all’ interno ornato di statue, basso rilievi e stucchi. Fu costruito a partire dal 1861 su progetto di Carlo Barabino e realizzato dal suo discepolo Gio. Battista Resasco, si trova al culmine d’ una collinetta dalla quale si scende per mezzo d’ una grande scalinata fiancheggiata da due statue marmoree dei profeti biblici Giobbe e  Geremia. Nel Pantheon sono sepolti illustri genovesi come  lo stesso Carlo Barabino e Nino Bixio e tanti altri.

DUE MARINE STRAORDINARIE

fototeca burlando 58

Dalla genericità di tanti paesaggi con figure di Carlo Antonio Tavella si distacca con evidenza questa straordinaria coppia di marine, dove il pittore offre il meglio di sé. Esse, se pur in formato ridotto, richiamano immediatamente i due grandi teleri con la battaglia navale nei pressi dell’ isola delle Correnti e la battaglia navale al largo delle isole Kerkenaab di Palazzo Reale a Genova, ormai definitivamente confermate al Tavella…. Importante per confermare la datazione tarda di questa coppia di capolavori è l’ esistenza d’ un disegno, conservato al museo di Stoccarda, che mostra una veduta costiera con figure ed imbarcazioni, assai simile a questa, che indica l’ esecuzione del relativo dipinto al 1719. Rispetto alla composizione del disegno, i due quadri mostrano uno sviluppo scenico ancor più articolato e complesso,specie nella scansione dei piani in un progressivo diradare verso l’ orizzonte lontano nell’ alternanza di luci ed ombre, contrasti luministici e riflessi che nel foglio solo si possono intuire, ma che comunque non giungono a questo livello di ricchezza e precisione. Come in pochi suoi episodi pittorici, il Tavella mostra di apprendere il meglio della pittura straniera di paesaggio, a partire dalle prime esperienze classiche di Dughet, e attraverso le suggestioni atmosferiche di Lorrain, fino al paesaggio barocco del Tempesta ( in casa del quale alloggiò a Milano nel 1700 ). Si pone così di fatto, con opere come queste, quale importante precedente per un Vernet o un Lacroix de Marseille, di una generazione più giovani.

Così scrive la storica dell’ arte Anna Orlando a proposito di questi straordinari dipinti appartenenti ad una collezione privata genovese.

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Carlo Antonio Tavella ( Milano 1668 – Genova 1738 ) olio su tela              cm.72,5 x cm. 98,5;  cornici dorate a mecca coeve

 

 

 

 

UN SARCOFAGO ROMANO USATO COME DEPOSITO PER LA BIANCHERIA SPORCA

sarcofago romano del IV secolo
Questo sarcofago romano risalente al IV secolo dopo Cristo, è oggi conservato nel Museo dei Beni  Culturali dei Cappuccini di Genova e  fa bella mostra di se in cima allo scalone dell’ ingresso del museo.  Sino all’ inizio del secolo scorso, quando nel quartiere  genovese di Portoria esisteva ancora l’ ospedale di Pammatone, lì dove oggi sorge il moderno Palazzo di Giustizia, era adibito ad una funzione chiamiamola impropria per usare un eufemismo, serviva come contenitore della biancheria sporca dell’ ospedale.

LE STATUINE DEL MUSEO LUXORO

 

presentazione al tempio di Gesù bambino
A Genova, nella splendida cornice dei parchi di Nervi, è sito un palazzo del primo 900 oggi museo Giannettino Luxoro. Questo interessante complesso museale ospita collezioni di mobili, argenti, orologi, dipinti e statuine da presepio del XIX e del XVIII secolo con le quali  ogni anno vengono predisposti  allestimenti in occasione del Natale, quello mostrato nella foto rappresenta la presentazione al Tempio di Gesù bambino, per chi non lo sapesse, Maria e Giuseppe, così come prevedeva la legge di Israele, entro 40 giorni dalla nascita di Gesù, dovettero portare il loro bambino al Tempio di Gerusalemme per “offrirlo a Dio “, questa cerimonia era prescritta per ogni figlio primogenito maschio, il bimbo si poteva “riscattare ” facendo un’ offerta ai sacerdoti del Tempio, di solito due colombe.

LA NASCITA DELLA BELLA ELENA

 

 

bernardo schiaffino
Giove, il re degli dei, è risaputo, non era molto fedele alla moglie Giunone, quando vedeva una bella figliola, ne combinava di tutti i colori per conquistarla, e per evitare l’ ira della gelosissima moglie, si trasformava in nuvola, pioggia dorata, giovenca, cigno etc. etc. Dall’ amore di Giove, che s’ era trasformato in cigno,  per Leda nacquero due gemelli Polluce e la bella Elena. Questa favola mediata dalle “Metamorfosi ” di Ovidio ispirò questa scultura marmorea collocata al secondo piano nobile del museo di palazzo Rosso di Genova, realizzata nel 1707 dallo scultore Bernardo Schiaffino   ( Genova 1678 – 1725 ). Questo capolavoro in marmo costituisce il prologo d’ una narrazione che interessa l’ intero ambiente detto della “Grotta” in cui sono dipinti gli episodi più significativi che narrano le origini mitiche di Roma.

 

UNA CANNONIZZAZIONE MANCATA

palazzo boggiano gavotti

Il Palazzo Boggiano Gavotti  posto nella bella via San Lorenzo di Genova, fu fatto erigere dai Centurione nel XVII secolo, la grande loggia neoclassica fu opera di Santo Varni che la progettò nel 1860, così come il fregio retrostante, che fu realizzato in ricordo del nobile Giacomo Lomellini  che, durante i moti  del 1746, uscì dal palazzo ducale e coraggiosamente trattò con il popolo in rivolta davanti ai cannoni con i quali i rivoltosi volevano assaltare il palazzo del Doge, placando gli animi, ed evitando uno spargimento di sangue fratricida.

LA LEGGENDA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Madonna ante 1429

Uno storico del 1600 di nome Buschi, racconta d’ un antico mito circa l’ effige della Madonna che si trova nel Santuario della Grazie tra Zoagli e Chiavari: prima del 1429 un comandante di nave vide, in una non precisata città delle Fiandre,  una Madonna con il bambino Gesù in una bottega d’ un mercante, la statua  lo colpì al punto di comprarla. Con il mare ed i venti favorevoli la sua nave ripartì alla volta della patria, ma giunto che fu nel tratto di riviera prospiciente all’antica cappella della Madonna  della   Misericordia  presso Chiavari, la sua nave si fermò ed a nulla valsero gli sforzi del comandante e del suo equipaggio per farla ripartire, allora il capitano ebbe un’ intuizione, prese la statua della Madonna acquistata nelle Fiandre,  la sbarcò sopra la scogliera detta il ” gruppo del sale ”  e dopo averla pregata riprese senza difficoltà la navigazione. La statua della Madonna delle Grazie è ancora li e da 600 anni sorride a chi la va a trovare.

UNA NATIVITA’ DEL GRANDE SARZANA

domenico fiasella sarzana 1589 -  genova 1669 con committenti

A Genova, nel Museo dei Beni Culturali dei frati Cappuccini si può vedere questo dipinto ad olio su tela del pittore Domenico Fiasella detto il Sarzana dal suo luogo di nascita, ( Sarzana 1589 -Genova 1669). Nel suo lungo soggiorno romano, il Sarzana ebbe modo di vedere i lavori del Caravaggio e dei suoi seguaci, cosa   che indubbiamente influenzò la sua poetica, come si evince da questa natività realizzata per la devozione privata, dove la luce soprannaturale che si espande dal bambino Gesù caratterizza i singoli personaggi ivi compresi i committenti del dipinto che qui  vollero essere ritratti.

 

 

UN’ ORIGINALE NATIVITA’

montante sinistro porta principale  particolare

Nella  facciata della cattedrale di Genova e più precisamente sul  montante sinistro della portone gotico centrale,  sono rappresentati degli episodi del nuovo Testamento divisi in formelle marmoree, quello mostrato nella foto, ad evidenza, è una natività, nella quale san Giuseppe e la Madonna dormono e Gesù bambino è accudito da tre angeli, un’ originale interpretazione del fatto sacro realizzata da un anonimo artista francese del XIII secolo.

UN PRESEPE NAPOLETANO A GENOVA

corteo mago nero

Nel convento di Nostra Signora del Rifugio in monte Calvario sito in via Centurione Bracelli di Genova, le suore Brignoline ogni anno allestiscono un presepe che costituisce un unicum a Genova per le proporzioni delle statuine e la loro origine partenopea, questo eccezionale complesso costituito da una quarantina di personaggi ed una decina di animali in legno intagliato e policromato di grandi dimensioni, sono infatti  da attribuirsi ad una bottega napoletana attiva nell’ ultimo quarto del XVII secolo, forse all’ artista Nicola Fumo ( 1647 – 1725 ) uno dei più rinomati scultori su legno attivo a Napoli e  non solo. Le sculture sono ancora in legno, quindi precedenti all’ affermazione dei manufatti in terracotta che da XVIII secolo contraddistinsero i manufatti presepiali partenopei. La caratterizzazione delle figure determina veri e propri tipi riconducibili alla tradizione napoletana e si nota una poetica colta e raffinata che miscela accenti di vivace realismo con sprazzi rococò ed un classicismo tardo secentesco. Nella foto il corteo del Mago africano.

IL SEPOLCRO DEL CAVALIERE

san lorenzo lato sud

A Genova, sul lato sud della cattedrale di San Lorenzo, se si alzano gli occhi, si può scorgere una poggiolata in stile gotico  che in realtà è un sepolcro probabilmente d’ un cavaliere dell’ ordine Gerosomiliano, l’ ordine dei cavalieri di San Giovanni ( poi di Malta ) è attestato a Genova sin dal 1180. Sotto un baldacchino marmoreo sostenuto da due colonne a torciglione vi è il sarcofago con sul fronte scolpite in altorilievo al centro la figura del Cristo benedicente con ai lati i simboli dei quattro evangelisti.

UN BARNABA DA MODENA PER UN CONVENTO CHE NON C’ E’ PIU’

BARNABA DA MODENA

Nel centro storico di Genova in Piazza Sarzano, c’ è il museo d’ Arte Medioevale di Sant’ Agostino, qui si può ammirare questo trittico proveniente dalla chiesa  dei Santi Giacomo e Filippo oggi non più esistente, l’ opera è firmata Barnabas de Mutina pinxit, mentre la data non è più leggibile, ma indicativamente  ci troviamo intorno all’ ottavo decennio del 300, rappresenta al centro la Madonna con il Bambino tra Santa Caterina d’ Alessandria e San Nicola di Bari, sulla cimasa centrale é rappresentata una crocifissione; in quest’ opera del suo ultimo periodo artistico, il maestro è alla ricerca di effetti volumetrici che superino le forme pittoriche essenzialmente decorative adottate  in precedenza.

La torre di palazzo Lomellino

torre lomellina

A Genova, nel giardino di Palazzo Lomellino di via Garibaldi, vi è una alta torre posizionata tra il giardino inferiore ed il superiore addossata al muro di contenimento, proprio per consentire il passaggio da un livello all’ altro. Probabilmente eretta nel 1500, la torre fu costruita originariamente, come detto, per la fruizione dei diversi livelli del giardino, ma nel XVIII secolo fu elevata per poter godere d’ un panorama eccezionale ed allo stesso modo poter controllare le navi che sbarcavano in porto. Il suo carattere arabeggiante, che la rende simile ad un minareto, fu messo in relazione con gli interessi commerciali della famiglia Lomellini.

 

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UN SARCOFAGO PER UN ALCHIMISTA

mito di alcesti

Nel Museo Diocesano di Genova troviamo questo sarcofago romano del II secolo dopo Cristo  che racconta il mito di Alcesti, originariamente era collocato sul fianco sinistro della chiesa di Santa Maria delle Vigne e più precisamente sotto l’ arcone che attraversa la base della torre nolare, lì dal 1304 è la tomba ad arcosolio di Anselmo d’ Incisa alchimista e medico di papa Bonifacio VIII nonché di Filippo il Bello re di Francia. Accadeva spesso  nel medio evo che  per onorare la memoria di personaggi illustri si riusassero reperti dell’ antichità greca o romana. Oggi la tomba è ancora li ma il sarcofago è stato sostituto da un calco dell’ originale.

sarcofago romano con il mito di Alcesti II sec. d C. calco

 

 

UNO SCRIGNO PER LA MANO DI SANTO STEFANO

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Nel Museo Diocesano, già chiostro dei canonici della cattedrale di San Lorenzo a Genova, viene conservato questa archetta reliquario della mano di Santo Stefano, si tratta d’ un piccolo capolavoro d’ arte orafa d’ un ignoto argentiere genovese della metà del XV secolo. Il contenitore fu realizzato in argento fuso, filigranato e parzialmente dorato arricchito da gemme, sul fronte è leggibile la scena dell’uccisione del protomartire, dentro è contenuto uno scrigno ligneo del XII secolo che racchiude la reliquia.

un Ecce Homo straordinario

antonello da messina

Nel centro storico di Genova, in quello scrigno di tesori che è Il Palazzo Spinola di Piazza Pellicceria, è conservato questo ” Ecce Homo ” di quello straordinario pittore che fu Antonello da Messina    ( 1425 c. – 1479 ). L’ opera realizzata verso il 1460 é vicina all’ Ecce Homo conservato al Metropolitan di New York  datato una decina d’ anni dopo, anche in questo il Nostro pittore immagina il Cristo ritratto a mezzo busto, ma l’ espressione del viso è completamente diversa,in uno si legge la pura afflizione per il suo stato, nell’altro Gesù sembra interrogare il fruitore dell’ opera circa il suo destino ineluttabile. In entrambi i dipinti in basso sulla cornice è posto un cartiglio con la firma, in questo caso questa non funge soltanto come raccordo spaziale ma è parte integrante dell’ opera pittorica.

 

 

IL GIARDINO DELLA DUCHESSA

giardini all' italiana

Nel periodo rinascimentale, per la realizzazione dei giardini delle ville ci si ispirava alla Hypterotomachia Poliphili ( amoroso combattimento di sogno di Polifilo ), libro pubblicato nel 1499 da Aldo Manunzio il vecchio, il cui testo sarebbe stato attribuito tra gli altri allo stesso Leon Battista Alberti. Questi giardini dovevano principalmente essere destinati non solo al godimento della natura ma a favorire la crescita spirituale dell’ uomo. La città ideale non si esauriva quindi solo nella progettazione di piazze e monumenti, ma interessava anche la natura, anche qui la simmetria e le proporzioni dovevano prevalere sull’ aspetto puramente naturalistico per creare un insieme di perfetta armonia. Leon Battista Alberti aveva già scritto “Villa ” che era un trattato sull’ architettura delle ville di campagna, un argomento da lui già trattato nel ” De Re Aedificatoria ” dove la casa di campagna diventa un luogo di puro piacere. Nella foto i giardini all’italiana della villa Brignole Sale conosciuta da tutti come la Villa della Duchessa Di Galliera a Genova Voltri.

storia d’ una Madonna, d’ un artista sfortunato, di due sporcaccioni e d’ un chierico assassino.

pellegro piola

Dopo aver realizzato una Madonna dipinta su ardesia per la corporazione dei “Fraveghi ” ( orefici ) da essere esposta a Genova  nella via a loro dedicata, opera che aveva suscitato grande ammirazione e portato fama al pittore Pellegro Piola giovane di appena 23 anni, nell’ anno del Signore 1640, il nostro Pellegro una sera uscì a far baldoria con gli amici, tra cui un chierico di nome Giobatta Bianco, dopo aver mangiato e bevuto, ritornando a casa,  Pellegro vide due lanaioli orinare contro il muro della casa d’ un suo amico, volarono pesanti insulti e cazzotti sino a che, ad un tratto il Bianco tirò fuori un coltello inseguì uno dei due lanaioli e lo pugnalò alla schiena mentre cercava di scappare, sentendo arrivare una persona di corsa dietro di lui, pensando che fosse l’ altro compare, si girò repentinamente e lo pugnalò nel ventre senza rendersi conto che invece era il povero Pellegro che era accorso per dargli man forte, quando si rese conto di ciò che aveva fatto si disperò e cercò d’ aiutarlo ma Pellegro dopo un giorno d’ agonia morì senza mai accusare il Bianco. Tuttavia nel Palazzo Ducale esisteva, ed esiste ancora una chiamiamola buca per le lettere, dove si potevano denunciare i crimini ai supremi ” Sindicatori “anche in via anonima, così il Bianco fu arrestato e condannato a 10 anni d’ esilio, 5 anni alla voga d’ una galea ed al pagamento d’ una multa di mille lire da destinarsi alle opere pie, comunque alla fine la pena dei 5 anni gli fu condonata ed egli passò il periodo di esilio a Fontanegli, paese della val Bisagno.

Nella foto la Madonna degli Orefici con Sant’ Eligio e  San Giovanni Battista  di Pellegro Piola conservata al Museo dell’ Accademia Ligustica di Belle Arti in Piazza De Ferrari.

LA CADUTA DEI GIGANTI

caduta giganti di perin del vaga

La caduta dei giganti dipinta sulla volta del salone di rappresentanza  della villa del principe Doria a Fassolo vicino alla stazione Marittima di Genova, riprende il mito di Giove che scaglia le folgori ed uccide i giganti ribelli che volevano scalare L’ Olimpo per mettere in discussione la sua regalità, l’ affresco  é un’ allegoria su Carlo V imperatore di Spagna e delle Fiandre che sconfigge i suoi nemici. Pietro Bonaccorsi detto Perin del Vaga, eclettico allievo di Raffaello, lo realizzò nel quarto decennio del XVI secolo.

LUCA BAUDO DA NOVARA

MSA luca baudo

Nel museo di Sant’ Agostino in Piazza Sarzano, è conservato questo dipinto realizzato a olio su tavola, firmato Luca Baudo  e datato 1493,  questo  pittore lombardo naturalizzato genovese, di cui si hanno notizie da 1481 al 1510 c., ci ha lasciato la sua più antica opera firmata, i personaggi che animano la scena sono contraddistinti da un penetrante segno grafico e coloristico, ben messo in evidenza dalle architetture classiche e dal sereno panorama di fondo che si ispira alla cultura rinascimentale lombarda.

L’ IMMACOLATA PER LA CONFRATERNITA DELLA MORTE

anton maria piola Immacolata oratorio s. sabina o della morte

Nel 1587 L’ arcivescovo di Genova Antonio Sauli approvò le costituzioni della Confraternita della Morte, che da principio aveva per istituto di seppellire per carità i cadaveri degli schiavi. La popolazione, forse per scaramanzia, preferì chiamare l’ oratorio che faceva capo a questa confraternita con il nome di Santa Sabina, che era il nome  della vicina chiesa oggi sconsacrata, dentro l’ oratorio si può ammirare una bella pala d’ altare dedicata alla Madonna Immacolata realizzata da Anton Maria Piola alla fine del XVII secolo.

VIA DI CANNETO IL LUNGO

canneto lungo

Questo lungo vicolo del centro storico di Genova, originariamente era un fossato attraversato da un corso d’ acqua infestato da un folto canneto. Al civico n. 29 si può vedere un bel bassorilievo in marmo con San Giorgio che uccide il drago, non tutti potevano avere l’ onore di porre come soprapporta  della loro abitazione l’ antico patrono della città, ma solo coloro ai quali era concesso questo privilegio, per esempio i capitani di galea che si fossero distinti in combattimento per la loro audacia ed il loro coraggio.  In questo vicolo era pure la casa di Orietta Scotto Centurione ( contraddistinta oggi dal civico n. 6) che nel 1376 ospitò Santa Caterina da Siena.  Nel Medio Evo la via era animata  da botteghe di speziali, mercanti di tessuti ed armaioli nonché da fonderie per la realizzazione di campane.

MAGNASCO A PARIGI

A Parigi, presso la galleria Canesso sino al 31 gennaio 2016 è stata dedicata una retrospettiva del pittore genovese Alessandro Magnasco ( 1667 – 1749 ) detto il Lissandrino perchè mingherlino e piccolo di statura. Tra le opere esposte c’ è un dipinto del museo Luxoro di Genova che ben rappresenta la pittura di questo artista proiettato nel futuro: ” Il pittor pitocco tra zingari e suonatori ” potrebbe anche chiamarsi ” Apologia dello squallore “, in un cupo scenario architettonico, guizzano le figure realizzate a rapide pennellate di tocco, il povero pittore circondato da squallidi personaggi, tra cui musicanti e zingari cenciosi, evidenzia la poetica d’ un Magnasco maturo, dove l’ intento anti celebrativo, dissacratorio e polemico prendono il sopravvento sul racconto pittorico, non ci troviamo più di fronte ad  un dipinto ma ad un grido silenzioso sulla condizione di miseria in cui versa gran parte della popolazione all’ inizio del XVIII secolo.pittor pitocco del magnasco

CASTELLETTO

Quando mi sarò deciso d’ andarci, in Paradiso
ci andrò con l’ ascensore di Castelletto,
nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo….
( Giorgio Caproni )

Panorama del centro storico di Genova visto dalla spianata di Castellettopanorama da Castelletto 1

UNA CENA DI BETANIA DI 723 ANNI OR SONO

MSA manfredino d' alberto cena di Betania

Cena di Betania di Manfredino D’ Alberto ( notizie dal 1280 al 1293 ) affresco rinvenuto sotto lo scialbo della chiesa di san Michele di Fassolo oggi non più esistente perchè demolita a metà del XIX secolo. Questo maestro diffuse a Genova il rinnovamento pittorico di Cimabue , Il dipinto fu realizzata ante 1292. Quest’ opera è custodita nel museo di Sant’ Agostino in piazza Sarzano a Genova.

BARTOLOMEO BISCAINO IN ACCADEMIA

bartolomeo biscaino

Bartolomeo Biscaino ( Genova 1632 – 1657 ) fu forse il migliore tra gli allievi di Valerio Castello ed uno dei più interessanti artisti nel panorama pittorico genovese dei primo 600, morì prematuramente ucciso, come il suo maestro, dalla pestilenza che decimò la popolazione genovese a metà del XVII secolo. In questo raro dipinto da cavalletto San Giuseppe porge a Gesù bambino un grappolo d’uva che nell’iconografia religiosa rappresenta il sangue di Cristo. L’opera è visibile al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti in Piazza De Ferrari a Genova.

UN SAN SIRO DIMENTICATO

san Siro 1580

Nel centro storico di Genova e più precisamente In vico San Pietro della Porta, chiamato così perchè lì era collocata la porta di San Pietro oggi non più esistente dalla quale si accedeva alla città medioevale, esiste una lapide marmorea che risale al 1580 dimenticata dai più, sulla lapide è impresso in basso rilievo l’ immagine di San Siro vescovo di Genova nel IV secolo d. C. nell’ atto di uccidere il Basilisco, una specie di dragone che allegoricamente raffigura il trionfo della Chiesa contro l’ eresia ariana.

MELEAGRO IN ACCADEMIA

domenico fiasella

Dei miti dell’ Ellade fa parte anche la storia dell’ eroe greco Meleagro. La madre di Meleagro, quando nacque suo figlio, ebbe una predizione dalla moira Atropo: suo figlio sarebbe vissuto sino a che il tizzone che ardeva nel camino non si fosse completamente consumato, la madre si precipitò sul tizzone, lo spense e lo chiuse dentro uno scrigno. Molti anni dopo, adirata contro di lui, si pentì del suo gesto, riprese il pezzo di legno e lo gettò nel focolare, immediatamente Meleagro, che partecipava ad una battaglia, si sentì male ed i suoi nemici ne approfittarono e lo uccisero, La morte di Meleagro è ben rappresentata da questo dipinto di Domenico Fiasella detto il Sarzana dal suo luogo di nascita ( Sarzana 1589 – 1669 ) che fa parte della pinacoteca dell’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.

GIOVANNI MAZONE PITTORE E DECORATORE

S.Maria di Castello 11Giovanni Mazone 1470

Nel centro storico di Genova e più precisamente nella chiesa di Santa Maria di Castello, chiamata così perché anticamente lì sorgeva il Castrum romano, c’ è un meraviglioso polittico completo della sua cornice gotica. E’ un’ opera del pittore alessandrino Giovanni Mazone ( 1433 c. – ante 1512 ) ed è datata al 1470. In molti casi lo stesso pittore scolpiva la cornice, che, facendo da raccordo spaziale con l’ area circostante, diventava parte integrante dell’ opera d’ arte pittorica.

UN PIATTO DEGNO D’ UN RE

piatto argento

In quello scrigno di tesori che è la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria nel centro storico di Genova, vi è custodito un piatto da parata in argento fuso sbalzato e cesellato dell’ artista anversano Matthias Melijn ( 1589 – 1653 ) che raffigura al centro la partenza di Colombo da Palos e sulla tesa le stagioni. Realizzato verso il 1630 a Genova, faceva parte d’ una suite di tre piatti, uno raffigurava lo sbarco di Colombo di ubicazione ignota e l’ altro Colombo e l’ eclisse di sole documentato nel palazzo sino al 1824.

UN TESORO DELLA PITTURA SCONOSCIUTO AI PIU’

presepio domenico piola

Da una anonima casa di piazza Corvetto, in pieno centro a Genova, si accede al matroneo della chiesa di Santa Marta, tempio quasi invisibile dalla piazza, soffocato come è dalle numerose costruzioni circostanti, sul soffitto, invisibile dal basso c’ è uno stupendo affresco di Domenico Piola, uno dei più interessanti artisti della Genova Barocca. Il dipinto raffigura un’ adorazione dei pastori.

GREGORIO DE FERRARI UN DISCEPOLO CHE SUPERA IL MAESTRO

perseo e andromeda

Dopo aver ucciso Medusa, Perseo nel viaggio di ritorno in patria, scorse sulle coste etiopi una bellissima fanciulla incatenata vicino al mare di nome Andromeda, la donna era stata offerta in sacrificio ad un mostro marino per placare l’ ira di Poseidone dio degli abissi. Perseo s’ innamorò di lei, uccise il mostro e liberò Andromeda, per far ciò, posò la testa sanguinante di Medusa sopra della alghe che si pietrificarono all’ istante trasformandosi in corallo.
Questo mito è ben narrato in pittura dal capolavoro conservato nei nuovi ambienti museali allestiti nel palazzo Spinola in piazza Pellicceria a Genova dedicato al pittore Gregorio De Ferrari ( Porta Maurizio 1647 – Genova 1726 ) discepolo di Domenico Piola  ed a suo figlio Lorenzo  grande frescante.

UN ‘ ANTICO BORGO PER UN POETA

Boccadasse - Copia

Edoardo Firpo, poeta dialettale, scrisse questa poesia sul borgo genovese di Boccadasse:

“O Boccadaze, quando a ti se chinn-a
sciortindo da o barboggio da cittae,
s’ a l’ imprescion de ritorna in ta chinn-a
o de cazze in te brasse d’ unna moae.
Pa che deslengue un pò l’ anscia da vitta
sentindo comme lì seggian fermae
ne-a bella intimitae da to marinna
a paxe antiga e a to tranquillitae.

Che tradotto per i ” foresti ” ( forestieri ) significa :
O Boccadasse, quando si viene da te
uscendo dai rumori della città,
si ha l’ impressione di ritornare nella culla
o di cadere tra le braccia d’ una madre.
Pare che si sciolga un po l’ ansia della vita
sentendo come lì si sian fermati
nella bella intimità della tua spiaggia
la tua pace antica e la tua tranquillità.

UN SANT’ ALESSANDRO SAULI GIGANTESCO

Pierre Puget (2)

Nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova e più precisamente sotto la scenografica cupola centrale, vi sono quattro pilastroni ospitanti nicchie destinate a contenere statue colossali, una di queste è quella realizzata da Pierre Puget in marmo bianco di Carrara nel 1668 rappresentante Sant’ Alessandro Sauli, uno dei membri della nobile famiglia che fece edificare la basilica nella prima metà del 500.

UN ERCOLE AI GRANDI MAGAZZINI

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Il palazzo del Melograno di piazza Campetto è chiamato così perchè molti anni or sono un seme di melograno germogliò sopra il portone del palazzo e da questo nacque un alberello che ancora oggi è esistente. Il palazzo apparteneva ai nobili Imperiale che lo completarono nel 1585. Attualmente vi è un grande magazzino, al piano terreno c’ è un bel ninfeo al centro del quale troneggia una gigantesca statua di Ercole con in mano i pomi delle Esperidi che conquistò dopo aver vinto il mostro Idra, realizzata in marmo bianco di Carrara dallo scultore genovese Filippo Parodi discepolo del Bernini alla fine del XVI secolo.

LA CASA DEL BOIA

casa del boia

A Genova, in piazza Cavour vicino al porto antico, c’ è un relitto di casa dell’ XI secolo che viene chiamata la casa del boia. Il Ministero della Cultura l’ ha data in concessione alla Compagnia dei Balestrieri del Mandraccio. Questo edificio si ritiene per tradizione popolare fosse la casa di chi eseguiva le pene capitali al tempo della Serenissima Repubblica di Genova.

UN ANDREA DORIA IGNORATO DAI PIU’

doria

Nella facciata del civico n.9 di via Gramsci già via Ponte Reale, ci sono due nicchie con statue, una di queste è dedicata ad Andrea Doria grand’ ammiraglio dell’ imperatore Carlo V e padre della patria, al quale i genovesi offersero la corona che lui rifiutò, pur detenendo di fatto sino alla sua morte il potere. La scultura fu realizzata verso il 1850 da Giambattista Cevasco ( 1817 – 1891 ) e sotto riporta questa epigrafe: ” Tu m’ offri un trono,io a libertà ti rendo, da te, mia patria, ad esser grande apprendo.”

UNA CASA ARREDATA COME UNA REGGIA

salone del piano nobile

A Genova, In Piazza Pellicceria , c’ è la casa reggia dei marchesi Spinola ora Galleria Nazionale, una delle rare dimore nobiliari genovesi che conservano gran parte degli arredi originali, al piano nobile si trova questo grandioso salone sovrastato da un lampadario monumentale che contiene capolavori dei grandi interpreti della pittura barocca locale quali Domenico Piola, Gregorio De Ferrari ed il Grechetto.

IL PALAZZO DI TOBIA PALLAVICINO

camera di commercio

IL nobile Tobia Pallavicino, che aveva fatto la sua fortuna commerciando in Allume, si fece edificare tra il 1558 ed il 1561 un palazzo in quella che, al tempo, era considerata la via più di tendenza, diremmo oggi, di Genova, la Via Nuova ora via Garibaldi. Ia costruzione fu affidata a Gio Battista Castello detto il Bergamasco che decorò anche gli interni del primo piano. L’ attuale struttura fu dovuta ai lavori d’ ampliamento voluti dai Carrega all’ inizio del 700 quando comprarono il palazzo.

NASI IN SALAMOIA PER I MALEDUCATI

palazzo lercari

Il portale di palazzo Parodi, già Lercari, contrassegnato dal n. 3 nella via Garibaldi di Genova ha due muscolosi telamoni che hanno i nasi mozzati, questo in omaggio ad un illustre loro avo, un certo Domenico Lercari, che passò alla storia per la sua fama d’ essere vendicativo e crudele. Questo augusto personaggio verso il 1300 s’ era trasferito a Trebisonda ed era riuscito ad ottenere i favori imperiali per garantire alla Repubblica i traffici commerciali verso la Persia e L’ Armenia, Il favorito dell’ imperatore Andronico, geloso ed invidioso del potere del Lercari, cominciò a denigrarlo fino ad arrivare a rifilargli un sonoro ceffone, Il nostro Domenico, a questo punto, non trovando soddisfazione da parte dell’ Imperatore d’ oriente, tornò a Genova armò due galere ritornò a Trebisonda e giunto là, fece catturare i locali dai suoi soldati ed a questi fece recidere nasi e orecchie…che il nostro Domenico faceva conservare in un barile in salamoia….. questo sino a che l’ imperatore non cedette alle richieste del Lercari e gli consegnò l’ odiato Andronico, che tremebondo e terrorizzato dovette essergli trascinato davanti, a questo punto il Lercari lo girò su se stesso e gli affibbiò un poderoso calcio nel sedere, L’ Imperatore, saputo ciò, gli consentì d’ aprire un fondaco nella migliore località di Trebisonda con annesso forno e di un bagno.

CAMOGLI NEL CUORE

porto

……….ho lasciato il porto di Camogli
per gettare il mio cuore all’ avventura,
ho avuto figli, ho avuto quasi moglie
seguendo il vento, l’ odore,la natura
e sono andato avanti
e qualche amore l’ ho appoggiato al muro,
ma non mi pento d’ aver cercato
qualcosa di più insicuro.
( da ” Canzone per l’ America ” di Lauzi e Fabrizio )

IL MERCATO ORIENTALE

mercato orientale (2)

Vicino alla porta Orientale, per mezzo della quale si accedeva alla città di Genova, era il convento annesso alla chiesa della Nostra Signora della Consolazione, il cui imponente chiostro settecentesco fu, con l’ abolizione degli ordini religiosi, adibito a mercato pubblico. Il mercato “Orientale ” deve il suo nome proprio al fatto d’essere vicino a questa porta oggi non più esistente.

UN TRIDENTE PER IL DIO POSEIDONE

Taddeo Carlone fontana di Nettuno

Nei giardini della casa reggia del principe Andrea D’ Oria a Fassolo (Genova) si può ammirare una fontana realizzata dallo scultore Taddeo Carlone nella seconda metà del XVI secolo, al centro vi é un Poseidone dio del mare circondato da cavalli marini sui bordi modanati della vasca. Il dio ha le fattezze del D’Oria e sino a poco tempo fa non stringeva nulla nella mano destra, sino a che, pulendo una cantina del palazzo,fu ritrovato il suo tridente di ferro che gli fu prontamente restituito.

I TROGOLI DI SANTA BRIGIDA

santa brigida

Percorrendo la via Balbi in direzione della stazione Principe, ad un certo punto sulla vostra sinistra troverete un arco con una scalinata che scende in una piazzetta dove sono i lavatoi detti di Santa Brigida, che anticamente erano approvvigionati da una fonte detta “Bocca di Bove “. Qui il tempo sembra si sia fermato, le case medioevali che li circondano non rivelano al passante frettoloso che una volta lì c’ era un antico convento, l’ unico esempio in Italia, dove, seppur separati, convivevano frati e suore di clausura. Alla lunga, questa situazione , che dava al popolino occasione di derisione nei confronti dei religiosi, fece adirare il papa Clemente VIII che fece allontanare i frati nel 600, poi alla fine del 700, con l’ abolizione degli ordini religiosi, anche le suore furono espropriate e gli edifici adattati ad uso abitativo. Dell’ antica abbazia rimane solo l’ arco d’ ingresso , una colonna, e poche altre tracce che solo un visitatore attento può scorgere.

LA FONTANA DI PIAZZA CAMPETTO

piazza campetto 2

La fontana di piazza Campetto, nel centro storico di Genova, è l’ antico Barchile secentesco che una volta era situato in via Ponticello dove si rifornivano la portatrici d’ acqua e le erbivendole. La strada fu demolita all’ inizio del 900 per la costruzione della via Dante e la fontana collocata dove oggi si trova.

BESAGNINI

via san Bernardo

Nel centro storico di Genova, e più precisamente in via San Bernardo, c’ è un fruttivendolo che ha collocato il suo negozio entro un portale marmoreo del XVI secolo. I rivenditori di frutta e verdura a Genova vengono chiamati Besagnini, perché anticamente i contadini che approvvigionavano la città provenivano dalla valle del torrente Bisagno, un corso d’ acqua che sistematicamente provoca, con le sue piene, danni e lutti agli abitanti della città bassa.

SAN TORPETE

san torpete

A Genova, là dove era il Foro della città romana, fu costruita nel X secolo una chiesa, Le prime notizie documentate risalgono al XII secolo,quando la Corporazione dei mercanti pisani volle dedicare il tempio in onore di san Torpete loro concittadino. Anni dopo i pisani la cedettero ai Della Volta che poi assunsero il nome di Cattaneo che ne fecero la loro chiesa gentilizia. La chiesa originariamente in stile romanico, fa parzialmente distrutta dal cannoneggiamento navale dei vascelli di Luigi XIV e ricostruita nel 1730 su progetto di Gio Antonio Ricca il Giovane, creando un’ ambientazione barocca in una piazza medioevale

SAN GIOBATTA ( SAN GIOVANNI BATTISTA ) PROTETTORE DEI GENOVESI

PIAZZA SOZIGLIA

Il 6 Maggio 1099, Guglielmo Embriaco comandante dei crociati genovesi di ritorno dalla Terra Santa, portò a Genova le ceneri di San Giovanni Battista, che da quel momento fu dichiarato il principale Santo protettore della città. Il culto per San Giovanni si diffuse velocemente e le edicole con la statua del santo furono poste un po ovunque nel centro storico. Quella della foto, scolpita da un anonimo artista genovese, risale alla fine del XVII secolo e si trova in piazza Soziglia.

IL FARO ” LA LANTERNA “

lanterna

…. Ma se ghe penso, alloa mi veddo o ma veddo i mae monti e a ciassa da Nunzià: riveddo o Righi e me se strense o cheu, veddo a Lanterna a cava e lassù o Meu…
( dalla canzone  ” Ma se ghe penso ” di Mario Cappello )

Traduzione per i foresti ( forestieri )
… Ma se ci penso, allora io vedo il mare vedo i miei monti e la piazza dell’ Annunziata: rivedo il Righi e mi si stringe il cuore, vedo la Lanterna la cava e laggiù il molo ….

Il faro di Genova ” A LANTERNA DE ZENA ”  è da tempo immemorabile il simbolo della città, è l’ ultima cosa che vedeva l’ emigrante che partiva su una nave  in cerca di fortuna, e la prima che scorgeva all’ orizzonte quando ritornava alla sua città,

UN CHIOSTRO DIMENTICATO

ala nord del chiostro del convento di s. francesco di castelletto

A Genova,In salita San Francesco, c’ é la scuola elementare Giovanni Daneo, al piano terreno, leggermente defilata dalla scala che conduce alle aule, é ancora visibile l’ ala nord del convento trecentesco di San Francesco di Castelletto demolito nel VII secolo quando furono costruiti i giardini degli splendidi palazzi di Via Garibaldi, é ancora lì, dopo settecento anni, a raccontarci come non tutte le cose sono destinate a finire.

MAGISTER MANFREDINUS FECIT

Fuori dal giro turistico standard, c’ è il Museo dell’ arte medioevale di sant’ Agostino in piazza Sarzano, qui si può vedere un san Michele Arcangelo firmato Magister Manfredinus rinvenuto sotto lo scialbo della chiesa di San Michele di Fassolo demolita alla metà del XIX secolo, Manfredino d’ Alberto diffuse nel genovesato il rinnovamento di Cimabue nell’ ultima decade del XIII secolo.

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UNA MADONNA PARTICOLARE

S. Lorenzo portale la Madonna incontra santa Elisabetta

Il montante di sinistra della porta centrale della cattedrale di Genova dedicata a San Lorenzo, ha delle predelle in marmo scolpito che narrano storie riportate dai vangeli, una di queste, ci mostra l’ incontro della Madonna con Santa Elisabetta avvenuto prima della nascita di Gesù. Ambedue le donne sono ritratte vistosamente incinte; una lezione di realismo da parte d’ un anonimo scultore francese del XIII secolo.

RINALDO ED ARMIDA A PALAZZO SPINOLA

rinaldo e armida

Armida, maga musulmana, ha in odio i crociati; essendo una donna bellissima, riesce ad incantare l’ eroe cristiano Rinaldo e lo fa addormentare pensando di ucciderlo nel sonno, ma guardando il bel giovane indifeso tra le sue braccia, se ne innamora e dopo averlo imprigionato con catene floreali, lo prende con se sul suo carro volante… così racconta Torquato Tasso nella sua ” Gerusalemme liberata ” . L’ episodio è ben rappresentato da questo dipinto raffigurante Rinaldo e Armida di Domenico Fiasella detto il Sarzana dal suo luogo d’ origine ( 1589 – 1669 ) conservato nel museo di Palazzo Spinola in piazza Pellicceria a Genova.

UN COLOMBO DIMENTICATO

colombo

Nella facciata d’ un palazzo di via Gramsci vi sono due grandi nicchie, in una di queste una statua di Cristoforo Colombo realizzata dallo scultore Giambattista Cevasco nel 1850, sotto un epigrafe in cui é scritto: ” DISSI, VOLLI, IL CREAI, ECCO UN SECONDO SORGER NUOVO DALL’ ONDE IGNOTO MONDO “

IL PONTE DI CARIGNANO

ponte di carignano bis

Il ponte di Carignano che collega i colli di Sarzano e di Carignano scavalcando la valletta del rio Torbido, fu costruito tra il 1718 ed il 1724. Fu voluto dalla potente famiglia Sauli che ne finanziò la costruzione come via d’ accesso alla loro basilica. L’ opera fu commissionata all’ architetto francese Gerard De Langlade. Anticamente, le sue quattro alte arcate scavalcavano via Madre di Dio che, dopo i danni subiti nell’ ultimo conflitto mondiale, fu completamente demolita per far posto ad un moderno centro direzionale ed a dei giardini che i genovesi chiamano di plastica in senso dispregiativo.

PALAZZO LOMELLINO

palazzo lomellino

Uno dei palazzi della via Garibaldi di Genova già via Nuova, originariamente appartenuto a Nicolosio Lomellini, nel corso d’ un restauro fatto pochi anni or sono ha destato molto interesse da parte degli storici dell’ arte, perché togliendo gli strati d’ intonaco della volta dei saloni del piano nobile, ha rivelato la presenza di affreschi eseguiti dal pittore secentesco Bernardo Strozzi detto il capuccino ( ordine al quale apparteneva per bisogno e non per vocazione ). I dipinti, ispirati agli abitanti delle nuove terre scoperte da Colombo, non erano piaciuti al Lomellini che s’ era rifiutato di pagare il pittore e li aveva fatti coprire con uno spesso strato d’ intonaco, per questo se n’ era persa la memoria.

UN CAPOLAVORO DI FILIPPO PARODI

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Nella centralissima piazza Corvetto, defilata rispetto alle palazzate ottocentesche che fanno da cornice al monumento di ré Vittorio Emanuele II, c’ è una chiesetta che, a mio avviso ben rappresenta la genovesità, l’ edificio di culto dedicato a Santa Marta all’ esterno é povero e semplice con la sua architettura essenziale, mentre all’ interno è un tripudio di stucchi dorati e di capolavori tanto da farne uno dei luoghi più emblematici del Rococò Genovese. Nella foto, sopra l’ altar maggiore la scultura in marmo bianco di Carrara rappresentante Santa Marta in gloria eseguito da Filippo Parodi nel 1665

IL MISTERO DEL SACRO VOLTO ( U SANTU MANDILLU )

mandylion di Genova

Ai tempi in cui visse Gesù, Abgaro , re di Edessa, si ammalò di lebbra, tutte le cure dei suoi medici furono vane, quando gli giunse notizia dei miracoli compiuti da Gesù, mandò a lui un’ ambasceria, per supplicarlo di andarlo a guarire. Gesù fu avvicinato dal capo della delegazione che era un pittore di nome Anania, al quale Gesù rispose che gli era impossibile lasciare la sua terra, ma che il re sarebbe guarito lo stesso se avesse avuto fede in lui. Il pittore allora cercò di fissare su una tela le fattezze del Nazareno, ma inutilmente, allora Gesù prese la tela dopo essersi bagnato il viso e vi impresse le fattezze del suo volto appoggiandosela al viso. Quando Anania tornò dal suo re e gli mostrò il sacro volto, questi prodigiosamente guarì.
Questa leggenda fiorì nel primo secolo, la chiesa non sanzionò mai la tradizione come verità degna di fede, ma preparati specialisti hanno datato il manufatto alla scuola alessandrina,
e quindi ai primi secoli dell’ era cristiana, come abbia fatto a conservarsi nei periodi in cui gli islamici iconoclasti tutto distruggevano é un mistero, per lungo tempo l’ immagine rimase murata e quasi dimenticata sino al 944 dopo Cristo quando venne portata a Costantinopoli e le fu fatta una preziosa custodia d’ oro che ancora oggi conserva. A Costantinopoli rimase sino al 1372 quando l’ imperatore Giovanni V Paleologo la donò al genovese Leonardo Montaldo che lo aveva difeso strenuamente contro la minaccia turca. Il Montaldo lo portò a Genova, ed alla sua morte lo lasciò in eredità ai monaci basiliani. Oggi viene conservato nel caveau d’ una banca, ma una settimana all’ anno viene esposto nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni in Corso Solferino.
Singolare é la somiglianza di questa effige di Gesù con quella dell’ uomo della Sindone.

UN GIGANTESCO CROCIFISSO

maestro di s. maria di castello

A Genova, nella chiesa della Consolazione in via XX Settembre, sospeso sopra l’ altar maggiore, c’ é un crocifisso su tavola di grandi proporzioni (m. 5 c. x m. 4 c. ) fu dipinto da un allievo di Pietro Lorenzetti non ancora identificato noto come il maestro di Santa Maria di Castello nel 1350.

IL PALAZZO BALBI DURAZZO

palazzo reale 1

Il palazzo Balbi della via omonima, la cui costruzione iniziò nel 1618, fu ristrutturato nelle forme attuali dai Durazzo che erano subentrati ai Balbi nel 1677, Carlo Fontana ticinese ne fu lo artefice. Il palazzo fu poi acquistato dai Savoia nel 1823 che lo adibirono a residenza ufficiale, da quel momento fu chiamato palazzo Reale.

LA TRIPPERIA DI VICO CASANA

TRIPPA VICO CASANA

L’ antica tripperia di vico Casana dal 1890 continua la sua attività nel centro storico di Genova dedicandosi all’ elemento povero della cucina tradizionale ligure. Quello delle botteghe storiche costituisce un patrimonio collettivo che non può né deve essere disperso perché fa parte dell’ identità di una collettività.

SCHIAFFINO UN GRANDE TRA GLI SCULTORI GENOVESI

schiaffino

La cappella di Sant’ Agostino é collocata in fondo alla navata destra della chiesa della Consolazione nella centralissima via XX Settembre di Genova. Qui vi é un gruppo scultoreo realizzato nel 1718 dallo scultore Bernardo Schiaffino che mostra la consegna della cintura a S. Agostino ed a Santa Monica, una sorta di Theatrum sacro che segna il culmine del periodo tardo barocco genovese.

LA MADONNA REGINA DEI GENOVESI

madonna regina

Nel 1637 La Serenissima Repubblica di Genova proclamava La Madonna Regina della città. L ‘ evento religioso ebbe anche un significato politico ben preciso: adottando la corona reale sopra lo stemma della città, veniva sottolineata l’ affermazione della totale indipendenza di Genova. La Statua della Madonna con il bambino Gesù, realizzata da Bernardo Carlone nel 1647, era posizionata sopra la porta della Lanterna, il famoso faro genovese, successivamente, con la demolizione della porta voluta dai Savoia, ebbe diverse collocazioni sino ad arrivare alla loggia interna di palazzo San Giorgio dove oggi si trova

IL POZZO DI GIANO

IL POZZO DI GIANO

…intorno nell’ aria del crepuscolo si intendono delle risa
serenamente, e dalle mura sorge una torricella rosa
tra l’ edera che cela una campana :
mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta
getta acqua, acqua ed acqua senza fretta….
( da ” Canti orfici ” di Dino Campana )

Così viene descritto dal Campana il pozzo collocato nel lato di levante della piazza Sarzano, Questo pozzo coperto da un chiosco colonnato a pianta esagonale attingeva l’ acqua da una grande cisterna, ancora esistente, alimentata dall’ acquedotto civico costruita nel 1583, Il busto di Giano bifronte, opera degli scultori lombardi Della Porta realizzato nel 1536 fu collocato sopra in un secondo tempo, prima abbelliva la fontana di piazza Marsala.

Una delle ipotesi sull’ origine  del nome di Genova dato alla città sarebbe quella che deriva dal dio Giano bifronte, un dio che guarda il futuro con una faccia e con l’ altra il passato.

LA GLORIA DI SAN BENEDETTO

gloria di san Benedetto

La chiesa di Santa Marta a Genova, nella centralissima Piazza Corvetto, é praticamente invisibile circondata come é da palazzate ottocentesche. La povertà della facciata non fa presagire al visitatore che all’ interno si possa ammirare una magnificenza profusa in oro zecchino, stucchi ed affreschi che le monache commissionarono ai decoratori ed ai pittori locali più noti nel tardo XVII secolo. All’ ingresso, sul soffitto che sostiene il matroneo, ecco la gloria di San Benedetto realizzata nel primo 700 da Paolo Gerolamo Piola il più dotato tra i figli del grande Domenico.

VALLE CHRISTI

VALLE CHRISTI

Nei pressi di Rapallo vi sono le rovine dell antica abbazia di Valle Christi, monastero fondato nel 1204, la costruzione realizzata in stile gotico francese e composta di una unica navata, appartenne prima alle monache cistercensi poi alle Clarisse di sant Agostino, il complesso fu sconsacrato nel 1535 da papa Paolo III ed usato per uso abitativo e agricolo, oggi vivacizza le notti rapallesi con spettacoli teatrali e musicali

LA LOGGIA DELL’ ANNUNCIAZIONE

S.Maria di Castello 5 loggia dell' Annunciazione 400

La Chiesa di Santa Maria di Castello, una delle più antiche di Genova, sorge proprio dove fu il primo insediamento romano nella città, il Castrum che dominava l’ insenatura dell’ antico porto. Nella chiesa esiste un ambiente che risale al XV secolo dove sembra che il tempo si sia fermato, viene chiamato loggia dell’ Annunciazione.

GENOVA NELLE SUE FRIGGITORIE

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Genova é anche, passeggiando sotto i portici di Sottoripa, fermarsi a mangiare un cartoccio di frittura nell’ Antica Friggitoria Carega che dal 1942 frigge in una cucina a carbone, come si usava una volta: panisette, pigneu ( pesciolini ), cuculli , frisceu ed il baccalà fritto, vere specialità genovesi.

IL RATTO DI ELENA DI PIERRE PUGET

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Pierre Puget ( Marsiglia 1620 – 1694 ) questo gruppo scultoreo in marmo bianco fu acquistato dal Comune di Genova  dagli eredi del marchese Oberto Gentile, in origine era collocato sulla terrazza del palazzo di Benedetto Spinola oggi sede del Banco di Chiavari in via Garibaldi. In questo ” ratto di Elena ” , databile al 1683 e conservato nel museo di Sant’ Agostino, é interessante notare la complessità della composizione relazionata con lo spazio circostante.

ODE A FUGASSA ( ODE ALLA FOCACCIA )

FOCACCIA

ODE A FUGASSA

Fugassa gustosa
Te da mae goa golusa
o primmo amou du mattin.
Ou so’ ti t’ accompagni vuentea
con un gottin gianco de vin,
no importa so vegne da Cona o da sant’ Olseise,
basta co segge comme ti genuin e zeneize.
Mi te digo ancon che te a mae pasciun
che senza de ti no posso sta’ e,
che ogni boccon che mando zu,
a le na benedission; e te mangio e te collo
e no te mollo. Fragrante da’o forno con a ciola o senza, ( devo dì in coscienza ) che te mando in to mae cheu, pe no di in ta pansa a bocconcin grasci
perché de pillucate no go pazienza!

( da ” Poesie de Zena ” di Ernesto Beraldo )

Traduzione per i foresti ( forestieri )

Focaccia gustosa sei della mia gola golosa
il primo amore del mattino.
Lo sò che tu ti accompagni volentieri con un bicchierino
di vino bianco, non importa se di Coronata o di Sant’ Olcese,
basta che sia come te genuino e genovese.
Ti voglio dire ancora che sei la mia passione,
che senza te non posso stare e
che ogni boccone che mando giù
é una benedizione; e ti mangio e ti inghiotto
e non ti lascerò mai. Fragrante dal forno con la cipolla o senza,
( devo dire in coscienza ) che ti mando nel mio cuore,
per non dire in pancia a grossi bocconi
perché di sbocconcellarti non ho pazienza!

IL PALAZZO DELLA MERIDIANA

palazzo della meridiana

l palazzo Gerolamo Grimaldi in piazza della Meridiana a Genova fu fatto costruire tra il 1536 ed il 1544, ma il prospetto sud che da verso via Cairoli fu realizzato da Giacomo Brusco nell’ ottavo decennio del XVIII secolo: La piazzetta prende il nome dalla grande meridiana dipinta sulla facciata.

LA TORRE DEGLI EMBRIACI

torre degli Embriaci (2)

Nel XII secolo Genova si presentava come una città turrita, infatti non meno di 66 torri svettavano sopra le case. Un editto del 1196 ordinò che tutte queste torri venissero accorciate in modo da non superare i 20 metri d’ altezza, ne restò solo una, nella zona di Castello. La torre degli Embriaci, ancora oggi, si eleva per 41 metri, fu realizzata nel XII secolo e fu risparmiata per rendere onore a Guglielmo Embriaco che coprì di gloria la città partecipando alla prima crociata con Goffredo di Buglione.

LA CHIESA DI SAN PIETRO IN BANCHI

san Pietro in banchi

Nel 1580 il Senato genovese decise di completare la chiesa di San Pietro in Banchi, per adempiere ad un voto legato alla fine della epidemia di peste che nel 1579 aveva decimato la popolazione. Per reperire i fondi necessari fu sopraelevata la chiesa ad una serie di magazzini e botteghe la cui vendita aiutò a finanziare l’ opera, botteghe che anche oggi possiamo vedere.

UNA GENOVA VISTA A VOLO D’ UCCELLO

pal.prefettura genova

Il palazzo Doria Spinola, oggi sede della Prefettura di Genova, ha al secondo piano dei dipinti a fresco che raffigurano delle vedute di città viste a volo di uccello, questi dipinti, realizzati nel tardo 500 da Aurelio e Felice Calvi, furono mediati dall’ Atlante Civitate orbis terrarum edito a Colonia nel 1576. Nella foto Genova così come doveva essere alla fine del XVI secolo,

UNA MADONNA DI BARNABA DA MODENA

Barnaba da Modena 1300 c.

A Genova,nella millenaria chiesa di San Donato, in fondo alla navata destra, vi è una Madonna del latte dipinta su tavola a fondo oro di Barnaba da Modena attivo a Genova all’ inizio del XIV secolo, La Vergine ha lo sguardo rivolto verso il riguardante e trasmette una serenità assoluta.

L’ ANTICA BARBERIA GIACALONE

barberia giacalone

Vicino alla Cattedrale di San Lorenzo di Genova, dopo aver percorso alcuni stretti caruggi ( vicoletti ) del centro storico, si arriva in via dei Caprettari, qui si trova L’ Antica Barberia Giacalone fondata nel 1882 che alla fine degli anni 20 del secolo scorso fu trasformata in un gioiello Art Decò, un posto in cui sembra veramente di tornare a vivere al tempo della Belle Epoque.

UN ORATORIO PER IL VIOLINISTA DEL DIAVOLO

oratorio di san Filippo dipinto di Simone Dubois

A Genova, sul sito dove sorgeva la casa di Santa Caterina da Genova in via Lomellini, i padri Filippini edificarono la loro casa ed un oratorio dedicato a San Filippo Neri nel 1662. Questo ambiente ebbe il suo massimo splendore nel 700, furono chiamati grandi artisti per la sua decorazione come Marcantonio Franceschini che decorò a fresco la volta nel 1714, l’ oratorio fu trasformato in uno scrigno prezioso, esempio di cosa sia stato il rococò a Genova nel XVIII secolo.
Qui si esibirono grandi artisti come il soprano Carlo Scalzi e Nicolò Paganini.

UN SANTO STEFANO INDIMENTICABILE

Giulio Romano

Quando Raffaello Sanzio morì,  Giulio Romano, il suo migliore allievo, ereditò la sua bottega, e proprio lui fu incaricato dal cardinale Gian Matteo Giberti di realizzare una grande pala lignea per l’ abbazia di Santo Stefano a Genova ; la pala di cm. 288 x cm. 403 databile al 1521 é considerata dalla critica uno dei più significativi capolavori dell’ artista.

LA COMMENDA DI PRE’

commenda di Prè

La Commenda di San Giovanni di Pré risale alla fine del XII secolo, il complesso edificio é composto da due chiese sovrapposte l’ una all’ altra e da un Ospitale che aveva la funzione di ricoverare i pellegrini diretti in Terra Santa ed in seguito fu usato come ricovero per gli indigenti della città e per i malati.

UNA PORTA SEGRETA PER LA CAPPELLA RAGUSEA

Nella chiesa di Santa Maria di Castello vi é una grande sacrestia rivestita da una boiserie in noce con pannelli intagliati a punta di diamante del XVII secolo, Una delle ante di questo grande mobile cela una porta segreta  da cui si accede all’ antica cappella di san Biagio, più conosciuta come cappella Ragusea, questo luogo di culto, era dedicato agli abitanti di Ragusa, l’ odierna città di Dubrovnik sulla costa dalmata, che a Genova avevano fondaci e magazzini. Proprio qui si trova un capolavoro di Ludovico Brea, la cosiddetta      ” pala d’ ognisanti ” dipinta nel 1513 per Teodorina Spinola.

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GENOVA E LA LUNA

LA LUNA

…Genova e la luna
dal mare soffia un vento di fortuna
credo tu sia la volta buona e ti chiedo solamente
di poterti regalare Genova e la luna.
L’ amore é il nostro colpo di fortuna
lo giocheremo di persona finché avremo dentro il cuore
finché Genova e la luna ci faran volare via….
( da ” Genova e la luna ” di Bruno Lauzi )

IL PALAZZO DELLE COMPERE DI SAN GIORGIO

palazzo san Giorgio (2)

La facciata risorgimentale di Palazzo San Giorgio rivolta verso il water front fu affrescata nel 1606 da Lazzaro Tavarone allievo di Luca Cambiaso. Inizialmente fu chiamato Palazzo del Mare, perché affacciato sulle banchine portuali, la costruzione più antica risale al XIII secolo. Dal 1407 fu sede del Banco di San Giorgio, una delle prime banche istituite in Europa e qui nacquero le prime assicurazioni marittime, fu anche adibito a prigione, proprio qui il veneziano Marco Polo, catturato alla battaglia della Curzola nel 1298, dettò le sue memorie di viaggio al suo compagno di prigionia Rustichello da Pisa.

UN ENEA ERRANTE

piazza Bandiera Enea ed il padre Anchise e il figlioletto Ascanio  in fuga da Troia Francesco Baratta 1726

La fontana con Enea che sorregge il padre Anchise tenendo per mano il figlioletto Ascanio fu realizzata nel 1726 da Francesco Baratta allievo del Bernini. La fuga da Troia per l’ eroe omerico deve esser sembrata una gita domenicale rispetto a quello che gli capitò a Genova, infatti la fontana monumentale originariamente fu collocata in piazza Soziglia, dopo un centinaio d’ anni venne trasportata in piazza Lavagna e dopo pochi decenni in piazza Fossatello, per arrivare infine all’ infelice attuale collocazione in piazza Bandiera, circondata da auto in sosta e motorini, insomma un vero e proprio ENEA ERRANTE!

UN CAPOLAVORO PER UNA BASILICA

gruppo scultoreo del portale della basilica di N.S.Assunta di Carignano

Sul portone principale della basilica di Carignano dedicata a Santa Maria Assunta, c’ è un gruppo scultoreo che, a nostro avviso, é il capolavoro di Claude David ( 1678 – 1721 ). Questo artista borgognone di nascita, firmò anche le due statue laterali di San Pietro e di San Paolo, oltre che uno splendido San Bartolomeo posto nell’ interno della basilica.